Premessa storica dal risorgimento alla grande guerra

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Premessa storica dal risorgimento alla grande guerra

Messaggio  Admin il Mer 26 Ago 2009, 19:46

Pur volendo dare una dimostrazione storico-cronologica attraverso i giudizi, le approvazioni e i consensi dei vari grandi uomini, crediamo necessario accennare, anche se brevemente, a quali siano state le condizioni ambientali e le aspirazioni del popolo italiano che consentirono la grande affermazione del Fascismo.
Non crediamo assolutamente che si possa comprendere e valutare nel suo giusto valore tale impressionante fenomeno se non ci si riporta a quelle che erano le speranze suscitate dell’Unità d’Italia e le delusioni provocate dai vari Governi succedutisi a quello di Cavour fino all’avvento del Fascismo.
Il periodo risorgimentale, nonostante avesse col sangue dei suoi eroi e dei suoi martiri cementato la unificazione delle diverse regioni italiane, per riunire geograficamente e politicamente la penisola in regno d’Italia, dovette superare le contraddittorie aspirazioni delle sette carboniche e delle società segrete, alcune delle quali, vittime delle influenze libertaria, massonica e sinistroide, miravano al installare un ordinamento federalista.
Creato lo Stato unitario e indipendente, l’Italia si organizzò in base all’idea liberale ed i risultati che ne ebbe furono dei più disastrosi . Massoni, liberali e socialisti, inalberati gli ideali e le loro teorie, sottoposero il giovane Stato e i migliori uomini del Risorgimento alla loro azione deleteria e corrosiva. Pur di accaparrarsi i successi politici del Risorgimento e sfruttarli come conquiste personali, non si peritarono di buttare il fango più nero sulle grandi e candide figure storiche di Cavour, Mazzini, Garibaldi ed altri. Cosi, per tali ragioni, il popolo italiano che, per tutto quanto aveva patito e subito a causa delle dominazioni straniere, era portato a guardare lo Stato con ostilità e sfiducia e gli uomini che lo rappresentavano come strumenti e fautori di oppressioni, seppe che Cavour era calunniatore, ciurmatore, bugiardo, affarista, cortigiano; Mazzini padre della massoneria e addirittura spia dell’Austria; Garibaldi il più inflessibile anticlericale e giacobino e persino arrisicato capo bande; Mino Bixio un venduto e Lamarmora, che risollevò in Crimea lo splendore delle armi italiane, un << Generale da riviste >>.
Si deve a loro e alla loro nefanda diffamazione se ancora oggi, a distanza di centoquarantotto anni la povera effige di Garibaldi viene adoperata come etichetta di garanzia dalle ideologie di sinistra.
Il Risorgimento Italiano, anche se è con la marca liberale, fu esclusivamente una rivolta patriottica e unitaria di tutto il popolo che volle creare l’Italia Nazione libera e indipendente per inserirla nelle competizioni mondiali e darle il rispetto e la grandezza di una vera potenza. Chi volle e combatte per l’unificazione e la indipendenza nazionale non lo fece per ottenere le facili conquiste libertarie di stampo liberaldemocratico, bensì far rivivere una grande civiltà che da tempo, sotto il tallone straniero, era impossibilitata a manifestarsi.
La coscienza italiana, umiliata e amareggiata da secoli e secoli di dominazione straniera e di divisione, si ribellava alla schiavitù politica, militare e civile in un gesto di audacia, di eroismo e di sacrificio.
Gli italiani erano stanchi di sentirsi giudicare meschini, deboli, vili, ignoranti, servi, loro che avevano dato al mondo i più grandi ingegni, i più grandi navigatori, i più illustri artisti, loro che vantavano l’orgoglio di una storia civilizzatrice a nessun altro popolo comune.
Pervasi dal fascino della immortale grandezza e saggezza di Roma, compirono il miracolo dell’Unità d’Italia e si apprestavano a rinnovare le tante gesta degli avi. Ma negli anni che seguirono l’unificazione liberale, socialisti e massoni imbottirono le masse di ideologie contrastanti ad uso e consumo dei loro partiti, le lotte interne e le polemiche con la Chiesa, da essi provocate, servirono a frenare lo sforzo eroico dei valorosi combattenti risorgimentali, ed eliminare gli uomini che volevano dare all’Italia gloria, ricchezza e potenza, a distruggere ogni sentimento nazionale e fomentare le divisioni le divisioni di parte. Tale stato di cose delude tutte le speranze e le ambizioni del popolo e sparse in esso la convinzione che gli ideali del Risorgimento, per i quali tanto sangue era stato versato, erano stati traditi a loro volta e distrutti.
Scrittori e poeti, interpreti della delusione del popolo, insorsero contro quell’Italia nazionale che non era la Patria da loro sognata.
I parlamentari “democratici” che si succedettero, privi di unione nazionale, diedero pietosi spettacoli anteponendo ai problemi fondamentali della vita dello Stato gli interessi privati di gruppo e di partito. I Governi del cosiddetto trasformismo parlamentare, composti dai rappresentanti dei vari partiti, il più delle volte in contrasto tra loro, sempre preoccupati di far prevalere gli orientamenti propri, non seppero armonizzarsi nell’amministrazione della vita pubblica e, trascurando gli interessi del popolo italiano all’interno e all’estero, diedero la misura esatta della loro poca maturità politica.
Il popolo risorgimentale e le generazioni seguenti videro nei Governi liberal-democratici il tradimento di tutte le aspirazioni nazionali e il sistema migliore per trovare i pretesti atti a giustificare la maniera peggiore di reggere una Nazione. E mentre Carducci, Pascoli ad altre menti eccelse denunziavano tale tradimento richiedendo il rispetto e la realizzazione delle aspirazioni del popolo, questo, che tanto eroicamente si era distinto in cento battaglie, preso dai problemi del bisogno, delle rivendicazioni di ordine materiale, lasciò assopire le aspirazioni di natura ideale e spirituale.
Intanto che incuria, inettitudine, e malafede dei parlamentari italiani abbandonavano le aspirazioni del popolo, classificando i cinquant’anni che precedettero l’avvento del Fascismo tra i meno importanti dal punto di vista storico-politico della vita nazionale, in Europa e nel mondo nascevano altri Stati ed impazzava il colonialismo. Ogni Stato, anche il meno degno di chiamarsi tale, fu pervaso dal dinamico travaglio di stabilizzare le espansioni coloniali e la conquista di utili mercati commerciali per il consolidamento della propria economia.

L’Austria, avvalendosi del prestigio dell’Imperatore Francesco Giuseppe, nonostante le gravissime crisi provocate dal suo popolo etnicamente frazionato e in contrasto, si annetteva la Bosnia e l’Erzegovina.

La Spagna, nonostante si fosse sminuita con l’abbandono delle Filippine, di Cuba e del Portogallo, arricchiva i suoi possedimenti coloniali annettendosi una buona parte del Marocco.

Il Portogallo abbatteva la monarchia di Manoel II ed instaurava la Repubblica.

La Francia, vittima del fenomeno << Boulangista >>, del caso Drejfus, dell’avversione del Papa Leone XIII, e dei moti anarchici del 1893-1894, riusciva a realizzare con sorprendente costanza la conquista della Turchia, di Tombuctu nel Sudan, e del Marocco; riusciva a fondare la Colonia del Congo e ad ottenere il protettorato del Sahara.

La Germania realizzava il tagli del Canale di Kiel che le permetteva un facile ed economico passaggio dal Baltico al mare del Nord, la costituzione delle Colonie dell’Africa Germanica del Sud-Ovest e dell’Africa Orientale Tedesca, delle Colonie del Togo e del Camerum, delle Colonie dell’Oceania, il possesso dei mercati cinesi con la concessione di Kiao-Ciao, la liberazione della schiavitù di Suez con la concessione, da parte del Sultano di Costantinopoli, della ferrovia di Bagdad, e la formazione di una formidabile forza navale.

La Gran Bretagna creava l’Impero delle Indie, dopo aver represso ferocemente la rivolta del Cipays, le confederazioni australiane e della Nuova Zelanda, il Dominio del Canada, l’immenso gruppo coloniale dell’Africa Australe e l’unione del sud Africa con l’unificazione dell’Orange e del Transvaal alla Colonia del Campo di Buona Speranza e del Natal. Occupava Cipro, l’Egitto e il Sudan Egiziano, ed infine risolveva con una serie di provvedimenti il problema irlandese.


Il giovanissimo Stato Bulgaro, dopo aver sconfitto la Serbia, si annetteva la Rumelia e diventava il più potente Stato della Balcania

Il Giappone, dopo aver sconfitto la Cina e successivamente la Russia, con i trattati di Simonosaki a di Portsmoith, realizzava la conquista dell’Isola di Formosa, del gruppo dei Pescadores, della Penisola di Liao-Tung con Porto-Arthur e della Corea.

Gli Stati Uniti conseguivano il possesso della Luisiana, della Florida, del Texas, della California, del Nuovo Messico, della Arizona, dell’Alaska, delle Isole Hawai e buona parte delle Samoa, e si assicurarono il protettorato dell’Isola di Cuba.

Questo accadeva nell’Europa e nel mondo mentre l’Italia, misera es affamata, disperdeva i suoi figli migliori a milioni per i continenti. Le braccia più forti, le intelligenze più vive, la gioventù più laboriosa, i cervelli più eccelsi, delusi e stanchi di questa Italia che nulla di buono prometteva, espatriarono nei Paesi stranieri e si amalgamarono ad altre razze, ad altri popoli, si inserirono in quegli Stati, che potenziarono col loro sudore, con ma loro energia e col loro sangue.
Quanti rimasero, ad imitazione dei Governi che li rappresentavano, si adagiarono nella miseria, nella corruzione, nel disordine e nel disgregamento nazionale. Costretti ad occuparsi quotidianamente del salario, dello sgravio delle tasse, della occupazione delle industrie e delle terre, perdettero ogni interesse al rinnovamento spirituale.

Tutte le libertà loro concesse, di stampa di associazione, di parola e di religione diventarono mezzi di abuso e di offesa e possibilità di estrema licenza. Con il Paese dotato di limitatissime industrie e poco sviluppate, con l’agricoltura ancora allo stato primitivo, la disoccupazione e la miseria erano impressionanti, l’analfabetismo raggiungeva quote elevatissime, l’igiene deficiente provocava il continuo aumentare delle malattie a carattere endemico. La mafia e la camorra regnavano con dispotismo nel meridione e nel mezzogiorno. La delinquenza aumentava sempre più ovunque. Il bolscevismo dilagava, i Governi, in nome dei santi concetti della liberal-democrazia, sonnecchiavano, mentre il Paese si andava fasciando di rosso e precipitava nel mare di sangue della rivoluzione social-comunista.
Questa l’Italia che il Fascismo sottrasse ai Governi “democratici nell’ottobre del 1922.

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