Se il sig. Fini non rinunciava al lodo?

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Se il sig. Fini non rinunciava al lodo?

Messaggio  Admin il Ven 09 Ott 2009, 23:00



7 ottobre 2009
Lodo Alfano: la Corte Costituzionale “democraticamente” dà ragione ai Pubblici ministeri, con la pretesa violazione degli art. 3 e 138 della Costituzione. La stessa costituzione (antifascista) che in applicazione d’una norma provvisoria (applicata da 61 anni) impedisce al popolo italiano di conoscere la verità sugli anni del periodo fascista.

Quando il parlamento ha approvato il lodo Alfano, nel PdL nessuno dei deputati si è ribellato anzi si alternavano per le accuse che gli “ignobili” del Pd muovevano loro. Lo stesso G. Fini durante la discussione della proposta replicava alle proteste del Pd e di Idv contro i tempi “strozzati” respingendo ogni addebito: "La presidenza - dice nel suo lungo intervento in aula - considera insussistente i rilievi mossi circa una presunta lesione attraverso la decisione assunta delle prerogative parlamentari". Pd e Idv gli rinfacciano di aver deciso in capigruppo di anticipare l'esame del lodo Alfano, con tempi strettissimi in commissione e in aula, Fini ricordava che il governo ha "facoltà di indicare proposte di modifica al calendario dei lavori" e che "in assenza della prescritta maggioranza dei tre quarti, provvede il presidente della Camera". Precedenti? "Nelle legislature XIV e XV- assicura Fini-.
Il leader del Pd Dario Franceschini replicava con un duro intervento in cui parla di una brutta pagina parlamentare.

Alle accuse dell’opposizione facevano seguito le dichiarazioni di soddisfazione del Pdl per aver reso possibile governare senza doversi preoccupare delle “toghe rosse”, si ponevano le quattro più alte cariche istituzionali al disopra di ogni atto di persecuzione giudiziaria.
Lo stesso Berlusconi che del lodo necessità (al momento dell’approvazione del lodo erano tre i procedimenti giudiziari a suo carico, sospesi in attesa che la Consulta decidesse sulla costituzionalità dello stesso: il processo Mills, quello sui diritti televisivi Mediaset e la vicenda della presunta compravendita di alcuni senatori la scorsa legislatura. In tutte e tre le cause sono state sollevate eccezioni di costituzionalità e quindi la decisione è stata sospesa in attesa che la Corte Costituzionale si esprima), non fa che ripetere, << per la durata del mandato istituzionale se ne possono avvalere presidente della Repubblica, presidente del Senato, presidente della Camera e presidente del Consiglio>>.
Presidente del Consiglio che si fida del suo socio in politica (G. Fini) il quale raggiunto da un provvedimento giudiziario, sorto da una querela per diffamazione presentata dal Pm di Potenza Henry Woodcock - in riferimento ad alcune dichiarazioni da lui fatte, in tutta libertà, nell’ormai lontano mese di giugno del 2006 durante la trasmissione televisiva «Porta a Porta». Parlando di intercettazioni telefoniche, in riferimento all'inchiesta «Vallettopoli», in cui era coinvolto il suo portavoce, Salvo Sottile (poi condannato in primo grado a otto mesi di reclusione per peculato d'uso), Fini disse che Woodcock era «noto per una certa fantasia investigativa, chiamiamola così». Poco dopo lo definì «personaggio verso il quale il Csm avrebbe già da tempo dovuto prendere provvedimenti». Più avanti, replicando all'on. Francesco Rutelli, Fini definì il magistrato potentino «un signore che in un Paese serio avrebbe già cambiato mestiere» -, incoerenza con i suoi trascorsi (disprezzo per i valori fondanti della Fiamma missina dopo 34 anni), dopo appena 16 mesi dell’entrata in vigore disconosce il lodo Alfano (L. 124/2008) dichiarando che non intende avvalersene: lui il tempo per presentarsi dinnanzi ai giudici lo troverà.

Cosi facendo, Gianfranco Fini continua nella sua funzione di guastatore, ancora una volta mette in difficoltà il suo socio in politica, del quale conosceva i trascorsi ancor prima del 1994, con questa scelta smentisce se stesso e i deputati (ex An) che quel lodo votarono.
La notizia (in una dichiarazione al quotidiano <<Il Fatto>>), della rinuncia al privilegio del lodo, depositata in Procura dall'avvocato nonché deputata del Pdl (in quota ex An) Giulia Bongiorno, è di quelle destinate a turbare le acque già agitate all’interno del Pdl, un chiaro segnale a Berlusconi nel momento in cui i suoi legali studiano l'ipotesi di ripresentare in Parlamento un novello "lodo" in caso il 6 ottobre, sia riconosciuta illegittimità.
Certamente nel Pdl provoca imbarazzo. Imbarazzo che si inserisce nella strategia della politica "parallela" messa in atto: dall'immigrazione alla bioetica alle riforme alla giustizia, Fini all’interno del Pdl continua a presentarsi alternativo a Berlusconi, ed utilizza ogni mezzo per allontanarlo dalla vita politica.

Lo spavaldo condottiero non spese una frase di condanna per quel lodo, discusso e approvato dal parlamento in tutta fretta, anzi ne difese i tempi della trattazione.
La componente A.N. compatta lo ha protetto e approvato, come evidenzia la risposta a una domanda sull'ipotetica bocciatura del Lodo da parte della Consulta rilasciata dal presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasperi, nel corso della Summer School a Frascati, (1/7 settembre 2009) "Non so cosa farà la Consulta ma in qualche modo troveremo la soluzione. Avendo un consenso forte supereremo un eventuale vizio negativo. Troveremo un avvocato, un Ghedini o un Ghedoni, che troverà un cavillo".

Nessuno credeva che il lodo potesse passare immune la Corte, la sentenza era attesa con grande apprensione solo a Palazzo Chigi e tra i dirigenti del Pdl, che attraverso l’Avvocatura dello Stato ne vollero fare quasi uno spartiacque della legislatura.
La bocciatura da parte dei giudici costituzionali, infatti, riavvia il procedimento milanese a carico del premier – congelato proprio grazie al lodo – sulla presunta corruzione dell'avvocato inglese Mills. Il processo sulla compravendita dei diritti televisivi riparte dinanzi a un collegio diverso da quello che ha già condannato Mills a 4 anni di reclusione e la prescrizione slitta all'estate del 2011.


Mentre il Presidente del Consiglio deve da subito riaffrontare alcuni procedimenti penali, Fini con la rinuncia al lodo oltre che colpire il socio in politica, ha fra l’altro ottenuto un effetto positivo: Woodcock, ha subito rimesso la querela. La sua ipocrisia viene additata alla opinione pubblica dalla sinistra quale esempio di difesa dei valori istituzionali. Intanto si dicono sconcertati per l'invettiva di Berlusconi contro il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, accusato di essere di sinistra come la Consulta e criticato per non aver influenzato i giudici costituzionali, scontro istituzionale nel quale G. Fini si è inserito con una nota in cui ricorda a Berlusconi il dovere costituzionale al rispetto degli altri organi dello Stato.

Il sig. G. Fini, con il suo comportamento ha spinto Silvio Berlusconi verso il pantano dei processi, trascinando dietro ad esso le istituzioni. le ambizioni del sig. G. Fini, dovevano soppesare i rischi di un regicidio al danno di trascinare giù Berlusconi, e prima ancora l’immagine dell’Italia, preoccupazione questa che il Sen. (centrosinistra) Antonio Maccanico, si era posto proponendo il primo lodo.

Ancora una volta è dimostrato che le lobby capitalistiche possono tutto, e trovano sempre serpi pronte a tradire.

I PROVVEDDIMENTI
Il PRIMO lodo è proposto dal senatore della Margherita (centrosinistra) Antonio Maccanico il quale lo sconfessa una volta modificato da un max-emendamento a firma Schifani (centro-destra) e quindi ribattezzato “lodo Schifani” Legge 20 giugno 2003, n. 140 – Disposizione per l’attuazione dell’articolo 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato – L'articolo 1 della legge fu dichiarato incostituzionale, e quindi abrogato, dalla Corte Costituzionale il 20 gennaio 2004. I giudici lo ritennero, infatti, in contrasto con i punti 3, 24 e 111 della Costituzione, che sanciscono l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’obbligatorietà dell’azione penale; i rimanenti articoli non subirono invece alcuna revoca.
A seguito della sentenza della Corte Costituzionale, il referendum abrogativo della legge 140/2003, per il quale erano state raccolte e convalidate le firme necessarie, non ebbe luogo.
Il lodo Maccanico aveva acceso numerose polemiche derivanti dal sospetto che il provvedimento fosse stato avanzato allo scopo non dichiarato di sollevare l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dalle accuse imputategli nel processo SME, poi, di fatto, conclusosi con la sua assoluzione per intervenuta prescrizione derivante proprio dall'applicazione del Lodo. Per questo motivo, il provvedimento passò alla storia come un classico esempio di legge ad personam.
La scelta del termine "lodo", da parte di Antonio Maccanico, dipese dall'impostazione che in origine egli volle dare alla sua proposta, presentata come un tentativo "bipartisan" di evitare che nel semestre di presidenza italiana del Consiglio europeo potesse essere lesa l'immagine internazionale dell'Italia con la condanna del suo premier in un processo.
La componente essenziale del "lodo" era la negoziazione tra destra e sinistra e l'apposizione di un termine semestrale alla durata della previsione legislativa.
La parola "lodo" (scelta per evocare le procedure di conciliazione arbitrale, condotte da onesti sensali come si presentava il Maccanico): lo stesso carattere che essa assunse col "lodo Schifani" – approvarla senza termine e confidare che, se la Corte l'avesse caducata come poi fece, ciò avvenisse dopo il semestre europeo –.

Il SECONDO lodo viene proposto dal Ministro della Giustizia (centrodestra) Angelino Alfano, entra in vigore nel luglio 2008. Il lodo Alfano (Legge n. 124/2008) ha « l'obiettivo di tutelare l'esigenza assoluta della continuità e regolarità dell'esercizio delle più alte funzioni pubbliche». A parere del guardasigilli, il nuovo provvedimento si differenzierebbe dal lodo Maccanico, che riprende in termini di contenuti, in quanto compatibile con quanto indicato nella sentenza della Consulta che lo aveva abrogato. Le modifiche apportate da questo Lodo al precedente sono diverse, tra cui il termine di legislatura per la sospensione dei processi e la possibilità di proseguire con le azioni civili di risarcimento.

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