La pensione dopo la morte! è questo l'impegno dei servi del capitalismo ?

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La pensione dopo la morte! è questo l'impegno dei servi del capitalismo ?

Messaggio  Admin il Lun 26 Ott 2009, 21:38

17 luglio 2007
Il vero amministratore della finanza italiana, il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, lancia un monito, << Riformare le pensioni >>, rivolgendo una dura critica alle ipotesi di riforma delle pensioni allo studio del governo.

13 ottobre 2009
Il vero amministratore della finanza italiana, il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, sollecita una ulteriore riforma del sistema previdenziale, << con lo scopo di innalzare ulteriormente e in modo significativo l'età media effettiva al pensionamento >>.

In sostanza, al Capo del “SIGNORAGGIO BANCARIO” italiano, non basta più operare nell’interesse delle grandi banche italiane, (le quali dovrebbero essere controllate dalla Banca d’Italia, e invece sono loro stesse azioniste di maggioranza del controllore), ma pretende di dettare argomenti e tempi, all’azione di Governo.
L’inutilità dell’organo di controllo, quale è, oggi, la Banca Italia, è dimostrato dagli scandali finanziari Cirio, Parmalat ed Unipol, dei quali il parlamento non si è occupato sufficientemente. Occuparsene voleva dire, fare, per una volta l’interrese del popolo, e non del capitalismo finanziario, imporre al governo di ripristinare in Banca Italia il controllo popolare su tutto il sistema bancario e creditizio.

La sollecitazione del Dott. Draghi, fatta parlando a braccio durante la lezione in onore dell'economista Onorato Castellino tenuta presso il Collegio Carlo Alberto, a Moncalieri (Torino), non ha alcun senso, ma risponde all’interrese della “Democrazia – Capitalistica” infatti, queste sollecitazioni rimbalzano da una Nazione occidentale all’altra.

In Italia si sono emessi, di già, un enormità di provvedimenti, tutti contro i lavoratori, siano essi pubblici o privati, o peggio autonomi e liberi professionisti.
A dare inizio a questa sventurata azione contro di essi è stata la riforma G. Amato, con il (decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503), seguito dalle riforme:
L. Dini (legge 8 agosto 1995, n. 335);
R. Prodi ( legge 27 dicembre 1997, n 449);
M. D’Alema (legge 488/1999 finanziaria 2000);
G. Amato (legge 328/2000 finanziaria 2001);
S. Berlusconi (legge 23 agosto 2004, n.243);
R. Prodi (legge 24 dicembre 2007 n. 247);
S. Berlusconi ( legge 3 agosto 2009, n. 102).

In favore di ulteriori interventi si sono espressi sia i leader del Pdl che quelli del Pd: Ancora una volta insieme contro la gente comune per favorire il capitalismo nazionale ed internazionale.
Solo il fascismo seppe dare inizio ad una campagna sociale in favore delle categorie più disagiate, garantendo, diritti che la “democrazia –capitalista“ sta cancellando.



Fondamenti della politica sociale del Fascismo.
Gli istituti previdenziali

Il Fascismo sorge con un programma squisitamente sociale, e, prima di ogni altro istituto, curò la famiglia, cellula della compagine dei produttori, per giungere, a grandi, a un generale miglioramento delle condizioni della grande collettività nazionale.
Gli istituti fascisti in materia sociale si dividono in tre grandi gruppi i quali incidono indifferentemente e automaticamente su tutte le branche della produzione e del lavoro:
a) istituti di assistenza;
b) istituti di previdenza;
c) istituti statistici di controllo economico e sociale.
L'assistenza in Regime fascista si esercita su larga base. i suoi principali istituti sono: l'Ente Opera Assistenziali, l'Opera Nazionale Balilla, l'Opera Nazionale Maternità e infanzia, l'Opera Nazionale Dopolavoro e il Patronato Nazionale.
Non è agevole fare una netta distinzione fra assistenza e previdenza, specialmente per quanto concerne gli istituti previdenziali contro le malattie dei lavoratori, la tubercolosi, i disagi della maternità. La norma XXVI della Carta del Lavoro detta: << La previdenza è un'alta manifestazione del principio di collaborazione >>. Quindi nella prassi sociale il Fascismo dà alla previdenza una larga funzione assistenziale, e fonda istituti che non è esagerato definire monumenti di umanità.
Sono istituti sociali di previdenza, seguenti.
a) Istituto Nazionale di Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro;
b) Istituto Nazionale della Previdenza Sociale contro la invalidità e la vecchiaia, la tubercolosi, la disoccupazione;
c) le Casse Nazionali per la tutela dei lavoratori colpiti da malattie.
Esistono inoltre enti di controllo della vita nazionale, con fini sociali, di creazione fascista:
a) Istituto Centrale di Statistica e Demografia;
b) Patronato Nazionale per l'assistenza legale dei lavoratori;
c) Uffici di Collocamento.

Aspetti dell'assistenza sociale.
Non è raro vedere imprese su maestosi o modesti portali, percorrendo la nostra magnifica Contrada, le tre lettere << E.O.A.>>. Sono tre piccoli segni dell'alfabeto che non dicono molto neppure allo studioso, perchè sono simbolo di un sentimento comune, nel nostro paese. Ma se si prova ad esaminare il motto da un punto di vista universale, alla stregua cioè di una struttura liberale di Stato, allora si comprende che fra l'enunciato e la pratica attuazione del suo contenuto sociale, c'è di mezzo tutta una rivoluzione: la rivoluzione fascista.
Non è facile indurre il singolo a farsi strumento di giustizia sociale, perchè è istinto umano avanzare al disopra degli altri. Ora, la politica sociale del Fascismo è precisamente una scuola di disciplina che, facendo leva sull'individuo, realizza magnifiche manifestazioni di collaborazione in tutti i campi: dalla produzione rurale alle vittorie sui mari: dalla priorità scientifica nelle industrie che poggiano sulla genialità e sullo spirito di sacrificio, alla coesione e alla fedeltà delle schiere preposte alla difesa nazionale.
E ciò perchè l'assistenza non è intesa in un gretto vincolo materiale: non dedita alla prestazione di piccole risorse a sè stanti, ma tende a porgere il mezzo immediato e indispensabile di vita all'individuo, per tenerne acceso lo spirito, e anche perchè esso non sia estromesso come fattore di vitalità e di ricchezza, a cagione di quelle saltuarie deficienze individuali che si verificano in tutte le grandi collettività.
Su questa medesima base, funzionano tutti gli istituti assistenziali del Fascismo. La G.I.L. secondando i nobili istinti di generosità e di patriottismo che sono latenti in ogni bimbo nato sotto il cielo italiano, entro i confini della Patria o anche fuori di essi, se da genitori italiani, cura l'anima dei bimbi per far meglio coesistere tutta l'anima nazionale. E' innegabile che il balilla si sente lieto nei suoi quadri con la sua divisa, lieto perchè è istinto dei bimbi marciare insieme, lieto perchè è un bisogno della gioventù essere, comandata e protetta: ed è parimenti indubitato che dalla assistenza morale individuale, sgorga la forza morale di tutta la nazione.
L'Opera Nazionale Dopolavoro è una palestra nazionale tendente a coltivare le aspirazioni degli individui al di là e al disopra delle loro occupazioni, e ad affinare la loro cultura specifica, dando a quelli che disimpegnano una funzione diversa dai loro ideali interiori, il modo di toccare anche le discipline care al loro spirito; e a quelli che esercitano una professione, L'ausilio di manifestazioni dilettevoli attinenti alla loro stessa idealità. Attraverso all'O.N.D. ogni cittadino diviene secondo il postulato fascista, che è canone di politica sociale, un fattore nazionale perfezionato, sia fisicamente, sia intellettualmente.
Infine, l'Opera Nazionale Maternità e Infanzia, affrontando un triste malinteso della Civiltà per cui pare reietta ogni fanciulla che cade nella rete che per mille vie la Civiltà stessa le lascia tendere, specialmente per mezzo dell'arte esaltatrice dell'amore puro e cieco, porge alle giovani madri indigenti, il modo di sorridere sulla creatura innocente, la quale crescerà tanto più forte e utile alla nazione, quanto più amorose e valide saranno state le cure materiali e morali della sua infanzia. Questa è forse la più rivoluzionaria manifestazione della politica sociale fascista, la quale mentre sana il costume familiare, e colpisce il vizio fino ad estirparne le tipiche ramificazioni, si preoccupa di andare incontro a coloro che nessuna colpa hanno, e nessun male debbono sopportare, per essere nati.
E' intervenuto un accordo fra l'Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell'Infanzia e la Confederazione dei Lavoratori dell'Industria per intensificare l'assistenza alle lavoratrici delle categorie industriali durante la gestazione, il parto, il puerperio e l'allattamento. Altro accordo concernente l'istituzione di corsi elementari di puericoltura per lavoratrici nubili e sposate.

Assicurazione contro la tubercolosi.

Uno degli istituti più umanitari del Regime fascista, è l'assicurazione contro la tubercolosi, flagello contro il quale si sono spuntate le armi del sociologo e dell'igienista in tutto il mondo civile.

Dal 1922 al 1° trimestre del 1935, in Italia sono stati assistiti 313.000 ammalati di tubercolosi, con una spesa complessiva di 665 milioni di lire. Nello stesso periodo nei Convalescenziari italiani istituiti dal Regime per la lotta contro le conseguenze del morbo nella grande famiglia dei lavoratori e delle lavoratrici italiane, sono state accolte 23.000 persone, la somma stanziata per il potenziamento del nostro patrimonio sanitoriale antitubercolare ha toccato seicento milioni di lire. I risultati sono stati assai soddisfacenti e hanno compensato largamente il sacrificio della Nazione.
Giova analizzare qualche dato.
Nel 1925 il Paese disponeva di 15.917 letti. In quell'anno, i morti per tubercolosi sono stati 60.548.
Gli istituti creati dal Regime hanno man mano attrezzato le province di sanitari e convalescenziari aumentando di anno in anno il numero dei letti.
Cosi dalla media di 62 mila morti per tubercolosi degli anni 1924 e 1925, si è discesi, nel 1933, a circa la metà. E da un indice di mortalità generale del Paese, per tubercolosi, di 156 per 100.000 abitanti del 1924, alla media di 76 negli anni 1933-34 per 100.000 abitanti. In conclusione, la formidabile opera del Regime ha ridotto in soli dieci anni alla metà la mortalità per tubercolosi.
Col R.D. 19 marzo 1936 sono stati inclusi come beneficiari della assicurazione contro la tubercolosi, i coloni e i mezzadri dell'agricoltura, talché la provvidenza sociale incide su 22 milioni di cittadini membri della famiglia degli assistiti. Sono inoltre allo studio progetti di estensione dell'umanitaria istituzione ai lavoratori a domicilio e ai professionisti e impiegati di modeste condizioni economiche.

L'Istituto nazionale fascista per la Previdenza Sociale, esercita dunque 4 tipi di assicurazioni: disoccupazione, invalidità vecchiaia, maternità e tubercolosi. In ciascun ramo accantona le riserve necessarie per far fronte alle relative concessioni, ma si dedica inoltre largamente alla prevenzione delle piaghe che non dipendono dal fatale ciclo di decadenza del corpo umano.
Le vaste possibilità finanziarie non vengono investite che in opere di pubblica utilità o di pubblica necessità materiale, fisica e spirituale, Il fondo disoccupazione serve, per una quota parte equivalente al 20% ad aumentare il lavoro nazionale, compatibilmente con i progetti di opere pubbliche approvati e ritenuti redditizi per la collettività nazionale. Il fondo tubercolosi, sempre esiguo rispetto alla larghezza di vedute dello spirito assistenziale fascista, serve per il miglioramento progressivo dell'attrezzatura sanitoriale, ormai imponente e tale da far invidia a nazioni più ricche, contribuendo in ultima analisi a diminuire il numero dei malati di tubercolosi. Col fondo maternità l'Istituto contribuisce a prevenire, mediante le più nobili forme di educazione popolare, i delitti contro la maternità e ad alleviare i disagi della gravidanza in tutti i settori della vita sociale.
Cosi gran parte delle quote che i lavoratori versano per soccorrere quelli fra loro che cadono nelle infermità suddette o in disoccupazione, ritornano al popolo sotto la specie di provvidenze a larga base umanitaria e civile, a beneficio del rafforzamento progressivo della razza.

Infortuni sul lavoro.

Il lavoro industriale è irto di pericoli. Fin dall'avvento, il Fascismo ha esaminato la posizione delle masse dei lavoratori dell'industria davanti alla Legge e nei loro rapporti coi datori di lavoro, al fine di garantire nella maggior misura possibile, una assistenza alle famiglie dei lavoratori in caso di infortunio sul lavoro.
La carta del Lavoro, dopo la Legge 3 aprile 1926 sull'ordinamento sindacale e sui rapporti del lavoro, ha chiarito e moralizzato tutta l'atmosfera del lavoro industriale e rurale. La << carta >> è stata deliberata nella notte del 21 aprile 1927 dal Gran Consiglio del Fascismo.
Nella II voce è stabilito: << Il lavoro, sotto tutte le sue forme organizzative ed esecutive, intellettuali, tecniche e manuali, è un dovere sociale. A questo titolo, e solo a questo titolo, è tutelato dallo Stato. Il complesso della produzione è unitario del punto di vista nazionale; i suoi obbiettivi sono unitari e si riassumono nel benessere dei singoli e nello sviluppo della potenza nazionale >>.
La premessa della Carta del Lavoro involgeva dunque un riconoscimento, da parte dello Stato, dei diritti dei lavoratori che operano nell'interesse della Nazione:diritto di tutela; in sostanza: di garanzie sociali.
L'infortunio sul lavoro, specialmente industriale, è il sinistro più frequente e più increscioso, da molti punti di vista. E' noto che l'Istituto Nazionale Infortuni sostituisce da noi ogni forma di garanzia contro tale sinistro, perchè trattasi di garanzia a sfondo sociale di una disgrazia prevista dalle leggi, e contro la quale, anche a norma della Carta del Lavoro devono provvedere in date proporzioni, e il datore di lavoro e il lavoratore. Fino a pochi anni fa, potevano esercitare l'assicurazione contro gli infortuni, enti privati detti Sindacati territoriali o Sindacati di categoria, ma oggi, ed a giusto titolo, l'assicurazione obbligatoria è esercitata soltanto dal grande istituto parastatale che porta il nome stesso della materia che disciplina e protegge.
Il lavoratore infortunato deve dimostrare che il sinistro è avvenuto per effetto del suo lavoro:
che esso è fortuito, involontario; e deve produrre certificato medico a dimostrazione della entità del sinistro, agli effetti della liquidazione dell'indennità.
il nuovo ordinamento della Previdenza sociale si impernia su alcune fondamentali riforme che, studiate e approvate nel 1935, sono andate in vigore il 1° aprile del 1937 (XV anno dell'era fascista).
In forza di tali disposizioni, viene esteso il beneficio dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, ai dipendenti di aziende commerciali che esercitano attività di carattere industriale. Inoltre, per tutti i lavori esposti al pericolo di infortunio, la validità del loro diritto di indennità in caso di sinistro diviene automatica, senza cioè bisogno di formalità o di ritiro di polizza. L’indennità viene poi corrisposta in rendita anziché in capitale.
Altro lato importante della riforma è la istituzione di un corpo sanitario e di case di cura a disposizione degli operai infortunati, per il loro gratuito completo ristabilimento in salute e in efficienza fisica.
Il corpo umano è il tesoro più prezioso della Umanità. Nessuno osa svalutare l'importanza di un organo vitale dell'uomo. Qualora si tratti capitalizzare un organo, è naturale che tanto il medico come il giudice, si investono nella parte dell'infortunato.
L'opera del Regime fascista in questo campo, è stata amorosa e sottile, indulgente e vasta.
La politica previdenziale del Fascismo ha interessato anche gli studiosi di oltre frontiera, per la sua tendenza ad estirpare pazientemente anche le più recondite piante maligne. La riforma sopra citata ne è la prova.
La difesa legale dei lavoratori infortunati è ancora libera. Ma il Patronato Nazionale, sorto precisamente con l'ufficio di patrocinare i lavoratori infortunati, fornendo gratuitamente i difensori davanti a Commissioni arbitrali, Giudici Conciliatori, Preture, Tribunali e Magistrature del Lavoro, costituisce il massimo istituto assistenziale del Regime davanti al Lavoro.

L'assistenza sociale in agricoltura.
In agricoltura, la previdenza sociale è estesa alla donna con parità di diritti con l'uomo. Il Decreto Ministeriale 27 settembre 1930 concernente precisamente attribuzioni del Patronato Nazionale, stabilisce: << Le vedove che sono a capo famiglia si considerano come uomini agli effetti della indennità degli infortuni sul lavoro >>. In altre sede giuridica e legislativa, il regime perfezionava il concetto. Il Ministero delle Corporazioni, in uno suo parere da valere come responso arbitrale, ha esteso tale privilegio anche alle donne nubili con due figli di ignoti, anteponendo cosi la figura della lavoratrice alla figura della donna.
Per la stessa disposizione in favore della donna infortunata sul lavoro, spetta ad ognuno dei figli naturali non maggiori dei 15 anni, il dieci per cento della stessa indennità giornaliera. Beneficiari di questa indennità sono pure, a sensi di legge, le mogli e i figli anche naturali, dei proprietari, affittuari e mezzadri.
Nella prassi sociale della politica fascista, rientra pure la legge 13 novembre 1924 sul trattamento di quiescenza degli impiegati privati, che furono, nei passati decenni, in balia della sorte. Con il dispositivo, è reso obbligatorio, da parte di tutte le aziende, l'accantonamento delle indennità di licenziamento, ed è garantito un minimo di risorsa ad ogni famiglia colpita dal sinistro della involontaria sospensione del lavoro.
Le classi medie e minori, sono così protette e garantite nei loro fondamentali diritti, non solo perchè sia aiutato l'individuo, ma perchè sia migliorata la vita delle famiglie, che sono le cellule del popolo italiano.








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