Ad ognuno la sua Croce

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Ad ognuno la sua Croce

Messaggio  Admin il Sab 14 Nov 2009, 23:56



Basta! con l’Europa dei banchieri
Basta! con l’Europa occupata dall’America

C’è voluta una sentenza della corte europea per far rivoltare un popolo intero.

La Corte europea dei diritti dell'uomo, la stessa corte, cieca dinnanzi alla persecuzioni nei confronti di quanti ancora oggi si definiscono fascisti, perseguitati (ritenuti apologeti) per i loro ideali, azzittiti e costretti ad ascoltare una immensità di calunniose menzogne su ciò che rappresentò la terza via nel Governo dei popoli, quella che seppe trovare il modo di fermare lo sfruttamento dell’uomo, sull’uomo.
Emette una scandalosa sentenza, con la quale si vorrebbe imporre agli italiani di rimuovere (per il momento dalle sole aule scolastiche), i crocifissi.



Sette Giudici, di cui solo il Presidente della commissione, potremmo definire di fede Cristiana, gli altri componenti sono del tutto estranei a valori religiosi, infatti tre di essi provengono da ex paesi comunisti (Lituania, Ungheria e Serbia (ex Jugoslavia), dove hanno convissuto nell’ateismo più assoluto, un quarto proveniente dalla Turchia, - nazione estranea all’Europa a fede Musulmana, altri due provenienti dal Portogallo e Italia, nominati da Governi social – comunisti, per la loro dimostrata fedeltà ai principi espressi da quella ignobile “ideologia”.
Ancora una volta l’Italia, viene calpestata dagli stranieri. La vicenda che ha portato alla sentenza di questa strana Corte europea sul crocifisso nelle aule ha per protagonista Soila Lautsi una finlandese, casalinga, sposata con un “italiano”, la donna, proveniente da un Paese dove 89% della popolazione è battezzata come luterana, - confessione dichiarata Chiesa di Stato - , mamma di Dataico e Sami Albertin, rispettivamente di 11 e 13 anni, rimasta per anni insensibile alla presenza del crocifisso ( anche perché la Croce é incisa sulla bandiera del suo paese natale) attaccato alla parete della classe, dove i figli apprendevano gli insegnamenti e la tradizione delle radici del popolo italiano.
La donna in quegli anni (probamente “clandestina” - la Finlandia entra nell’Unione Europea nel 1995) resta zittita.
Solo nel 2001 si sente offendere dalla presenza del simbolo del cattolicesimo, nella solitudine più assoluta pretende che le aule dell’Istituto comprensivo Vittorio da Feltre, di Albano Terme li rimovesse. Questa italiana, straniera per tradizione e storia, si sente offesa da quella presenza, vecchia di 144 anni. (L'esposizione del Crocefisso nella scuola pubblica venne disposta mediante circolare, con riferimento alla legge Lanza del 1857 per la quale l'insegnamento della religione cattolica era fondamento e coronamento dell'istruzione cattolica).
Nel maggio del 2002 la scuola decise di lasciare il crocifisso nelle aule e il ministero dell’Istruzione trasformò la disposizione in una sua direttiva inoltrandola a tutti gli istituti.
Due mesi più tardi la signora, finlandese, Lautsi, forte di una sentenza del 2000 con cui dei giudici italiani - della Cassazione - ordinavano di rimuovere il simbolo religioso dai seggi elettorali, (sentenza che in presenza di un Governo demo-comunista non ebbe alcuna risonanza mediatica) fece appello di fronte al Tar il quale inoltrò la questione alla Corte Costituzionale che a sua volta si dichiarò non competente e restituì tutto al tribunale amministrativo del Veneto.

Il 17 marzo del 2005 il Tar del Veneto stabilì che il crocifisso è un simbolo della storia, della cultura e dell’identità italiana e respinse il ricorso della casalinga finlandese che fece appello al Consiglio di Stato il quale nel febbraio del 2006, le diede torto, sancendo che la croce è diventata uno dei valori secolari della Costituzione italiana e rappresenta i valori della vita civile.
Da qui la decisione di fare ricorso alla Corte di Strasburgo, ricorso presentato il 27 luglio del 2006, secondo la donna la presenza del crocifisso è contraria ai principi di laicità nei quali voleva educare i figli. Per la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo (CEDU), si trattava del primo pronunciamento in materia di simboli religiosi nelle aule scolastiche, tanto che ha emesso una sentenza che non difende i diritti umani ma li violenta, pretendendo di sradicare valori che nel popolo italiano sono presenti da oltre 2000 anni.
C’è da chiedersi se tra i 7 giudici il componente italiano non fosse stato Vladimiro Zagrebelsky, di origine russa (anzi, sovietica), è fratello maggiore dell'ex-giudice della Corte costituzionale (nominato dal presidente – partigiano - della Repubblica Scalfaro), Gustavo Zagrebelsky, uno dei collaboratori del quotidiano Repubblica, la sentenza otteneva un voto unanime senza che questo giudice si vergognasse di approvarne il dispositivo, che ordina al Governo italiano la rimozione del Crocifisso dalle aule scolastiche, in quando:
- viola il diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni;
- viola la libertà di religione degli alunni;
- la presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione.
Tutto questo, «potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei». Ancora, la Corte «non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana».
Stabilendo inoltre che il governo italiano dovrà versare alla Lautsi un risarcimento di cinquemila euro per danni morali.

Il Governo italiano presenterà ricorso.
Nicola Lettieri, difensore dell'Italia davanti alla Corte di Strasburgo, afferma che nelle prossime settimane sottoporrà il ricorso a un mini-tribunale di 5 giudici, Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera.
Qualora non dovesse essere accolto, la sentenza diverrà definitiva tra tre mesi, e allora spetterà al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa decidere entro sei mesi, quali azioni il governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni.


Un ricorso che trova la maggioranza dei politici italiani concordi, in ipocrite dichiarazioni del momento. Per:
- Mariastella Gelmini (ministro della pubblica Istruzione Pdl),<< il governo ricorrerà alla "Grande chambre" contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. La sentenza è una offesa alle tradizioni italiane: «Nel nostro Paese nessuno vuole imporre la religione cattolica attraverso la presenza del crocifisso», ha argomentato il ministro, «la sua presenza in classe non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione». Duro poi l'attacco contro i giudici europei: «Nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità. La nostra Costituzione riconosce, giustamente, un valore particolare alla religione cattolica. Non vorrei che alcune norme a cui si rifanno i giudici della Corte di Strasburgo fossero in contrasto con il nostro dettato costituzionale». «Non è eliminando le tradizioni dei singoli paesi che si costruisce un'Europa unita - ha proseguito la Gelmini -, bisogna anzi valorizzare la storia delle nazioni che la compongono>>;.
- Pier Ferdinando Casini (leader dell'Udc) <<è la conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea, un Europa quindi che si allontana dall'identità cristiana>>;
- Sandro Bondi (coordinatore del Pdl) << Decisioni, che allontanano dall’idea dell’Europa posta a fondamento da De Gasperi, Adenauer e Schuman, per cui «di questo passo il fallimento politico è inevitabile >>;
- Pierluigi Bersani (leader del Pd ) <<in questo caso "il buonsenso ha finito per essere vittima del diritto D’altronde “un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno”, prevalga il buon senso>>.


Fra essi spicca l’ipocrisia del Presidente della Camera dei deputati, che per una volta sembra intenerirsi, dichiara mi auguro che la sentenza «non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle Istituzioni, che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella società e nella identità italiana», la Fondazione FareFuturo, da lui ispirata esalta la sentenza della Commissione europea.


Il fascismo sebbene laico, ha trovato il modo di riconciliare la Stato italiano e la chiesa di Roma.
Subito dopo la formazione del primo Governo Mussolini, e con l’insediamento del C. M. P. I. 22 novembre 1922, dopo anni, viene rintrodotto il crocefisso nelle aule scolastiche, atto che spiana il terreno al R. D. 1 ottobre 1923 n. 2185, tale decreto impone l’insegnamento della religione cattolica divenendo coronamento dell’istruzione pubblica e dunque il crocifisso, simbolo più diffuso della religione cattolica permea di sé anche i programmi scolastici, questo orientamento rimane anche dopo l’entrata in vigore della Costituzione antifascista:
Nel 1984 il concordato Fascista viene sostituito dal concordato Craxi, elemento che fa da base ai rapporti tra Stato italiano e Vaticano e che mantiene il diritto allo studio della religione preminente, la religione Cattolica.

Previsione di reato nel CODICE PENALE nel periodo Fascista
Titolo IV - Delitti contro il sentimento religioso
Vilipendio pubblico della religione dello Stato (che è la religione cattolica, apostolica romana – Art. 402).
Vilipendio in luogo pubblico o destinato al culto di cose che sono oggetto di culto o sono ad esso consacrate, o sono necessarie all’esercizio di esso (Art. 404).
E’ colpevole dei delitti di cui sopra, anche chi li commette contro un altro culto diverso da quello dello Stato, ma ammesso nello Stato.

Previsione di reato nel CODICE PENALE nella repubblica antifascista
TITOLO IV
Dei delitti contro il sentimento religioso e contro la pietà dei defunti
Capo I
Dei delitti contro le confessioni religiose
[Vilipendio della religione dello Stato, Art. 402. ( 1) Chiunque pubblicamente vilipende la religione dello Stato è punito con la reclusione fino a un anno.]
(1) La Corte Costituzionale con sentenza n. 508/2000 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo.
Art. 403.
Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone.
Chiunque pubblicamente offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di chi la professa, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.
Si applica la multa da euro 2.000 a euro 6.000 a chi offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di un ministro del culto.
Art. 404.
Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose.
Chiunque, in luogo destinato al culto, o in luogo pubblico o aperto al pubblico, offendendo una confessione religiosa, vilipende con espressioni ingiuriose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all'esercizio del culto, ovvero commette il fatto in occasione di funzioni religiose, compiute in luogo privato da un ministro del culto, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.
Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibili o imbratta cose che formino oggetto di culto o siano consacrate al culto o siano destinate necessariamente all'esercizio del culto è punito con la reclusione fino a due anni.
Art. 405.
Turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione religiosa.
Chiunque impedisce o turba l'esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto di una confessione religiosa, le quali si compiano con l'assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusione fino a due anni.
Se concorrono fatti di violenza alle persone o di minaccia, si applica la reclusione da uno a tre anni.
[Art. 406.
Delitti contro i culti ammessi nello Stato, Art. 406. ( 1) Chiunque commette uno dei fatti preveduti dagli articoli 403, 404 e 405 contro un culto ammesso nello Stato è punito ai termini dei predetti articoli, ma la pena è diminuita.]
(1) Articolo abrogato dall'art. 10 della Legge 24 febbraio 2006, n. 85.
Ci chiediamo, di cosa si lamentano i politici italiani , ogni anno, con la complicità vaticana, hanno staccato un pezzetto dei valori dei nostri padri.

Per noi Fascisti la storia d'Italia passa anche attraverso i simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi, il crocifisso rappresenta l'Italia e difenderne la presenza nelle scuole significa difendere la nostra tradizione.

Non ci rasseghiamo a consegnare l’Europa a quanti continuano ad umiliarci.

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Pubblichiamo il 17° Protocollo DEI SAVI DI SION, invitando quanti ci leggono a riflettere sui concetti riportati.

I legulei dei Gentili e la nuova regolamentazione della dunzione del difensore del regno d’Israele. Propaganda anticlericale. La libertà delle religioni come premessa di un processo che determinarà la dissoluzione del Cristianesimo. L’organizzazione poliziesca per il mantenimento dell’ordine pubblico. Il Kahal.



La professione di giureconsulto rende coloro che la esercitano aridi, crudeli e protervi: li priva di ogni principio costringendoli ad assumere una concezione della vita che di umano non ha nulla e di legalistico tutto. Essi si abituano anche a considerare gli avvenimenti soltanto dal punto di vista di quanto possono guadagnare svolgendo una difesa – senza badare alle conseguenze che questa può determinare sul bene pubblico.
Un avvocato non rifiuterà mai di difendere una causa: non lascerà nulla d’intentato per ottenere l’assoluzione a qualsiasi costo, aggrappatosi ai più meschini cavilli della giurisprudenza e umiliando con questi mezzi la giustizia. Noi porremo dei limiti, perciò, all’attività di queste professioni, collocando gli avvocati sullo stesso piano dei funzionari esecutivi. Alla stessa stregua dei giudici, gli avvocati difensori riceveranno il loro incarico in seguito ad assegnazione operata dalla magistratura, senza quindi il diritto di accordarsi coi loro assistiti. Essi studieranno il processo sulla base esclusiva dei documenti e dei raporti di polizia giudiziaria, e assisteranno i loro clienti solo dopo che costoro saranno stati inquisiti dal pubblico ministero, articolando la loro difesa sulle risultanze di questo interrogatorio. Il loro onorario risulterà fisso senza tener conto della circostanza se la difesa sia stata efficace, o no. Essi diventeranno insomma dei semplici << referendari di giustizia >> a favore dell’imputato, muovendosi quindi in senso opposto al pubblico ministero, il quale sarà << referendario >> a favore dell’accusa. In tal modo l’iter procedurale risulterà notevolmente abbreviato. Con simili mezzi, inoltre, otterremo un’attività difensiva giusta e imparziale, la quale non sarà determinata dagli interessi materiali dell’avvocato, ma dal suo libero convincimento. Ne deriverà, quindi, il notevole vantaggio di por fine a qualsiasi forma di subornamento e di corruzione, che nell’epoca attuale hanno modo di svilupparsi nei tribunali di alcuni paesi.
Abbiamo dedicato molto impegno nel gettare il discredito sul clero dei Gentili agli occhi del popolo, riuscendo in tal modo a nuocere alla sua missione che avrebbe potuto ostacolare notevolmente il nostro cammino. L’influenza del clero sul popolo diminuisce giorno dopo giorno.
Attualmente, il principio della libertà di religione prevale ovunque, e non è ormai troppo lontano il tempo in cui il Cristianesimo si dissolverà.
Si rivelerà ancora più facile per noi distruggere le altre religioni – ma è prematura per ora esaminare quest’argomento -.
Noi ridurremo il clero e le sue dottrine a occupare così poco spazio nella esistenza umana, rendendo la loro influenza cosi indisponente per la popolazione, che i loro insegnamenti otterranno effetti opposti a quelli che determinavano una volta.
Come sarà giunta l’ora di annientare la Corte papale, una mano ignota, indicando il Vaticano, darà il segnale dell’attacco. E quando il popolo, nella sua rabbia, si scaglierà contro il Vaticano, noi ci atteggeremo a suoi protettori per evitare spargimento di sangue. Grazie a questo comportamento penetreremo nel cuore di tale Corte, e nessuno riuscirà più ad allontanarci, sino a che non avremo distrutto la potenza papale.
Il Re di Israele diventerà il vero Papa dell’universo: il Patriarca della Chiesa Internazionale.
Ma finchè non sarà compiuta l’opera di rieducazione della gioventù mediante nuove religioni – che avranno una temporanea funzione di << cerniera >> con la nostra – non attaccheremo le Chiese esistenti, preferendo invece combatterle con la critica, la quale ha già sucsitato e continuerà a suscitare contrasti tra di esse.
Parlando per linee generali, la nostra stampa denuncerà i governi e le istituzioni dei Gentilizi – sia religiose come d’altro tipo – attraverso articoli di ogni specie privi di qualsiasi scrupolo, col proposito di screditarli al massimo grado cosi come noi soli sappiamo fare.
Il nostro governo sarà simile al dio indiano Visnù dalle cento mani: ognuna delle cento mani terà una delle molle del meccanismo sociale dello Stato.
Verremo a conoscenza di tutto senza la collaborazione della polizia ufficiale, da noi tanto insidiosamente corrotta che la sua funzione è solo quella di impedire ai governi dei Gentili di giungere a sapere la realtà vera dei fatti. Il nostro programma convincerà un terzo della popolazione e sorvegliare il resto: per un alto senso del dovere ed in base al principio del servizio volontario di difesa dello Stato. Fare la spia non verrà più allora considerato un disonore, ma anzi un’opera lodevole. Che, d’altronde, fornirà notizie false sarà severamente punito, per evitare che l’alto privilegio della denuncia dia adito ad abusi. I nostri agenti verranno scelti sia tra le classi alte come tra quelle basse: li prenderemo fra amministrati, editori, tipografi, librai, operai,impiegati, cocchieri, servitori, ecc. Questa forza poliziesca non avrà alcuna indipendenza di azione e alcun diritto di prendere qualsiasi misura di propria iniziativa: l’attività, quindi, di questa polizia non responsabile si esaurirà nella redazione delle denuncie e nella audizione dei testimoni. L’accertamento dei fatti contenuti nelle denuncie e l’esecuzione degli arresti verranno demandati a un gruppo di ispettori di polizia responsabili. Gli arresti verranno eseguiti da gendarmi e da guardie civiche. Qualunque persona che, ricevutone l’incarico, ometta di trasmettere la denuncia relativa a qualsiasi reato – anche lieve – di natura politica, sarà punita per omessa denuncia di reato, qualora ne venga accertata la colpevolezza.
Analogamente devono comportarsi ora i nostri fratelli: essi devono cioè denunciare spontaneamente al Kahal tutti gli apostati, nonché tutte le attività che potrebbero dimostrarsi contrarie alla nostra legge. Nel nostro Governo Universale tutti i sudditi avranno il dovere di servire il nostro sovrano comportandosi nei termini sopraindicati.
Un’organizzazione come la nostra estirperà ogni abuso di potere e le varie forme di subornamento e di corruzione: essa distruggerà, insomma, tutte le idee, derivate dalle nostre teorie sui diritti del superuomo, mediante le quali noi abbiamo contaminato la vita dei Gentili.
Come saremmo riusciti, d’altronde, senza mezzi di questo tipo, a raggiungere il nostro intendo di essere il disordine nell’apparato amministrativo dei Gentili?
Ai veicoli più efficaci di decomposizione delle loro istituzioni appartiene l’utilizzazione di quegli agenti in grado – per la loro attività individuale – di infettare gli altri, rivelando e sviluppando le loro tendenze corrotte, quali l’abuso del potere e l’uso impudente della corruzione.

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