A 64 anni dalla fine dell’ultima guerra, l’Europa è ancora una colonia.

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A 64 anni dalla fine dell’ultima guerra, l’Europa è ancora una colonia.

Messaggio  Admin il Dom 22 Nov 2009, 00:51

Nessuno di noi avrebbe mai supportato Massimo D’Alema, ma questo non può voler dire subire ancora fasi di destabilizzazione del popolo europeo, da parte degli anglo-americani.

L’Italia fu sconfitta nell’aprile del 1945 con l’aiuto dei tanti traditori che consegnarono al nemico il nostro territorio, occupato militarmente ancora oggi.
In seguito all’armistizio senza condizioni abbiamo pagato è continuiamo a pagare, subendo abusi e menzogne.

Questa è l’Italia, dopo una pace disonorevole e rovinosa, dovuta a italiani nemici dell’Italia, che fecero leva sull’ignoranza delle masse contribuendo a diffondere la propaganda e le istruzioni del nemico, che per questi servizi pagava loro oltre 100milioni al mese.

In quei frangenti, solo la suprema resistenza dei combattenti della R.S.I. ha onorato la nostra Patria, in difesa della libertà, per i nostri figli e per le future generazioni.
Noi per questo non ci stancheremo mai di ringraziarli, non riconoscendoci in questa Europa, serva, che culturalmente è posta sotto la predominanza della lingua inglese, la quale ormai ha invaso ogni settore. Già nell’2004 un DPR (il 303) escludeva la lingua italiana nella formulazione del procedimento per il riconoscimento dello status di rifuggiato, le quali si potevano rendere in lingua inglese, spagnola, francese o araba. A distanza di 5 anni si deve per forza conoscere l’inglese, e se non lo studi, non c’è problema, la legge ti dice che non riconosce la tua ignoranza. Nel campo economico : dopo 10 anni dall’entrata in vigore della moneta unica il Governo inglese continua a mantenere la sterlina, seppure svalutata nei confronti dell’euro del 27% nell’ultimo anno, deve restare una moneta dominante. Questo consente in tempo di crisi a avere grandi vantaggi, si esporta di più, e il turismo europeo investe i propri soldi in viaggi all’insegna delle spese a Londra anziché in altre capitali. Nel campo politico l’Inghilterra resta una nazione antieuropea; ma con la forza che le viene dalla vittoriosa dell’ultima guerra.




La nuova Europa, quella disegnata dal Trattato di Lisbona deve essere rappresentata dall’Inghilterra.

Inghilterra, che prima voleva occupare la presidenza della l’Unione, di li a poco ha preteso l’assegnazione dell’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione.
Inghilterra, che riconosce una sola “democrazia” quella, - del bianco (Ppe) o rosso (Pse) - che si spartisce alla pari il bilancio e i poteri dell’Unione, delle 27 nazioni che la compongono, solo 7 sono governate dalla sinistra (Gran Bretagna, Spagna, Grecia, Slovacchia, Slovenia, Portogallo, Austria), ma in queste scelte i popoli dell’Europa restano impotenti, la guerra l’hanno vinta loro, e loro decidono! Fatto sta, che nella totale indifferenza, gli uni e gli altri hanno scelto una aristocratica inglese, estranea alla “democrazia” (visto che mai si è posta al giudizio popolare), una baronessa di Upholland di nome Catherine Margaret Ashton, nata il 20 marzo del 1956, appartenente alla famiglia della sinistra europea, di scarsa esperienza in materia di affari esteri, e di fatto sconosciuta ai più, anche in Gran Bretagna. La sua nomina avrà il voto dei membri del Parlamento europeo, che dovranno approvare l’imposizione del Governo inglese.
E pazienza se il risultato è lontano alle grandi aspettative del dibattito lanciato otto anni fa per riformare le istituzioni europee e che puntava a dare all'Europa un grande ruolo nel governo del Mondo.
La Ashton, ha studiato economia all'Università di Londra. Dal 1983 al 1989 direttore di Business in the community, un'associazione di imprese che ha nel suo statuto l'impegno a occuparsi dei problemi relativi alle disuguaglianze, dal 1998 al 2001 è stata anche responsabile dell'Autorità sanitaria nell'Hertfordshire, prima di essere nominata sottosegretario all'Istruzione.
Il 28 giugno del 2007 è stata scelta dal premier britannico Gordon Brown come leader dei laburisti alla Camera dei Lord. Arriva a Bruxelles poco più di un anno fa, il 6 ottobre del 2008, tra lo scetticismo e le critiche di quanti la consideravano troppo poco esperta e di basso profilo, per sostituire Peter Mandelson, chiamato a fare del Governo inglese.

Originariamente, il posto di Alto rappresentante per gli affari esteri, creato dal Trattato di Lisbona è stato voluto per dare voce all'Unione europea forte e unitaria negli affari mondiali, c’è da chiedersi se la prepotenza inglese mira a bloccare il raggiungimento di questo obbiettivo, constatata la bassa qualità dell'Ashton, che sostituirà le funzioni fino ad ora esercitate semestralmente con la rotazione del presidenza del Consiglio.
In particolare, c’è da chiedersi, sarà capace di "guidare la politica estera e di sicurezza e, contribuire alla formulazione di questa politica, sarà capace di implementare e garantire l'attuazione delle decisioni prese in questo campo", avrà le capacità necessarie a presiedere il Consiglio dei ministri degli Esteri e a ricoprire anche l’incarico di vice presidente della Commissione europea responsabile per le relazioni esterne? Un funzionario francese dice di No, dichiarando, che la Ashton " Ha poca esperienza e la sua nomina è una scelta bizzarra”.

La Ashton, che avrà un mandato di cinque anni, sostenuto per la posizione che ricopre da un premio monetario di 50.000 milioni di euro fino al 2013, oltre a circa 5.000 dipendenti ed una rete di delegazioni all'estero da parte della Commissione europea.
Avrà anche uno status giuridico sui generis, distinto dalla Commissione europea e del Consiglio relativo all’autonomia di bilancio e di gestione del personale.
Sarà, quindi, con la propria sezione del bilancio dell'Unione europea, responsabile di proposte e relative realizzazioni.

A PAGARE SARA’ IL POPOLO, A SPERPERARE, LE SCELTE DELL’ALTO RAPPRESENTANTE INGLESE.
Occorre costruire una nuova Europa: l’Europa dei popoli, non dei banchieri.

La costruzione dell’Europa ha percorso solo la strada dell’implicito ostacolo allo sviluppo economico e politico, insomma del suo totale fallimento.

Nel 1949 ci imponevano la creazione del Consiglio d’Europa, sei di queste nazioni dovettero fare di più. Fu il francese Jean-Baptiste Nicolas Robert Schuman a farsene carico imponendo la volontà degli anglo-americani, alle nazioni da questi “liberate” Belgio, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, e dei paesi sconfitti, nella parte occidentale della Germania e l’Italia.

Trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio
Il trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), firmato il 18 aprile 1951 a Parigi ed entrato in vigore il 23 luglio 1952, è giunto a scadenza il 23 luglio 2002.

Trattato di Roma
Il trattato di Roma che istituisce la Comunità economica europea (CEE), firmato a Roma il 25 marzo 1957 ed entrato in vigore il 1º gennaio 1958, è stato firmato contemporaneamente al trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). Si fa pertanto riferimento ai due trattati come ai trattati di Roma.

Trattato di fusione
Il trattato di fusione, firmato a Bruxelles l’8 aprile 1965 ed entrato in vigore il 1º luglio 1967, ha istituito una Commissione unica ed un Consiglio unico delle allora tre Comunità europee.

Atto unico europeo (AUE)
L’atto unico europeo (AUE), firmato a Lussemburgo e all’Aia ed entrato in vigore il 1º luglio 1987, ha disposto gli adattamenti richiesti per completare il mercato interno.

Trattato sull’Unione europea
Il trattato sull’Unione europea, firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992 ed entrato in vigore il 1º novembre 1993, ha cambiato la denominazione della Comunità economica europea in “Comunità europea”. Ha inoltre introdotto nuove forme di cooperazione tra i governi degli Stati membri, ad esempio nel settore della difesa e in quello della “giustizia e affari interni”. Aggiungendo questa cooperazione intergovernativa al sistema già esistente della “Comunità”, il trattato di Maastricht ha creato una nuova struttura a tre “pilastri”, che è sia politica che economica: si tratta dell’Unione europea (UE).

Trattato di Amsterdam
Il trattato di Amsterdam, firmato il 2 ottobre 1997 ed entrato in vigore il 1º maggio 1999, ha modificato e introdotto una nuova numerazione dei trattati UE e CE e reca in allegato le versioni consolidate dei trattati stessi. Il trattato di Amsterdam ha modificato la designazione degli articoli del trattato sull’Unione europea, che erano indicati dalle lettere maiuscole da A a S, sostituendola con una numerazione progressiva.

Trattato di Nizza
Il trattato di Nizza, firmato il 26 febbraio 2001 ed entrato in vigore il 1º febbraio 2003, si è occupato fondamentalmente delle riforme istituzionali necessarie per garantire il buon funzionamento delle istituzioni una volta effettuato l’allargamento a 25 Stati membri nel 2004 e a 27 nel 2007. Il trattato di Nizza, il precedente trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea sono stati unificati in una versione consolidata.

Trattato di Lisbona
Il Trattato di Lisbona è stato firmato il 13 dicembre 2007. Prima dell’entrata in vigore, che si auspicava prima delle elezioni al Parlamento europeo nel giugno del 2009, ratificato da tutti i 27 Stati membri. I suoi obiettivi principali consistono nel rendere l’UE più efficente al fine di soddisfare le aspettative dei cittadini europei in termini di alti livelli di affidabilità, apertura, trasparenza e partecipazione, nonché al fine di rendere l’UE più efficiente e in grado di far fronte alle sfide globali odierne quali il cambiamento climatico, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile.
L’accordo sul Trattato di Lisbona fa seguito alla discussione su una costituzione. Un "Trattato istitutivo di una costituzione per l’Europa" è stato adottato dai capi di Stato e di Governo in occasione del Consiglio europeo di Bruxelles (17 e 18 giugno 2004) e firmato a Roma il 29 ottobre 2004, ma non è mai stato ratificato. I trattati istitutivi sono stati modificati più volte, ad esempio in occasione dell’entrata di nuovi Stati membri nel 1973 (Danimarca, Irlanda, Regno Unito), nel 1981 (Grecia), nel 1986 (Spagna, Portogallo), nel 1995 (Austria, Finlandia, Svezia), nel 2004 (Repubblica ceca, Cipro, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia e Slovenia) e nel 2007 (Bulgaria e Romania).

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