L’Italia antifascista è la “malattia” finiana

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L’Italia antifascista è la “malattia” finiana

Messaggio  Admin il Mer 02 Dic 2009, 01:15



Ambizione e nichilismo, l’apparente malattia dell’on. Fini, il quale dopo tantissime abiure è divenuto, ministro, vice Premier e terza carica dello Stato, ruolo quest’ultimo, che il 28 maggio del duemilaotto lo ha prendere le distanze dal suo maestro di vita, (che lo preferì al più capace Anderson, a capo del F.d G.) rispondendo quale presidente della Camera al deputato del Partito democratico (sinistra excomunista), Emanuele Fiano, che in Aula legge un articolo firmato da Giorgio Almirante (futuro leader missino) scritto nel 1942 su una rivista (La difesa della razza di Telesio Interlandi) che sosteneva (nell’Italia in guerra, alleata della Germania) le leggi antisemite.
Fini risponde a Fiano: «Sono certamente vergognose la frasi che lei ha letto - osserva - che esprimono un sentimento razzista che albergava in tanti, troppi, esponenti … ».
Frase che oltre a denigrare Giorgio Almirante, denigra il sacrificio dei fascisti e degli italiani liberi.
A difendere la memoria di Almirante oltre a tutti i missini, rimasti tali, è donna Assunta Almirante che reagire affermando: «A queste cattiverie non vale neanche la pena replicare. Mio marito è stato l’uomo della pacificazione nazionale, un vero cristiano, ha aiutato numerosi ebrei anche economicamente. A conferma dell’affermazione di donna Assunta arriva la «difesa» da Luciano Violante: «Almirante fu l’unico che, entrato nella vita repubblicana, prese le distanze da quell’esperienza. Lo fece in una dichiarazione pubblica, non in privato. Altri non lo fecero».

Per noi fascisti, Almirante fu un leader capace d’intuire che non vi sarà mai una piena integrazione di tutti i cittadini nelle istituzioni senza un Paese riconciliato con se stesso oltre le appartenenze di partito e in nome di un’idea condivisa di nazione.
Come capo del MSI, Almirante capiva che il futuro della destra non poteva consistere nel chiamarsi fuori dall’Italia anche quando l’Italia della politica puntava a marginizzare e, in una certa fase, anche a perseguitare la propria comunità. La sua opera non era diretta alla demolizione del sistema politico ma all’alternativa. Per lui alternativa voleva dire una nuova repubblica capace non solo di decisione ma anche di una più compiuta rappresentanza sociale».
Chiusa una polemica ne apre altre, rendendo sempre più difficile la coabitazione sia nel P d L che col capo del governo Silvio Berlusconi, uomo non del tutto trasparente, capitalista a servizio del capitalismo.
L’undici settembre a Gubbio, Fini, fa infuriare il premier soprattutto per il riferimento alle inchieste di mafia.
Lo scontro ha superato il livello di guardia, il Cavaliere, dopo le parole di Fini sulla necessità di andare avanti sulle inchieste di mafia, - afferma ho avuto la conferma di quanto sospettavo da tempo. "E' chiaro che vuole la mia morte politica, ma non capisco dove pensa di andare se tutti i suoi uomini sono passati con me. Gli sono rimasti solo quattro gatti. E non dimentichi chi ce l'ha messo nel posto dove sta.".
Insomma, tra Berlusconi e i suoi uomini la parola d'ordine è isolare Fini, prenderne le distanze quasi fosse un corpo estraneo, un "nemico".
Il sei novembre a Pescara, durante un convegno dedicato al “Premio Borsellino” Fini chiacchiera a ruota libera con il magistrato(suo amico) Nicola Trifuoggi, quasi, ad auspicare altri guai a Berlusconi.
Convinto che la conversazione si svolga a microfoni spenti, parla delle vicende di stringente attualità, tra cui quelle che riguardano Silvio Berlusconi, le sue inchieste giudiziarie e le rivelazioni del pentito Spatuzza. La conversazione dai toni colloquiali, conferma tuttavia, la negazione di ogni forma di rispetto per colui che lo ha portato a tradire, per il potere, la comunità missina e i camerati che la componevano.

Il disagiato rapporto di Fini con Berlusconi si desume dalle sue dichiarazioni: "Lui confonde la leadership con la monarchia assoluta... il consenso popolare che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra
autorità..."


IL FUORIONDA (Fonte “La Repubblica” 1 dicembre 2009)

Fini: "A Scampia c'è un altro sacerdote che si chiama Don Aniello e di cognome Mancaniello, ed è un personaggio come questo (ndr Don Luigi Merola). Una volta è venuto un guappo e lui gli ha detto 'Io non sono un prete, so un mancaniello!'"

Subito dopo il presidente della Camera indica a don Merola, che si lamentava del fatto di non essere ancora mai riuscito ad incontrare il ministro Gelmini, il suo segretario personale.

Fini: "Qualche giorno fa rileggevo un libro sull'Italia giolittiana e a Giolitti, che era considerato il ministro della malavita, un oppositore gli disse: 'Lei rappresenta lo stato... participio passato del verbo essere'. Efficace, no?"

Trifuoggi: "Potrebbe essere riesumata"

Fini: "Infatti non escludo di farlo, citando la fonte... prima o poi lo faccio"

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Fini (riferendosi ad Aldo Pecora): "Lui è un creativo nato, perché il movimento lo ha chiamato 'Ammazzateci tutti'... e sì... il talento è quello"

Pecora nell'ambito del suo discorso afferma: "Noi siamo di passaggio, qua nessuno è eterno, non si vive in eterno"

E allora Fini commenta: "... se ti sente il Presidente del Consiglio si incazza"

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Fini: "Sono un ragazzaccio io... come dicevano i greci... poco se mi giudico molto se mi confronto... è così, sembra una battuta invece è una massima di vita. E' l'umiltà e nello stesso tempo la consapevolezza di vivere"

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Fini: "Per i ragazzi come questi (riferendosi a Pecora) .. è chiaro che una delusione a 23 anni, non alla nostra età, ti toglie qualunque possibilità di credere nella vita"

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Fini, rivolgendosi a Pecora: "Con la giacca e la cravatta sei ancora più bravo"

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Fini: "E' che con i ragazzi non parli con le parole ma con gli esempi"

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Fini: "Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza (ndr il pentito Gaspare Spatuzza)... speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da... perché è una bomba atomica"

Trifuoggi: "Assolutamente si... non ci si può permettere un errore neanche minimo"

Fini: "Si perché non sarebbe solo un errore giudiziario, è una tale bomba che... lei lo saprà .. Spatuzza parla apertamente di Mancino, che è stato ministro degli Interni, e di ... (ndr Berlusconi?)... uno è vice presidente del CSM e l'altro è il Presidente del Consiglio..."

Trifuoggi: "Pare che basti, no"

Fini: "Pare che basti"

Trifuoggi: "Però comunque si devono fare queste indagini"

Fini: "E ci mancherebbe altro"

Fini: "No ma lui, l'uomo confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di... qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo... magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento... siccome è eletto dal popolo...

Trifuoggi: "E' nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l'imperatore romano"

Fini: "Ma io gliel'ho detto... confonde la leadership con la monarchia assoluta.... poi in privato gli ho detto... ricordati che gli hanno tagliato la testa a... quindi statte quieto"

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Fini applaude Nino Di Matteo ed esclama "Bravo"

Nino Di Matteo, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia di Palermo, con il collega Antonio Ingroia, sta raccogliendo le dichiarazioni di Massimo Ciancimino (ndr figlio di Vito) sulla trattativa avvenuta nel '92 fra Cosa nostra e pezzi dello Stato.
E' inoltre PM del processo Mori.



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