Crisi economica dell’occidente. Quale il ruolo del sionismo?

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Crisi economica dell’occidente. Quale il ruolo del sionismo?

Messaggio  Admin il Ven 21 Mag 2010, 02:02



Ancora una crisi pilotata dal sionismo mondiale, che interviene scientificamente su i mercati occidentali, per imporre una nuova economia di mercato.
Lo stesso obbiettivo che mosse il sionismo negli anni ‘30 in Germania, che portò il popolo tedesco alla fame. Ad esso segui l’olocausto!

In questo viene fortemente agevolato dal Governo americano se è vero come è vero che; Robert Gibbs portavoce della Casa Bianca, rispondendo al briefing ad una domanda sulla crisi finanziaria che sta attraversando l'Europa, ha detto: "L'Europa deve affrontare i problemi all'interno dell'Europa e noi continuiamo a credere che sono necessarie alcune misure forti che devono essere adottate".

Riguardo alla riforma finanziaria in discussione al Congresso americano, Gibbs ha detto che e' vicina "la conclusione al Senato del processo" di approvazione. Ed ha ribadito che il presidente Obama "ha una forte convinzione che sono necessarie delle regole molto severe".

Sembra che l’organizzazione sionista, si propone d’accelerare gli eventi previsti nei “Protocolli dei Savi di Sion”. Questa una delle cause che non ci sentiamo d’escludere, per questo riportiamo il protocollo 21, dal titolo:
“Il debito pubblico e l’emissione dei relativi titoli. Il problema della loro conversione. Soppressione delle Borse”.

Aggiungerò ora qualche parola a quel che vi ho dichiarato nel corso della nostra riunione, dandovi una spiegazione dettagliata dei prestiti all’interno. Non indugerò ulteriormente sui prestiti all’estero, perché essi hanno colmato i nostri forzieri di denaro sottratto ai gentili, ed anche perché il nostro Stato universale non avrà vicini esterni con cui esso possa negoziare un prestito.
Abbiamo sfruttato la corruzione degli amministratori e la negligenza dei sovrani Gentili per raddoppiare e triplicare quel denaro imprestato da noi ai loro governi, di cui in realtà costoro non avevano affatto bisogno. Chi potrebbe comportarsi egualmente con noi? Mi occuperò quindi solo de prestiti all’interno.
Il Governo, allorché decide un prestito di questo tipo, promuove una sottoscrizione per i relativi Buoni. Questi, perché siano alla portata di tutte le borse, saranno di valore assai modesto. Se i primi sottoscrittori potranno comprare al di sotto della pari, il giorno successivo il prezzo dei titoli verrà rialzato, per offrire l’impressione che tutti desiderano acquistarli.
Dopo pochi giorni le casse dell’erario saranno colme con tutto il denaro che è stato sottoscritto in più. ( Perché continuare ad accettare denaro per un prestito già largamente sottoscritto?) La sottoscrizione ha evidentemente superato di molto la somma richiesta e questo rivela la bontà dell’operazione: evidentemente il pubblico ha fiducia nel governo.
Ma quando la commedia è finita, rimane il fatto che esiste un grosso debito, e che per pagarne gli interressi si deve ricorrere ad un nuovo prestito, il quale a sua volta non annulla il certo il debito dello Stato, ma anzi lo aumenta. Quando risultano esaurite le possibilità per lo Stato di lanciare prestiti, gli interessi dei nuovi prestiti dovranno essere pagati mediante nuove tasse: le quali non rappresentano che un passivo per coprire un altro passivo.
Interviene allora la fase della conversione dei prestiti, ma tali conversioni non fanno che determinare la quantità dell’interesse da pagare senza estinguere il debito. Esse, inoltre, sono possibili solo col consenso dei creditori, i Governi verrebbero presi nella propria rete e non sarebbero certo in condizioni di rimborsare tutto il denaro. Fortunatamente, i sudditi degli stati Gentili non si intendono molto di finanza, ed hanno sempre preferito subire una riduzione del valore dei loro titoli assieme a una riduzione degli interessi, piuttosto che esporsi ai rischi di un nuovo investimento. Così hanno sovente dato modo ai loro governi di liberarsi di un debito che probabilmente ammontava a parecchi milioni.
I Gentili però non oserebbero tenere un comportamento simile coi prestiti all’estero, ben sapendo che in tale ipotesi noi richiederemmo tutti la restituzione del nostro denaro. Con un atto del genere lo Stato dichiarerebbe apertamente il proprio fallimento, e questo persuaderebbe definitivamente il popolo che i suoi interessi non hanno nulla in comune con quelli del governo.
Desidero fissare in modo particolare la attenzione si quanto ho affermato, e anche sulla circostanza seguente: attualmente, tutti i prestiti all’interno risultano consolidati dai cosiddetti prestiti temporanei – cioè da debiti a breve scadenza, formati dal denaro depositato nelle Banche dello Stato e nelle Casse di Risparmio. Questo denaro, che rimane a disposizione dello Stato per un periodo di tempo considerevole, serve per pagare gli interessi all’esterno, mentre lo Stato deposita nelle Banche, in sostituzione di esso, dei titoli di Stato che coprono tutti i deficit di cassa dei governi Gentili.
Allorché il nostro sovrano salirà sul trono mondiale, tutte queste astute operazioni finanziarie scompariranno. Noi distruggeremo il mercato dei titoli pubblici, perché non consentiremo che il nostro prestigio venga scosso dal rialzo o dal ribasso dei nostri titoli, il cui valore sarà determinato per legge alla parti, senza possibilità alcuna di qualsiasi variazione di prezzo. Il rialzo determina il ribasso, ed è stato grazie ai rialzi che noi abbiamo iniziato a svalutare i titoli dei Gentili. Alle Borse noi sostituiremo potenti organismi governativi, che avranno il dovere di tassare le attività commerciali secondo i criteri che il governo riterrà opportuni. Questi enti saranno in grado di lanciare sul mercato milioni e milioni di azioni di società commerciali, o di acquistarle in un sol giorno.
Tutte le attività commerciali saranno quindi a noi subordinate, e potete allora immaginare quale forza diventerà la nostra!

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