I Sionisti vanno all’arrembaggio della Freedom Flotilla e i governi occidentali a loro asserviti, all’Onu si astengono o votano contro.

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I Sionisti vanno all’arrembaggio della Freedom Flotilla e i governi occidentali a loro asserviti, all’Onu si astengono o votano contro.

Messaggio  Admin il Lun 31 Mag 2010, 23:05


Negli anni ’40 ad Auschwitz, nei forni si cremavano i morti, diffondendo l’acre odore di carne nell’area. Nel 2010 a Gaza, nell’area si sente il profumo acre dei missili israeliani, nessun odore di pane, i forni restano spenti per responsabilità degli israeliti che non conoscono il concetto <<aiuti umanitari>>, questi intoccabili, continuano ad operare a loro piacimento protetti dai governi occidentali i quali del tutto asserviti al capitalismo, all’Onu, si astengono ( ) o votano contro ( )

I sionisti lamentando le persecuzioni Hitleriane, vecchie di 70 anni, continuando a derubare il popolo Palestinese.

Dopo aver rubato loro gran parte del territorio continuano a massacrarli con ricorrenti interventi militari (gli aerei israeliani F-16, continuano a sganciare missili contro diversi obbiettivi), e affamandoli con l’imposizione, da giugno ’97, di un ingiustificato dell’embargo (attaccando le navi con gli aiuti umanitari).

I Giudei del resto da sempre pensano solo ai loro interessi, la loro “religione” è la ricchezza.
Ricordiamo la scelta, d’adorazione, del vitello d’Oro, a Dio, in assenza di Mosè che, si attardo sul Sinai, ricordiamo Pilato quando chiese loro: << chi volete che rilasci: Barabba o Gesù? >>. I giudei gridarono Barabba, scegliendo un bandito ad un uomo giusto.

Un popolo dalla memoria corta che, scordando i patimenti passati, per colpa delle scelte fatte dai capitalisti tedeschi (industriali e banchieri ebrei), i quali nei primi anni venti non solo non supportarono l’economia germanica ma fomentarono la grave crisi economica e la conseguente disoccupazione, tant’è che, l’intero popolo tedesco scelse l’uomo capace di perseguitarli ovunque essi fossero. Stranamente il malvagio Hitler permise a banchieri e industriali ebrei di lasciare la Germania. Siegmund, se ne andato con 60.000 volumi d' arte (la più grande collezione privata al mondo) e 350 casse di oggetti alla volta dell' Inghilterra. La banca che presiedeva in nome del “sionismo” ha investito parecchi soldi per agevolare l'esodo degli ebrei tedeschi dalla Germania e per finanziare il loro insediamento in Palestina. Insediamento sostenuto dagli anglo-americani, i quali, negli anni, con la scusa del dialogo hanno permesso che i sionisti massacrassero il popolo palestinese, i palestinesi rimasti nella loro terra sono ormai rinchiusi in campi di concentramento, sottoposti ogni giorno dagli occupanti sionisti ad altre ruberie di terra in Cisgiordania e , soffocati nella Striscia di Gaza con ingiustificati bombardamenti e un assedio economico senza precedenti nel mondo.

Israele si arroga il diritto di controllare interamente le acque territoriali dello Stato di Palestina, tanto da imporre, con un’ulteriore violazione di patti e accordi (gli accordi di Oslo riconoscevano ai palestinesi il diritto di pescare fino a 22 km) ai pescatori palestinesi - quando non gli spara contro indiscriminatamente – l’obbligo di non allontanarsi oltre i 5 km dalla costa. Arrogandosi il diritto di diminuire o aumentare a loro piacimento il limite territoriale delle acque prospicienti la striscia di Gaza (5 Km o 130 km dalla terraferma), dove fuori da ogni logica internazionale ha bloccando (in acque internazionali) la “Flottiglia della libertà”, con il solo obbiettivo vietare l’ingresso a Gaza degli aiuti umanitari che il mondo LIBERO desiderava donare al popolo PALESTINESE.

Quello che è accaduto nella notte del 30- 31 maggio 2010 è un’ulteriore conferma che il territorio Palestinese occupato dai sionisti (Israele) ha un governo criminale, protetto da nazioni altrettanto criminali.
Questi delinquenti, padroni dell’informazione mondiale, manipolano l’opinione pubblica a loro piacimento, da cronici bugiardi, evidenziano solo la loro provocante versione dei fatti affermando che: “ i soldati avrebbero reagito dopo essere stati bersaglio di un attacco, anche con armi da fuoco, durante il blitz (aggressione) condotto su una delle navi, la Marmara, battente bandiera turca con a bordo 600 volontari dei circa 750 (in totali sulle 6 navi).
La menzogna sionista viene sillabata dal comandante della marina militare, ammiraglio Eliezer Marom, nel corso di una conferenza stampa a Tel Aviv assieme al ministro della difesa Ehud Barak e al capo di stato maggiore generale Gaby Ashkenazi, nella quale senza alcuna vergogna viene affermato: “ su tutte le altre navi, la presa di controllo (aggressione) si è svolta senza incontrare resistenza da parte dei passeggeri e perciò senza vittime”, scordando di aggiungere che, sulle altre (5) navi erano a bordo, per lo più, solo i componenti degli equipaggi, meno di 150 persone.

Altra è la versione, poco conosciuta, dell’account ufficiale del Free Gaza Movement rilancia i tweets e le urla che arrivano dalla barca presa d’assalto. Alle quattro e mezza del mattino le teste di cuoio si calano dagli elicotteri. «Hanno aperto il fuoco senza pensarci, immediatamente- denuncia la ong- è un massacro». Non è stato sparato un solo colpo dalla nostra parte, tweettano i responsabili di Fgm: «Tre navi israeliani ci stanno avvicinando. Ci hanno chiesto chi fossimo, poi ci hanno affiancati. Sono spariti di colpo e ora eccolli qui, riusciamo a vederli». Il silenzio sonnacchioso della notte di Twitter è rotto da un sms che arriva dal Free Gaza Movement. «Siamo a 78 miglia da Israele, in acque internazionali, la gente sta indossando i giubbotti salva-vita. Vogliono bloccare il segnale satellitare e la connessione wireless». L’appello lanciato in diretta dalla “Flottiglia della libertà” inizia a rimbalzare sul social network. «Siamo qui per portare aiuti», scrivono i pacifisti. Un’ora dopo la situazione si fa convulsa. «I soldati hanno cominciato a sparare non appena hanno messo piede sulla nave. Hanno sparato anche a civili che dormivano».

Il popolo libero crede i volontari, anche per le innumerevoli nazionalità (40) di provenienza e condanna il comportamento del Capo del governo sionista, Benjamin Netanyahu, il quale con la solida arroganza, ha garantito il “pieno sostegno” alle forze militari israeliane, mentre tutto il mondo condanna quella insulsa aggressione. E’ stata la marina israeliana con atti di pirateria a dirottare le navi (6) cariche di aiuti umanitari, partite da Cipro e dirette a Gaza, nel porto israeliano di Haifa o Ashood e non il contrario.

I Sionisti sanno che gli interessi economici sono più forti delle emozioni e che i popoli hanno governati sempre più corruttibili, infatti dalle proteste del momento dei paesi occidentali si è passati al voto Onu d’astensione o contrario perché si giungesse ad una inchiesta indipendente su quanto accaduto. Un inchiesta voluta dai paesi islamici che, non avrà nessuna conseguenza, come del resto quelle precedenti.

Se i governi ancora una volta si sono asserviti al sionismo, molti popoli del mondo sono pronti a combatterlo, non solo sabotando quanto prodotto in Israele ma sabotando tutto quello che vede investiti di capitale sionista.

SE i volontari nell’ultimo messaggio confermano la volontà di proseguire la loro missione di portare aiuti alla popolazione palestinese enunciando: «Non ci fermeremo. Andremo di nuovo. Abbiamo ancora la Rachel Corrie e un’altra imbarcazione. Andremo fino a quando Gaza non sarà libera».

NOI FASCISTI ANDREMO OLTRE! Combattere l’arroganza Israeliana sarà un impegno imperativo.

Come afferma la moglie di re Abdallah <<Ogni nave che prova a infrangere il blocco è una nave della speranza>>, ricordando che <<l’80 per cento della gente di Gaza vive sotto il livello di povertà e il 95 per cento delle attività produttive ha chiuso>>.
Affermazioni confermate da Chris Gunness, portavoce dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa), il quale si dichiara sinceramente stupito per le notizie riportate sulla stampa internazionale, secondo cui Israele si farà carico di consegnare alla popolazione palestinese gli aiuti umanitari che si trovano a bordo delle imbarcazioni della ‘Freedom Flotilla'. Un’ulteriore falsità, dato che per tre anni hanno impedito all’agenzia dell’Onu di consegnare cibo e medicine alle famiglie palestinesi”. Gunness non nasconde lo stupore nel riferire alla MISNA le informazioni relative al carico di aiuti contenuto nelle stive delle navi attaccate dalla Marina israeliana. “Da quando, oltre tre anni fa, è iniziato l’embargo totale da parte di Israele sulla Striscia di Gaza – afferma Gunness – abbiamo avuto problemi infiniti anche a far passare i nostri stessi camion. Carichi di materiali per l’edilizia, medicinali e beni di uso comune sono rimasti bloccati per settimane ai valichi. E adesso sostengono che distribuiranno le oltre 10.000 tonnellate di aiuti contenuti nelle stive delle navi?”. Nel Giugno del 2009, la Marina israeliana blocco due navi contro l'embargo, impadronendosi delle imbarcazioni e del loro carico che, non raggiunse il popolo di Gaza.
Gunness, prosegue: – “L’interesse per la sorte degli aiuti c’è, poiché noi sappiamo di quanto ne abbiano bisogno i palestinesi”. Negli ultimi tre anni, dal Giugno 2007, la distribuzione di aiuti, cibo, medicine, e prodotti essenziali per la popolazione di Gaza è stata fatta filtrare “con il contagocce” secondo le recenti dichiarazioni del Commissario Unrwa Filippo Grandi, “con un sistema che non garantisce alla popolazioni le condizioni minime per la sopravvivenza”. Oltre ai medicinali, le organizzazioni umanitarie denunciano il divieto di importare beni come la frutta sciroppata, i succhi di frutta, cioccolato, lampadine, candele, fiammiferi, strumenti musicali, materassi, coperte, shampoo e balsamo per capelli. A questo si devono aggiungere i carburanti (cherosene, benzina, petrolio) e i materiali edili che avrebbero permesso la ricostruzione delle case e dei palazzi distrutti dall’esercito israeliano durante l’offensiva ‘Piombo Fuso’ di un anno e mezzo fa, che causò la morte di oltre 1400 palestinesi.

Molte famiglie, in questi anni, sono sopravvissute anche grazie ai prodotti contrabbandati a Gaza attraverso i tunnel sotterranei scavati alla frontiera con l’Egitto (Nazione araba) che, di fatto, sostiene l’embargo mantenendo chiuso il confine con il territorio palestinese.

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