Attentato a Berlusconi, la sentenza

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Attentato a Berlusconi, la sentenza

Messaggio  Admin il Mer 30 Giu 2010, 00:20


Milano 29 giugno 2010
Con la sentenza del Gup di Milano Luisa Savoia, siamo tornati indietro di 84 anni.
Magistrati, pronti ad applicare la massima pena per il reato d’apologia del Fascismo, hanno assolto il sovversivo Massimo Tartaglia, reo d’aver attentato alla vita di S. Berlusconi.

Il ventennio Fascista sopportò più di un’attentato contro il Capo del Governo, a compierli:
- Tito Zaniboni, il 4 novembre 1925;
- Violet Gibson, il 7 aprile 1926;
- Gino Lucetti, l’11 settembre 1926;
- Anteo Zamboni, 31 ottobre 1926;
Quella era l’epoca che la magistratura ordinaria assolveva i sovversivi e condannava i volontari del fascismo.

Questo comportamento ha costretto il fascismo, il 25 novembre 1926, ad istituire il Tribunale Speciale (legge 25 novembre 1926, n. 2008, con il compito di giudicare i reati contro la sicurezza dello Stato), legge che, divenne operativa dal marzo 1939. Negli anni precedente, due italiani nemici dell’Italia, l’anarchico sardo, Michele Scirru, reo confesso, arrestato il 3 febbraio del 1931 con una pistola, era partito dall’America per attentare alla vita di Mussolini, un altro anarchico, giunto dal Belgio, Angelo Pellegrino Sbardellotto, arrestato il 4 giugno del 1932 con un passaporto falso, una pistola e un’ordigno, confessò d’essere tornato in italia con l’intenzione di uccidere Mussolini. Finalmente gli antitaliani smettono di attentare alla vita di Mussolini, grazie al Tribunale speciale che, emette contro dei due la sentenza di condanna a morte. I due sovversivi vengono effettivamente fucilati.

A noi non importa se il Capo del Governo è un grande statista, quale fu Benito Mussolini, o un esaltato quale è Silvio Berlusconi.
Se gli attentati del ventennio per la magistratura dell’epoca risultavano influenti, quello compiuto il 13 dicembre 2009 a Milano in epoca “democratica” per il magistrato risulta compito da (sovversivo Massimo Tartaglia) un non imputabile, in quanto incapace di intendere e volere al momento dell’attentato.
Come è sempre accaduto i sovversivi trovano clemenza, Massimo Tartaglia, il tredici di dicembre 2009, partì da Cesano, con il preciso obbiettivo di attentare alla vita del Capo del Governo. Per l’interra giornata si agirà per il centro di Milano, in attesa che abbia inizio il comizio. Un comizio disturbato da un centinaio di escrementi rossi, al quale l’incapace d’intendere e volere non si unisce, ma si apposta in uno dei punti strategici, per avvicinare Berlusconi e colpirlo al capo, questo comportamento per i due psichiatri incaricati dal gup, Antonio Marigliano e Fiorella Gazzale, dimostra che, il Tartaglia al momento dell’attentato era incapace di intendere e volere. Nonostante l’imputazione comminata al 42enne “lesioni aggravate dalla premeditazione e dal fatto che il Premier sia un pubblico ufficiale”, il gup, che ha celebrato il processo con rito abbreviato ha accolto le richieste formulate dal procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, assolvendo l'imputato "perché non imputabile in quanto incapace di intendere e volere al momento del fatto" e ha disposto la misura di sicurezza della libertà vigilata per un anno che Tartaglia dovrà scontare nella comunità terapeutica dove si trova attualmente in cura. All’imputato è stato anche inflitto il divieto di partecipare a manifestazioni pubbliche.
Entrambe le misure potranno essere "riviste", stando a quanto chiesto dal pm, dopo 6 mesi, qualora la situazione di Tartaglia dovesse mutare.
I legali dell’imputato hanno chiesto l’assoluzione e la concessione della libertà perché non lo ritengono, come ha invece attestato la perizia, socialmente pericoloso.

I tempi sono cambiati ma le caste restano le stesse, il giudice, ha dato un chiaro segnale al mondo antitaliano, “uccidete Berlusconi”, non è tempo di tentennare!

Segnale che, nel ventennio, si concluse con l’istituzione del Tribunale che esautorava la casta assassina.

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