Santostefano Giuseppe 31 luglio 1973 Presente!

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Santostefano Giuseppe 31 luglio 1973 Presente!

Messaggio  Admin il Sab 31 Lug 2010, 06:36

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Cognome e Nome: SANTOSTEFANO Giuseppe

Luogo e data della Morte: Reggio Calabria 31 luglio 1973

Descrizione: Reggio Calabria dal luglio del 1970 al febbraio del 1971, dovette subire la prepotenza del governo Rumor e dei partiti che lo componevano, la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Unitario, il Partito Socialista Italiano e il Partito Repubblicano, governo sfiduciato il 6 agosto del 1970, ad esso segui il primo governo Colombo anch’esso composto dagli stessi partiti con la sola eccezione del Partito Unitario che si tramuto in Partito Socialdemocratico.
Partiti e uomini che umiliarono gli abitanti di Reggio Calabria, una città tra le più antiche ed importanti di tutta la Magna Grecia, individuando nella città di Catanzaro la sede capoluogo di regione - scelta che avvenne a Roma, in sede di governo nazionale - la voce di Cosenza e Catanzaro era politicamente più forte e indubbiamente più ascoltata.
I Politici, che prima ancora di fare gli interessi del popolo fecero i propri, furono Giacomo Mancini segretario del partito socialista, gia ministro dei lavori pubblici, Riccardo Misasi, democristiano, ministro della pubblica istruzione, entrambi di Cosenza e Antoniozzi anch’egli democristiano di Catanzaro.

Il 14 luglio ’70 Pietro Battaglia (democristiano), Sindaco di Reggio Calabria, ebbe il coraggio di chiamare i propri concittadini alla protesta, affinché il governo rivedesse quella disgraziata decisione, la gente rispose all’invito con grande determinazione, a cui le Forze dell’ordine rispondono con la più vile e violenta repressione.
La violenza del governo, ha fatto di una città tradita e abbandonata, un simbolo di coraggio.
Il popolo reggino si ribella e si rivolta in forma durissima, alla quale il (Ministro dell’Interno) palermitano Franco Restivo, risponde con l’invio di migliaia di poliziotti e carabinieri e persino dell’Esercito, con i suoi mezzi corazzati.
Contro la rivolta si pose da subito la sinistra di governo (i Socialisti), e d’opposizione (i comunisti), lasciando che il comitato di azione locale finisce sotto il controllo del segretario provinciale della Cisnal, Francesco Franco detto Ciccio.

I partiti dell’ “arco-costituzionale” avevano tradito il popolo reggino, e il popolo li aveva sconfessati, per questo il 17 settembre ’70, le Forze dell'ordine assaltano armati di tutto punto il quartiere Sbarre, roccaforte dei "boia chi molla" di dannunziana memoria. Ciccio Franco, missino e sindacalista della Cisnal, viene arrestato, insieme ai capi della rivolta, e deportato a Bari.

Nel febbraio del 1971 il governo interviene su due fronti: con un ulteriore stretta repressiva che, porterà a centinaia di arresti e con l’annuncio impraticabili di impegni, come specchietti per le allodole. Viene promesso il quinto centro siderurgico dell'industria di stato (IRI) da costruire a Gioia Tauro, un investimento di 3 mila miliardi e oltre 10 mila posti di lavoro, e la Liquichimica Biosintesi di Saline Joniche, per la sintesi delle "proteine dal petrolio".
(Il centro siderurgico non verrà realizzato perché nel mercato europeo e mondiale dell'acciaio non c'era spazio per un altro stabilimento (in Italia c'erano già - e sarebbero stati chiusi o venduti ai privati - Genova, Terni, Napoli e Taranto ), mentre la Liquichimica Biosintesi di Saline Joniche venne costruita, con i soldi dei contribuenti ma non ha mai prodotto un grammo di proteine, ed entrò a far parte dello scandalo "Rovelli ed IMI-SIR").

Se la rivolta si poté reprimere la rabbia di un popolo non si è cancella. Così Reggio non dimentica e alle elezioni del 1972 vota in blocco per il MSI eleggendo Ciccio Franco senatore.
In quegli anni in tutta la città le sedi dei partiti "democratico-costituzionali" restano deserte. Solo i comunisti, abituati alla guerriglia partigiana, mantengono una loro struttura semiclandestina e armata, fungendo così, negli anni a venire, da cavallo di Troia per il ritorno della partitocrazia, corrotta e tangentista... Così, a poco più di un anno dalle elezioni che sancirono il trionfo del MSI, i comunisti sfogano la loro rabbia contro l’unico partito accettato dai reggini, la Destra Nazionale, assassinando un lavoratore, e più, un attivo sindacalista della Cisnal (simbolo della rivolta), Giuseppe Santostefano.

Biografia: Giuseppe Santostefano, è nato nel 1923, già da giovane si dedica alla militanza politica fra i Fascisti reggini, soprattutto, attraverso l’impegno sindacale.

Stato processuale: i giudici che, seppero istruire il processo a carico del Fascista, Francesco Franco, e dei suoi seguaci nel 1975, condannandolo ad un anno e quattro mesi, perché ritenuto colpevole di istigazione a delinquere, apologia di reato e diffamazione a mezzo stampa, ancora oggi non hanno individuato i vili aggressori del Camerata Santostefano, che perse la vita ad appena 50 anni.
Eppure gli avvenimenti del 31 luglio 1973, sono chiari, dopo anni, per la prima volta i servi rossi della “democrazia” capitalista erano tornanti in piazza, effettuano un comizio.
E’ in quella occasione che l’odio ha spinto un folto gruppo di comunisti (gente disperata, che dal ’70 avevano subito un colpo durissimo) ad aggredire con bastoni e coltelli, Giuseppe Santostefano, un uomo solo ed inerme, che morirà poche ore dopo senza riprendere conoscenza.

L’impunità che i giudici hanno garantito fino ad oggi agli aggressori, rossi, di Giovanni, ha sancito la definitiva sconfitta dello Stato.

A 37 anni dai fatti, noi Fascisti, al grido d’allora, Boia chi Molla, chiediamo Giustizia!
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