Giovanni Ventura: Presente!

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Giovanni Ventura: Presente!

Messaggio  Admin il Mer 04 Ago 2010, 22:46


E’ morto il Camerata Giovanni Ventura, uno dei maggiori protagonisti dell’anticomunismo veneto, un perseguitato dallo Stato “democratico” italiano.

I giudici, antifascisti, l’hanno tenuto in carcere per oltre undicianni.

Fu accusato dell’immaginabile, ma condannato per associazione eversiva. Giovanni voleva, come tutti noi restituire dignità ad una nazione umiliata e tradita.

Fu accusato, anche, d’essere uno degli organizzatore dell’attentato del 12 dicembre 1969, alla Banca Nazionale dell'Agricoltura (strage di piazza Fontana), nella quale persero la vita 17 persone e altre 105 rimasero ferite.

Venne condannato il 23 febbraio 1979 in primo grado dal tribunale di Catanzaro alla pena più dura, l'ergastolo, Giovanni che da subito si era dichiarato innocente, fugge in Argentina, il 12 agosto 1979 viene arrestato a Buenos Aires ed estradato in Italia. Processato il 20 marzo 1981 dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro viene assolto per insufficienza di prove, ma per la “democrazia” un fascista è comunque colpevole, il 10 giugno del 1982 la Corte di Cassazione annullerà la sentenza rinviando il processo a Bari.
Il primo agosto del 1985 la Corte d’assise d’appello di Bari assolverà tutti gli imputati per insufficienza di prove, anche questa ulteriore assoluzione dei Fascisti la “democrazia” non intendette accettarla, si dà corso ad una nuova istruttoria, e il nome di Giovanni Ventura ritorna alla ribalta, se non fosse già stato giudicato in via definitiva, sarebbe scattato un ulteriore rinvio a giudizio.
Infatti nel 2005 l'ultima sentenza della Cassazione ha assolto tutti i Camerati (veneti) rinviati in giudizio (Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Carlo Digilio, Giancarlo Rognoni e Stefano Tringali), ma pur in assenza del nome di Giovanni nel fascicolo processuale, i giudici nella sentenza hanno scritto che sicuramente Giovanni Ventura ha partecipato all’organizzazione della strage, ma non poteva più essere processato. Un parere espresso dopo decenni, per nascondere un’altra strage di Stato.

GIOVANNI VENTURA, nato a Piombino Dese (PD) il 2 novembre 1944, era un cattolico laureando in filosofia, militante nel Movimento Sociale Italiano, da cui usci nel 1966 per aderire al movimento politico “Ordine Nuovo”, dove incontrerà un piccolo editore, Franco Freda, che guidava la cellula padovana.
Per vivere, si dedicava all’insegnamento ginnico, e ad una libreria “Ezzelino”, divenendo anche lui un piccolo editore, pubblica “Reazione”, una rivista ciclostilata di supporto all’ideale fascista, ma anche a testi che spiegano le contraddizioni del marxismo.

Concluse le persecuzioni giudiziarie della “democrazia” italiana, si trasferì definitivamente in Argentina, nella casa di Buenos Aires dove ha vissuto anni di tranquillità con la moglie Sandra e il figlio adottivo. Aveva persino aperto uno dei ristoranti più alla moda nel cuore della capitale argentina, “Il Filò”, termine riferito alle riunioni serali della tradizione veneta.

Il destino, tre anni fa, volle colpirlo con una delle più gravi malattie, la distrofia muscolare progressiva. Malattia, che lo costrinse, gli ultimi 2 anni, a vivere sulla sedia a rotelle. La moglie dice: <<Ormai Giovanni era divenuto molto triste, stava a casa sua da tempo era molto difficile muoverlo, era necessaria un’autoambulanza e un respiratore>>.
Il 2 agosto 2010 (giorno di un’altra strage di Stato addossata ai Fascisti), mentre dormiva , la morte lo ha liberato da quelle insopportabili sofferenze.

Se pure la moglie voleva una funzione funebre riservata, molti i camerati argentini che hanno voluto partecipare, rendendo solenni i funerali. La salma e stata tumulata nella capitale argentina. Il suo corpo non tornerà in Italia, aveva fatto ritorno in Italia per l’ultima volta nel 2007 (a Castelfranco Veneto), in occasione dei funerali del fratello Angelo.

A lui e tutti i Camerati costretti a vivere lontano dalla PATRIA per responsabilità di un falso sistema “democratico” che non smetteremo mai di contrastare, rivolgiamo il nostro grido Eia Eia Alala!

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