Oltre …… il “Futuro è Fascismo”.

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Oltre …… il “Futuro è Fascismo”.

Messaggio  Admin il Mar 10 Ago 2010, 23:15


Fini e i suoi hanno tradito il Msi, An, e adesso il Pdl.
Con la costituzione al senato e alla Camera dei gruppi parlamentari “Futuro e Libertà” andranno a servire il sistema liberal-capitalista-comunista, ma rappresenteranno il nulla.

La crisi non è politica è economica, la “democrazia” ha consegnato ormai alle multinazionali un potere maggiore dei governi nazionali.
Questi speculatori senza scrupoli manovrano masse enormi di liquidità (Fondi pensioni, fondi di investimento, denaro sporco ecc.) che impegnano travolgendo perfino le resistenze di banche nazionali.
Sanno che il denaro è un potere assoluto che può governare totalitariamente con subdoli mezzi psicologici.
Non necessita di esercito o di polizia segreta e tanto meno di un partito, ma penetra nei nostri cervelli con l’insinuazione e la suggestione, inavvertite ma efficientemente persuasive, dei media. Strapagati “opinion markers” ci ammanniscano quotidianamente le idee che guideranno l’umanità, il tutto ben inserito in un quadro di apparente libertà e di “democrazia”; suggestioni che ci inducono a credere di essere liberi, mentre non siamo nemmeno più capaci di pensare col nostro cervello.
Un orgia liberista, o se preferite liberal-democratica, una vera e propria ubriacatura collettiva, una pseudo mistica del “mercato” sembra essersi impadronita delle coscienze. Anche Fini, il traditore di ieri e di oggi, convenientemente, ha seguito le voci delle sirene sentendo la necessità di ottenere un’investitura dai centri finanziari del potere mondiale, recandosi personalmente a farsi iniziare, accettare e consacrare a Wall Street ed a Londra.
Le conseguenze della “liberalizzazione” delle frontiere doganali e della libera circolazione dei capitali sono sotto gli occhi di tutti, hanno portando a profondi squilibri, sconvolgendo la vita economica delle nazioni progredite.
Infatti gli speculatori preferiscono investire i propri capitali, ogni qual volta è possibile, nei paesi asiatici ed in quegli altri paesi dove la mano d’opera costa pochissimo e quindi permette di ricavare profitti sempre più alti.
Cosi assistiamo, e sempre più assisteremo, ad una continua fuga di capitali e di conseguenza a un aumento sempre più spaventoso della disoccupazione nelle nazioni che, avendo raggiunto con le conquiste sociali un grado di civiltà irrinunciabile, vedono il loro prodotti diventare sempre meno competitivi con quelli che vengono dai paesi, capitalisto-comunista, dove le retribuzioni salariali sono alla fame.
I governi occidentali, fanno pagare meno tasse al capitalismo e silenziosamente poco a poco stanno smantellamento lo stato sociale. In Italia ormai da anni sopportiamo il peso di una gravissima riduzione del potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni, con conseguente forte contrazione dei consumi.
Ma il sistema capitalistico è proprio basato sul consumismo e quindi non può sopportare a lungo una profonda, galoppante contrazione.
D’altra parte l’enorme massa dei disoccupati e dei derelitti cresce sempre più e preme ai cancelli delle famiglie benestante barricata egoisticamente sotto l’usbergo della “democrazia”.
Illuminante torna il detto dell’economista Galbraith: - La democrazia è la dittatura della classe benestante -. Classe benestante italiana che, seguendo un modello anglo-americano ha trascinato i traditori della Fiamma su posizioni conservatrici estreme e classiste.
Lo stesso Soros, il più famoso degli speculatori finanziari internazionali, ha ammesso che la speculazione sfrenata condurrà alla catastrofe finanziaria ed economica.

Catastrofe finanziaria ed economica che sta mettendo alla corda anche il regime democratico. Il sistema rappresentativo non soddisfa più.
Come riconosce lo stesso semi profeta della liberal-monarco-democrazia Fisichella, (ex AN) “una diffusa atmosfera di inquietudine insoddisfatta” sta dilagando in molte nazioni occidentali: le democrazie presidenziali aspirano al parlamentarismo, quelle parlamentari al presidenzialismo. Quelle con sistema elettorale maggioritario sembrano aspirare al proporzionale e viceversa.
Anni di accorta e discreta, ma penetrante persuasione da parte dei media non riescono più a nascondere una realtà, che, proprio col fallimento dell’economia, troverà la conferma dello sfascio imminente del sistema democratico-capitalistico (demoplutocratico appunto secondo la definizione di Mussolini).
E’ crollato per paralisi interna il sistema comunista. Sembra pronto a crollare per intrinseca incapacità ad equilibrare l’economia il sistema liberal-capitalista-comunista, questo il vero motivo dell’attuale crisi nel PdL.

Fini e i “40 ladroni”, hanno compreso l’impossibilità di dare risposte agli italiani, per questo volevano fare del PdL, un partito estraneo alla tradizione della destra, gli obbiettivi che intendevano raggiungere: difesa dell'unità nazionale; stop alla Lega; laicità sui temi bioetici e apertura sui diritti degli immigrati, non rispondono al reale interresse della nostra gente, per questo dopo il documento del 29 luglio 2010, approvato dall’Ufficio di presidenza del PdL, che ha sancito la rottura tra Berlusconi e il cofondatore Fini, è necessario che il capo dell’esecutivo ritorni a chiedere il consenso agli elettori, e non cercare accordi con chi l’ha tradito.

E’ NECCESSARIO TORNARE ALLE URNE; anche se attualmente i Fascisti sono disperatamente divisi.

Certo, tutto dipende dal governo, ma temporeggiare sul voto per il PdL sarebbe pericoloso, considerato il gran numero di saltimbanco che cova al suo interno.
Quello che sta accadendo è di esclusiva responsabilità di Berlusconi e dei suoi servi, i quali non hanno compreso il vile comportamento, negli anni, del cofondatore del PdL, creato le condizioni politiche che questo essere immondo, in rappresentanza di altri esseri, immondi, attendeva da tempo.
Un errore che Berlusconi non doveva commettere, ha permesso di strumentalizzare con un esasperato vittimismo il deferimento ai probiviri del PdL di tre individui senza consenso e capacità politiche, da sempre pronti ad andare di qua e di là.
Politicanti che hanno goduto di privilegi impensabili dai militanti del M.S.I. e di An; privileggi che vedevano venir meno nel P.d L..
Di essi chi è il peggiore non si può determinare:

Italo Bocchino, deputato dal 1996, nel 2005 si candita per il centrodestra alla presidenza della Regione Campania, la sua popolarità fra i campani è pari allo zero, Bassolino viene eletto con oltre il 63% dei voti validi. Il suo cognome e la sua immagine porta la coalizione al minimo storico del 33,53%. La sua incapacità politica viene dimostrata a pochi mesi dall’insediamento, quando decide di lasciare il difficile incarico di capogruppo di opposizione nel Consiglio regionale campano per tornare ad essere un’inutile deputato romano. Sa di trovare visibilità solo servendo, da vicino, Fini. Aderisce alla sua ultima creatura “Generazione Italia”, Supporta il suo finto senso di legalismo.
Entra nell’inchieste:
“Telekom Serbia” dove emerge un particolare (non penalmente rilevante), nel 2001, Bocchino ricevette dalla "Finbroker", società finanziaria con sede a San Marino, 2 miliardi e 400 milioni di lire per il quotidiano di napoletano "Roma", del quale è l’editore;
“Global Service” il 28 gennaio 2009 la Procura di Napoli gli ha notificato un'informazione di garanzia nell’ambito dell’inchiesta Global service, relativa alla manutenzione delle strade del Comune nella quale si ipotizzano nei suoi confronti i reati di partecipazione in associazione a delinquere e concorso in turbativa d’asta.
Per nessuna delle accuse l’on. Bocchino, sempre pronto a chiedere le dimissioni degli altri, ha pensato di dimettersi, il suo è un legalismo ad orologeria, da usare contro chi può frenare le sue preponderanti ambizioni.

Benedetto (Fabio) Granata, giovane ambizioso gia all’interno del M.S.I. cercava spazzi di potere, legandosi a uomini capaci di assecondarlo, quando questo rapporto venne meno non ebbe remore di allontanarsi (da quella che diceva essere la sua fede) e avvicinarsi al movimento di sinistra “La Rete”, ritorna al M.S.I, solo dopo i successi elettorali del 1994, quando l’on. Nicola De Bono, lascia libero lo scranno all’Assemblea regionale Siciliana, perché eletto al parlamento nazionale.
Rieletto nel giugno 1996 e nel 2001 riportando 9.890 preferenze su 25.070 voti di lista. Questo politicante incapace dopo aver ricoperto l’incarico d’assessore regionale per 5 anni e operando da riferimento politico nella sua provincia, nel 2006 dei quasi 10.000 voti di preferenza del 2001 ne conferma appena 6.337, portando i voti di lista da 25.070 del 2001 a 15.369, mentre in tutta la Sicilia Alleanza Nazionale cresce passando da 8 a 9 Consigliere, ma lui resta fuori dall’Assemblea. I cittadini non lo votano ma il partito (Fini) lo promuove Vice Sindaco nel Comune di Siracusa, nel 2008 viene nominato deputato nel PdL il resto e storia d’oggi.

Carmelo Briguglio, come altri gode dei successi dell’allora M.S.I., nel 1994 viene eletto Deputato all’Assemblea Regionale Siciliana, nel 1996 viene confermato con A.N., lascia la regione nel 2001 per ricoprire la carica di Deputato alla Camera dei Deputati.

Briguglio, per anni capo della corrente rautiana in Sicilia nel 1995 durante il congresso di Fuggi del 1995, lascia Rauti che stava perpetrando una scissione “indolore”, per entrare in An, al suo interno sceglie la destra sociale di Storace. Quando l’on Storace reclama con forza il congresso, richiesta pretestuosa a detta di fini, e a seguire l’ulteriore scissione, Briguglio abbandona anche Storace, per asservirsi all’on. Fini.
Un uomo che al cuore ha preferito la pancia. Nel 2008 per questi “tradimenti” viene premiato con il primo posto nella lista dei nominati nel PdL per la Sicilia Orientale, anche in questo caso il resto è storia di oggi.

Noi concordiamo con chi afferma che il machiavellico detto “il fine giustifica i mezzi” non sia un precetto Fascista: ma, innanzi allo schifo politico che Fini e i suoi stanno promuovendo non possiamo che auspicarne la sua applicazione.

Per fermare la loro sete di potere non resta che ANTICIPARE LE ELEZIONI.

Ricordiamo la terribile scissione, di vertice, che la base missina ebbe a contrastare nel lontano 1976, quando l’avventura almirantiana della Costituente di Destra si tramuto in uno smacco per il movimento missino. Solo con l’orgoglio e grandi sacrifici si riuscì a porre rimedio.
Oggi come allora a tradire sono uomini estranei alla Fiamma, che da anni godono di privilegi e potere. Tramutatosi in ladri di sogni e del patrimonio (del Msi, An) che la militanza di base, in tempi difficili, ha saputo creare.


ALMIRANTE, solo dopo la scissione comprese l’errore politico che aveva prodotto (uno dei tanti, un altro l’incoronazione di Fini a leader del M.S.I.), scrive la seguente lettera aperta sul “Secolo d’Italia” , agli amici della Costituente di Destra, fedeli all’impegno contro l’imbroglio.
Cari amici della Costituente di Destra, credo di avere qualche titolo per rivolgermi direttamente a voi; se è vero che nel giugno del 1975, immediatamente dopo le elezioni regionali e amministrative che aprirono il passo alla realizzazione del <<compromesso storico>>, lanciai la iniziativa della Costituente; e se è vero che nel successivo mese di novembre ebbi l’onore di promuovere l’assemblea di fondazione della Costituente, in Roma, a villa Miani; tracciando con un discorso che non fu definito retorico, le direttive di azione; promuovendo la nomina del primo Comitato esecutivo nazionale; esprimendo l’adesione del partito e incaricando due parlamentari del MSI-DN di rappresentare il partito al vertice della Costituente.
Per giungere a quei primi risultati, ebbi a vincere non poche resistenze al vertice del partito che ho l’onore di dirigere; e, guarda caso, tutte le resistenze mi vennero da parte di coloro che negli scorsi giorni hanno abbandonato il MSI-DN e hanno rivendicato come propria l’insegna della Costituente. C’era chi, tra loro (vedi on. Cerullo), definiva la Costituente <<un gerontocomio>>, c’era chi (vedi on. Delfino) la definiva <<una bambola>>, c’era che (vedi sen. Pazienza) chiedeva all’ultimo momento che la riunione di villa Miani venisse rinviata, c’era chi (vedi on. Roberti) distribuiva rassisticamente collegi senatoriali in Napoli, impedendo cosi la realizzazione di intese che avrebbero garantito la elezione del presidente della Costituente.
Malgrado tante ostilità, e malgrado le obbiettive difficoltà di una situazione politica che ben conoscete, siamo riuniti tutti insieme , cari amici, a concretare, tra MSI-DN e Costituente di Destra, due intese di fondo che tutti i dirigenti nazionali e provinciali della Costituente ebbero ad approvare, anzi ad acclamare, in un non dimenticato convegno svoltosi ad Ostia, che il sottoscritto ebbe l’onore di concludere tra i generali applausi:
• avremmo partecipato insieme alle elezioni politiche, includendo i candidati della Costituente nelle nostre liste;
• avremmo puntato, dopo le elezioni, ad un Congresso unitario, nel quale sarebbero confluiti i delegati del partito e quelli della Costituente, per decidere insieme sul simbolo, sul programma, sulle strutture del partito.
Realizzata l’intesa elettorale non senza successo (per la presentazione di numerosi e validi candidati della Costituente e per la elezione di due di loro), non poté invece realizzarsi l’intesa per il Congresso unitario, perché il Comitato centrale del MSI-DN, in data 11 luglio, votò alla unanimità per la indizione del Congresso, ma al tempo stesso segnò la spaccatura del MSI-DN in correnti, una delle quali fin da allora preparò il terreno per la scissione.
Resisi necessari nuovi accordi tra il MSI-DN e la Costituente, si giunse – con l’adesione di tutti i presidenti dei circoli provinciali – ad una nuova intesa. In base alla quale, essendo impensabile che la Costituente partecipasse ad un congresso per correnti, fu stabilito che dopo il Congresso del MSI-DN si sarebbe svolta l’assemblea generale della Costituente; e che nel frattempo la Costituente sarebbe rimasta rigorosamente estranea alla vicenda che travagliava il MSI-DN, se cosi si fosse operato fino in fondo la integrità politica e organizzativa della Costituente sarebbe stata comunque garantita; il partito avrebbe confermato i propri impegni;e a seguito del Congresso missino e della Assemblea generale della Costituente, sarebbe stato ripreso il cammino in comune, verso la realizzazione delle prospettive tracciate a villa Miani.
Ma il gruppo di <<Democrazia nazionale>> puntava a ben altro; prefiggendosi obbiettivi che ormai sono allo scoperto e che e bene chiarire a chi per caso non li avesse ancora ben compresi:
a) spaccare il partito al vertice, tentando di creare una Destra di comodo;
b) impadronirsi di una parte del finanziamento statale (e, forse, non tanto perché <<Democrazia nazionale>> ne abbia bisogno, quanto per cercare di colpire anche in questo modo il MSI-DN),
Voi, cari amici della Costituente, siete in questo momento circuiti e – il vocabolo è duro, ma non ne trovo altro – utilizzati dal clan di <<Democrazia nazionale>> proprio a questo fine. Hanno intitolato il neo-gruppo scissionista alla Camera anche alla insegna di <<Costituente di Destra>>, per tentare di dimostrare di fare capo ad una organizzazione nazionale che ha preso parte alle elezioni politiche, in quanto si tratta di una clausola essenziale per partecipare al finanziamento statale. Hanno dimenticato che eravate <<un gerontocomio>>, <<una bambola>>, <<una delle tante montature velleitarie di Almirante>> per nascondere dietro il vostro nobile paravento le proprie meschine manovre. Hanno persino organizzato la sottrazione dai vostri uffici centrali di due fogli di carta intestata (organizzatore un regista, che nessuno pensava si abbassasse a tanto), per poter fingere di essere una rappresentanza ufficiale che non erano autorizzati ad usurpare.
Infine, nel momento in cui vi scrivo, stanno tenendo a Milano, nell’ufficio personale del sen. Nencioni, una riunione manifestamente illegale, al solo scopo di potersi servire nelle prossime settimane della formula <<Costituente di Destra>> come specchietto per gli ingenui e come trappola in connessione con la legge per il finanziamento dei partiti.
Ho scritto l’altro giorno cose molto amare, cari amici, nei confronti dei <<disertori>> dal MSI-DN non credo di doverle ripetere nei confronti dei <<disertori>> della Costituente di Destra, dalla Costituente cosi come essa nacque, fu fondata, pervenne ai primi successi, consegui prospettive di grosso rilievo. Non posso né voglio parlare di <<diserzione>> neppure nei confronti dell’on. Giacchero, che ha evidentemente dimenticato quel che egli stesso mi riferì poche settimane fa, quando mi disse di avere respinto sdegnosamente, e con fine ironico, una <<avance>> dell’on. Roberti perché aderisse a <<Democrazia nazionale>>. In quella occasione l’on. Giacchero ebbe a dire, press’a poco (se, naturalmente, io sono bene informato): <<Aderire a Democrazia nazionale, nel momento in cui tale corrente dichiara di volersi rendere “omogenea” nei confronti delle altre forze democratiche, e in particolare della DC, significherebbe, per chi è uscito dalla DC in quanto non si sentiva più omogeneo con tale partito, essere costretto a rinunciare per sempre ad essere omogeneo con se stesso e con la proprie scelte morali e politiche: ridursi in uno stato di nullità>>.
Cari amici della Costituente, non per questo fu presa da me la iniziativa nel giugno del 1975, non per questo ci riunimmo a Villa miani nel novembre dello stesso anno, non per questo vi siete schierati con noi, unitamente, sulle barricate elettorali, non per questo decidemmo, tutti insieme, di riunirci a congresso non appena possibile, non per questo vi siete impegnati, tutti insieme, a non lasciarvi comunque contagiare dalla nostra polemica interna. Non siete nati, come Costituente, dall’imbroglio e per l’imbroglio;e soprattutto non siete venuti a noi per usare contro di noi le armi del regime, e in specie quelle, insidiosissime, della Democrazia Cristiana. Siete venuti, gente pulita con gente pulita, buoni italiani con buoni italiani, uomini e donne di Destra con uomini e donne di Destra. E cosi, nella chiarezza e per la libertà, continueremo fianco a fianco la buona battaglia.
Le manovre, le congiurette, gli imbroglietti di regime non prevarranno.

La “supplica” di Giorgio Almirante non produsse alcunché, il 21 dicembre 1976, ebbe luogo la preannunciata scissione che per ampiezza - a livello di classe dirigente, non di base - non aveva precedenti nella storia dei partiti italiani del periodo repubblicano: uscirono dal MSI-DN attraverso la costituzione dei gruppi parlamentari di Democrazia nazionale: 21 deputati su 35, e 9 senatori su 15, oltre al 50% del finanziamento pubblico del MSI-DN finì nelle mani degli scissionisti.
La scusa per la rottura fu la pretesa richiesta da parte dei fondatori di Democrazia nazionale, (che comprendeva gran parte dei monarchici e degli indipendenti confluiti nella Destra nazionale e nella Costituente di destra), dell’indisponibilità di Almirante ad sostenere in Parlamento il governo monocolore di Andreotti detto della “non sfiducia”.
Nel febbraio del 1977, Democrazia nazionale nasce come partito politico, i milioni ricevuti dal finanziamento pubblico, dalla DC e da imprenditori massoni non furono sufficienti a fare superare indenne le elezioni anticipate del 1979 alle quale il partito dei traditori ottenne un misero 0,6% con nessun eletto, proprio in seguito al deludente ed effimero risultato (che rivelò con chiarezza che la scissione aveva il carattere puramente verticistico) fu deciso il suo scioglimento il 16 dicembre 1979.
Questo a dimostrazione di quanto può valere oggi lo strappo (verticistico) dei traditori del PdL che si sono costituiti in gruppi parlamentari autonomi, i numeri dei deputati che costituiscono questi gruppi valgono ben poco, specie se si ritornerà ALLE URNE AL PIU’ PRESTO, perché non sono decisivi i parlamentari, bensì gli elettori. E Fini lo sa bene, pur avendo ripudiato i propri trascorsi politici, non può aver dimenticato la storia del Msi. Ed in particolare quel che accade nel 1979, in quelle elezioni anticipate.
Nel giugno 1979 infatti avvenne la definitiva resa dei conti tra il MSI-DN e Democrazia nazionale, la base del partito, le sua sezioni, l’anima militante (… quasi mai di destra), rimase ben legata alle sue radici non-conformiste e non si lasciò ” deviare “, si mobilito in modo straordinario, dimostrando che i traditori, elettoralmente, non valevano nulla.
Le elezioni politiche del 3 giugno attribuirono alla formazione scissionista lo 0,6 per cento dei voti rifluendo così nell’anonimato più assoluto, mentre il MSI-DN, in quelle difficili condizioni, ottenne il 5,3 per cento dei voti, 31 (dei precedenti 35) seggi alla Camera e 13 seggi (dei precedenti 15) al Senato.
All’epoca il MSI-DN si definiva l’unica “Alternativa al sistema”, sistema costituitosi in “arco costituzionale” per contrastare proprio il MSI-DN, con l’aiuto dei commissariati pretoriani e della magistratura giacobina in mano all’ora Pci , ed infine con la complicità di quegli ambienti “demo-nazionali” e liberal-moderati della loggia sapiente , ben intenzionati a cancellare il neo-fascismo della base missina non allineata al progetto neo-conservatore; una intera generazione di giovani militanti si trovò così in mezzo al guado, assediata dalla caccia alle streghe, dal fuoco dell’ultra-sinistra, e dalla repressione scatenata per combattere quel terrorismo generato dalle stesse strutture interne allo Stato. con incredibili variabili di scontro di potentati nazionali ed internazionali su una terra colonizzata e priva di sovranità e di identità dal 1945 ; ed in molti percepimmo quasi inconsciamente, lo squallore dell’ennesimo tradimento “ordito da destra”, figlio legittimo dello stesso tradimento di Sapri , della Repubblica Romana , di Teano , di Mentana, dell’Aspromonte, di Caporetto, del 25 luglio, dell’8 di settembre, e via via dentro i meandri misteriosi e perversi della storia “destro-nazionale”, “lo strappo di Fiuggi ”, fino allo strappo irreversibile e conclusivo del 29 luglio 2010 nel Pdl.
Molti di quei personaggi, di quelle tessere P2, di quelle lobby, di questi anti-comunisti di servizio, per portare a termine dentro (e contro) il MSI l’operazione che fallì miseramente tra il 1976 ed il 1979, anche grazie alle elezioni anticipate.

ELEZIONI ANTICIPATE, necessarie oggi più d’allora, considerato che Fini dopo aver richiesto per se il ruolo di presidente della Camera si è illuso di rappresentare il dominus della legislatura (illusione su cui si erano già immolati Fausto Bertinotti nella legislatura 2006-2008 e Pierferdinando Casini in quella precedente; senza voler andare alla memoria del tramonto delle aspirazioni di Luciano Violante presidente di Montecitorio nella legislatura 1996-2001 e alla brevissima carriera politica di Irene Pivetti, primo presidente della Camera dei Deputati della cosiddetta seconda Repubblica, dal 1994 al 1996).

ELEZIONI ANTICIPATE, per fermare Fini che, dopo aver dato origine a nuovi gruppi parlamentari autonomi, costituirà l'ennesimo partito di origine parlamentare destinato a durare lo spazio residuo della legislatura, per poi frantumarsi di fronte alla prima prova elettorale, come è accaduto in tempi recenti al partito di Lamberto Dini – defunto dopo la trasfusione di voti operata nel 1996 dal Pds che lo fece nascere per darsi una falsa sponda al centro – e come detto, in tempi molto meno recenti a Democrazia Nazionale, Un partito che scelse un simbolo straordinariamente simile a quello scelto da Generazione Italia, la nuova iniziativa finiana che dovrebbe prefigurare e organizzare il suo nuovo partito.

ELEZIONI ANTICIPATE, che lasceranno i Fascisti estranei dai giochi elettoralistici.
Noi non scordiamo, la scissione del MSI nel 1976, come affermato da uno dei protagonisti, il sen. Raffaele Delfino, che intervistato, racconta dalle pagine del libro di Baldoni, di un incontro avvenuto presso “un intraprendente costruttore milanese” nella sua villa in Brianza. Costruttore che fu ben contento di condividere il progetto di trasformare finalmente il MSI in una “destra servile”, ed alla presenza di Cesare Previti , elargì un contributo di ben 100 milioni di lire (eravamo nel 1976 )… ( pag. 192-193), l’ anti-comunismo crociato dei demo-nazionali fu di fatto smentito, come racconta lo stesso Baldoni, con l’appoggio a tutta la legislazione emergenziale e liberticida di quegli anni, alle leggi di polizia volute soprattutto dal PCI di Berlinguer, e con il voto favorevole dei demo-nazionali al governo di solidarietà nazionale sostenuto anche dal PCI, azione di esemplare sudditanza all’”arco costituzionale”, tanto da riscuotere guarda guarda, il plauso dello stesso Andreotti per il loro fortuito ed inaspettato contributo.
L’allora costruttore ( tessera P2 n. 1816), era l’attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il quale nel 1994, dichiarò di scegliere senza dubbi quale sindaco di Roma il candidati del MSI-DN on. Fini. lo stesso Fini che, ubriaco di potere dalle abiure è passato al tradimento.

ELEZIONI ANTICIPATE, per fermare comunisti, traditori e massoni, tutti asserviti al mundialismo che continua ad avanzare sgominando ogni resistenza in un’ Italia al lavoro da sempre contro i propri figli , contro la sovranità della Nazione, ed infine contro Se stessa: l’Italia ” cinica ed opportunista ” l’Italia abbietta nella miseria della propria classe dirigente,solo nel Fascismo troverà un ostacolo insuperabile.

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