I piagnoni.

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I piagnoni.

Messaggio  Admin il Mar 05 Ott 2010, 22:57



Dopo l’inaspettata e dura nota ufficiale di Renzo Gattegna, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, contro l’intervento del senatore Giuseppe Ciarrapico, che attaccando Gianfranco Fini nell'aula del Senato, ha detto:"Fonderà un partito, speriamo che abbia già ordinato le kippah", una dichiarazione che non può intendersi come più volte affermato dallo stesso Ciarrapico, una offesa alla comunità che fa uso del kippah per un atto di fede.
Leggere la nota a firma Gattegna ci ha procurato rabbia e sconforto, chiedere al presidente del Senato Renato Schifani e a Silvio Berlusconi di "sanzionare" il comportamento del senatore Ciarrapico, non ha giustificazione.
La nota dà l’impressione che Gattegna è vissuto in questi anni all’interno di una sfera, dalla quale era possibile vedere solo gli atti politicamente rilevanti di esclusivo interresse ebraico, per affermare qualora necessario la loro supremazia, probabilmente Gattegna non si è ancora reso conto che dall’olocausto ebraico sono trascorsi oltre 65 anni, e pertanto è tempo di uscire dalla culla. Gli ebrei italiani, speriamo non quelli intelligenti, si sono indignati per il richiamo del kippah, un eufemismo per attaccare il presidente della Camera dei deputati.


Mai fino ad oggi, affermiamo Mai, abbiamo riscontrato lo sdegno nei confronti dei governi liberali, che intendono privare le donne mussulmane dello Chador.


Le parole del Senatore Ciarrapico, non possono intendersi ingiuriose. E' tempo che la comunità ebraica italiana si decida di abbandonare la doppia cittadinanza, e attaccare il governo israeliano che esprimendo il peggiore razzismo ha provocato l’olocausto del popolo palestinese per derubarlo del territorio posseduto da millenni. Solo in questo caso possono lamentare il doppismo del Capo del nostro Governo.


Solo l’Italia subisce la presenza di una comunità piagnona, che il potere politico deve coccolare e foraggiare, a spregio di ogni buonsenso. A dimostrazione di ciò riportiamo l’intervista effettuata a Gilad Atzmon dal giornalista spagnolo Manuel Talens.


Atzmon, è uno scrittore e musicista israeliano, il quale vieni furiosamente attaccato dai sionisti e da alcuni difensori a oltranza di Israele, con l'accusa di essere un razzista, un antisemita e un ebreo odiatore di sé.


Manuel Talens: … Io voglio sapere se ti senti a tuo agio come ebreo - considerando il fatto che nessuno sceglie le proprie origini - e lo faccio perché alcune delle mie domande successive tratteranno le delicate questioni dell'antisemitismo e del cosiddetto odio di sé ebraico. Ripeto: è un problema per te essere ebreo?


Gilad Atzmon: Niente affatto, perché non mi considero ebreo. Ciò detto, provo simpatia per gli ebrei religiosi, proprio come provo simpatia per i gruppi religiosi e la fede religiosa in generale, ma provo molto meno simpatia per l'identità ebraica laica. Io sostengo che una volta che spogli l'ebraicità dal suo contenuto spirituale, ti rimane solo il razzismo. Vedi, io non sono né un ebreo religioso né un ebreo laico. Quindi non posso considerarmi ebreo.


Manuel Talens: Beh, è un'affermazione piuttosto forte, che non mi aspettavo. A dire il vero, se accettiamo il concetto semiotico che afferma che la lingua costituisce il mondo interiore in cui viviamo, un mondo che non è mai neutrale e che modella il nostro modo di pensare, dopo averti sentito parlare in ebraico con tua moglie e con i tuoi figli, mi aspettavo di trovarti a tuo agio - anche se ovviamente critico - all'interno del campo linguistico in cui sei cresciuto. Va ricordato che l'ebraico non è una lingua franca più o meno denazionalizzata, come il francese o l'inglese, ma è la lingua resuscitata degli ebrei. Quindi, se sei stato allevato come un ebreo laico, ma non accetti più di esserlo, cosa sei adesso, un uomo di cultura?


Gilad Atzmon: In realtà, mi considero un palestinese di lingua ebraica. Parlo infatti l'ebraico, e la mia patria è la Palestina. Al contrario di Israele, una struttura politica razzista e nazionalista, la Palestina è un pezzo di geografia. La Palestina è autentica e genuina; Israele è artificiale e imposto.
Vedi, quando provo nostalgia di casa, vado a un ristorante libanese piuttosto che a un ristorante di falafel israeliano. Però non oserei dire di essere riuscito a farmi assimilare da qualunque gruppo nazionale e sociale; e ti dirò che la cosa non mi preoccupa troppo. Il mio inglese è incerto e il mio accento rivela la mia provenienza entro pochi secondi. Ho imparato a conviverci. Sono nato e cresciuto in un certo luogo, e non ciposso fare niente. Ma ritengo che la compassione e l'empatia siano qualità umanistiche universali. Per me, staccarsi dall'ebraicità vuol dire, diventare un essere che prova empatia. Ecco verso dove sto andando, e il viaggio mi piace.


Manuel Talens: Adesso dimmi perché affermi che l'ebraicità laica sarebbe semplicemente una forma di razzismo. Ci sono milioni di persone oneste di estrazione ebraica che non sono affatto religiose eppure si sentono e si ritengono ebrei, e quindi la tua affermazione mi sorprende. Me la puoi spiegare? E allo stesso modo, potresti dirmi in parole semplici cosa è il sionismo: ricordati che stai dialogando con gentili occidentali, i cui geni culturali - i cosiddetti memi - sono cristiani, e che quindi si sentono spesso perplessi quando devono affrontare nozioni come il sionismo, il semitismo o i loro antonimi, l'antisionismo e l'antisemitismo.


Gilad Atzmon: Bene, qui bisogna chiarire una cosa. Non è l'origine ebraica che ti fa diventare razzista, quanto piuttosto l'adesione a un'identità ebraica laica che può farti diventare razzista. Come già dissi prima, una volta che togli il contenuto religioso dall'ebraicità, rimani con il concetto di sangue ebraico. Il sionismo è infatti una visione nazionalista che associa l'ebraicità alla razza piuttosto che a una fede religiosa. In quanto tale, il sionismo è essenzialmente la credenza che Sion (la Palestina) sia la patria nazionale del popolo ebraico. Questa curiosa credenza è basata, fondamentalmente, su una promessa biblica. In altre parole, i sionisti trasformano il testo spirituale (la Bibbia) in un documento del catasto. Ma, ci possiamo chiedere, che cosa è allora il popolo ebraico? Da un punto divista sionista, gli ebrei sono coloro che il caso ha voluto fossero ebrei per razza.
Infatti, il sionismo precede il nazismo. I primi sionisti parlavano di sangue ebraico e di eugenetica razziale quando Hitler ancora indossava i pannolini.
Il problema è che mentre il sionismo è cominciato come un movimento politico esoterico e marginale, ed è stato criticato dalla maggior parte delle scuole ideologiche e religiose ebraiche, esso viene presentato oggi come la voce ufficiale del popolo ebraico. Io tendo a ritenere che molti ebrei - e questo include anche molti cosiddetti "ebrei antisionisti" - non sono altro che criptosionisti.
In uno dei miei articoli più recenti sostengo che quelli che chiamano se stessi ebrei si possono dividere in tre categorie principali:
1. quelli che seguono il giudaismo;
2. quelli che si considerano esseri umani casualmente di origine ebraica;
3. quelli che mettono la propria ebraicità prima di ogni altra loro caratteristica. Ovviamente, non ho alcun problema con le prime due categorie, ma la terza è piuttosto problematica.
Per l'ebreo della terza categoria, l'appartenenza razziale è una qualità primaria e questa, in realtà, è l'essenza stessa del sionismo.
Nascere come ebreo è una cosa assolutamente innocente, ma essere ebreo non è necessariamente innocente.
Tutto dipende dalla categoria che si sceglie. Se non si appartiene a una delle prime due categorie, non si è necessariamente innocenti.


Manuel Talens: Scusami l'insistenza, ma vorrei che tu fossi estremamente preciso. Per me, quello che hai appena detto, quando hai detto "non si è necessariamente innocenti", suggerisce che si può ancora appartenere alla terza categoria senza essere razzisti. È quello che volevi dire?


Gilad Atzmon: E' solo che voglio essere gentile.


Manuel Talens: Insisto: sei pronto ad accettare che questi antisionisti ebrei, che secondo te sono semplicemente criptosionisti, potrebbero comunque essere ottimi esseri umani e per nulla razzisti?


Gilad Atzmon: Vedi, tutti abbiamo una "coscienza razziale", ma essere "razzisti" è tutt'altra faccenda.
Voglio essere molto chiaro.
Essere un ebreo laico, ma fare della propria ebraicità una qualità primaria, è una chiara manifestazione di una tendenza razzista.
Molti ebrei antisionisti semplicemente non si rendonoconto dei problemi che comporta il loro approccio razziale. Ecco perché ho cercato di dialogare con loro e di spingerli a rendersi meglio conto dei loro errati obiettivi razziali.
Li invito a lasciarsi indietro il loro approccio antisionista razzialmente esclusivo, e a partecipare invece a una chiamata universale. Ovviamente, molti ebrei se ne accorgono da soli. Io sostengo che, se il sionismo è categoricamente errato secondo quelli che lo combattono, allora la propria appartenenza razziale o etnica diventa irrilevante.


Manuel Talens: Se ho ben capito, il bersaglio dei tuoi proiettili retorici sono solo alcuni individui ebrei (a essere precisi, alcuni individui ebrei che appartengono alla terza categoria) e non il popolo ebraico in quanto gruppo.


Gilad Atzmon: La risposta è sì. Io non faccio una critica inclusiva a un gruppo, perché gli ebrei non sono né un gruppo né un "popolo". Comunque, è importante precisare che la terza categoria non è un mucchio casuale di individui. Inpratica, la terza categoria ha un'identità molto solida con scopi globali chiari. Io sostengo che dentro la terza categoria, troverai polarizzazioni politiche e anche un'opposizione metafisica. Vedrai che ci sono coloni sionisti duri da Brooklyn, come un marxista rivoluzionario ebreo di Londra. Non possiamo criticare gli ebrei come gruppo, perché essi non costituiscono un popolo, una continuità razziale e nemmeno un'entità etnica o culturale. Le differenze culturali tra ebrei sefarditi e ashkenaziti sono ovvie, ma la cosa va oltre. Gli antropologi ci diranno che gli ebrei non sono una razza: infatti, gli studi genetici hanno recentemente dimostrato che, mentre gli ebrei sefarditi e i palestinesi condividono una comune origine cananea, gliashkenaziti, o comunque la grande maggioranza di loro, non hanno nulla a chevedere con Canaan…


Manuel Talens: Scusami, ma alcuni lettori si potrebbero perdere se non torni alle cose più elementari, e ci spieghi la differenza tra ebrei sefarditi ed ebrei ashkenaziti.


Gilad Atzmon: Tradizionalmente, gli ebrei sefarditi (Sephardi in ebraico significa Spagna) sono associati con quella che si chiama un'origine orientale (Medio Oriente, Mediterraneo, i Balcani, l'Arabia, ecc.).Il termine ashkenazita si riferisce invece soprattutto agli ebrei di discendenza europea. Ma la faccenda è ancora più complessa, perché, come molti sanno, gli ebrei ashkenaziti sono in realtà khazari. I loro antenati si sono convertiti al giudaismo attorno al nono secolo. Questo fatto è piuttosto imbarazzante per i sionisti perché se le cose stanno così, allora per la maggior parte degli ebrei ashkenaziti, "casa" significa la terra del vecchio regno dei khazari (da qualche parte tra il Mar Caspio e il Mar Nero).
Le loro origini geografiche non hanno nulla a che vedere con la Palestina.
Tra parentesi, si tratta di una questione interessante. Io tendo a credere che tutti gli ashkenaziti siano khazari. Tempo fa, Marcel Charbonnier mi mandò un pezzo tradotto da lui sulle origini dello yiddish. Secondo questo dettagliatissimo studio accademico, lo yiddish è in realtà strutturato come la lingua dei khazari. Ma non vogliamo divagare troppo, e poi io sono tutt'altro che esperto in materia.


Manuel Talens: Per curiosità, tu sei di origine ashkenazita?


Gilad Atzmon: Mio padre è sicuramente un ebreo ashkenazita. Quindi sono probabilmente di origine khazara.


Manuel Talens: Va bene, andiamo avanti.


Gilad Atzmon: Eppure, anche se gli ebrei non costituiscono una razza, gli ebrei della terza categoria sono motivati razzialmente. È la motivazione razziale a cui mi oppongo. Come sai, perché conosci molto bene i miei scritti, io sono l'ultimo a giudicare le persone per la loro appartenenza razziale, anzi sono totalmente contrario a un simile approccio. Non c'è un solo riferimento razziale nei miei iscritti critici. In pratica, la mia critica degli ebrei e dell'ebraicità si concentra sull' "identità" della terza categoria. Come forse sai, la maggioranza del popolo ebraica è attratta dalla filosofia della terza categoria. I sionistisi trovano ovviamente al centro stesso della percezione suprematista, ma gli "ebrei antisionisti" sono appena più distanti.


Manuel Talens: Sono contento che tu abbia chiarito la questione, perché dal mio punto di vista di un gentile perplesso, è davvero intrigante vedere come tu, Gilad Atzmon - un essere umano che è casualmente di estrazione ebraica, per citare le tue stesse parole, che confessa la propria simpatia per gli ebrei religiosi e aborrisce il razzismo - vieni furiosamente attaccato da sionisti e da alcuni difensori a oltranza di Israele, con l'accusa di essere un razzista, un antisemita e un ebreo odiatore di sé. Che senso ha tutto ciò? Non si tratta forse di una guerra di propaganda che adopera la parola "razzista", volutamente privandola del suo significato semantico originario?


Gilad Atzmon: Certamente, è una cosa voluta e anche ben congegnata. L'identità ebraica contemporanea consiste in tre elementi principale: quello religioso, quello nazionalista e quello razzista. I sionisti hanno interesse a confondere il più possibile i tre elementi, e questo costituisce una truffa intellettuale. Quando attacchi la loro politica nazionalista, ti accusano di essere razzista; se attacchi le loro tendenze razziste, pretendono che è tutto semplicemente il frutto della loro innocente religione. Il mio modello della "terza categoria" suggerisce un mododi attaccare il sionismo oltre all'ebraicità, in quanto visione tribale, esclusiva e suprematista del mondo.


Manuel Talens: E adesso due domande a bruciapelo per risolvere questa faccenda e per collocarti in maniera definitiva. Per favore, rispondi solo sì o no. Sei antisemita?


Gilad Atzmon: Certamente no. Io sostengo che una volta che Israele si è stabilito esplicitamente come lo stato del popolo ebraico, e lo ha fatto a spese dei nativi palestinesi, ogni atto di guerra contro gli ebrei può essere inteso in termini di "lotta politica". Questo non vuol dire che un tale atto sia legittimo.


Manuel Talens: Sei antisionista?


Gilad Atzmon: Certamente sì. Ma io tendo ad allargare la definizione di sionismo. Per me, ogni ebreo della terza categoria o è un sionista o è un cripto-sionista, qualunque cosa di diverso possa pretendere. La mia posizione costituisce chiaramente una sfida seria all'identità ebraica. Ho letto molte cose che hanno scritto contro di me, ma non ho mai trovato un argomento contrario che stesse in piedi. Comincio a chiedermi se un tale argomento esiste. Se non esiste, è più che probabile che non avrò molto più da dire in futuro su questo tema. Forse comincerò a scrivere a proposito dei fiori e degli uccelli.

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