Significato nazionale della inaugurazione di un stabilimento industriale.

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Significato nazionale della inaugurazione di un stabilimento industriale.

Messaggio  Admin il Sab 08 Gen 2011, 21:30


E’ stato inaugurato a Foggia dal Ministero delle Finanze, un grande stabilimento per la produzione della cellulosa di paglia con sistema italiano.
L’importante opificio produce circa 120 q.li di cellulosa da carta con materie prime di esclusiva produzione nazionale: paglia,sale ed energia elettrica. Il lavoro si compie per tre turni giornalieri e ininterrotti, per modo che nella stessa giornata possono essere alimentate tre famiglie di lavoratori per ogni posto di lavoro.
E’ inutile dire che trattasi di una ennesima opera del Governo a favore dell’autarchia economica, problema che sta, più di ogni altro,a cuore di Mussolini, fondatore dominii per la grande famiglia italiana,operosa e meritevole di benessere. Ma giova esaminare taluni aspetti fondamentalmente <<nazionali>>della nuova iniziativa fascista. La cellulosa è una materia insostituibile e indispensabile in ogni nazione modernamente armata di spirito e di forze, perché serve a fabbricare la carta,che è materia prima della cultura e della educazione nazionale; gli esplosivi, che sono la materia prima della difesa costiera e territoriale; i vestiti, che sono un fattore di confronto per tutte le classi, ma specialmente per i lavoratori.
Perciò la cellulosa è un prodotto di prima necessitai fini della resistenza nazionale si di un piede saldo di civiltà e di progresso, indispensabile per non subire soste nella ascesa delle arti, delle scienze, delle leggi; necessario per progredire nella espansione del nostro modo di vivere e di sentire la vita,al di là dei confini nazionali,ossia per continuare a difendere la Civiltà fascista, sia in pace come in guerra, almeno fra quei popoli che tendono verso la nostra orbita e che comprendono la nostra fatica in difesa della civiltà europea che è civiltà romana e che perciò vuole essere resistente e insopprimibile.
Oltre, dunque, la campagna pugliese rigenerata e feconda, al di là del litorale adriatico, ed oltre la stessa portata industriale dell’opificio inaugurato, va il fine ideale di questa cerimonia presieduta dal Ministro delle Finanze rappresentante di Mussolini. Lo stabilimento di Foggia valorizzerà soltanto 30 mila delle 500 mila tonnellate di paglia della Puglia, ma significa il colpo di piccone di una mano sapiente ed energica sul vecchio edificio della resistenza passiva e delle vecchie difficoltà,un colpo luminare le cui scintille devono giungere alle altre regioni cerealicole, come un segnale ammonitore e come un richiamo a legittime speranze di autonomia industriale in un settore importante dell’economia nazionale.
L’Italia importa ogni anno circa tre milioni di quintali di cellulosa estera, due terzi dei quali vanno all’industria cartaria. Questo ingente quantitativo di prodotto corrente potrà essere in gran parte sostituito dalla cellulosa di paglia per la carta da edizioni popolari, da giornali, da imballo corrente e da manifesti, con grande vantaggio per l’economia nazionale. Ma il cammino non è breve. Si tratta di oltre un milione e mezzo di quintali di cellulosa di paglia per i quali è necessario l’impianto di una decina di stabilimenti simili a quello di Foggia, voluto dal Governo per delicate esigenze di pubblica utilità e di interessi nazionali,
la Puglia produce normalmente 5 milioni di quintali di grano. Secondo attendibili statistiche,il cereale pugliese dà in peso tanta paglia quanto grano; e dato che per produrre un quintale di cellulosa col sistema Pomicio occorrono in media poco più di due quintali di paglia lo stabilimento di Foggia assorbirà circa 250 mila quintali di paglia all’anno, pari al5 per cento dell’intera produzione di paglia della regione.
L’Emilia, la Lombardia, il Veneto, producono ciascuna, oltre dieci milioni di quintali di grano,più notevoli quantità di segale, avena, e riso, cereali che danno paglia ottima per la cellulosa.
Con la nuova industria, si possono produrre circa 250 mila quintali di cellulosa per ognuna delle tra regioni, ossia quintali 750 mila, che sommati alla tonale produzione annuale raggiunta con lo stabilimento in questione, formerebbero un contingente nazionale di oltre un milione di quintali di cellulosa da carta, ossia metà del fabbisogno nazionale.
Il problema della cellulosa è dunque un problema di volontà.
Il sistema Pomicio non richiede impianti di mole per dare i suoi risultati migliori, in qualità. La capacità di produzione di ogni opificio può influire sul costo della materia prodotta, specialmente per l’incidenza della mano d’opera, non sulla possibilità di realizzare l’organismo industriale, giacché il tipo di impianto studiato dai tecnici come limiti di proporzioni per un minimo di tornaconto privato è di sei tonnellate giornaliere per tre turni operai, in luoghi circondati da campi coltivati a grano e dotati di acqua e di energia elettrica. Cosicché in ogni centro rurale può sorgere uno stabilimento la cui capacità di produzione sarà proporzionale ai mezzi disponibili nella stessa località. Ma l’Italia è quasi dovunque ricca di acqua e di energia idroelettrica e non manca di cloruro di sodio. L’esempio di Foggia, dove ha influito una buona volontà che si deve definire squisitamente corporativa, deve essere imitato in altri centri cerealicoli, specialmente nell’alta Italia, dove risiedono le grandi cartiere e dove si producono da secoli tipi di carte pregiate che varcano le frontiere, verso mercati produttori della materia prima che noi ancora importiamo su vasta scala.


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