Libro e moschetto.

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Libro e moschetto.

Messaggio  Admin il Ven 14 Gen 2011, 22:49


Le istituzioni dell’Italia fascista sono strettamente collegate fra loro nella materia e nello spirito, ossia nella struttura e nella finalità. Tutto ciò che il Fascismo ha realizzato dalla Marcia su Roma alla fondazione dell’Impero, tende a due scopi: l’unità spirituale e la grandezza della Patria. E poiché non vi può essere grandezza senza concordia ideale, anche le due massime finalità del Fascismo si confondono tra loro.
Vedendo sfilare i reparti delle organizzazioni giovanili, non possiamo fare a meno di pensare ai giovani che hanno combattuto per lo stesso ideale. E’ un grande popolo orgoglioso della sua tradizione imperiale, che continua a marciare verso il suo giusto destino imperiale,guidato dal Condottiero della profezia millenaria.
La Gioventù del Littorio è conscia della sua storia.
Prima di maneggiare le armi, i giovani fascisti coltivano lo spirito. <<Libro e moschetto>>, non è un aforisma, non è un auspicio, non è una finalità; è prima di tutto una constatazione, quindi una ordinanza, infine una regola Fascista: la scuola e la guerra; la coscienza dei propri diritti e la preparazione per difenderli e conseguirli in qualsiasi circostanza e contro qualsiasi avversità.
Questi giovani sono per la maggior parte figli dei Combattenti che vinsero a Vittorio Veneto e di quelli che conquistarono l’Impero. La loro disciplina è frutto della disciplina dei loro padri. Beati quelli, fra noi, che possono vantare una scuola familiare di eroismo e per cui l’ordine lungimirante di Mussolini: <<Credere, obbedire, combattere>>, è una divisa familiare; beati i figli delle Camicie Nere che contribuirono sui campi dell’onore a far grande la Patria! Per costoro deve essere facile proseguire su l’arduo ma soave cammino delle nuove conquiste.
Ripensiamo alla tristezza dei giovani che dovettero reprimere i moti dell’anima leggendo le pagine delle glorie passate e studiando la storia, e passando in rassegna, attraverso lo studio delle opere d’arte antiche e moderne, i fasti di Roma e le battaglie del Risorgimento.
Pare esagerazione. Pare bugia, ma è mesta realtà. I nostri padri viventi hanno combattuto e vinto, nella guerra mondiale. La loro cultura, il loro spirito di sacrificio, il loro valore, il loro entusiasmo, il loro patriottismo, erano certamente frutto dell’amore di patria e della educazione scolastica e familiare. Ma quei combattenti erano stati sdoppiati nel modesto ed umile clima dell’Italia prebellica; ed il forzato sdoppiamento era stato appunto motivo di profonda tristezza.
Fra le pareti scolastiche e domestiche e l’esterno, vi era allora, una grande differenza. Lo studio della storia e della letteratura erano in sordo conflitto con la pratica della vita. I fantasmi del passato tanto belli anche per la gioventù che preparò e realizzò Vittorio Veneto e la Marcia su Roma, erano quasi intrusi alla vita corrente, alla pratica e morale di ogni giorno, perché fuori del clima scolastico e familiare non vi era orgoglio di pronunciamenti collettivi in favore della Patria e del suo giusto divenire.
Allora non marciavano i giovani inquadrati per le belle vie della città, al solo di una Patria chiara e audace. Roma era sdoppiata fra il morto e il vivente, a tal segno, i giovani rinvenivano la vita del loro spirito e delle loro speranze, più nei mausolei e presso gli oscuri ed isolati monumenti, che nelle piazze e nelle campagne.
Oggi, ogni gloria del passato è al fulgido sole. Marciare a fronte alta, avanzare con la chiara visione della realtà passata presente e futura; essere degni di Roma e degli eroi del Risorgimento per essere degni dei Combattenti di Vittorio Veneto e dei Legionari che ci hanno fatto la bella nuova anima di Italiani, sotto l’ispirata guida di Mussolini.
Allora i giovani potevano <<credere>> in quanto l’aspirazione del popolo italiano, ossia della parte del popolo non contaminata da false idealità era quella di un’Italia libera e grande, ma non potevano né <<obbedire>> né <<combattere>>. Mancava un grande spirito direttivo e responsabile che comprendesse, collegasse ed attuasse le più nobili idealità della stirpe, contro il malinteso sociale e civile.

Oggi ogni causa giusta è sul tappeto, quando trattasi di rivendicare l’onore dei vivi e il sacrificio dei morti per un ideale di grandezza; oggi non è considerata follia voler andare più oltre. Il mare d’Italia non è un golfo, il suolo d’Italia non ha limiti, perché, dovunque spiri l’atmosfera civile di Roma, colà può essere detta una franca e coraggiosa parola in onore della stirpe. Il nostro dominio è finalmente anche un dominio di idee. Accanto alla realtà di un Impero territoriale cinto da coste guardate da navi italiane, c’è un Impero ideale di cultura e di civiltà che il mondo non ci nega più. Un patrimonio che le genti ci contesero per secoli, ma che la volontà e la tenacia di Mussolini e del Popolo dell’Italia fascista ha riscattato al suo legittimo signore, all’Italia vittoriosa e immortale.

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