Valore morale e politico dell’opera del Regime in materia di abitazioni rurali.

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Valore morale e politico dell’opera del Regime in materia di abitazioni rurali.

Messaggio  Admin il Gio 20 Gen 2011, 22:10


Il 18 marzo 1934 Mussolini espresse davanti a tutte le gerarchie della Nazione, alla seconda assemblea quinquennale del Fascismo, il voto che in pochi decenni tutti i Rurali abbiano comode e salubri abitazioni. La parola di Mussolini fa cara a tutti gli italiani per due motivi: primo, il contenuto etico e sociale; secondo, il fine lontano di una resistenza possente del Popolo italiano contro ogni e qualsiasi fattore di dispersione. Mussolini vuole la casa dei rurali sana, spaziosa,illuminata, confortevole,perché l’abitazione è un fattore di elevazione del tenore generale della vita e del miglioramento della razza.
Parlando della casa rurale, bisogna guardare anche oltre il giorno in cui Mussolini lanciò il suo monito.
Il Fascismo aveva già undici anni di vita; le case rurali erano già sorte a centinaia, le campagne italiane presentavano già aspetti nuovi; le generazioni fasciste cominciavano ad avere qua e là abitazioni di stile fascista anche in campagna; ma il 18 marzo 1934 segnò la data di fondazione del rinnovamento edilizio rurale. Enti e privati gareggiavano nello stendere progetti in ossequio al comandamento del Capo, perché il problema della casa colonia, in un paese moderno, è di così vasta portata, da investire tutte le classi, anche cioè quelle che non sono direttamente interessate nella realizzazione del <<bene>> che si vuole diffondere con ampiezza totalitaria per la grande categoria dei lavoratori della terra.
La casa è lo specchio della vita.
Il Fascismo ha tre istituti che riflettono la casa rurale nel duplice riferimento della causa e dell’tto.
a) Colonie marine e montane;
b) Istruzione rurale;
c) Organizzazione delle massaie rurali.
Questi tre istituti saranno sempre più collegati con le abitazioni dei contadini.
I bimbi del popolo godono di particolari privilegi,nell’Italia fascista. Nessun poeta potrà interpretare le vaste melodie della grande anima infantile italiana, nel suo amore per Mussolini, profeta universale dei diritti della giovinezza. I bimbi di tutte le regioni di tutte le città, di tutti i borghi,tendono le anime ai campi e al mare. I bambini d’Italia non subiscono parzialità di classe e di ventura,in questo naturale anelito dell’Infanzia: tutti i bimbi italiani possono vestire un costume e tuffarsi nel grande giardino della Patria, perché il Fascismo li accomuna nei loro ideali, qualunque sia lo stato delle loro famiglie.
I figli dei contadini italiani godono i benefici fisici e spirituali delle colonie marine e montane, ma non tutti, rientrando nelle loro case dopo lo svago sportivo, possono continuare e respirare conforme al rinnovato vigore del corpo e dello spirito. Anche l’educazione professionale e civile, alla quale hanno dato notevole impulso in questi ultimi anni le due Confederazioni dell’Agricoltura e l’Istruzione della Radio rurale, presuppone una abitazione con un minimo di conforto, perché l’elevazione dei giovani inquadrati nelle organizzazioni fasciste poggia sul principio della forza personale nel suo significato romano: <<mente sana in corpo sano>>. La casa che Mussolini auspica per tutti i contadini italiani non è un asilo di comodità intesa nel senso borghese, ma una dimora pulita, costruita in ruvida pietra locale, con i mezze che la natura ha fortunatamente profuso in tutta la Penisola, e ricca di aria, di luce, e di acqua, elementi essenziali della vita dell’uomo di tutti i paesi, ma specialmente del Popolo italiano.
Il Partito è il naturale artefice della nostra elevazione morale e politica. Ma nel campo della difesa della vasta categoria della gente dei campi, gli va tributata una particolare riconoscenza. I Fasci femminili hanno costituito nel loro seno una grande associazione morale e professionale fra le massaie rurali. Questa è la più grande associazione femminile del Fascismo; essa ha come fine il miglioramento generale della famiglia rurale italiana, miglioramento di risorse locali, di educazione civile, dei costumi, della puericultura e dell’etica familiare. Non è esagerato affermare che questa istituzione è il più efficace strumento di elevazione della razza. Perché l’agricoltura è la tipica risorsa della economia italiana, e perché il contadino è il tipico soldato, il fante generoso e indispensabile della difesa nazionale.
La madre e il fanciullo dei campi, abbiano dunque la dimora dell’epoca e della civiltà fascista, il nido felice e operoso che Mussolini profetizzò e ordinò nel suo memorabile discorso. E l’operaio rurale, il mezzadro, il fittavolo, il bracciante, il piccolo agricoltore, non trascurino questo ideale; sacrifichino una parte delle loro risorse per il raggiungimento di un <<bene>> che ha tanta influenza nel rapporta fra il marito e la moglie e tra i genitori e i figli. Il focolare sia la cellula della formidabile organizzazione nazionale, e strumento di conforto per il capo di famiglia che lavora, asilo di felicità per la sposa che incita il lavoratore a <<durare>> nella sua diurna ricerca di maggior risorse, e di elevazione per la madre e per la prole, fattori delle generazioni che feconderanno l’Impero fondato da Mussolini.

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