Difesa integrale degli interressi italiani.

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Difesa integrale degli interressi italiani.

Messaggio  Admin il Mar 25 Gen 2011, 23:34


Le razze hanno i loro luoghi di riferimento assai lontani nel tempo.
Talora, i luoghi d’origine di una razza viva e prospera, sono molto lontani anche nello spazio. Ma la razza che ha le radici più lontane e più indefinite, è quella ebraica, nomade e sperduta dalle origini, viva ed unita soltanto negli affari in tutte le contrade del mondo. Anche in Contrade fra di loro avverse per sentimento civile e per interessi.
Gli Ebrei che vivono attualmente in Cina, sono originari del vicino Oriente. Dalla Palestina, considerata terra santa da noi Occidentali di fede cristiana, gli ebrei emigrarono in tutte le terre del Globo, e si unirono poi fra loro per mezzo dei tesori scientifici e con le ricchezze prodotte dalle altre razze.
Era fatale che un giorno le nazioni più sensibili all’orgoglio di razza e più danneggiate dagli ebrei, dovessero porre il problema di una discriminazione.
Ma il problema razziale italiano mira ben più lontano, e non si identifica neppure minimamente con il problema antisemita. Giustizia vuole che si fa una questione radicale di razza, per risanare il costume e difendersi meglio contro nemici palesi ed occulti, si vada contro tutte le comunità di razza diversa, e quindi anche contro quelle ebraiche, tanto più che esse sono apertamente moleste per due motivi:
a) perché si ritengono e si proclamano appartenenti a una razza eletta e superiore, mentre sfruttano il territorio, la patria, gli averi, il patrimonio culturale e le conquiste civili e storiche di altre razze;
b) la loro natura di vagabondi li accomuna facilmente con le patrie dei popoli più ricchi, sempre in danno dei più poveri, e li fa aderire alla patria di adozione più potente, per odiare anche quella.
Non vi è pianta più pericolosa dell’ebreo in seno alle collettività costituite con spirito e coesione nazionale.
Ma il problema razziale italiano, è assai più vasto e più nobile dell’antisemitismo. E’ un problema contingente. Scaturito dalle nuove condizioni del popolo italiano, il quale, avendo esteso la sfera d’azione del suo impero spirituale e la zona dei suoi diretti domini, si trova maggiormente esposto a mescolanze di natura fisica ed economica le quali non potrebbero che nuocere alla sua storica fisionomia di elemento preponderante nel mondo.
Il risentimento di razza è più istintivo nel soggetto di una razza perdente che nel rappresentante di una razza vittoriosa. Forse questo è il motivo per cui gli Ebrei commisero l’errore di impancarsi a residui di una razza eletta maltrattata. Anche fra le classi di una stessa razza, il sentimento di ribellione al rilievo di differenza spirituali, esplode più facilmente nel presunto inferiore che nel consapevole di superiorità.
Da una parificazione formale fra elementi dominanti e elementi dominati, nei territori del nostro Impero, sorgerebbe presto il malinteso in seno agli Indigeni per effetto appunto della suscettibilità di costoro. La mescolanza casuale del sangue imperante con quello soggetto, porterebbe a questioni incresciose di priorità, che sarebbero tanti alvei di discordia spirituale, nocivi ai fini del prestigio della Madre-Patria.
Dopo l’assimilazione del territorio libico al territorio metropolitano della Penisola, la necessità, di infondere nel Popolo italiano, un senso di preminenza della propria razza, sulle razze soggette, è ancora più evidente. La differenza a tutti gli effetti della convivenza, fra Italiani e Indigeni delle terre imperiali, poggia sul principio del prestigio politico del Popolo dominante, ma giova, in definitiva, a tutti i soggetti acquisiti, perché costoro, nel vasto ambito della loro razza, hanno la libera scelta delle professioni e un libero adito alle gerarchie. Professioni e gerarchie nelle quali non potrebbero mai emergere, se fossero confusi con il Popolo dominante.
A questo principio di giustizia collettiva nell’ambito di una stessa razza, si ispira il Decreto legge 23 settembre 1938-XVI N.11630, sulla istituzione di scuole elementari per i fanciulli di razza ebraica a spese dello Stato, nelle località in cui il numero di questi fanciulli non sia inferiore a dieci.
In fondo, la politica razziale italiana, non mira a distruggere o menomare le comunità già esistenti, ma a differenziarle nettamente dal Popolo italiano, perché i cittadini dello Stato, appartenenti alla razza italica, non debbano subire, neppure per un malinteso senso di modestia civile, alcuna umiliazione nei confronti di cittadini di razze intruse o soggette. In sostanza, è un legittimo orgoglio nazionale, che Mussolini vuole in tutti gli Italiani, attraverso alla difesa della loro razza.
La razza italica viene detta comunemente <<ariana>> perché discente da una stirpe scelta che crebbe in Asia in tempi remoti e che fu battezzata dallo stesso Alessandro Magno, conquistatore della Persia, <<Stirpe Ariorum>> dal fiume Aryas che la bagna.
L’orgoglio di razza è sentimento innato in tutti, ma non è motivo di dolore che per gli appartenenti a razze superiori e dominanti, in caso di confronti e di mescolanze involontarie.
Gli Ebrei fondarono, più che la loro dignità, la loro economia privata ed egoistica, sulla solidarietà razziale, in seno alle patrie altrui. E’ pertanto la loro solidarietà non ha alcun che di nobile; nulla di eroico o generoso.
Negli incroci fra ariani ed ebrei, chi ci rimette in dignità è sempre il soggetto originario del territorio nazionale, perché è innegabile che chi ha una patria, una lingua nazionale, un sangue e una struttura fisica e fisionomica universalmente giudicati eletti, non ci guadagna nulla a sentir chiamare ebreo un suo figlio. Per noi italiani la questione di razza non incide soltanto sui caratteri fisici e fisionomici, ma anche sulla profonda differenza dello spirito e delle origini eroiche del popolo, erede della più gloriosa stirpe di Legislatori.
Per quel che concerne le razze di colore, il loro incrocio con gli ariani è evidente fattore di deperimento e di vergogna per i tipi e per le famiglie della razza scelta.
Il mulatto che nasce in una famiglia ariana, porta una punta di dolore nel cuore del bianco che ha prestato il suo sangue.



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