13 febbraio 2011: Erano appena 100.000 ma ...

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13 febbraio 2011: Erano appena 100.000 ma ...

Messaggio  Admin il Lun 14 Feb 2011, 19:43


13 febbraio 2011: Erano appena 100.000 ma, aggiungere uno zero non è costato nulla, grazie alle bugie degli organi d’informazione.

Il 13 febbraio 2011, le donne libertine, sono scese nelle piazze di molte città italiane e (nello stile dei fuoriusciti antifascisti del secolo scorso) pure in alcune città estere. Hanno manifestato contro il presidente del Consiglio, Berlusconi, dicono, a difesa della dignità femminile. Ad accompagnare queste, non donne; uomini, omosessuali, immigranti, e pure molte squillo.

La manifestazione denominata "se non ora quando" prendeva le mosse dal fatto che "il modello di relazione tra donne e uomini - si legge nel manifesto della mobilitazione - ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni".

La protesta doveva apparire apolitica, ma nei fatti è stata una manifestazione delle opposizioni (sinistra, centro e Fli, partito appena fondato dal presidente della Camera dei deputati ) contro il governo. A manifestare gli antitaliani, sempre pronti a denigrare l’Italia pur di giungere al governo del paese. L’intento era quello di condizionare il Gip del tribunale di Milano Cristina Di Censo, alla quale è affidato il compito di chiudere l’esperienza berlosconiana e del centrodestra di governo.

A sfilare questa volta erano le figlie di quelle donne che negli anni 70 avevano comportamenti da donnacce, erano gli anni americani, di Woodstock dove le ragazze, rovinate dall’uso di droghe ed alcol, si concedevano ai più, senza alcun pudore. Erano gli anni delle occupazioni delle scuole italiane, gli anni, chiamati dalla sinistra, del sesso libero.
Giovani donne e no, scendevano in strada al grido “tremate, tremate, le streghe son tornate”, e ancora “l’utero è mio e lo gestisco io”, erano gli anni delle lotte per l’aborto e il divorzio, gli anni dei pompino e delle sodomizzazioni, usi, che evitavano a molte di queste liberticide di restare gravide.

A distanza di quarant’anni ( mentre i nuovi strumenti informatici sono invasi da centinaia di migliaia di siti che propongono prostitute, escort, accompagnatrici e viados) le loro figlie, scendono in piazza a protestare, contro il presunto comportamento libertino del nostro capo del governo, scordandosi le loro colpe nel disfacimento della morale sociale dell’Italia. Queste donne, - molte leader politiche e Vip dello spettacolo della sinistra - che sono scese nelle piazze al grido “vergogna, abbasso il sessismo per la libertà” debbono ancor prima di attaccare la moralità di un miliardario politicante scorretto, capace di dimostrando che con i soldi si può tutto, rispondere del loro vissuto, considerato che non disdegnano nel manifestare la compagnia delle loro pari. Donne che si concedono per soldi, a volte tanti soldi, e allo stesso tempo rifiutano di essere, mogli e madri.

Queste donne che il13 febbraio hanno manifestato, dove erano in questi anni, anni in cui sono aumentati aborti e divorzi e al contempo diminuivano i matrimoni. Dov’erano quando la sinistra (area a cui fanno riferimento) ancor prima delle famiglie regolari, a tentato in tutti i modi di privilegiare le coppie di fatto, e i matrimoni di persone dello stesso sesso.

Gli approfittatori o meglio gli antitaliani della sinistra senza morale, negli anni, hanno escogitano di tutto, dai “Girotondini” al popolo “viola”.
Falliti questi, fanno ricorrono all’attuale comitato “Se non ora quando” , evidenziando intorno al caso Rubygate tutto il marcio della sinistra, che volendo nasconderlo suggerito quale simbolo della protesta, una sciarpa bianca al collo.

A Roma erano presenti: le attrici Lunetta Savino, Isabella Ragonese, e Angela Finocchiaro.
Cristina Comencini, Ilaria Ravarino e Claudia Pratelli, giovani precarie, la poetessa Patrizia Cavalli; l’on. Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera ed esponente di Futuro e Libertà, Alessandra Bocchetti, fondatrice dell'università delle donne Virginia Woolf di Roma; Susanna Camusso, numero uno della Cgil, Catiuscia Marini, presidente (PD) della Regione Umbria; Francesca Izzo, femminista e docente universitaria. E ancora: Imane Barmaki, dell'associazione Yalla Italia, che si batte per l'integrazione dei musulmani in Italia. Ed anche suore, come Eugenia Bonetti dell'Unione Superiore Maggiori d'Italia.

Mentre: una ignota Debora, annuncia: “Io domani ci sarò: a Roma a Piazza del Popolo con il completino intimo più sexy che ho e mi farò un bel bagno dentro una fontana.
Girerò con un bel cartello con su scritto ‘Caro Silvio fai di me quel che vuoi, dammi una bella casa del Comune, visto che sono una mamma con due bambini e un solo stipendio”.
Si leva una, delle tante, voci controcorrente, è quella di Valeria Ottolini, docente di Filosofia politica ed Etica pubblica all'Università di Genova, studiosa e da sempre sostenitrice dei diritti delle donne la quale afferma: "Non andrò alla manifestazione. La ragione è che nonostante sia stato ribadito dalle organizzatrici e da molte autorevoli partecipanti che si tratta di un momento di riscossa che trova le proprie ragioni in una insoddisfazione generale per la condizione delle donne in questo paese, fare questa manifestazione proprio ora, in coincidenza con gli "scandali sessuali" del presidente del consiglio, appanna e nasconde le ragioni vere e profonde che le donne - ma non solo le donne - dovrebbero avere per protestare. La mia risposta alla domanda "se non ora, quando?" è "in qualsiasi altro momento, ma non proprio ora". Perché adesso apparirà pretestuoso, e una volta che si sarà dimesso Berlusconi nulla cambierà".


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