Il Governo Berlusconi deve cadere e con esso i traditori e i vili

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Il Governo Berlusconi deve cadere e con esso i traditori e i vili

Messaggio  Admin il Mer 16 Feb 2011, 20:26


Camerati è l’ora! Ormai siamo liberi da traditori e vili.

Da tempo sentiamo allargarsi e approfondirsi il distacco fra Fascisti perché quelli che definivamo capi hanno tradito il programma politico iniziale, atto grave nel metodo e nella condotta politica.
Il sacrificio di sangue visto negli anni di piombo (1970 -1980) non è servito al raggiungimento della grandezza dell’Italia auspicata da quei caduti.
Oggi siamo nauseati davanti allo spettacolo indegno ed egoistico che quei capi continuano a dare, dell’opportunismo degli uomini politici, e della fiacchezza degli uomini di Governo, incapaci di giudicare chiaramente la situazione e di provvedere per ridare al Paese nostro, la dignità, la tranquillità, il benessere e l’armonia che la “democrazia capitalistica” ha rubato agli italiani.

Anni di ansiosa attesa e di vana speranza non ci hanno certo convinti che avessimo torto nel disperare dei vecchi uomini e delle vecchie istituzioni. Quale è stato infatti il risultato dell’opera politica ed economica dei nostri Governichi?... il discredito all’estero, il rincaro della vita all’interno e la pesante minaccia del fallimento economico nazionale.

Prodotto di questi due fatti, il disaccordo fra le categorie sociali, lo scontento generale, che però è lontano dal provocare, eccitazione e reazioni di rivolte, il disorientamento e la preoccupazione che generano la paura e l’impotenza, e l’ultima e non lontana conseguenza , che può portare ad attrito con la politica.

Dire dunque che non siamo completamente d’accordo con quelli che erano i capi e che per il loro atteggiamento di condiscendenza non sono stati capaci di provocare, se non di attuare, le necessarie riforme; ricordiamo anzi di aver patrocinato l’unione di noi Fascisti con il più volgare liberalismo Berlusconiano, unico responsabile del disagio economico, e incapace di qualsiasi radicale e sincero adattamento e rinnovamento.
Non è stato possibile fino ad ora, perché i capi si sono sottomessi all’ibrido potere di quel… Berlusconi che non è che l’esponente dell’alta Banca, e che a sua volta, pur di salvare il suo interresse personale e quello della plutocrazia e della grande industria, disconosce ogni diritto sociale, del popolo.

Convinti che noi Fascisti non siamo contrari agli interessi del Popolo Italiano e che, dopo aver subito anni di persecuzioni, dobbiamo prepararci a raccogliere anche i benefici (dispersi, già, negli anni ’90), dobbiamo riprendere la lotta per una politica di nazionalità (fermando ogni proposta di federalismo) di rinnovamento e miglioramento economico, affinché ritorniamo ad essere una nazione produttiva e non solo di servizi.
Non’ostante i capi noi restiamo fedeli al Fascismo e per esso combatteremo per attuare attraverso a mille difficoltà, un nuovo programma.

A che servirebbe il Fascismo se non a questo?

Al momento non è un partito politico, ma tanti raggruppamenti di tendenza, che si richiamano a diversi momenti storici. Noi abbiamo permesso ai nostri capi di commettere gravi errori di metodo. Essi con ogni mezzo dovevano raggiungere le riforme, e invece ci hanno spinti in un angolo, ormai siamo scarsi di numero e deboli di volontà, perdendo l’appoggio (la dove c’era) popolare.
E’ indispensabile riunirci per tornare alle lotte elettorali, per non precluderci l’unica via per riuscire, a riformare lo Stato.
Il nostro isolamento cominciato nel 1994 (quando l’imprenditore massone, coinvolse il capo del Msi, consegnandolo per esigenza internazionali all’antifascismo), ha provocato disorientamento e lo spezzettamento della nostra comunità. L’insignificante risultato elettorale è stato l’attuale nostra condanna, voluta da capi ormai estranei ad ogni dinamismo.
All’indomani di ogni elezioni noi Fascisti – infatti - ci contiamo e, oltre che pochi di numero, ci riconosciamo deboli ed esauriti.
Di tale stato d’animo abbiamo prove sicure nel linguaggio meno sicuro e più rassegnato. Infatti noi Fascisti, che in passato respingevamo ogni contatto con i capitalisti, non abbiamo esitato (quando richiestoci) a dar loro una mano, come se fosse un nostro preciso dovere.
Noi al contrario dobbiamo riprendere la lotta al sistema , e con essa spingere le masse alla protesta contro le fatali conseguenze della globalizzazione, effetti delle grandi speculazioni internazionali che hanno visto inetto il nostro Governo. Non dimenticando che, mentre molti italiani soffrono, vi sono industrie e Banche che ballano una vera danza dei miliardi, colpevole, se non complice, il capo del governo.

Dobbiamo ritrovare la forza per imporre al Governo di deliberare una poderosa patrimoniale nei confronti dei pescicani della finanza e della grande industria, non abbastanza sazi dei milioni accumulati e intendi a nuove e sempre più fruttifere speculazioni, a danno della altre categorie.

E’ ora di parlare chiaro ai Governanti, dobbiamo agire, se le parole non bastano. Spingeremo il popolo contro la casta, non sarà difficile perché la stanchezza è giunta al colmo e nessuna forza umana può evitarlo, se non si provvede ad una sistemazione economica delle classi precarie. Dobbiamo spingere ogni categoria alla protesta, contro l’assetto economico imposto dalle multinazionali, lungi da essere tollerabile, una protesta propria spinta dallo spontaneismo e non già per l’eccitazione altrui o per un servire politico-sindacale, dobbiamo coinvolgere tutti i lavoratori, dagli operai agli impiegati a quelli del pensiero.
Ormai la sperequazione fra le categorie si è fatta ogni giorno più grande per opera del capitalismo privato e pubblico, che è maneggiato da una elite di speculatori, i quali, mai sazi, a null’altro mirano che ad ingrossare con un crescendo impressionante i loro guadagni, venendo poco a poco ad attirare a sé e assorbire una gran massa delle ricchezze. E’ a questi speculatori ingordi ed egoisti che si deve attribuire la colpa dell’attuale situazione di disaggio economico della nostra società.

Questo è il cancro della situazione, il quale non si estirpa con le promesse e le vane parole, che non può estirpare un Governo che è l’esponente di quelle stesse categorie che monopolizzano il capitale.
E’ interessante ricordare che prima dell’avvento del Fascismo il 45% della ricchezza era in mano a 400.000 italiani e il 55% ai restanti 39.600.000, oggi, dopo 89 anni, secondo l’ISTAT a possedere il 45% della ricchezza e sempre il10% (560.370) della popolazione, mentre il restante 55% va diviso in modo difforme agli altri 55.476.630 di italiani.
E’ chiaro lo sfruttamento della grande maggioranza della popolazione da parte di una piccolissima minoranza di privilegiati, non sempre gli eletti dell’intelligenza e del lavoro, ma piuttosto della speculazione.
Ed è altrettanto chiaro che, in forza delle forme (importate dall’America) di pirateria, va sempre più accentuandosi la tendenza del capitale ad attrarre a sé grossi benefici ed a riunire in poche mani le ricchezze, mentre per contrapposto aumenta il disagio e lo scontento nella grande massa della popolazione sfruttata.
Per queste ragioni noi Fascisti dobbiamo ritrovare l’entusiasmo dello stare insieme, specialmente in questo momento delicato e difficile, per promuovere la lotta pienamente giustificata dall’indifferentismo del Governo e delle classi dirigenti, e che ad essi solo se ne deve far risalire la responsabilità, nel momento in cui scoppierà la necessaria protesta.

Il Governo che avrebbe dovuto abbassare le tasse applicando rigorosamente grandi risparmi di bilancio, non solo non l’ha ancora fatto, ma cerca tutti i pretesti per ritardarne l’applicazione, mentre ha accresciuto l’entrate attraverso l’aumento e l’applicazione di nuove addizionali, (Regionali, Provinciali e Comunali) finendo con l’adottare una tassazione assolutamente sproporzionata tra le categorie (deboli e adagiate), inadeguata alla capacità contributiva dei diversi contribuenti , a tutto vantaggio dei maggiori, vale a dire di quelli i cui patrimoni sono gran frutto della speculazione e che in ogni caso poco o nulla verrebbero a soffrire da una imposta pesante ed anche immediata.
E’ necessario che il Governo risponda alle rivendicazioni sociali ed economiche delle categorie lavoratrici per il raggiungimento del benessere nazionale basato sul lavoro e sull’espansione commerciale e sullo sviluppo agricolo - industriale.
Sono questi i veri e grandi problemi che la globalizzazione asservita alle multinazionali ci impone, ed a risolverli non sono di troppo tutte le forze e le intelligenze, senza distinzione di parte.

Gli attuali partiti non sono all’altezza di tale nuovo compito che deve essere affidato a gente nuova. Negli ultimi anni si sono raggruppate delle vecchie correnti attorno a due grandi correnti, la progressista e la conservatrice, nate dallo stesso ceppo sociale. Il capitalismo.

Bisogna scegliere: Solo la base Fascista possiede i postulati per le riforme e per le rivendicazioni popolari e per una politica di sviluppo nazionale e di espansione produttiva ed economica.

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