Dall’assedio economico all’autarchia.

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Dall’assedio economico all’autarchia.

Messaggio  Admin il Ven 18 Feb 2011, 21:04


Nelle vaste costruzioni sociali l’Italia non trascura alcun elemento etico della razza, perché ha illustri testimonianze di antica potenza. Il processo di rinnovamento del popolo italiano, erede unico e legittimo del popolo romano, è stato ed è uno studio di perfezionamento del cittadino e del soldato. Esercito e popolo sono le due grandi formazioni umane della civiltà fascista: con l’’Esercito il fascismo ha costruito l’Impero, con il Popolo disciplinato e operante, inquadrato civilmente e tecnicamente, ha impresso la grande battaglia per l’indipendenza economica, base di ogni ulteriore conquista, sia nel campo del benessere materiale, come in quello del primato culturale e morale.
Non basta fare; bisogna fare abbastanza per tutti gli italiani e meglio degli altri popoli. La battaglia è ingaggiata; la vittoria non mancherà.
I soldato italiano fu grande e glorioso nell’ultima guerra.
Ma è innegabile che la bontà della materia non basta in questo delicato settore della nostra vita sociale e politica di pionieri della Civiltà mondiale, e di responsabili della sua degna continuazione. Il Governo si preoccupò di colmare ogni lacuna nella figura individuale del soldato per riparare errori del passato e per ovviare a eventuali errori dell’avvenire. Il Governo, sotto la illuminata e spassionata guida di Mussolini, primo fra i fanti, soldato fra i soldati nella rude trincea di tutti, ha perfezionato il servizio militare mediante una solida struttura istituzionale di educazione giovanile. Oggi non si diventa improvvisamente nel giorno della leva militare, quando cioè si sia compiuto il ventesimo anno di età, oggi i fascisti, ed anzi gli Italiani, mediante la educazione civile del bimbo, del giovinetto e del soldato inquadrato nel plotone di marcia, divengono militari coscienti dei loro doveri e della necessità di obbedire ciecamente ai loro diretti superiori, prima che si chieda loro l’arduo compito della difesa in armi della nazione.
Il Balilla e l’Avanguardista sono orgogliosi della loro divisa, la quale è dissimile dalla divisa del fante.
L’addestramento fisico, il maneggio delle armi, il portamento militare, sono fattori della garanzia che la nazione si attende dall’esercito per ogni grande evento, nella difesa del Paese,quando fosse necessario. E poiché il <<civis romanus>> altro non era che un milite dell’idea imperiale e delle Legioni, anche il cittadino italiano deve essere un soldato dell’idea fascista, che è idea imperiale nel senso della supremazia del vero diritto e della vera luce nel dominio vicino e lontano di popoli già irradiati dalla civiltà di Roma.
Con il perfezionamento del servizio militare, il Governo fascista ha facilitato il compito agli educatori civili, ed ha consegnato alle Università, alle Aziende, alle Gerarchie, ai campi e alle officine, giovani predisposti a contribuire con disciplina, con l’azione e con l’esempio, al miglioramento della grande compagine nazionale nel clima dell’Impero fondato da Mussolini.
Dal 1922 sono passati sedici anni. Entro e fuori i confini, l’Italia ha mutato il suo aspetto nelle campagne, nei borghi, nelle città, nelle piazze, nelle caserme, per tappe, attraverso difficoltà che furono affrontate gioiosamente, ma che non furono superate senza sacrificio di lotte e di sangue. Il frutto più soave della nobile fatica di Mussoline dei pionieri, è il prestigio della Nazione oltre i Confini. Oggi ogni Italiano può dire alto il suo orgoglio in tutte le contrade del mondo senza ricorrere ai fasti del passato e senza timore di veder sorridere alcuno, perché le antiche ed eterne ragioni ideali dell’orgoglio della nostra razza si sono incarnate nella generazione presente dei cittadini e dei soldati, pronti a resistere e a combattere contro qualsiasi insidia od offesa.
Oggi, anzi, ogni Italiano può citare esempi recenti di questa resistenza e di questa combattività. L’assedio economico è un eloquente argomento per la dimostrazione dello spirito battagliero del popolo protetto dal suo esercito. Cinquanta Stati produttori furono attori partecipi e spettatori della grande iniquità. L’Italia superò la prova e vinse la guerra di rivendicazione e di conquista, fra il sincero stupore di stati maggiori e di governi di grandi nazioni vicine e lontane.
L’assedio economico generò negli Italiani la passione per la conquista dell’indipendenza economica. L’autarchia è la nuova meta di tutte le forze operanti e organizzate dal Governo fascista. Dirigenti, produttori, lavoratori, sono impegnati nella bella battaglia alla quale il Governo partecipa dall’alto mediante concorsi a premio e selezione di organismi nei settori agricoli e industriali, sorvegliando l’importazione delle materie prime, e impedendo quella di prodotti finiti, man mano che si procede nelle emancipazione.

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