Arterie e mezzi di comunicazione in regime fascista.

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Arterie e mezzi di comunicazione in regime fascista.

Messaggio  Admin il Ven 18 Feb 2011, 21:16


La mancanza di certi prodotti necessari alla vita di un paese libero e modernamente attrezzato per progredire, presenta due gravi inconvenienti:
a) la immediata soggezione ai paesi ricchi in caso di contesa con altre nazioni o di conflitto per fini di orgoglio nazionale o di difesa;
b) il continuo impoverimento, anche in tempi normali e nei periodi di pace assoluta, per effetto della continua ricerca di valuta degli altri paesi, per provvedersi il fabbisogno.
Sul tema della povertà di materie prime dell’Italia, si era fatto un frasario di facili sentenze che il Fascismo ha man mano disperso; ma non vi è dubbio che i sacrifici del Paese per emanciparsi dalla soggezione straniera in certi rifornimenti importanti, sono stati gravi e non sono ancora finiti. Si diceva: l’Italia non ha materie prime.
Bugia. L’Italia aveva tante materie prime da soddisfare i bisogni dell’anteguerra, ossia di una nazione modesta e pacifica come quella che fu sorpresa dal conflitto mondiale. La verità è che queste materie prime non venivano estratte dal sottosuolo o utilizzate per la preparazione di prodotti necessari alla vita del Paese, perché era più facile importarle a buon mercato da altri paesi.
Per i bisogni di guerra, non essendo attrezzati nello sfruttamento colle risorse nazionali, si dovette ricorrere all’Estero, con quali sacrifici economici morali e militari, è facilissimo a chiunque di comprendere.
Mussolini, subito dopo la Marcia su Roma, dispose per lo sfruttamento delle risorse naturali della Nazione. Ed ecco l’Italia di fronte al suo reale problema nazionale.
Il Paese non era povero di materie prime per i limitati bisogni di un tempo, e si sarebbe potuto difendere e preparare meglio alla guerra di rivendicazione del 1915; ma le sue risorse, anche valorizzate al massimo, non bastavano per far vincere e attrezzare un‘Italia rinnovata e protesa verso le sue naturali conquiste interne ed esterne, decisa ad affrontare le sue storiche battaglie per il conseguimento del suo posto sul mare e della sua giusta espansione territoriale. Donde la necessità di continuare la già ingaggiata battaglia per l’autarchia, battaglia che si delineò in tutta la sua importanza, durante il periodo delle vergognose sanzioni economiche, decretate il 18 novembre 1935 dalla Società delle Nazioni.
Non appena vinta l’ultima battaglia etiopica, non appena insediati i governatori nel vasto possedimento imperiale, Mussolini ha pensato alla fondazione di una rete stradale e alla instaurazione di un sistema di comunicazioni atto a innervare il nuovo importante dominio. Quello che il Fascismo ha fatto in materia di strade e autostrade e in materia di perfezionamento dei servizi ferroviari interni, mediante la elettrificazione di luoghi vecchi tronche vitali, è noto a tutti. Ora, è opportuno rilevare che le comunicazioni rientrano più che mai nel piano autarchico, perché servono alla rapida distribuzione dei prodotti delle varie regioni della Penisola e perché, con la loro italianizzazione, si riducono le spese per il rifornimento dei combustibili solidi e liquidi di provenienza estera.
Uno dei punti di riferimento e di paragone, nella valutazione della nuova Italia, rispetto alla nazione di anteguerra e dell’immediato dopoguerra, è dato precisamente dal settore economico e industriale delle comunicazioni. Il nostro Paese ha la maggiore estensione latitudinale di tutti i paesi d’Europa. E se, fra il Piemonte e la Sicilia non corre un numero maggiore di paralleli che fra il nord e il sud germanico o francese o inglese, non vi è dubbio che le distanze chilometriche tra il settentrione e la Sicilia, sono le più grandi d’Europa.
Ebbene, il problema delle comunicazioni incide non soltanto sulla economia del nostro paese, ma anche sulle sue esigenze politiche e culturali. Le distanze di tempo e di spazio sono sempre nocive alla unità del sentimento e del comando di uno stesso paese, ma specialmente in una nazione a regime autoritario.
L’ Aviazione è una grande benemerita del progresso in questo campo della solidarietà fra le regioni d’Italia e fra la Madre patria e le Colonie.
Oggi le famiglie comunicano con i loro congiunti lontani in pochi giorni e talora perfino in un sol giorno, tra continente e oltremare. La vicinanza spirituale alla famiglia rende più facile e meno dura la fatica del combattente e del milite, o del lavoratore, che risiedono nei territori conquistati. E’ motivo di profonda tristezza il ricordo dei nostri padri che combatterono senza più la speranza di ricevere notizie dei loro cari. Quello che l’Italia fascista ha fatto nel campo delle trasmissioni e delle comunicazioni fra le metropoli e le metropoli, e fra il Continente e le terre imperiali, è un edificio così grande che soltanto la penna di un poeta potrebbe degnamente illustrare.


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