L’Adriatico riconsacrato alla Patria.

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L’Adriatico riconsacrato alla Patria.

Messaggio  Admin il Ven 18 Feb 2011, 23:07


Forse ai giovani, il nuovo volto dell’Italia Fascista non parla un linguaggio profondo. Molti di essi hanno iniziato la giovinezza in clima eroico, altri hanno partecipato alle azioni, altri hanno soltanto visto sorgere gli ultimi monumenti del grande rinnovamento italiano. Chi è partecipe di una rivoluzione e non ha contribuito al disfacimento di un vecchio mondo, oppure non ha sofferto in quel vecchio mondo, non può aver la visione della portata delle trasformazioni.
Osservando la nuova Italia da un qualsiasi punto elevato, ossia da una veranda spirituale simile a quelle dell’Ara dei Caduti per la Rivoluzione, una persona colta vede il rinnovamento e la nuova dignità imperiale, in funzione della sua età.
Chi sente in pieno il fascino della riscossa nazionale, è il Veterano di Vittorio Veneto.
Che cosa non possono sentire, Costanzo Ciano e Luigi Rizzo, guardando il <<Mare nostrum>> da un colle della Romagna? La terra natale di Mussolini, fondatore dell’Impero di oltremare, è a specchio di quell’Adriatico che parve per secoli avulso dalla potestà e dalla passione degli Italiani.
Il mare è la vita d’Italia. Per il mare, da Lissa a Dogali, da Pola ad Addis Abeba, quattro generazioni di eroi hanno sparso il loro nobile sangue in tre continenti. E fu per il mare, che il Giovane Nizzardo assurse ai fasti di leggendario Condottiero, e che le Camice Nere, da milizia civile, divennero fanti, marinai Legionari.
La Penisola è protesa per oltre mille chilometri nel suo mare.
Nessun paese è più signore delle acque; nessun popolo si specchia per maggiore estensione di spiagge e di coste né per maggior numero di porti, sul grande e misterioso separatore di continenti.
Oggi l’Adriatico è riconsacrato alla Patria per virtù di battaglie e di conquiste sul terreno strategico e su quello diplomatico. L’Adriatico è un golfo italiano; il più bello,ilpiù ricco di tradizioni, il più grande golfo del Mediterraneo, il quale è divenuto <<Mare nostro>> siccome pochi decenni addietro fu <<nostro>> nel senso della gelosa e martoriata idealità, l’Adriatico.
Che cosa, dunque, non può sentire,un veterano che agognò la rivendicazione dell’Adriatico, guardando oggi, da un poggio spirituale, i tre mari d’Italia e la quarta sponda? Nessun occhio umano, ancorché soccorso dagli strumenti della scienza, può vedere oggi la distesa sconfinata delle coste sulle quali sventola il Tricolore.
Ma la potenza navale non è tutto. Il nostro maggiore dominio sul mare dei tre Continenti del nostro vecchio mondo occidentale, cui Roma diede impronta civile e prosperità, richiede un forte e potente ausilio si ali.
L’Italia, signora di coste e di territori, ha bisogno di ali per essere continuamente presente e continuamente vigile sulle sue terre e sui popoli che liberamente vi lavorano a foggiare i suoi nuovi sicuri destini.
Fin dal 1926, Mussolini, unico detentore di grandi segreti militari dell’Italia fascista, decretò la nascita di una grande Aviazione. Come ministro dell’Aeronautica e delle Forze armate, visitò i principali cantieri aeronautici, consultò i tecnici e gli alti gradi, e predispose i mezzi per la creazione di una grande aviazione di terra e di mare, suscettibile di grandi autonomie, e rincuorò le Camice Nere nella carriera aviatoria.
Oggi l’Italia novera con giusto orgoglio primati di guerra e di pacche per molto tempo, e forse mai, saranno superati.

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