Traditori: Ora chiudete il Secolo d’Italia.

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Traditori: Ora chiudete il Secolo d’Italia.

Messaggio  Admin il Gio 24 Feb 2011, 21:12


Sono anni che i camerati dell’ex base missini storcono il naso. Sono anni che traditori e approfittatori infangano, quello che era un foglio di libertà, libertà di esistere.

Il Secolo d’Italia, doveva chiudere già nel 1994, quando il vertice dell’MSI si scopri antifascista.
La base, ancora fascista, continuava a sentire all’interno dei circoli di AN un clima cameratesco. E per questo continuava a comprare il <<Secolo d’Italia>> , fino a quando Fini recatosi in Israele, preso dal verme sionista, affermò, che il Fascismo fu il “male assoluto”. d’allora, il Secolo d’Italia, testata fondata da Franz Turchi nel 1952, come quotidiano di battaglia, costretto a vivere tra difficoltà inusitate per qualsiasi altro giornale.
Difficoltà d’ordine finanziario e tecnico,di distribuzione e di diffusione, circondato com’era dalla compatta ostilità dei gruppi di potere del sistema antifascista.
Dal sabotaggio postale al tentativo di creare il vuoto pubblicitario (attività non riuscita, grazie ad alcuni imprenditori, Fascisti che, per la promozione della propria attività si affidavano prevalentemente al Secolo d’Italia), alla vendetta discorsiva della stampa di regime all’omertà con la quale si insabbiavano le nostre notizie, c’erano attorno al “Secolo” e alla comunità che rappresentava intendi persecutori, il giornale seguiva ad uscire ogni giorno, puntualmente, persino quando gli altri fogli tacevano sotto l’ondata scioperistica.
Il <<Secolo d’Italia>> ha ininterrottamente seguito i momenti cruciali della vita della nazione e il corso operoso ed intenso dell’azione del Partito.
Non c’è stato altro ramo o settore del MSI prima MSI-DN dopo che, negli anni sia stato cosi intimamente legato a tutti gli atti dell’esistenza del partito più di questo giornale che ha respirato per anni coi polmoni del Movimento Sociale Italiano.
Ecco perché la classe dirigente e militante del partito sentivano l’imperioso dovere di stringersi attorno al bene impareggiabile del loro quotidiano con una devozione che sapeva di crociata, dentro e fuori le file del MSI.
Leggere, diffondere tra iscritti e simpatizzanti il <<Secolo d’Italia>> farne compartecipe l’opinione pubblica, significava aprire ogni giorno nuove strade alla proliferazione delle nostre idee, alla vittoria della nostra battaglia.

Nel lontano 1972, Giuseppe Ciarrapico scriveva: “ …molto di più si potremmo fare se con l’ausilio dei nostri lettori ogni inconveniente ci verrà segnalato, e se attraverso l’attivismo intelligente di tutti i Camerati, verranno suggerite soluzioni più idonee (di distribuzione).
Anche una sola copia venduta in un centro lontano di qualsiasi provincia italiane dove prima non eravamo presenti, sarà un punto segnato a nostro favore nella battaglia politica di rinnovamento della Nazione.
Anche una sola copia in più diffusa, l’ dove la menzogna se non addirittura la calunnia avversaria ha sempre spadroneggiato incontrastata, significherà un punto all’attivo per mettere gli italiani, sia pure attraverso la modestia dei nostri mezzi, in grado di conoscere la validità del nostro impegno politico e la necessità, per gli interessi nazionali, della nostra presenza politica … “

Questo fu lo spirito ideale che, G. Fini e i suoi accoliti già dal ’94 iniziarono a distruggere, con l’intendo allora oscuro, d’abiurare, sia il passato che il presente.
Il Secolo da quotidiano militante, da fucina, di quanti nel tempo tradiranno i padri, divenne il quotidiano dell’abiure, fino a divenire un foglio antifascista, cosi come ipotizzato da G. Fini.
Man mano, da An al PdL per finire oggi “voce” di Futuro e libertà per l’Italia,
divenendo un quotidiano d’apparato dell’informazione di regime che ogni evento manipola, ogni fatto snatura, ogni vicenda altera con scientifica ed ossessiva capacità propagandistica.

In queste condizioni i traditori del fascismo si sono riuniti con l’obbiettivo di interrompere l’esperienza del Secolo d’Italia sotto la guida della Flavia Perina, a sua volta traditrice finiana, che ha interrotto l’ortodossia di partito con la presunzione di fare del Secolo d’Italia un quotidiano radical chic del centrodestra, rompendo definitivamente con quanto negli anni lontani aveva permesso la sua sopravivenza.

Il Secolo d’Italia in se racchiude una storia che non si deve cancellare, ma ancor più distorcere, per questo ai traditori dell’identità missina che costituiscono il nuovo cda della Fondazione An (Mario Landolfi, Giuseppe Valentino, Alessio Butti, Ugo Lisi e Enzo Raisi – amministratore unico - ), chiediamo, nel ricordo di Angelo Mancia, assassinato nel 1980, in quanto lavoratore del quotidiano fascista, la chiusura del Secolo d’Italia entro il 2012, settantesimo dalla sua nascita. Ormai tradito nello spirito e nei valori a cui negli anni si è ispirato.

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