Verso l’indipendenza nel settore tessile

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Verso l’indipendenza nel settore tessile

Messaggio  Admin il Mar 01 Mar 2011, 20:33


Due terzi dei novecentomila quintali di canapa che l’Italia annualmente produce, si irradiano da tempo per le vie del mondo. La Germania assorbe il 28 per cento della nostra disponibilità destinata all’esportazione, l’Inghilterra il18 per cento, il Belgio il 15 per cento, la Francia il14 per cento. Il rimanente 25 per cento va distribuito fra nazioni minori. Ma in questo settore non si mira a un aumento della esportazione del prodotto grezzo. La canapa è una importante fibra nazionale già elementarizzata con successo, dalla quale la Nazione trarrà grandi vantaggi di triplice natura.
A) Esportazione di manufatti che involgono un plus valore di mano d’opera in favore del lavoro nazionale;
B) Impegno di una ingente quantità (non meno di 300 mila quintali) di fibre nei tessuti misti in sostituzione del cotone di importazione;
C) Manifattura in casa nostra di prodotti di canapa che fino a ieri si importavano. E’ una vittoria del Fascismo su vecchie resistenze interne e sulla stessa abilità industriale di altri paesi assai progrediti.
Tra le fibre artificiali, il raion costituirà il più importante settore industriale per il nostro commercio estero, quando avremo raggiunto l’autonomia delle sue materie costitutive, in primo luogo la cellulosa.
Si noti che in questo tessile artificiale l’incidenza della materia prima sul prodotto finito è del centodieci per cento, e che la produzione nazionale di cellulosa da tessuti è inferiore a centomila quintali all’anno contro una produzione annuale di raion di un milione di quintali. Occorrono oltre 500 mila quintali di cellulosa estera per il solo contingente di fibre artificiali destinate all’esportazione. Questi, per vero, ritornano all’Estero rivestiti di abile e distinto lavoro italiano, sotto forma di smaglianti tessuti. La media esportazione annuale di prodotti di raion supera ormai, fra tessuti puri, tessuti misti e cascami, mezzo milione di quintali nelle buone annate.
L’Italia ha alcuni nuclei produttori di raion fra i più attrezzati del mondo,aziende poderose che concorrono all’assistenza sociale per le famiglie della importante categoria tessile e indirettamente anche per altre categorie di lavoro,e che sono all’avanguardia nella razionalizzazione del lavoro, umanamente e fascisticamente intesa.
Benché le sanzioni non abbiano molto spostato il ritmo del nostro commercio estero del raion, volendo fare ragguagli per trarre conclusioni utili, giova analizzare il semestre immediatamente anteriore alle <<ostilità>> economiche decretate a Ginevra contro noi. Dal bollettino dell’Istituto per il Commercio con l’Estero, rilevano che nel primo semestre del 1935 l’Italia ha introitato 241 milioni di lire su tre voci della bilancia commerciale esportando duecentomila quintali di raion fra le diverse voci. Il tessuto tipico, di pura fibra artificiale che involge la maggiore incidenza di mano d’opera, ha reso 48-7 di lire per 13 mila quintali, nel semestre considerato, ossia il medio prezzo di L. 3.750 per quintale, cifra importante per definire il pregio del prodotto italiano. Ciò significa che vale la pena d’importare la cellulosa per esportare il prodotto finito. Ma l’autarchia è in marcia. La materia grezza estera deve essere man mano sostituita con cellulosa nazionale. Nel settore della carta è noto che l’Italia marcia a gran passi verso l’autarchia mediante la estrazione della cellulosa dalla paglia dei cereali. In quello del raion, per il quale occorre la cellulosa di abete,o quanto meno di legno, si è pronti a salpare. Alcuni nuclei industriali italiani hanno già instaurato fabbriche di cellulosa di legno in varie Regioni.


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