Giustizia: Riforma costituzionale, una pagliacciata.

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Giustizia: Riforma costituzionale, una pagliacciata.

Messaggio  Admin il Gio 10 Mar 2011, 23:29


Berlusconi, dopo aver annunciato una riforma <<EPOCALE>>, si presenta in sala stampa con il ddl di riforma costituzionale della giustizia, composto da 18 articoli, approvato oggi in Consiglio dei ministri. Ddl, che non riforma la giustizia ma l’organizzazione giudiziaria, penalizzando l’organizzazione (gerarchica) nei palazzi della giustizia.

Il capo del Governo ha enfatizzato questa ulteriore pagliacciata. Il tutto resterà solo un annuncio che, di certo non interresa i cittadini onesti.

Queste modificazioni, se approvate, indeboliranno ancor più lo Stato nella lotta alle illegalità e soprattutto alla delinquenza organizzata; colpendo esclusivamente i cittadini meno ambienti.

Solo un capo del Governo già affiliato ad una loggia massonica poteva consentire la presentazione nel Cdm da parte del Guarda Sigilli di un ddl che mira ancor più a dividere e a creare alto caos nei tribunali.

Nonostante la dichiarazione della scorsa estate (quando cominciò a circolare l’ipotesi di una riforma costituzionale della giustizia), del (compagno) presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale sottolineò che il suo ruolo è quello di difendere «il principio costituzionale dell’autonomia e indipendenza della magistratura con iniziative e posizioni che pongano l’altissima funzione dell’indagare e del giudicare al riparo da una spirale fatale di recriminazioni e di scontri sul piano politico e perseguano in tutti i sensi un corretto equilibrio istituzionale>>, stranamente, non farà mancare la sua firma, che in questo caso ha il valore di una autorizzazione al deposito in Parlamento.
L’intenzione è quella di mescolare servili dispositivi giuridici ango-americani, con atti persecutori nei confronti dei pm, veri garanti della legalità e del vivere civile.

Ancora una volta un governo asservito alla “democrazia capitalista” intende colpire l’autorità di un organo dello Stato, attraverso:
- la separazione delle carriere tra giudici e pm;
- la nuova Corte di disciplina , divisa in due: una sezione per i giudici e una sezione per i Pm;
- due Csm presieduti dal capo dello Stato;
- la limitazione dell'azione penale: l'obbligatorietà resta, ma sarà il Parlamento, cioè i politici, e non più i magistrati, a stabilire le priorità su quali reati perseguire e dunque su che cosa indagare;
- la polizia giudiziaria non sarà più alle «dirette» dipendenze dei pm, che possono disporne «secondo le modalità stabilite dalla legge»;
- l’impossibilità per i pm di presentare appello in caso di assoluzione dell'imputato, (disposizione contenuta a suo tempo nella «legge Pecorella» poi bocciata dalla Corte Costituzionale) <<garantendo il delinquente e punendo la parte lesa>>, mentre l'avvocato difensore potrà sempre presentare appello in caso di condanna;
- la responsabilità dei pm, uno dei temi sui cui più si è insistito: «D'ora in poi, chi sbaglia paga». In caso di errore, i magistrati saranno responsabili di tasca propria come i medici e al pari dei funzionari della Pubblica amministrazione. Scordando che la magistratura al pari delle forze di polizia tutelano è difendono interresi collettivi.
- l'elezione di magistrati onorari con funzioni di pm, come più volte preteso dalla Lega.

Il risultato è che:
- i pm diventano un «ufficio» organizzato secondo norme di legge;
- i due Csm non potranno «adottare atti di indirizzo politico né esercitare attività diverse da quelle previste dalla Costituzione, e vedranno ridotta la rappresentanza dei togati a un terzo (previo sorteggio degli eleggibili) mentre quella «laica» arriverebbe a due terzi.
- il potere ispettivo del Guarda Sigilli viene costituzionalizzato,

Come detto, quella appena approvata «È una riforma punitiva il cui disegno complessivo mira a colpire il corretto equilibrio tra i poteri dello Stato. È una riforma che riduce le garanzie per i cittadini.
Berlusconi, del resto ha affermanto: “se fosse stata fatta prima la riforma della giustizia non ci sarebbe stata quella situazione che ha portato a cambiamenti di governo, a tangentopoli e all’annullamento di una classe di governo nel 92’-93’», e inoltre all’abbattimento del (suo) governo nel 94’, o la caduta di un governo di sinistra nel 2008.

Questo è parlare chiaro!

Il vero cambiamento fu posto dalla riforma del Ministro Fascista A. Rocco

Il Fascismo modifico la legge penale del 1989 che era prevalentemente basata sul sistema dell’imputabilità e della pena, il codice Rocco ha, invece, accolto anche il principio della pericolosità sociale e delle misure di sicurezza.
Non fu il trionfo di questa o quella scuola, non fu una lotta di dottrina, ma il superamento dei postulati da essa affermati, rifusi in unità organica.
I penalisti adire il vero hanno propugnato la trasformazione delle pene in misure di sicurezza, assumendo come fondamento del diritto il solo concetto di pericolosità sociale, mentre la maggioranza degli studiosi difendeva i principi classici della giustizia sociale, preferendo adottare il sistema dell’integrazione delle pene con le misure di sicurezza.

Il codice Rocco infatti ha realizzato appunto questa compenetrazione, armonizzando il principio della responsabilità con quello della pericolosità. Il reato viene considerato sotto il duplice aspetto: come illecito giuridico; e come espressione della personalità del reo, quale prova, quale sintomo della sua pericolosità, e a questa corrisponde, ai fini della prevenzione, l’applicazione della misura di sicurezza.
La finalità dà la giustificazione del diritto, anzi, lo crea, esso tende alla protezione degli interessi fondamentali della convivenza sociale e dei valori indispensabili alla sua esistenza e dal suo sviluppo.
Nel codice Zanardelli esistevano già alcuni provvedimenti amministrativi, miranti a scopi diversi dalle pene, come la vigilanza speciale; la consegna del pericolo per infermità di mente all’autorità competente per il ricovero in manicomio (art. 46, capoverso) l’espiazione della pena affittiva per gli ubriachi abituali in stabilimenti speciali (art. 48, 2° capoverso); i provvedimenti di vigilanza o di ricovero per i minori (art. 54 e 55) ecc. ma tali misure erano embrionali ed insufficienti ad arginare il fenomeno delittuoso.
Le misure di sicurezza, sancite nel codice Rocco con norme chiare e precise, costituiscono, invece, uno degli aspetti più importanti della vasta riforma attuata, segnando una innovazione non solo nella legislazione penale italiana, ma in quella mondiale, perché realizzano in modo efficace i fini della prevenzione criminale con provvedimenti eliminativi, curativi, educativi, correttivi, e talvolta cautelari.
Il compito di prevenzione e repressione viene affidato alle diverse forze di polizia, spetta ad essi l’attività investigatrice, che è diretta scoprire i reati ed i loro autori: ma l’articolo 219 C.P.P. precisa: <<La polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenza ulteriori assicurare le prove, ricercare i colpevoli e raccogliere quant’altro possa servire all’applicazione della legge penale>>.

L’articolo 203 c.p. stabilisce che la qualità di persona socialmente pericolosa si valuta in base alla circostanze indicate nell’art. 133 dello stesso codice, in cui è fissata una duplice nozione: l’una della gravità del reato, l’altra della capacità a delinquere del colpevole.

La prima si desume:
a) dalla natura, dalla specie, dai mezzi, dall’oggetto, dal tempo, dal luogo e da ogni altra modalità d’azione;
b) dalla gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato;
c) dalla intensità del dolo o dal grado della colpa.

La seconda si deduce:
1) dai motivi a delinquere e dal carattere del reo
2) dai precedenti penali e giudiziari e, in genere, dalla condotta e dalla vita del reo, antecedente al reato;
3) dalla condotta contemporanea o susseguente al reato;
4) dalle condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo.
La polizia giudiziaria deve concorrere con particolari indagini, in quanto principalmente dopo aver vagliato il risultato di esse, il giudice potrà esprimere il proprio giudizio sul grado di pericolosità del colpevole.
La pericolosità del reo può raggrupparsi in due categorie, la prima delle quali è contro distinta oltre dalla gravità del fatto commesso, dalle condizioni patologiche o d’immaturità intellettiva dell’agente (infermi di mente o minori); la seconda è delineata dalle particolari condizioni psicologiche o di corruzione morale del reo, messe in luce dai precedenti penali e dall’insieme degli elementi sintomatici (delinquente abituale, professionali o per tendenza; contravventori abituali o professionali).
Secondo tale distinzione, gli individui socialmente pericolosi vanno, perciò classificati in:
A) Soggetti contrassegnati da condizioni patologiche o da immaturità intellettiva:

I) infermi di mente;
a) totalmente infermi di mente; art. 222 c.p. (ricovero in un manicomio giudiziario;
b) semi infermo di mente, intossicati cronici da alcool o da sostanze stupefacenti, sordomuti; art. 219 c.p. prima parte e primo capoverso (assegnazione ad una casa di cura);
c) minorenne: art. 224 c.p., I° e 2° capoverso (ricovero in un riformatorio; art. 225 c.p, primo capoverso (ricovero in un riformatorio e libertà vigilata); 222 c.p. terzo capoverso (ricovero in un manicomio giudiziario).

B) Soggetti contraddistinti da particolari condizioni psicologiche o di corruzione morale:

I) delinquenti abituali, professionali, per tendenza: art. 216 c.p. nn.1 e 2 (assegnazione ad una colonia agricola o ad una casa di lavoro);
II) contravventore abituali o professionali: art. 230 c.p. n. 3 (libertà vigilata);
III) Ubriachi abituali: art. 221 c.p. (casa di cura o di custodia e libertà vigilata); art. 234 c.p. primo capoverso (divieto di frequenza osterie e pubblici spacci di bevante alcoliche).

A questi casi bisogna aggiungere quelli previsti dall’art: 230 c.p. nn.1e 2 (libertà vigilata per i condannati alla reclusione per meno di 10 anni, e per i condannati ammessi alla libertà condizionale), che non rientrano in alcuna delle due categorie ora enumerate e per i quali la pericolosità è desunta dalla entità della pena inflitta.

Sono altresì previste nel codice penale le seguenti ipotesi di pericolosità extradelittuosa:
I) a norma dell’arti. 49 ultimo capoverso, il giudice può ordinare che l’imputato prosciolto per reato impossibile sia sottoposto a misure di sicurezza;
II) in forza dell’art. 115, salvo le eccezioni stabilite dalla legge, in caso di accordo per commettere un delitto, quando questo non sia effettivamente seguito, quando questo non sia effettivamente seguito, o nell’ipotesi di istigazione a commettere un reato, se la istigazione sia stata accolta, ma il reato sia stato commesso,o infine, se si tratti di istigazione a commettere un delitto e la istigazione non sia stata accolta, può comminarsi una misura di sicurezza.

Da questi si distinguono i provvedimenti di polizia previsti dalla legge di P.S. sono atti amministrativi diretti a colpire coloro che, anche senza aver commesso un reato o fatti che possono essere perseguiti con l’applicazione delle sole misure di sicurezza, si ha fondato sospetto di ritenere socialmente pericolosi; le misure di sicurezza sono, invece atti giurisdizionali che vengono ordinati unicamente in applicazione di norme sancite nel codice penale.

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