Libia: un'altra guerra dell'Onu

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Libia: un'altra guerra dell'Onu

Messaggio  Admin il Mer 23 Mar 2011, 21:27


L’Italia tradita deve, solo, obbedire ai suoi conquistatori. Zittito il popolo italiano con menzogne e bastone. Ancora una volta siamo sottomessi all’organizzazione mondiale (Onu) asservita agli anglo-americani che, con il favore russo-cinese, sono come sempre, promotori di GUERRA.

Ormai l’Onu è un organizzazione inutile che non serve al mondo, come non servì negli anni ‘30 la Società delle Nazioni. L’Italia e il Fascismo ne furono vittima tant’è che il Gran Consiglio deliberò l’abbandono di quel arrogante ed inutile organismo di parte.

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Riportiamo l’annuncio che Mussolini fece all’immensa folla adunata in piazza Venezia e a tutto il popolo italiano in ascolto dopo la deliberazione del Gran Consiglio – “Ci allontaniamo senza alcun rimpianto dal barcollante tempio dove non si lavora per la pace ma si prepara la guerra -.

Roma, 11 notte
La storica decisione che il Gran Consiglio ha acclamato e che voi avete accolto col vostro più entusiastico grido non poteva più oltre essere procrastinata. Abbiamo voluto, durante lunghi anni, offrire al mondo uno spettacolo di inaudita pazienza.
Non avevamo dimenticato e non dimenticheremo l’obbrobrioso tentativo di strangolamento economico del popolo italiano perpetrato a Ginevra. (L’enorme folla grida la sua indignazione).

Ma qualcuno pensava che a un certo momento la Lega delle Nazioni avrebbe compiuto un gesto di doverosa riparazione. Non lo ha fatto, non lo ha voluto fare. Le buone intenzioni di taluni governi annegano non appena i loro delegati entrano in contatto di quell’ambiente esiziale che è il sinedrio ginevrino, manovrato da torbide forze occulte nemiche della nostra Italia e della nostra Rivoluzione.
In queste condizioni non era più oltre tollerabile la nostra presenza sulla porta di Ginevra. Feriva la nostra dottrina, il nostro stile, il nostro temperamento di soldati.
Si avvicinava l’ora in cui bisognava scegliere in questo dilemma: o dentro o fuori.
Dentro? (La folla prorompe in un formidabile grido: no!).
Fuori? (La moltitudine urla ancora con una sola voce: SI!).
Ecco che noi gridiamo il nostro basta e ci allontaniamo senza alcun rimpianto dal barcollante tempio dove non si lavora per la pace ma si prepara la guerra.
E’ semplicemente grottesco di credere o di far credere che ci sono state pressioni per determinare il nostro atteggiamento: non ci sono state, non ci potevano essere. I nostri camerati dell’asse di Berlino e di T okio sono stati, questa è la verità, di una discrezione assoluta.
L’uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni è un evento di grande portata storica che ha attirato l’attenzione del mondo e le cui conseguenze non sono ancora del tutto prevedibili.
Non per questo noi abbandoneremo la nostre fondamentali direttive politiche, tese verso la collaborazione e la pace. Ne abbiamo nei giorni scorsi fornito una luminosa prova consacrando la pace nelle acque dell’adriatico.
Le voci minacciose che di quando in quando si levano e forse più ancora si leveranno dai bronchi delle grandi democrazie ci lasciano perfettamente indifferenti. ( La folla fischia rumorosamente). Niente da fare contro un popolo come quello italiano capace di qualsiasi sacrificio. Abbiamo le armi del cielo, della terra e del mare, numerose e temprate da due guerre vittoriose; ma abbiamo soprattutto lo spirito eroico della nostra Rivoluzione che nessuna forza umana al mondo potrà piegare mai.


Copia del verbale del Gran Consiglio.

Roma, 11 notte.
La riunione del Supremo Consesso
Il Gran Consiglio del Fascismo, sotto la presidenza del Duce, ha tenuto una riunione straordinaria l’11 dicembre XVI Era fascista, alle ore 22, nel Palazzo Venezia, presenti: Balbo, De Bono, De Vecchi, Federzoni, Ciano Costanzo, Ciano Galeazzo, Solmi, Di Revei, Bottai, Rossoni, Lantini, Alfieri, Buffarini, Volpi, Marinelli,Grandi, Acerbo, Russo, Trincali, De Stefani, Muzzarini, Cianetti, Angelici, Farinacci. Segretario: il Segretario del Partito: Assente giustificato: Cabriele D’Annunzio.
Il Gran Consiglio del Fascismo, dopo una breve esposizione del Duce, ha acclamato la sua proposta per l’uscita immediata dell’Italia dalla Società delle Nazioni.
Il Segretario del Partito dal balcone del Palazzo Venezia ha comunicato al popolo la decisione del Gran Consiglio del Fascismo.
La riunione ha avuto termine alle ore 22.10.
Terminata la seduta del Gran Consiglio, il Ministro degli Affari Esteri ha diretto il seguente telegramma al Segretario generale della Società delle Nazioni:
<<in seguito alle decisioni del Gran Consiglio del Fascismo, comunico a codesto Segretario che in data 11 dicembre 1937-XVI l’Italia esce dalla Società delle Nazioni. Il Ministro degli Affari Esteri: Galeazzo Ciano>>.

La destabilizzazione dei paesi arabi rientra nel progetto sionista. Pazientemente hanno atteso il momento opportuno per influenzare i popoli di quei paesi, per abbattere governi ad essi non ostili, come è avvenuto per il governo egiziano.

Il protocollo, dei Savi di Sion (13), sottostante esplicita espressamente la necessità del pane quotidiano, motivo delle rivolte dei popoli arabi.

Protocollo 13 – Le parole d’ordine per condizionare le opinioni dei sudditi. Intensificazione dell’opera di deviazione di ogni interesse verso obiettivi soltanto economici. Il lavaggio dei cervelli mediante la diffusione dei miti progressisti.

La necessità del pane quotidiano obbligherà i Gentili a tacere ed a rimanere nostri umili servitori.
Quei Gentili che potremo assumere nella nostra stampa, discuteranno, seguendo i nostri ordini, quegli avvenimenti che non sarebbe per noi conveniente pubblicare nel nostro giornale ufficiale. E mentre avranno luogo cosi discussioni e dispute d’ogni genere, noi emaneremo le leggi che ci occorrono, presentandole al pubblico come fatti compiuti. Nessuno oserà chiedere che queste leggi vengano abrogate, soprattutto perché noi faremo credere che il nostro obiettivo sia quello di promuovere il progresso. Poi la stampa devierà l’attenzione del pubblico per mezzo di nuove proposte politiche (sapete bene che abbiamo abituato il popolo a ricercare sempre nuove emozioni!).
A discutere i nuovi problemi si affretteranno avventurieri politici senza cervello: la stessa genia di individui che non comprendono nemmeno ora nulla di ciò di cui parlano. I problemi politici non sono destinati ad essere intesi dalla gente comune, ma solamente (come ho già detto) da quella classe di governanti che da secoli dirige gli affari pubblici. Da tutto questo complesso di fatti potete concludere che allorché, di tanto in tanto, noi mostreremo una certa deferenza nei riguardi dell’opinione pubblica, perseguiremo solo l’obiettivo di agevolare il funzionamento del nostro meccanismo. Vi accorgerete anche che mireremo a ottenere il consenso sulla soluzione dei vari problemi soltanto a furia di parole e non di fatti, proclamando continuamente che tutte le misure da noi adottate sono animate dalle speranza e dalla convinzione di concorrere al benessere comune.
Allo scopo di distogliere la gente troppo irrequieta dalla discussione delle questioni politiche, le procureremo nuovi problemi – quelli cioè della industria e del commercio. Su tali problemi essi potranno eccitarsi fin che vorranno: le masse infatti acconsentono ad astenersi e a desistere da ciò che credono sia l’attività politica, solamente se noi potremo dar loro qualche nuovo svago – come, ad esempio, il commercio. E cercheremo di dar loro ad intendere che anche il commercio rappresenta un problema politico. Noi stessi, in effetti, istigammo le masse a prendere parte alla politica per assicurarci il loro appoggio nella nostra compagna contro i governi Gentili.
Per impedire che il popolo scopra da sé una qualsiasi nuova linea d’azione politica, lo terremo distratto con varie forme di divertimenti: gare sportive, svaghi, passioni di vario genere, osterie e via discorrendo.
Fra poco inizieremo a pubblicare avvisi sui giornali, invitando il popolo a competere in ogni genere di gare, come ad esempio quelle artistiche, sportive ecc.
Questi nuovi interessi devieranno definitivamente l’attenzione del pubblico dalle questioni che potrebbero porci in conflitto con la popolazione. Il popolo, siccome perderà gradualmente la facoltà di pensare con la propria testa, griderà compatto insieme a noi, per l’unica ragione che saremo noi i soli membri della società in grado di esprimere nuovi orientamenti di pensiero. Questi nuovi orientamenti noi li anticiperemo per mezzo di agenti che il popolo non sospetterà siano nostri alleati.
La funzione degli idealisti liberali cesserà immediatamente, il giorno in cui il nostro governo sarà riconosciuto: fino allora essi ci renderanno dei buoni servizi. Per questa ragione noi cercheremo di indirizzare l’opinione pubblica verso ogni specie di utopia che possa sembrare progressista, o liberale. Ottenendo il successo più completo, siamo stati noi, colle nostre teorie progressiste, a far volgere le teste scervellate dei Gentili verso il socialismo. Non si trova tra i Gentili una mente capace di intuire che, in ogni occasione, dietro la parola <<progresso>> si nasconde una deviazione della verità – eccezione fatta per i casi in cui il termine <<libertà>> riguarda il dominio delle scoperte scientifiche. Giacché solo una vera dottrina esiste, ed in essa non v’è posto per il <<progresso>>. Il progresso, come qualsiasi altro falso concetto, serve a occultare la verità, affinché essa non sia nota ad altri che a noi,popolo preferito da Dio, che Egli ha eletto a custode della verità. Quando saremo al potere, i nostri oratori discuteranno i grandi problemi che hanno agito l’umanità, con l’obiettivo ultimo e prestabilito di condurre il genere umano sotto il nostro governo benedetto.
Chi riuscirà, quindi, a sospettare che tutti questi problemi furono sollevati da noi, secondo un piano politico predeterminato che nessun uomo ha mai compreso in tanti secoli?


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