IL PRIMO GOVERNO

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IL PRIMO GOVERNO

Messaggio  Admin il Sab 04 Ott 2008, 11:17

La composizione del primo Governo Mussolini ebbe questa formazione:
Presidenza, Interni ed Esteri, Benito Mussolini;
Guerra, Armando Diaz;
Marina, Thaon di Revel;
Colonie, Liugi Federzoni;
Giustizia, Armando Oviglio;
Finanze, Alberto de Stefani;
Tesoro, Vincenzo Tangorra;
Pubblica Istruzione, Giovanni Gentile;
Lavori Pubblici, Gabriele Carnazza;
Agricoltura, Giuseppe Capitani;
Industria e Commercio, Teofilo Rossi;
Lavoro e Previdenza Sociale, Stefano Gavazzoni;
Poste e Telegrafi, Giovanni Colonna di Cesarò;
Terre Liberate, Giovanni Giuriati.
Il 1° Novembre aveva luogo il primo Consiglio dei Ministri del Governo di Coalizione. Il 16 novembre il Parlamento gli concedeva i pieni poteri con 215 voti favorevoli e 86 contro. Oltre la corona anche il Parlamento aveva subito il fascino di Benito Mussolini.
Checche ne dicano oggi i suoi denigratori Benito Mussolini non venne meno agli impegni assunti con la marcia su Roma.
Diede alla Nazione pace all’interno e prestigio all’esterno. Aveva idee chiare, precise. Per arrivare a ciò dovette creare uno Stato forte, autoritario perché il momento e la circostanza lo richiedevano, perché il misero fallimento dell’Italia liberal-democratica lo insegnava e perché sapeva che il popolo italiano, corrotto e devastato nei suoi principi morali da quattro anni di anarchia, aveva bisogno di una certa limitazione per disintossicarsi e per organizzarsi seriamente.
Creò il Governo autoritario perché aveva visto nel Governo Liberal-Democratico gli italiani disprezzare la religione, la Patria, tentare di demolire lo Stato, danneggiare l’economia nazionale con sabotaggi e scioperi, corruzione agli uffici pubblici, disordine nelle piazze, assenza assoluta di responsabilità. Il sistemaliberal-democratico era fallito, non bisognava ripetere lo stesso errore. La situazione e le circostanze lo richiesero cosi come in determinate circostanze della Storia anche le Nazioni più democratiche come gli Stati Uniti, Inghilterra, e Francia hanno adottato sistemi dittatoriali rispettivamente con Wilson e Roosevelt, Llojd Georges e Churchill, Clemenceau.
Mussolini alle negative prerogative del sistema liberal- democratico oppose il culto della Patria e della religione, il dovere cosciente del cittadino verso lo Stato, il senso dell’ordine e della disciplina, il sentimento dell’amore nazionalr, il rispetto della tradizione.
E il popolo Italiano?
Il popolo Italiano lo acclamò, lo osannò, lo venerò.
Aveva assistito alla mortificazione degli affronti subiti dagli stranieri per la debolezza dei Governi, aveva visto aumentare le malattie, l’analfabetismo, il disordine, la corruzione, la delinquenza e soprattutto aveva visto avvicinare inesorabilmente la rivoluzione rossa. Era cosciente che quel prolungato disordine politico, economico, sociale e morale che travagliava il Paese denunziava la inefficienza del Parlamento democratico. Vede nel nascente Fascismo tutti i requisiti di coraggio, di energia e di buon senso necessari per riportare l’ordine e la serenità in Italiano sorresse, lo valorizzò e potenziò. Non è assolutamente vero che il popolo italiano soggiacque al Fascismo per pura meschinità o per servilismo: dinanzi al dilemma, preferì il Governo di Mussolini alla dittatura rossa.

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