Ci risiamo, i padroni del mondo continuano il massacro dei Palestinesi

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Ci risiamo, i padroni del mondo continuano il massacro dei Palestinesi

Messaggio  Admin il Mer 08 Giu 2011, 03:54


Due infausti anniversari utilizzati dai sionisti per massacrare il popolo palestinese.
Anche quest’anno, come ogni anno, i sionisti hanno massacrato i popoli arabi che ricordavano l’anniversario della Nakba, la “catrastofe”, che nel mondo arabo coincide con la cacciata di centinaia di migliaia di palestinesi, ancor prima che, dalle loro case, dalla loro terra.
Era il maggio del 1948, quando i sionisti con l’aiuto degli anglo-americani, proclamavano, sul suolo della Palestina, la nascita dello Stato d’Israele.

Come ogni anno anche questo 15 maggio 2011, il popolo arabo, e ancor più il popolo di Palestina, ha ricordato il triste anniversario della Nakba, manifestando pacificamente al confine tra il Libano e Israele, ma i sionisti, abituati ad aprire il fuoco ogni qualvolta ne abbiano l’occasione, sparano su i manifestanti uccidendo 11 di quei giovani, al debole esercito libanese non resta altro che raccogliere morti e feriti.
A questo punto – israeliani e americani – fanno pressioni sul presidente libanese Michel Suleiiman, comandante in capo supremo delle Forze armate, affinché esercitasse tutta la propria autorità per impedire ulteriori manifestazioni. Il padrone chiama, il servo risponde, tanto, da non permettere l’accesso nei luoghi resi famosi dall’interminabile conflitto arabo-sionista: Porta di Fatima, Fkar Kila, Adaysse, Maroun al Ras, dichiarando l’area “zona militare chiusa”, autorizzando persino un incontro tra rappresentanti dell’Esercito israeliano e quelli dell’Esercito libanese per stroncare ogni iniziativa dei giovani palestinesi. L'effetto è stato la militarizzazione, almeno per un giorno, di tutta l'area frontaliera. L'esercito libanese si è schierato in modo massiccio a ridosso della Linea blu di demarcazione con Israele per impedire ai profughi palestinesi ulteriori manifestazioni, specie , il 5 giugno in occasione della Giornata della Naksa (il termine arabo che si riferisce alla sconfitta militare patita durante la guerra dei sei giorni nel 1967 dagli eserciti di Siria, Egitto e Giordania da parte delle forze sioniste).

Il 5 giugno, ricorda il 44esimo anniversario della lotta mossa dai popoli arabi per liberare la Palestina dal popolo sionista, il quale aiutato militarmente e strategicamente dagli anglo-americani, promotori e garanti del loro insediamento, in soli 6 giorni sconfissero gli arabi, rubando loro altri territori ( le Alture del Golan, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza).

Non ci voleva un particolare acume per comprendere che impedire di manifestare il 5 giugno, al confine del territorio libanese spingesse il popolo palestinese a scegliere un altro luogo di pari importanza storica, al fine di rinnovare il ricordo e la lotta, tant’è, che scelsero di manifestare vicino alle alture occupate del Golan, in prossimità del confine tra Siria e Israele, area che il 5 giugno, si è infiammata con migliaia di giovani arabi e palestinesi accorsi verso le barriere di fili spinato erette dello Stato sionista lungo tutto il confine provvisorio, segnato dalla linea dell’armistizio del 1974.
Quei giovani sapendo che comunque gli israeliani non hanno bisogno di pretesti per sparare sui palestinesi dal momento che lo hanno sempre fatto, cosi quella che si voleva una tranquilla giornata di protesta, nella terra di nessuno stretta tra la Siria e le Alture del Golan occupate da Israele per i manifestanti arabi, è risultata ancora più disgraziata, di quella del 15 maggio, infatti i militari sionisti sempre più incapaci di autocontrollo aprono il fuoco sui dimostranti, utilizzando tiratori scelti, facendo 23 vittime, incluse una donna e un bambino, e ferendone centinaia.
I massacratori sionisti, padroni del mondo, affermano che le proteste dei profughi alle frontiere d’Israele servirebbero a creare un clima favorevole quando, a Settembre, Abu Mazen chiederà all’Assemblea delle Nazioni unite il riconoscimento dello Stato di Palestina.

Questi bugiardi, per bocca di un loro ministro, sostegono che le forze armate israeliane non avevano altra scelta che ricorrere al fuoco, per fermare le ondate di dimostranti. «Siamo obbligati a difendere la nostra frontiera», ha osservato. Mentre il ministro degli esteri ha preannunciato che Israele sporgerà una protesta formale alle Nazioni Unite per quanto accaduto sul Golan sapendo già da ora di poter contare sul segretario generale Ban Ki-moon (in attesa del rinnovo del mandato, come proposto dal governo americano) il quale spiega che c'è stato "un numero non confermato di vittime civili provocato da fuoco (israeliano)" e che osservatori Onu nella zona stanno "cercando di confermare l'accaduto". Cercando di smentire quanto affermato da un giornalista della Reuters che sul posto ieri ha visto cecchini israeliani sparare contro i dimostranti e i cadaveri portati via su barelle da altri manifestanti.

Noi di liberapresenza ci chiediamo, come, in che modo, le vittime del Golan o di Marun al Ras potranno impedire che gli Stati Uniti, a settembre, oppongano, un ulteriore veto contro il popolo palestinese, - per altro già preannunciato - alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza, influente perché il riconoscimento venga sancito? Ancora una volta gli americani bloccheranno il sogno di quei ragazzi, che da sempre aspettano di poter tornare nella loro terra.

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