la criminalità italiana durante mezzo secolo

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la criminalità italiana durante mezzo secolo

Messaggio  Admin il Sab 02 Lug 2011, 01:35


Liberapresenza, nel 150° anniversario dell’unità d’Italia (commemorazione che celebra gli anni della repubblica antifascista nata dal tradimento) propone ai web navigatori il sotto stante post che illustra statisticamente la criminalità italiana dal 1887, al 1939.

Fin dal 1865 Angelo Messedaglia, che è stato un grande maestro della Statistica Italiana, metteva in chiara evidenza – in una classica memoria presentata all’Istituto Veneto – che <<le statistiche criminali forniscono il sintomo più gagliardo, se non l’unico al centro, da cui può riconoscersi e definirsi la moralità civile di una nazione>>: E soggiungeva, con quella precisione di linguaggio e quell’acutezza di osservazione che gli erano famigliari:<<statisticamente, lo studio della condizione morale non può farsi che per mezzo di indizi estrinseci e questi sono per lo più desunti da fatti che indicano un disordine. L’ordine è men facilmente discernibile, men distinto nelle sue tracce, e meno sentito, appunto perché è destinato ad essere la regola. Il battito del cuore non si percepisce che quando alterato. E’ la morte che dà la misura della vita. E’ cosi la moralità non si definisce e misura, in principal modo, che per l’immoralità; il rispetto alla legge, per l’infrazione di essa, per il delitto>>.

In quegli anni vi era una criminalità obbiettiva, che comprendeva il quantitativo dei reati, e una subbiettiva che si riferiva ai delinquenti.
l’Annuario statistico italiano del 1940 ci dà le notizie retrospettive dal 1887 al 1939, che misurano la giustizia civile, commerciale e penale: la prima rileva i provvedimenti contenziosi iniziati avanti le varie magistrature, le sentenze da queste pronunciate, i protesti cambiari e i fallimenti; la seconda (giustizia penale) contiene il numero dei delitti e delle contravvenzioni.
Noi ci occuperemo soltanto di quest’ultima, distribuendo i reati, denunciati e giudicati, in determinati periodi.
L’annuario avverte che i dati statistici sono stati forniti dal Ministero di Grazia e Giustizia: si possono, quindi accettare senza discussione, senz’alcuna riserva.

Alla fine del 1800, si ebbero questi dati:

I delitti denunciati erano andati continuamente aumentando senz’alcuna interruzione dal 1887 al 1899; nel 1900 si era verificato un momento di stasi; ponendo uguale a 100 il numero dei delitti denunciati nel 1887, li troveremmo a 143 nel 1900. anche le contravvenzioni sono andate aumentando; soltanto nel 1893 si è verificata una diminuzione rispetto al 1892, ma l’incremento è stato ripreso nel 1894 ed è continuato fino al 1899; il 1900 denuncia, invece, una diminuzione. Ponendo ancora uguale a 100 le contravvenzioni denunciate nel 1887, le vediamo salire a 179 nel 1900, e sarebbero state 185 nel 1899.
Si verificava un aumento maggiore nei giudizi, in confronto delle denuncie, tanto nei delitti che nelle contravvenzioni. Cosi, ponendo uguale a 100 i delitti giudicati e le contravvenzioni giudicate nel 1887 si hanno per il 1900 questi numeri indici: 153, contravvenzioni 202.
L’aumento si era intensificato, nei delitti e nelle contravvenzioni, nel sessennio 1894-99; e vi esercitava, indubbiamente, la sua influenza il triste fenomeno della grave crisi economica che diede origine in quel periodo alle insurrezioni criminose della Lunigiana, della Sicilia, del Milanese.
Vediamo ora l’attività della giustizia penale italiana dal 1901 al 1914, cioè dall’inizio del secolo alla vigilia dell’entrata dell’Italia nella 1° guerra mondiale. Si hanno questi risultati:


I delitti hanno continuato la loro ascesa nel primo triennio del secolo XX, assumendo un movimento discendente nel secondo triennio, oscillano in più e in meno nel biennio 1907-08, ma risentono di incrudimento piuttosto grave nel triennio 1909-11, ritornano un pò addietro nel
1912-13 per fare un balzo in avanti nel 1914. Il decennio 1901-10 avrebbe dato una media di 519.914 delitti denunciati, e il quadriennio 1911-14 è salito a una media di 542.062: li avevamo lasciati a 511 mila nel 1900. ponendo uguale a 100 il numero dei delitti denunciati nel 1900, avremmo una media di 101,7 nel 1901-10 e di 106 nel 1911-14; la differenza è lievissima nel primo decennio rispetto la fine del 1800, comincia ad accentuarsi nel quadriennio successivo. Le condizioni generali economiche erano sensibilmente migliorate in questo primo decennio e la vita politica italiana non aveva subito alcun turbamento; nel quadriennio successivo si ebbe l’impresa libica. Che generò qualche ripercussione nel mercato italiano e creò delle ombre nell’orizzonte
politico europeo.
Le contravvenzioni sono andate diminuendo nel primo quadriennio del 1900, il che confermava le migliorate condizioni economiche che all’epoca avevano dianzi, tendono ad aumentare in lieve misura nel 1905-08, aumentano più sensibilmente nel 1909-12 e si aggravano nel 1913-14.
Nel 1900 avevano 303.464 contravvenzioni denunziate la media del primo quadriennio del 1900 discendevano a 290.361 nel secondo quadriennio, per spingersi a 488.214 nell’ultimo biennio.
Il movimento delle contravvenzione aveva un ritmo più regolare, ma una tendenza spiccata ad aggravarsi, di quanto abbiamo constatato nei delitti.

Quali dimensioni ha assunto la criminalità italiana durante la grande guerra e nell’immediato dopoguerra fino all’avvento del Fascismo al Governo del Paese?
Interroghiamo ancora la statistica e commenteremo poi le cifre che essa ci fornisce: ecco i dati di quel periodo storico, seguendo la consueta distinzione:


Rispetto ai delitti denunciati si possono formare tre gruppi : nel 1915-16, che è stato il primo biennio della nostra entrata nella 1° guerra mondiale, si è avuto una media annuale di 561.922 delitti, rimanendo vicini alla media del quadriennio precedente; nel 1917-18, che è stato l’ultimo biennio bellico, la media annuale è discesa a 472.015, e la diminuzione sarebbe abbastanza sensibile. Finita la guerra i delitti risalgono in una misura davvero impressionante, tanto che nel quadriennio 1919-22 si avrebbe una media annuale di 646.721 di delitti denunciati; particolarmente il biennio 1920-21 è stato grave, con una media di oltre 681 mila delitti.

Nell’immediato dopoguerra l’Italia fu funestata dalla criminosa agitazione bolscevica, alla quale, fortunatamente, si oppose la reazione battagliera e coraggiosa del movimento Fascista; durante quella tragica lotta i delitti aumentarono.

Nelle contravvenzioni abbiamo tre periodi: il triennio 1915-17 ne dà un numero piuttosto elevato, il triennio 1918-20 segna una diminuzione notevole, il biennio 1921-22 riprende il ritmo ascensionale. Mentre i delitti giudicati si mantengono sempre al di sotto della metà dei delitti denunziati, le contravvenzioni vengono giudicate quasi totalmente.
E’ bene avvertire che i delitti denunciati ci danno la criminalità apparente, e i delitti giudicati quella legale. La differenza fra l’una e l’altra criminalità può derivare da cause diverse; vi sono dei delinquenti che riescono a sottrarsi con abilità all’azione della giustizia, vi sono delle denuncie mancanti di fondamento e tali risultano agli uffici d’istruzione, i giudici possono seguire metodi diversi di procedimento penale e avere anche criteri diversi d’interpretazione dei fatti che sono chiamati a giudicare, vi sono autori di reati che rimangono sconosciuti.

Con questa avvertenza possiamo continuare nella nostra ricerca statistica. Abbiamo ancora da esaminare la criminalità italiana dal 1923 in poi; la ripartiremo in due gruppi: il primo va fino al 1930, anno in cui vigeva il Codice di procedura penale del 1913, il secondo s’inizia col 1931, anno in cui è entrato in vigore il nuovo Codice di procedura penale, e va fino al 1939; no abbiamo ancora i dati definitivi del 1940. per il primo gruppo si rilevano queste notizie:


L’avvento del Fascismo al governo del Paese non poteva significare un immediato mutamento nella vita morale della Nazione: le agitazioni politiche hanno continuato a manifestarsi un pò qua un po’ la, particolarmente nell’Italia settentrionale; e i delitti si mantengono elevati nel quadriennio 1923-26, ma si constava una apprezzabile diminuzione nel quadriennio successivo.
Si mantengono, invece, piuttosto elevate le contravvenzioni.
I delitti giudicati non sono in linea parallela coi delitti denunciati : nel primo quadriennio si mantengono al di sotto della metà, come negli anni precedenti, nel triennio 1927-29 si elevano, invece, al disopra della metà, nel 1930 tornano al di sotto.
Vediamo, ora come si svolgono questi due fenomeni nell’ultimo novennio, 1931-39, di cui la statistica ci riporta i risultati:


I delitti denunciati tendono a diminuire: sono, effettivamente, diminuiti nel sessennio 1933-39 rispetto il biennio 1931-32, e hanno conservato una stazionarietà che dovrebb’essere augurale: in tutto il sessennio i delitti giudicati si sono mantenuti al di sotto della metà di quelli denunciati. Si ha, invece, un incremento piuttosto sensibile delle contravvenzioni; la crisi economica, che scoppiò come un bolide negli Stati uniti d’America alla fine del 1929, si diffuse rapidamente in tutto il mondo, e doveva generare più frequenti violazioni di un interesse amministrativo, di polizia o di finanza. L’uomo incontra maggiori ostacoli al godimento della vita, alla soddisfazione dei suoi bisogni, ed è trascinato a contravvenire ai suoi doveri morali.
Per acquistare un’idea della gravità maggiore o minore dei delitti che vengono consumati in Italia possiamo ripartirli a seconda delle autorità giudiziarie che sono chiamate a giudicarli. Nell’ultimo triennio i delitti si distribuiscono così:


Lo specchietto è sintomatico, e ci dimostra, col rigore delle cifre, che il 62 per cento dei delitti veniva giudicato dai pretori, ed è notorio che la magistratura dei pretori amministrava la giustizia per gli affari di minore importanza, può giudicare i delitti per il quale la legge stabilisce la pena privativa di libertà fino a sei mesi e di tutte le contravvenzioni previste dal codice penale.
E’, dunque, la delinquenza minima che prevale, ed anche questa è andata diminuendo nel 1939 rispetto al biennio precedente.
Vengono, a grande distanza, i delitti giudicati dai tribunali, e troviamo all’ultimo gradino le Corti d’Assise: sono queste che giudicano i maggiori delitti, i delitti di sangue. Ebbene, i delitti giudicati dalla Corte d’Assise sono l’1,4 per cento della totalità dei delitti giudicati in quest’ultimo triennio dalla magistratura italiana nei suoi vari gradi: la più grave delinquenza aveva, dunque, un minimo assoluto.
Vogliamo passare dalla nozione generica alla indicazione specifica?
Nel 1939 furono denunciati, sommariamente, 548,752 delitti; di questi, 294.440 erano furti, a notevole distanza si trovavano le lesioni personali volontarie, che furono denunciate in numero di 56.065; abbiamo, poi 26.732 delitti contro l’onore della persona, 18.753 contro la fede pubblica, 13,507 contro la libertà individuale, 12.042 contro l’amministrazione della giustizia, 11920 contro la famiglia, 10.617 violenze e oltraggi contro la pubblica amministrazione, 7.880 contro la moralità e il buon costume.
Gli omicidi quale forma assumevano e in quale misura? Eccone l’indicazione precisa: 737 omicidi consumati, 736 omicidi tentati, 201 infanticidi, 105 omicidi preterintenzionali; come si vede, cifre modestissime; accanto ad esse troviamo 2651 omicidi colposi, verificatisi per disgrazie accidentali.

Sarebbe interessante vedere le statistica internazionale della delinquenza, ma essa presenta diversità e discordanze troppo sensibili, poiché ogni Stato ha una sua propria legislazione civile e penale:
non dappertutto si distinguevano i reati in delitti e contravvenzioni, e le stesse denominazioni non corrispondevano agli stessi concetti ;variava anche la procedura del giudizio.
C’è una voce che si può prestare alla comparazione da Stato a Stato, quella dell’omicidio. Secondo le informazioni statistiche si poteva costruire questa tabella:

Omicidi per 100 mila abitanti

Paesi Bassi 0,4; Gran Bretagna 0,5; Danimarca 0,6; Norvegia 0,6; Giappone 0,6; Svezia 0,9; Belgio, Francia, Germania, Svizzera, Canadà, Confederazione Australiana,1 omicidio ciascuno; Australia, Italia, Spagna, Unione Sud Africana, 2 omicidi; Portogallo, Uruguai, 3 omicidi; Ungheria 4; Romania 6; Fillandia 6; Grecia 7; Stati Unisti 8;

I Paesi dell’Europa settentrionale danno il minimo degli omicidi; c’è soltanto la Fillandia che vi si discosta notevolmente; si unisce, invece, ad essi il Giappone. I Paesi dell’Europa centrale, ai quali si uniscono il Canadà e l’Australia, danno un solo omicidio per 100 mila abitanti; la vecchia Austria ne dava 2 e registravano la stessa cifra l’Italia., la Spagna, l’Unione Sud Africana.
La Romania e la Grecia davano una delinquenza omicida piuttosto elevata, e ancora più grave appare quella degli Stati Uniti d’America.

Questa l’Italia nel confronto internazionale prima della repubblica antifascista.

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