Il Fascismo e la bonifica integrale della terra italiana

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Il Fascismo e la bonifica integrale della terra italiana

Messaggio  Admin il Mer 06 Lug 2011, 19:46


Riportiamo i risultati ottenuti dalla Legge Mussolini che ha attuato la bonifica integrale della terra italiana.
Riassumiamo i precedente della Legge facendo conoscere la prodigiosa attività di Mussolini svolta senza interruzione anche nella politica agraria. E’ bene diffondere alcune data storiche della vita nazionale di quegli anni.
Nell’immediato dopo-guerra, in un articolo pubblicato nel Popolo d’Italia il 30 dicembre 1919, Benito Mussolini scriveva: <<L’indipendenza politica d’un Paese è in rapporto diretto con la sua indipendenza economica>>, e concludeva con questo ammonimento: <<L’Italia deve, nei prossimi anni, raggiungere il massimo possibile di autonomia economica>>. Era una chiara visione dei doveri della nuova Italia, che doveva risorgere dopo la vittoriosa guerra mondiale, era una lucida preconizzazione della futura opera del Governo Fascista.
Nel febbraio del 1921, quando la Nazione era turbata della sconvolte agitazioni bolsceviche, Mussolini, che stava diramando le fila dei Fasci di Combattimento, esponeva tutto un programma di economia agraria e scriveva queste parole veramente fatidiche:<<Il latifondo non si prende d’assalto come la trincea; per spezzarlo occorrono strade, case, acqua e macchine; tutto ciò richiede molto tempo e molti mezzi, e l’aiuto collettivo della Nazione>>.

Alla distanza di 18 anni, il 20 luglio 1939 Mussolini convocò a Roma le gerarchie della Sicilia per annunciare loro che il Fascismo è deciso a liquidare il latifondo sostituendolo con il villaggio rurale; e disse che considerava questo evento <<d’importanza rivoluzionaria non solo da un punto di vista economico>>: l’evento, atteso da secoli, è destinato a rimanere fra le date storiche.
Il 4 ottobre 1925, dopo tre anni di Governo Fascista, il Capo della nuova Italia, inaugurando il primo congresso internazionale contro la malaria, ebbe a dire:<<In tutte le epoche della storia le grandi bonifiche sono state opera dello Stato, opera per cui sono necessari grandi mezzi e che non deve essere interrotta>>. E il 26 maggio 1927, il giorno dell’Ascensione, in un discorso pronunciato alla Camera dei Deputati - discorso fondamentale che disegna tutto il quadro dell’attività statale e governativa fino allora compiuta e forniva la visione della politica sociale e demografica – Mussolini riaffermò il principio della <<opportunità di svolgere una politica bonificatrice integrale>>, il che significava la soluzione totale del problema, che consentiva l’insediamento di una stabile popolazione rurale nei luoghi bonificati. Il 6 marzo 1928, rispondendo al discorso del Presidente dell’Opera Nazionale Combattenti, si compiacque di chiamare i combattenti le forze mobilitate per effettuare <<la ruralizzazione dell’Italia>>, e allargò il problema, ribadendo la necessità di <<bonificare la terra e con la terra gli uomini italiani>>.

Dopo questa magnifica preparazione spirituale e politica si doveva giungere alla Legge Mussolini, emanata il 24 dicembre 1928, che doveva assicurare mezzi finanziari adeguati allo svolgimento delle opere di bonifica.
Nel messaggio del 28 ottobre 1928 Mussolini proclamò che <<la bonifica integrale darà terra e pane ai milioni d’italiani che verranno>>. E il 14 settembre 1929, nella grande assemblea del P.N.F. tenuta a Palazzo Venezia, precisò il programma di questa auspicata bonifica integrale. <<Dalla valle del Po, con le bonifiche di Cremona, Parmigiano Moglia, Burana, Bassa Friulana, Ferrara e Ravenna, al Consorzio di Piscinara, prima gloriosa tappa nella marcia di redenzione delle Paludi pontine, da Coltano in terra di Toscana a Sibari in Calabria, alla Stornara Jonica, da Lentini in Sicilia a Terralba in Sardegna, dovunque si compie uno sforzo, che può inorgoglire un popolo e creare un titolo imperituro di gloria per il Regime fascista>>.
In perfetta armonia con questi principi il Capo del Governo trasformò il Ministero dell’Economia Nazionale in Ministero dell’Agricoltura con un Sottosegretario alla Bonifica integrale, affidando l’industria al Ministero delle Corporazioni.
Il 19 dicembre 1932 si celebrò la nascita di Littoria, giornata fausta per l’agropontino: <<quello che fu invano tentato durante il passato di 25 secoli oggi noi stiamo traducendo in una realtà vivente >> disse Mussolini in quel giorno dal balcone del palazzo comunale della nuova città: il 21 aprile 1934 s’inaugurò il comune di Sabaudia, il 18 dicembre 1935 quello Pontinia, il 24 aprile 1936 la città di Aprilia nei pressi del Mare, il 22 aprile 1938 si fondò Pomezia.
Nell’estate del 1937 Mussolini compì il suo grande e promettente viaggio in tutta la Sicilia; e nel discorso tenuto a Palermo il 20 agosto Egli preannunziò la resurrezione economica dell’Italia con le memorabili parole: <<il latifondo siciliano sarà liquidato dal villaggio rurale il giorno in cui il villaggio rurale avrà l’acqua e la strada. Allora i contadini di Sicilia, come i contadini di tutte le parti del mondo, saranno lieti di vivere sulla terra che essi lavorano>>.
Due anni dopo, la visione redentrice segnava l’inizio della sua realizzazione fra l’entusiasmo riconoscente delle popolazioni siciliane.
La legge Mussolini del 24 dicembre 1928 si inspira al concetto della bonifica integrale intesa come insieme organico di opere idrauliche, agricole e fondiarie; e, per dare maggior impulso alle attività di bonifica, predisponeva un piano organico di finanziamento della opere di bonifica e di miglioramento agrario:il periodo di esecuzione è fissato in quattordici anni, a partire dall’esercizio 1929-30; prevede un ammontare complessivo di spese di 7 miliardi di lire, di cui 4 miliardi e 300 milioni a carico dello Stato.
La bonifica integrale voleva significare, nel suo concetto originario, la completa utilizzazione agraria dei terreni prosciugati o, in genere, sistemati idraulicamente: dove divenire un’integrazione privata delle opere di bonifica eseguite dallo Stato, la unificazione dell’impresa di bonificamento né suoi stadi, pubblici e privato. Nella legge Mussolini la bonifica integrale diviene l’attività di generale progresso dell’agricoltura, sia che il progresso si raggiunga con la radicale trasformazione, sia che si consegua col perfezionamento degli ordinamenti della produzione terriera; la bonifica diviene integrale in senso di estensione oltre che di intensità, e l’attività pubblica e privata vi devo concorrere armonicamente, e i terreni prosciugati devono venire utilizzati con metodi più intensivi.
La bonifica si realizza in una radicale trasformazione dell’ordinamento produttivo: lo Stato si assume il compito di eseguire direttamente le opere preliminari, e impone ai proprietari dei terreni inclusi nel comprensorio l’obbligo di eseguire le opere integrative di loro spettanza. Devono, quindi, verificarsi queste condizioni:
a) che siano preliminarmente fissate le mete a cui si vuol arrivare, per modo che le attività parallele dello Stato e dei proprietari vengano avviate allo stesso fine;
b) le due attività non devono soltanto tendere al medesimo fine, ma devono procedere coordinatamente nel tempo e per le modalità esecutive;
c) l’attività integrativa dei proprietari dev’essere continua per il raggiungimento dei fini pubblici della bonifica.
La legge prevede un doppio ordine di concorsi finanziari dello Stato: il contributo nella spesa di opere pubbliche e il sussidio alle opere di competenza privata; per le opere pubbliche lo Stato concorre in una misura variabile dal 75 al 92 per cento, ma quando si tratta di opere non suscettibili di pronto rendimento la spesa diviene a sua totale carico; nelle opere private il sussidio statale si risolve in un terzo della spesa.
La superficie dei comprensori classificati di bonifica comprendeva 9.027.713 ettari; i bacini montani da sistemare a carico dello Stato riguardavano una superficie di 8.960.472 ettari. Abbiamo già avvertito che nei comprensori di bonifica sono obbligatorie le opere private di miglioramento fondiario; esse diventano facoltative fuori dei comprensori ma anche per queste, che si riferiscono alla rimanente superficie dello Stato, la legge stabiliva il concorso nella spesa. Per cui, si può concludere, che <<tutta la superficie agraria e forestale del Regno, di 28,5 milioni di ettari, sia praticamente investita, con le opere di bonifica o con quelle di miglioramento fondiario, della legge Mussolini>>.
Le opere eseguite nell’era Fascista si distribuivano cosi, strade costruite come opere pubbliche nei comprensori di bonifica Km. 6280; strade interpoderali, dentro e fuori i comprensori di bonifica Km. 4449; canali di scolo e d’irrigazione Km. 17.527; arginature Km.3737. sono stati resi irrigabili oltre 800 mila ettari di terreno; nell’orbita delle costruzioni rurali si hanno; 34.425 case colonie costruite e 43.962 fabbricati accessori, stalle per una capacità complessiva di 252.491 capi di bestiame. E’ terminata o in corso l’opera di bonifica in 5 milioni 700 mila ettari.

Vediamo ora l’ammontare delle spese sostenute dallo Stato e dai privati per opere di bonifica: raccolte in un quadro di dati statistici che valutano questa attività dal 1870 al 1939. Noi la riportiamo per farla seguire da qualche commento.

AMMONTARE DELLE OPERE IN MILIONI DI LIRE

Come si è visto, dal 1870 al 1921-1922 in un periodo di mezzo secolo, erano state autorizzate bonifiche per un ammontare di 1113,7 milioni di lire, e ne sono state eseguite per un valore di 653,8 milioni di lire; durante l’era Fascista, cioè in un periodo di 17 anni, le bonifiche autorizzate sono ammontate a 6357,5 milioni di lire, e ne sono state eseguite per 6085 milioni di lire. Durante i governi conservatori e democratici si autorizzavano bonifiche per somme modestissime e se ne eseguivano per la metà; il Governo Fascista le ha autorizzate per somme vistose e le ha interamente eseguite.
Il decennio della legge Mussolini ha dato questi risultati: bonifiche autorizzate per 4833, 7 milioni di lire <<eseguite per 4803,4>>. Si era veramente in piena e intensa attività di lavoro.
Passando dalla bonifica statale alle opere private sussidiate in capitale dallo Stato, constatiamo che dal 1870 al 1921-1922 furono autorizzate ed eseguite opere per soli 39,8 milioni di lire; durante l’era fascista si è saliti a 2917,6 milioni di lire; opere quasi nulla in 50 anni di vita nazionale, opere di quasi tre miliardi di lire in 16 anni di attività Fascista. Nel decennio della legge Mussolini si sono aggiunte ancora opere private fatte con contributi sugli interessi per 1496 milioni di lire.
Tutta la bonifica italiana dal 1922 al 1939 si è concentrata in opere, statali e private, per un ammontare di 10 miliardi e mezzo di lire: opera che appare fantastica, iniziata quando si doveva provvedere a tante riparazioni di guerra e proseguita nel periodo acuto della crisi economica che ha tormentato il mondo intero.
Anche le sistemazioni montane, che erano state abbandonate nei tempi passati, hanno importato una spesa di 494 milioni di lire.
La grande opera di bonifica e di miglioramento non ha soste, e continua per la redenzione economica di tutto il Paese, per il benessere sanitario di tutta la popolazione.

Come si svolgeva la bonifica integrale? E’ interessante rispondere ad un quesito che riguarda tutte le regioni italiane.
Al luglio 1939 si era svolta l’attività bonificatrice in 5 milioni 700 mila ettari; si avevano opere pubbliche in corso, opere pubbliche ultimate e opere di trasformazione fondiaria. La regione d’Italia che ottenne il primo posto con la maggiore estensione di comprensori è l’Emilia, con 1 milione 36 mila 408 ettari; vengono subito dopo le Puglie con 818.208 ettari; al terzo posto si trovava il Veneto 656.250 ettari.
Le varie parti della penisola erano largamente rappresentate in questa distribuzione territoriale dell’attività bonificatrice.
In un secondo gruppo si collocavano cinque regioni: la Toscana con 382.730 ettari, la Lombardia con 373.050, la Venezia Giulia con 341.585, le Marche con 337, la Campania con 334,090; abbiamo qui tre regioni dell’alta Italia, una dell’Italia centrale e una dell’Italia meridionale; e hanno tutte presso a poco la stessa estensione di comprensori in attività bonificatrice.
Un terzo gruppo ci dà altre cinque regioni: la Sardegna con 264.202 ettari, le Calabrie con 247.517, il Lazio con 237.842, la Sicilia con 213.473, la Lucania con 182.263 ettari. Le due isole, che erano state cosi trascurate, per non dire addirittura abbandonate, fino all’avvento del Fascismo, cominciarono a godere dei benefici della bonifica integrale; e, insieme ad esse, si vengono a collocare la Calabria e la Lucania, le due regioni meridionali, fin allora, più neglette dall’assistenza statale.
Agli ultimi gradini di questa scale della bonifica venivano a collocarsi le rimanenti cinque regioni: l’Abruzzo con 75.056 ettari, il Piemonte con 73.548, la Liguria con 64.082, l’Umbria con 36.181, la Venezia Tridentina con 26.485 ettari; sono regioni dell’alta e della media Italia, che da sempre dimostravano un minor bisogno in questo ramo di attività.
Le opere di miglioramento fondiario sussidiate in capitale dallo Stato sono state prevalentemente le irrigazioni e ricerche d’acqua, le borgate e fabbriche rurali: solo per queste due voci il sussidio dello Stato, dal 1922-1923 al 1938-1939, si è concretato in 1 miliardo 527 milioni di lire; le piccole sistemazioni di terreno hanno avuto un contributo di 225 milioni di lire, i pascoli montani di 161 milioni, le strade interpoderali di 137 milioni e mezzo, gli acquedotti rurali di 105 milioni, i dissodamenti meccanici di 69 milioni; più modesti contributi sono stati concessi per le applicazioni elettro-agricole, per i pascoli montani, per le provviste d’acqua potabile.
Dal 1928 al luglio 1939 sono stati costruiti 613 acquedotti con il sussidio dello Stato e con mutui di favore, soddisfacendo i bisogni di popolazioni di varie regioni italiani, che soffrivano di questa mancanza.

Riassumendo queste nostre ricerche, ci piace segnalare due voci che misurano i terreni strappati all’incoltura con la bonifica integrale, accertato che, nell’area messa a cultura la superficie appoderata ha raggiunto i 300 mila ettari, e che i nuovi terreni hanno consentito di aumentare la superficie a grano di 325 mila ettari.
<<Questo spiega come Mussolini abbia visto nella bonifica il mezzo per portare le colture alimentari e talune colture industriali a quell’estensione necessaria per raggiungere le mete autarchiche indispensabili per una popolazione di 50 milioni di italiani>>.
La bonifica integrale acquistò un valore economico-sociale per assurgere ad un’importanza politico-demografico, che pose l’Italia al primo posto fra le Nazioni.


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