25 luglio: Il giorno del TRADIMENTO

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25 luglio: Il giorno del TRADIMENTO

Messaggio  Admin il Lun 25 Lug 2011, 02:38


Ancora oggi vale la pena di analizzare la situazione italiana., dopo il tradimento del 25 luglio, anche sotto il profilo militare. Peculiare in quanto militare fu il governo Badoglio, e militare il problema da risolvere rispetto al nemico ed all’alleato tedesco.
La insoddisfazione del Paese, dopo l’orgia antifascista del primo momento, scatenata da pochi elementi con il concorso della parte meno nobile e meno provata del paese, ma obiettivamente vasta e solo spaventata dal perdurare della guerra (cosi come nella capitale v’era stato un “certo” fascismo, ben diverso da quello della provincia, disciplinato, valido, sereno, operante, cosi si scatenò a Roma un certo “antifascismo”vociante, turbinoso e sgangherato) emerse dopo pochi giorni in maniera evidente. Non si capiva lo stato d’assedio, si intuiva che tutto era stato compiuto per finirla con la guerra, a qualsiasi prezzo. Ovviamente, dopo il voto del Gran Consiglio che mirava in sostanza a far cadere il governo fascista, non restava alla monarchia la strada di affidare la formazione di un governo a uomini dissidenti nei confronti del fascismo. Un tale trapasso doveva farsi in accordo con Mussolini, sempre estremamente popolare, amato sempre dalle masse e certamente unico qualificato a trattare la posizione dell’Italia nei confronti del Reich tedesco Berlino avrebbe trattato con Mussolini e con lui soltanto.
La situazione militare poteva definirsi grave, ma non disperata al punto di accattare senza discutere la resa senza condizioni.
L’esercito aveva ancora in armi più o meno efficienti, una cinquantina di divisioni; la flotta era in condizioni di agire e reagire. Anche i magazzini militari, è provato, non lamentavano crisi insuperabili: proprio in quella estate le fabbriche d’armi cominciano a produrre in buona serie armi automatiche eccellenti e decenti cannoni, nonostante la pessima e retrograda “linea industriale di guerra” del generale Favagrassa.
I comandi superiori, ritenevano necessario trattare la pace, ma senza scaraventare deliberatamente il paese nel baratro. C’era lo splendido esempio finnico, l’armistizio e la pace trattata dal maresciallo Mannerheim da imitare; ma bisogna trattare sempre avvertendo l’alleato. Se i tedeschi non avessero acconsentito al passo italiano, ed avessero attaccato – ed è cosa considerata molto improbabile dai tecnici militari –
L’Italia avrebbe avuto dalla sua il diritto e la ragione, tutto un popolo concorde si sarebbe mobilitato, la “ cobelligeranza” sarebbe divenuta fatto spontaneo, automatico.
Questo dal punto di vista militare, secondo logica, esperienza e storia. Secondo l’onore.
Dal punto di vista della politica interna se era vero che il fascismo era caduto, era altrettanto vero che fascisti si sentivano i cittadini, a milioni, e restavano istituzioni interessi attraverso i quali i fascisti – dissidenti o meno – avevano sino a quel momento tenuto piuttosto bene in pugno le leve della amministrazione dello stato; gli unici in condizione di dirigere senza pericolose scosse il Paese. Ma l’edificio dello stato, stato fascista è vero, ma interessante comunque l’Italia in tutta la sua generalità, venne affidato ad elementi nuovi, saturi di odio cieco ed ignari di ogni principio politico e di amministrazione.
Il 25 luglio provocò un capovolgimento totale ed illogico.
Si tratto – con volontà del re – di un atto che doveva fatalmente, secondo inevitabile conseguenza, mandare a rotoli, in frantumi tutti gli ingranaggi dello stato, generando e moltiplicando i germi di ulteriori tradimenti.
Si registro, insomma, non solo un errore politico di dimensioni colossali, ma un crimine, un delitto contro la nazione ed i suoi figli.
Badoglio si presentò, il 26 luglio del 1943, con il proclama famoso, redatto dal vecchio Orlando. Del proclama una parte doveva qualificarsi importante. Questa: <<La guerra continua. L’Italia, duramente colpita nelle sue province invase e nelle sue città distrutte, mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni>>. Parole, vuote parole. Ripugnanti parole.
Il governo Badoglio era in funzione da due giorni solamente e già se ne vedevano gli effetti . regnava il disordine, lo stesso che caratterizzava il 1919. la folla si sbracava, la teppa sovversiva si alzava e ribolliva. Di ora in ora si spargevano repentine voci sulla fine della guerra, sul crollo, dicesi il crollo totale dell’Italia, e la folla esultava senza più nulla comprendere. Inutile dire che la fine della guerra doveva significare , e significò, caos, tradimento verso l’alleato, infamia e disprezzo da parte dello stesso nemico. Ma la “libertà” concessa era questa: esultare per le sofferenze della Patria.
Il fascismo non poteva avere più pronta ed assoluta rivincita. V’erano sempre, però i forti, veri ed unici antifascisti a premere, ad avanzare, a vincere: gli eserciti anglosassoni in Italia, con le loro flotte sul mare e sul cielo.
In mancanza di questi soli e validi nemici, il fascismo sarebbe ritornato a trionfare subito, il 27 luglio. Ma anche questo non poteva essere, poiché non sarebbe mai caduto prima per mano del re, di Badoglio e degli autori maldestri del tradimento.
Badoglio cominciò i suoi atti di governo ed il “regime della libertà” con la proclamazione dello stato d’assedio in tutta Italia e con l’arresto di fascisti e militari a migliaia. Spirito di vendetta e paura lo animavano, null’altro. Proprio il 26 luglio veniva diramata l’ordinanza badogliana che registriamo integralmente, dopo questa, mai truppe nemiche, o straniere, mai nessuno in nessun tempo ha emanato ordinanze simili, ugualmente follia sanguinarie: non i nazisti, non le SS, non gli alleati.

Diceva l’ordinanza:
1 – Nella situazione attuale qualunque perturbamento dell’ordine pubblico, anche minimo e di qualsiasi tinta, costituisce tradimento e può condurre ove non represso, a conseguenze gravissime. Qualunque pietà e qualunque riguardo nella repressione sarebbe pertanto un delitto.
2 – Poco sangue versato inizialmente risparmia fiumi di sangue in seguito. Perciò ogni movimento deve essere inesorabilmente stroncato in origine.
3 – Siano assolutamente abbandonati i sistemi antidiluviani quali i cordoni, gli squilli, le intimazioni e la persuasione, e non si tolleri che i civili sostino presso le truppe e le armi in postazione.
4 – I reparti devono assumere e mantenere sempre grinta dura ed atteggiamento estremamente risoluto. Quando impiegati in servizio di ordine pubblico in sosta o in movimento abbiano il fucile a pronti e non a bracci’armi.
5 - Muovendo contro gruppi di individui che turbino l’ordine pubblico e non si attengano alle prescrizioni dell’autorità militare si proceda in formazione di combattimento e si apra il fuoco a distanza anche con mortai ed artiglieria senza preavvisi di sorta come si procedesse contro truppe nemiche.
Medesimo procedimento venga usato da reparti contro gruppi di individui avanzanti.
6 – Non è ammesso tirare in aria. Si tira sempre a colpire come in combattimento.
7 – Massimo rigore nel controllo ed attuazione delle misure stabilite col manifesto già noto. Apertura immediata del fuoco contro automezzi che non si fermano all’intimazione.
8 – I caporioni e gli istigatori del disordine, riconosciuti come tali, siano sen’altro fucilati se presi sul fatto; altrimenti siano giudicati immediatamente dal tribunale di guerra sedente in veste di tribunale straordinario.
9 – Chiunque anche isolatamente compie atti di violenza o ribellione contro le forze armate o di polizia o insulti le stesse o le istituzioni venga immediatamente passato per le armi.
10 – il militare impegnato in servizio d’ordine pubblico che compie il minimo gesto di solidarietà con i dimostranti o i ribelli e non obbedisca agli ordini o vilipenda superiori od istituzioni venga immediatamente passato per le armi.
11 – Il comandante di qualsiasi grado che non si regoli secondo gli ordini di cui sopra venga immediatamente deferito al tribunale di guerra che siederà e giudicherà nel termine di non oltre 24 ore.

Mai si lesse, né prima né dopo il governo Badoglio, nulla di simile; non vi fu manifesto di Kommandantur o di Quartiermant della amministrazione Militare Alleata ugualmente spietato, ignobile, pieno di paura e di odio nei confronti degli italiani.

Il 25 luglio provocò la caduta del fascismo e sostituì al governo del Duce umanissimo e innamorato della nazione il più bacato ed ottuso dei gerarchi militare, Pietro Badoglio, il primo responsabile tecnico della disfatta e della nostra triste guerra.

La stampa italiana cominciò il mattino successivo a provocare nausea e ribrezzo. I voltafaccia improvvisi non si contavano, un velo di oblio venne gettato sulla situazione militare, sulle piaghe ancor sanguinanti del Paese, si fece silenzio assoluto sulla alleanza, sui patti, sul nemico che non si chiamava più tale.
Si vuotarono anche le celle di Regina Coeli. Ne uscirono i detenuti politici, il che era quantomeno ovvio; ed uscirono i delinquenti comuni, <<antifascisti>> manco a dirlo anche loro. uscirono e cominciarono adagiare le cellule comuniste e gli appartenenti a una associazione terroristica slovena, uomini che già avevano provocato il loro odio nella carne viva del soldato italiano
Fu, soprattutto, la giornata dei voltafaccia spettacolosi, rivoltanti. Per i fascisti, i militanti del partito, la gioventù, e per la maggioranza dei cittadini fedeli alla nazione quella frase <<la guerra continua, l’Italia tien fede alla parola data>> serviva a bloccare ogni reazione ogni moto di disgusto.

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