Da anni svendono il nostro patrimonio

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Da anni svendono il nostro patrimonio

Messaggio  Admin il Lun 22 Ago 2011, 21:53


L’incapace Ministero dell’economia e delle finanze, nell’era berlusoniana, attraverso degli ignobili spot televisivi accusa gli italiani “evasori” d’essere la causa delle disfunzioni e della crisi economica dello Stato italiano, scordando di dire quanti sono i miliardi di euro che ogni anno politicanti e governo ricevono, sperperano, bruciano. E ancor più omettono di dirci, quanti, loro lecchini ricevano stipendi, regolarmente tassati, a garanzia di un lavoro, si fa per dire, che permette ad oltre venticinque milioni di italiani di vivere dignitosamente, assorbendo le tasse pagate dagli altri trentacinque milioni di Italiani malversati sempre più dal fisco.
Ricordiamo che, l’incapacità dello Stato non può scaricarsi sui cittadini, ad evadere si è sempre in due, chi non emetta il documento fiscale e chi non lo richiede per risparmiare l’odiata IVA e i costi supplementari.
Questo governo si è mai chiesto chi sta pagando la cedolare secca, imposta sui canoni d’affitto? L’inquilino, che al suo affitto si è visto aggiungere un ulteriore costo, appunto, il costo della cedolare secca.
A pagare sono sempre i più poveri comunque vada. Gli studi di settore a che cosa sono serviti? solo a togliere dal mercato tantissimi piccoli commercianti e artigiani. In moltissimi dei casi, botteghe che offrivano i loro servici all’interno dei centri storici delle città o, magari, nei piccoli centri. Centri che, questo governo scordando la storia dell’Italia vuole cancellare.

L’evasione non si combatte introducendo nuove tasse e imposte, ma, diminuendone il numero e abbassando il totale del prelievo in un complessivo 25% del prodotto interno.
Prelievo che, deve comunque, deve essere effettuato nel rispetto della costituzione, datosi da questa “democrazia”.

Diciamo subito che è tempo di cambiare, è tempo di cacciare questi avvermati, privandoli dello stipendio che ricevono senza produrre alcunché, ma, che garantiscono con il loro voto la sopravivenza di questa vergognosa democrazia rappresentativa. E’ tempo di costruire la democrazia del Popolo, la democrazia Partecipativa!

Da anni abbiamo assistito inermi alla svendita del nostro patrimonio pubblico, alla diminuzione dei posti letto nei grandi ospedali, alla chiusura dei piccoli ospedali, allo smantellamento di uffici e amministrazioni, ma la spesa dello Stato continua a crescere. Il male non sta nella probabile evasione, sta nel sistema delle tante <<crazie>> dei tempi nostri. I grandi centri di spesa altre ai Ministeri sono le Regioni, ma i politicanti vogliono convincerci che è bene abolire le Province.

Questa per noi è l’occasione di esaminare l’Entocrazia, di cui meno si parla, ma che in sostanza costa di più. Contrariamente al detto del filosofo, secondo cui l’Ente crea l’Esistente, nell’Italia contemporanea l’inesistente, cioè lo Stato e il Governo, hanno creano gli Enti; e gli Enti per anni hanno divorato senza controllo, il divorabile.
Si tratta degli Enti economici, che sono sorti in questo dopoguerra, a tutti i livelli: a fianco delle autonomie comunali, sotto la specie di aziende municipalizzate; a fianco delle autonomie regionali speciali e ordinarie, sotto la specie di Enti delle rispettive Regioni; a fianco dello Stato, sotto la specie di Enti statali o parastatali.

Ben inteso, Enti di siffatto genere esistono in ogni parte del mondo ed esistevano anche sotto il governo Fascista. Ma quello che ha caratterizzato il regime attuale è stato un duplice fenomeno; quello della polverizzazione incontrollata degli Enti, e quello della loro influenza, o addirittura prepotenza, in campo politico, ciò è avvenuto perché non esistendo alcuna legge per il controllo sul finanziamento e sulla gestione finanziaria dei partiti, non esistendo alcuna legge circa le prerogative del presidente del Consiglio e dei Ministri, circa l’ordinamento dei Ministri e dei Sottosegretariati; non esistendo quindi alcuna legge capace di regolare in una disciplina eguale per tutti i rapporti fra il Potere Esecutivo e la partitocrazia, si sono determinate inevitabili prevaricazioni, a seguito delle quali i partiti politici, non ritenendo di poter trarre le necessarie disponibilità finanziarie dal Bilancio dello Stato, che è soggetto ai controlli di legge, hanno ritenuto più comodo dirottare larga parte del denaro dei contribuenti verso Enti che si chiamano <<di Stato>> o <<di Parastato>>, che sembrano essere comunali, provinciali o regionali; ma che in buona sostanza fanno capo alle centrali politiche della partitocrazia.

Una situazione di questo genere ha determinato una polemica, che noi abbiamo sempre ritenuto sbagliata, contro l’intervento dello Stato nell’economia, e più specificamente contro le cosiddette <<industrie di Stato>>. E’ bene chiaro che, smantellate le industrie di Stato, in Italia non esistono altre industria capaci di concorrere nel mercato globalizzato. Poche sono le industrie capaci di mantenersi sul mercato e tutte, o in gran parte, sono legata allo Stato; tranne che nel caso della piccola e della media industria, la quale è però largamente tributaria della grande Industria. Ormai il vero problema non consiste, dunque, nel contrapporre artificiosamente l’industria cosiddetta privata all’industria cosiddetta di Stato; ma nello stabilire un controllo organico sugli Enti pubblici, affinché essi funzionano, a tutti i livelli, affinché essi funzionino nel quadro dello Stato, a vantaggio del contribuente, con criteri di produttività verso l’interno e di competitività verso l’Estero.
Quanti sono gli Enti oggi esistenti in Italia? Sembra incredibile, ma nessuno lo sa. Si è tentato di recente di sapere, per esempio, quanti sono gli Enti esistenti presso la Regione siciliana (regione a Statuto Speciale); e non ci si è riusciti, perché molti fra essi, pur disponendo di lauti bilanci e distribuendo laute prebende, esistono solo sulla carta. Non hanno una sede, non esercitano un’attività, ma hanno un bilancio.
Ripetiamo che sembra incredibile, ma è vero; come è vero che nella stessa Sicilia
(dove il Governo Fascista aveva realizzato i villaggi rurali, completi i pozzi, strade e servizi, presenti in quell’epoca, con il fine di sconfiggere i grandi latifondi) esistono, ormai distrutti dal tempo, – e tutti li possono visitare – i villaggi fantasma: cioè villaggi che un Ente della Sicilia – l’Eras - l’Ente per la riforma agraria, ha costruito, spendendo somme altissime, e dimenticandosi di portarvi l’acqua, di costruire le fognature, di provvedere alla viabilità, cioè di determinare le condizioni necessarie per la vita.

L’Entocrazia pesa dunque duramente sulle spalle del contribuente dal punto di vista economico, del cittadino dal punto di vista morale e politico. Quando ci chiediamo come mai siamo cosi ben pagati gli addetti all’informazione e cosi ricchi certi giornali che avvelenano l’opinione pubblica italiana, che non meriterebbero alcuna diffusione, la risposta è sempre la stessa: l’Entocrazia finanzia, Il contribuente paga senza volere e senza sapere. Quando ci si chiede come mai tanta parte del mondo giornalistico e del cosiddetto mondo culturale, tanta parte del mondo dello spettacolo, inclinano verso sinistra o addirittura verso il comunismo, la risposta è la stessa: paga e provvede l’Entecrazia. Dietro la partitocrazia, in Italia, stanno le migliaia di milioni che il cittadino spende per poter essere meglio sfruttato oggi, meglio soggiogato domani.


Questa “democrazia” ci ha riportati agli anni precedenti al ventennio Fascista. Tanto da rendere attuali parte delle parole pronunciate da B. Mussoli, nel discorso di Udine del 20 settembre nel 1922, nella specifica sezione riguardante: “La crisi dello Stato liberale – Il nostro programma”.

“Il nostro programma è semplice: vogliamo governo l’Italia. Ci si dice: Programmi? Ma di programmi ce ne sono anche troppi. Non sono i programmi di salvazione che mancano all’Italia. Sono gli uomini e la volontà. Non c’è italiano che non abbia o non credasi possedere il metodo sicuro per risolvere alcuni dei più assillanti problemi della vita nazionale. Ma io credo che voi tutti siate convinti che la nostra classe politica sia deficiente. La crisi dello Stato liberale è in questa deficienza documentata. Abbiamo fatto una guerra splendida dal punto di vista dell’eroismo individuale e collettivo. Dopo essere stati soldati, gli italiani nel’18 erano diventati guerrieri.
Vi prego di notare la differenza essenziale.
Ma la nostra classe politica a condotto la guerra come un affare di ordinaria amministrazione. Questi uomini che noi tutti conosciamo e dei quali portiamo nel nostro cervello la immagine fisica, ci appaiono ormai come dei superati, degli sciupati, degli stremati, come dei vinti. Io non nego nella mia obbiettività assoluta che questa borghesia, che con un titolo globale si potrebbe chiamare giolittiana, non abbia i suoi meriti.
Li ha certamente. Ma oggi che l’Italia è fermentante di Vittorio Veneto, oggi che questa Italia è esuberante di vita, di slancio, di passione, questi uomini che sono abituati soprattutto alla mistificazione di ordine parlamentare ci appaiono di tale statura non più adeguata all’altezza degli avvenimenti. Ed allora bisogna affrontare il problema come sostiene questa classe politica che ha sempre, negli ultimi tempi, condotto una politica di abdicazione di fronte a quel fantoccio gonfio di vento che era il social-pussismo italiano.
Io credo che la sostituzione si renda necessaria e più radicale, meglio sarà. Indubbiamente il Fascismo che domani prende sulle braccia la nazione, quaranta milioni, anzi quarantasette milioni di italiani, si assume una tremenda responsabilità. C’è da prevedere che molti saranno i delusi poiché una delusione c’è sempre: o prima o dopo ma c’è sempre, e nel caso che si faccia e nel caso che non si faccia.
Amici! Come la vita dell’individuo, quella dei popoli comporta una certa parte di rischi. Non si può sempre pretendere di camminare sul binario Decauville della normalità quotidiana. Non ci si può sempre indirizzare alla vita laboriosa e modesta di un impiegato del lotto, e questo sia detto senza ombra di offesa per gli impiegati delle cosiddette <<bische dello Stato>>. Ad un dato momento bisogna che uomini e partiti abbiano il coraggio di assumere la grande responsabilità di fare la grande politica, di provare i loro muscoli. Può darsi che riescano. Può darsi che falliscono. Ma ci sono dei tentativi anche falliti che bastano a nobilitare e ad esaltare per tutta la vita la coscienza di un movimento politico, del Fascismo italiano”.

Riportiamo quanto profetizzato attraverso “I PROTOCOLLI DEI SAVI DI SION”, al lettore le dovute riflessioni.

PROTOCOLLO 6
– Plutocrazia ebraica. Degenerazione ed estinzione funzionale della nobiltà Gentile. Esasperazione del culto della ricchezza.

Cominceremo fra breve ad organizzare vasti monopoli - serbatoi di ricchezza colossali - in cui persino le grandi fortune dei Gentili saranno coinvolte in modo da crollare insieme al credito del loro governo il giorno successivo allo scoppio della crisi politica.
Coloro fra i presenti che sono economisti, considerino l’importanza di questo progetto.
Dobbiamo adoperare ogni mezzo per estendere la popolarità del nostro supergoverno, presentandolo come il protettore e il benefattore di tutti coloro che spontaneamente si sottometteranno a noi.
La nobiltà dei Gentili più non sussiste quale potenza politica; di essa non dobbiamo tener conto ulteriore da questo punto di vista. Essa, tuttavia, in quanto proprietaria di terreni, rappresenta un pericolo costante per noi, giacché le sue rendite le assicurano l’indipendenza. Per noi è essenziale quindi privare la nobiltà delle sue terre, a qualunque costo. Per raggiungere questo obbiettivo, il mezzo migliore è quello di aumentare incessantemente le tasse e le imposte, di modo che il valore dei terreni si manterrà al più basso livello possibile.
I nobili tra i Gentili, i quali, per effetto delle loro abitudini ereditarie, non sono in grado di accontentarsi di poco, andranno presto in rovina.
Contemporaneamente, dobbiamo accordare con ogni impiego la massima protezione possibile alle industrie ed al commercio e sopra tutto alla speculazione, il cui compito principale è di agire in funzione di equilibrio rispetto al’industria. Senza la speculazione, l’industria aumenterebbe il capitale privato e tenderebbe a sostenere l’agricoltura, liberando le terre dai debiti e dalle ipoteche per gli anticipi delle banche agricole. E’ invece essenziale che l’industria assorba dalle terre tutte le loro ricchezze, e che la speculazione concentri nelle nostre mani tutte le ricchezze del mondo ottenute con questi mezzi. In tal modo tutti i Gentili saranno ridotti nelle file del proletariato, ed allora essi si umilieranno dinanzi a noi per ottenere il diritto di esistere.
Col proposito di rovinare le industrie dei Gentili e di sostenere la speculazione, incoraggeremo quell’amore pel lusso sfrenato che abbiamo già sviluppato. Aumenteremo i salari, senza che ciò rechi vantaggio all’operaio, perché contemporaneamente aumenteremo il prezzo dei beni più necessari, col pretesto dei cattivi risultati della produzione agricola. Mineremo astutamente la produttività alle radici, seminando i germi dell’anarchia tra gli operai ed incoraggiando nell’abuso degli alcolici. Useremo al tempo stesso ogni mezzo possibile per costringere tutti i Gentili intelligenti ad abbandonare il paese.
Per evitare che i Gentili comprendano prematuramente il vero stato delle cose, occulteremo il nostro progetto sotto l’apparente esigenza di aiutare le classi lavoratrici a risolvere i grandi problemi economici: questa nostra propaganda verrà sostenuta in tutto e per tutto dalle nostre teorie economiche.

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