Costituzione e resistenza partigiana.

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Costituzione e resistenza partigiana.

Messaggio  Admin il Mer 24 Ago 2011, 21:33


E tempo che il Governo promuova un parlamento costituente, solo dopo, si potranno chiedere altri sacrifici al nostro popolo.

E’ tempo di liberare l’Italia dagli anni del c.l.n., è tempo di liberarci della Costituzione italiana nata da un compromesso fra partiti, dominati dall’odio antifascista e sensibile solo agli interessi confessionali che rappresentavano. Abbiamo una Carta scritta con parole demagogiche, al servizio di opposte fazioni.

Il tempo macina, gli anni passano. La Costituzione repubblicana ha celebrato il suo sessantaquattresimo anniversario, tra la totale indifferenza del popolo italiano.
Ci sono delle verità che, per quanto spiacevoli, bisogna dirle.
Noi riteniamo che l’opinione pubblica del Paese abbia solamente fame di esempi e sete di verità. Cerchiamo, talvolta anche dimenticandoci di riconoscerci nel tricolore della Patria, di sottolineare e commentare con la maggiore obiettività possibile i fatti e gli avvenimenti, secondo la realtà. E la realtà documentata l’indifferenza ed il glaciale distacco con cui la popolazione italiana si riconosce nella Costituzione; un disinteresse che non può essere più totale e plebiscitario.

La verità è una sola: spacciata come <<retaggio della resistenza>>, come <<figlia dell’antifascismo>>, come prodotto del cln, la Costituzione italiana risulta estranea alla totalità del popolo, oggi non più disposto ad accettare con reverenza, non più disposto ad adorare incoscientemente la Magna Charta della virtù democratica, esibita come il miglior prodotto del compromesso di partiti politici che andavano dal comunista a quello del partito d’azione, dal democristiano al qualunquista. Editata dalla rinomata casa <<Resistenza e comunismo>>, la Costituzione non è entrata nel sentimento e nel cuore degli italiani, né mai vi entrerà, proprio per questo suo difetto di origine, non più rimediabile. Si tratta di un documento che non è, e non potrà mai diventare mito. Punto di riferimento e pegno per tutta una nazione.
La democrazia degenerata in partitocrazia, la voce grossa di personaggi usciti dalle pesanti ombre della sconfitta, proclamatisi <<padroni del vapore>> per meriti resistenziali; tutto questo ed altro ancora ha contribuito a fare, della Costituzione, un documento discutibile, frutto di compromessi; strumento incapace di cementare gli italiani, ancora oggi non tutti uguali di fronte alla Costituzione stessa.
La Costituzione risale al 1947 ed è vecchia di sessantaquattroanni. Ebbene, il sostenere, o peggio, il pretendere che l’Italia del 2011 sia ancora quella di allora, quella del Cln, quella tutelata dai Parri e dominata dal ricatto del partito comunista; quella di milioni di cittadini posti al bando; quella condannata ad espiare colpe non mai commesse; tutto questo è follia. Una follia che il popolo italiano non comprende e non può giustificare. Troppe sono le differenze che dividono l’Italia del 1947 dall’Italia del 2011 è queste differenza, comunque si vogliano considerare, ci permettono di considerare la realtà in maniera del tutto diverse da quelle che le consuete manifestazioni del conformismo ufficiale pretendono di imporci.

Il difetto, come s’è detto, è nel manico. <<Questa è la nostra Costituzione, figlia della resistenza>>, proclamano le sinistre. E poiché il popolo italiano mostra di non avere in nessuna simpatia la madre, anche la figlia, la Costituzione, viene elegantemente dimenticata affidata alle cure di quella specie di brefotrofio rappresentativo dal governo democratico.

In sessantaquattroanni si è particolarmente dotata la Costituzione di genitori, zii e padri nobili. Si è cominciato con il varare istituzioni previste dalla Costituzione, che dovevano regolare e disciplinare il dannato caos trionfante nella nostra vita economica e sociale, amministrativa e politica, traguardo, senza degna speranza d’essere coronato dal successo. Ma perché si possa, alla fine, celebrarlo questo matrimonio, tra popolo e Costituzione bisogna proprio che alla <<figlia della resistenza>> si trovino dei genitori legittimi e che le si pratichi una plastica facciale per renderla sopportabile ed accettabile.
Oggi, signori, con l’alto debito dell’Italia e la grave crisi finanziaria internazionale è necessario che si trovi la massima coesione per raggiungere il maggior beneficio possibile per il nostro paese. In queste condizioni dobbiamo avere il coraggio di ammettere che <<lo spirito della resistenza>> ci può far bollire la pentola del sovvertivismo di casa nostra. Mai, però si potrà sperare di rendere valida ed operante una Costituzione, nata dagli interessi di pochi incaricati di maneggiare gli ingredienti politici di determinati partiti, generati direttamente da una <<resistenza>> che continua ad essere estranea alla stragrande maggioranza del popolo italiano, che apertamente o intimamente è oggi – 2011 – portato lealmente ad ammettere di no aver affatto resistito al fascismo, ma, anzi, di aver apprezzato, seguito, servito lealmente e fedelmente e nella migliore buona fede il regime fascista, identificandolo con lo stato e la nazione.
La firma della Costituzione, nel 1947, avvenne in una saletta di palazzo Giustiniani, in un clima di <<indecoroso squallore>> come oggi ricordano quanti non han del tutto perduto la memoria. Sessantaquattroanni dopo, una parte continua con discorsi apologetici, cerimoniali rievocativi di convenienza, esaltazioni conformiste, manifestazioni di superficiale ed insincero plauso. Si è cercato di produrre il mito della Costituzione, a sua volta poggiato sul mito della resistenza. Tutto questo è pericoloso e troppo lontano dalla realtà cosi come questa realtà si presenta. Molto, della carta Costituzionale, non è stato attuato in questi sessantaquattroanni. E non perché non si sia tentato di porre in atto i principi della Costituzione, ma perché molti di questi principi non erano attuabili nell’Italia di ieri e ancor meno sono attuabili nell’Italia di oggi. E’ manca la volontà unitaria di risolvere il dettato della Carta; cosi come manca la capacità popolare di assorbire il fenomeno della <<resistenza>> attuata da ogni partito con intenzioni, propositi, metodi e fini diversi.
Insistere nel voler far discendere la Costituzione dalla <<resistenza>> affibbiandole la paternità del cln, non è più soltanto pericoloso, è anche sciocco. Non ricordiamo con esattezza chi, degli uomini politici attuali, ebbe a dichiarare: << La Costituzione non è il Corano>>; intendendo dire: si cambierà quel che è necessario cambiare (e si è cambiato). Di chiunque sia, la frase non è stata felice soprattutto inquadra nella realtà, visto i risultati ottenuti dai cambiamenti effettuati.
La Costituzione non è il Corano, non è la Bibbia, non è il Vangelo. E’ una Carta che ha sessantaquattroanni e riguarda l’Italia di Parri; l’atmosfera di Yalta; la seconda guerra mondiale (come dimostratosi) perduta da tutto l’Occidente.
Una Carta che ha confuso maledettamente le faccende tra Camera e Senato; che sostiene ordinamenti regionali rovinosi; che non ha minimamente tenuto conto di quello che fatalmente poteva e doveva accadere, nel Paese, in sessantaquattroanni.
Quindi è bene trascurare il mito ed occuparsi della realtà, eleggendo un nuovo parlamento costituente.
Il giorno in cui tutto un popolo di uguali sentirà intimamente il dovere e la gioia di riconoscersi nella sua Costituzione, senza manifestazioni obbligatorie e senza imposte assunzioni di paternità resistenziali quello sarà il giorno buono. E allora la Costituzione significherà veramente qualcosa.



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