REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA: IL RUOLO

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REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA: IL RUOLO

Messaggio  Admin il Gio 23 Ott 2008, 14:03

Prima ancora della Repubblica Sociale Italiana si ricostruirono nei territori non ancora occupati dalle forze anglo-americane, le federazioni fasciste. Comunque le une e l’altra debbono la loro esistenza alla naturale, coraggiosa, onesta e patriottica reazione di buona parte del nostro popolo contro il comportamento di Sua Maestà Vittorio Emanuele III e del Governo Badoglio.
Il voto del Gran Consiglio nella seduta del 25 luglio 1943 e la conseguente caduta di Mussolini verificatasi nel periodo più disastrosamente drammatico per il popolo italiano, in quanto coincise con l’invasione della Sicilia da parte degli anglo-americani, sorprese i fascisti di tutta Italia, ma non suggerì alcuna reazione in favore del Duce per i seguenti motivi: Al Gran Consiglio avevano votato contro Mussolini quasi tutti i fascisti di vecchia fede e perfino il genero conte Ciano; a succedere al Duce nella responsabilità del Governo era stato chiamato Badoglio, l’uomo più beneficiato d’Italia che in mille occasioni aveva osannato al Fascismo ed a Mussolini; nell’annuncio dato agli italiani era detto che la guerra continuava.
I fascisti, i quali ignoravano l’arresto del Duce, cedettero che tale cambiamento era dovuto aolo alla precaria situazione militare e nel nuovo Governo, presieduto da un militare e formato in maggioranza da fascisti tesserati, videro la formazione di un governo di emergenza inteso a dare un nuovo impulso combattivo alle truppe italiane e liberare il suolo della patria dal nemico invasore. Perciò osservarono disciplinatamente l’ordine e continuarono a combattere.
Quando più tardi, lo scioglimento della Camera e del Partito, le persecuzioni e gli arresti di molti funzionari fascisti, la liberazione degli anarchici e dei comunisti e soprattutto le mitragliatrici agli angoli delle strade, rivelarono la tragica realtà e l’inganno, era tardi per trascurare il dovere di combattere col solo scopo di difendere e di liberare il Paese dal nemico.
Per quarantacinque giorni, infatti, i fascisti d’Italia non si preoccuparono d’altro, e solo quando alle 19,45 dell’8 settembre 1943, ascoltando improvvisamente l’annuncio dell’armistizio, videro in tutta la sua tragica dimensione il tradimento che era stato operato a danno dell’Italia, sentirono di doversi ribellare a tanta ignominia e combattere per la salvezza dell’onore d’Italia.
<< Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza >>.
Il popolo italiano ascoltò l’annuncio quasi con indifferenza, solo in alcuni paesi, pochi gruppi del popolo più umile, organizzati da elementi comunisti e convinti della fine della guerra, inscenarono manifestazioni di giubilo. Per il resto nella quasi totalità il popolo percepì che quelle parole, nel modo e nelle circostanze in cui venivano annunciati, preludevano una tragica e dolorosa odissea che avrebbe ancora richiesto tanti sacrifici e un fiume di sangue italiano.
Per i fascisti la situazione fu ancora più chiara nelle ore che seguirono l’annuncio dell’armistizio.
L’ordine di reagire contro i tedeschi dato con l’annuncio stesso ed espresso ancora più chiaramente l’indomani dall’Unità, la quale in contemporanea e sullo stesso foglio annunciava la grande vittoria dell’esercito russo con la liberazione di Stalingrado, e aizzava il popolo italiano a scendere nelle piazze e attaccare con le armi i soldati tedeschi, rivelò in pieno il piano del governo Badoglio, piano che venne subito convalidato dalla ignominiosa fuga del re, del governo e del Comando Supremo italiano.
Appena pochi giorni prima , Badoglio, incontratosi con i capi tedeschi, aveva chiesto e subito ottenuto nuove truppe germaniche per fronteggiare l’avanzata anglo-americana, e ora, con la criminale delle incoscienze, abbandona alla mercè delle truppe tedesche il popolo italiano.
L’Italia si venne a trovare nelle mani vendicative e terribili degli ex alleati che presero ad asportare industrie e tesori d’arte,mentre il popolo, privo di un capo, senza alcuna direttiva, col triste retaggio d’un tradimento da pagare, incominciò a subire massacri e deportazioni.
In aiuto del popolo tradito ed abbandonato, per la tutela dei tesori nazionali incustoditi e per ricontali dare l’ordine d’Italia,mentre Vittorio Emanuele e Pietro Badoglio cercavano protezione tra gli anglo-americani, risorsero nell’Italia non ancora occupata, il partito Fascista e dopo alcuni giorni, con la liberazione di Mussolini la Repubblica.
Ebbe inizio così, generata da un pugno di uomini, la breve, luminosa vita della Repubblica Sociale Italiana, esempio vivo del palpito morale e ideale della parte migliore del popolo nostro.
Molto si è detto sulla legittimità o meno della R.S.I. e non saremo certo noi a dire l’ultima parola su un tema che non ci compete e sul quale i migliori giuristi del mondo ancora continuano a presentare tese contrastanti.
Dobbiamo però brevemente accennare a tutto quanto è stato scritto in proposito da politici e giuristi illustri, parecchi dei quali non sono imputabili da simpatie né per il fascismo, né per Mussolini. E’ stato affermato che, subordinatamente alla situazione italiana del tempo, la R.S.I. trovò la sua giustificazione storica e politica nello stato di provvisorietà. Nacque, infatti come governo provvisorio in quella parte dell’Italia dove non esisteva più né governo, né esercito, né re.
La creazione della repubblica di Mussolini, tra l’altro, salvò l’Italia dall’essere considerata terra d’occupazione dalla Germania ed evitò le disastrose conseguenze che sarebbero derivate da una situazione del genere, riconfermò la già preordinata vendetta germanica per il tradimento Badoglio, e protesse fino all’eroismo gli interessi del popolo italiano e dell’Italia soprattutto nell’Alto Adige e in Adriatico. Del resto, se si considera illegittimo il Governo della Repubblica Sociale, come bisognerebbe considerare il Governo Badoglio che si era completamente allontanato dal sistema costituzionale e che anzi, per la fisionomia che assunse, non trova assolutamente alcuna giustificazione o ispirazione che dir si voglia, nello Statuto albertino?
Per un governo che si definisce << Governo militare >> e che opera al servizio dell’invasore e pretende di legiferare anche nelle zone non ancora occupate e nelle mani dei nemici degli invasori, per un governo retto da un militare in servizio che automaticamente, dopo la capitolazione, acquista la figura giuridica di prigioniero di guerra, non si può parlare di legalità costituzionale, cosi come non si può non concedere la legittimità alla R.S.I. che per le circostanze che ne provocarono il sorgere si associa ad altri governi, la funzionalità e la legalità dei quali non è stata mai messa in discussione né contestata. (Es.: il governo Thiers che sorge in Francia dopo la cattura di Napoleone III). Comunque, una cosa è certa, che la validità dello Stato fascista repubblicano non è assolutamente contestabile almeno come stato di fatto.
A convalidare gl’intendimenti onesti e nazionalisti della R.S.I. basta ricordare che ad essa aderiscono quasi nella totalità non solo i vecchi ma anche i giovani fascisti e numerosi italiani che non avevano mai aderito al fascismo e che in quella circostanza individuarono in Mussolini il continuatore e il difensore della dignità nazionale.
Se noi volessimo qui fare l’elenco di tutte le personalità fasciste e no, tra cui il maresciallo Rodolfo Graziani e l’eroico comandante della Decima Mas, Junio Valerio Borghese, i filosofi Giovanni Gentile e Edmondo Cione, il senatore Rolandi Ricci, lo accademico Giotto Dainelli, il poeta Carlo Borsani, il giornalista Marco Ramperti, i professori Goffredo Coppola, Alfredo Cucco, C. E. Oppo e mille altre che, unitamente alla parte migliore del popolo dignitoso e generoso, aderirono con slancio a quel disperato riscatto dell’onore nazionale, vedremo come l’Italia stava proprio col coraggio di Mussolini nel nord e non con la vigliaccheria di Badoglio dietro le bandiere anglo-americane.
La loro adesione non fu certamente suggerita da preferenze istituzionali o da motivi di carattere materiale, da ambizioni o da tornaconti poiché sapevano di lasciare la vita comoda, le prebende, il successo nell’optare per il rischio, la galera e la morte:in loro c’era la coscienza della sconfitta certa. Non titubarono,non tremarono dinanzi a tale tragica certezza, poiché sentivano di dover anteporre gli interessi del popolo e la dignità nazionale agli interessi personali.
Come si può dir male di questi uomini che, pur avendo la possibilità di salvarsi, vollero restare nel tragico e travagliato nord Italia affrontando serenamente il sacrificio supremo della loro vita pur di cancellare l’obbrobrioso gesto del Re e di Badoglio, per la tradizione di gloria nazionale che nessuna battaglia perduta, se combattuta con onore, ha mai menomato!
Combatterono tutti e bene, al di fuori di ogni calcolo e di ogni riserva, l’ultima disperata battaglia per la salvezza degli ideali civili e nazionali.
La R.S.I. oltre a questo inestimabile patrimonio di gloria ci tramando anche la nuova concezione sociale della vita nazionale che con la Carta di Verona amplia e completa il sistema del corporativismo.
I diciotto punti di Verona, stesi nell’ultima Assemblea del partito repubblicano fascista il 14 novembre 1943, riassumono il nuovo ordinamento del fascismo e buttano le basi per la nuova Carta costituzionale.
Essi modificano la vecchia concezione della sovranità e del potere politico di autoritarismo teocratico o legittimistico con la nuova di natura democratica che consente di far parte della Costituzione ai rappresentanti di tutte le associazioni sindacali e delle circoscrizioni amministrative, dei combattenti, dei prigionieri, degli italiani all’estero, delle Università, della Magistratura e di tutti gli Istituti produttivi della Nazione. Rigettano il principio della iscrizione obbligatoria al partito fascista per i funzionari di pubbliche responsabilità e stabiliscono alla base dello Stato il lavoro manuale, tecnico e intellettuale. Avanzano, in sintesi, superamenti e rinnovamenti nei campi giuridici, sociali e nel costume. Molte delle leggi emanate dallo Stato Repubblicano fascista, come quella della socializzazione, quella del diritto alla casa ed altre sono state adottate in Italia e all’estero, da Governi antifascisti e ciò dimostra il sostanziale rinnovamento e l’attualità della legislazione repubblicana fascista.
Tutto ciò venne fatto mentre gli eserciti anglo-franco-americani scaricavano un inferno di bombe sulle città italiane, mentre i tedeschi chiedevano e richiedevano punizioni esemplari per i traditori, mentre divampava tremenda e sanguinosa la guerra civile.
Il fenomeno partigiano ostacolò parecchio l’attività della R.S.I. e il più delle volte compromise stupidamente le possibilità fasciste di protezione dell’Italia e del popolo italiano. Tutti gli sforzi di Mussolini per evitare che gli italiani combattessero fra loro, per salvare connazionali dalle punizioni tedesche furono duramente ostacolati da sciocche ed inutili azioni partigiane.
Non si vuole assolutamente escludere che tra i partigiani ci siano stati autentici patrioti, non si vuole ignorare i molti atti di valore operati solo per portare un certo contributo all’occupazione italiana e attuare la drasticità e l’asprezza della ignobile resa di Badoglio, ma in genere la fulgida attività di questi venne annullata dagli odi ideologici, dalle vendette personali, dai crimini comuni commessi sotto l’egida della guerra partigiana e dietro pagamento anglo-americano.
Quando un gruppo o una formazione si degrada fino al ruolo di mercenari dei nemici della propria patria non può assolutamente aspettarsi dalla storia che un verdetto di condanna. E la condanna dell’ignominia va a quei partigiani che osservando gli ordini di Mosca, si associarono coi banditi di Tito a danno del propri paese e del proprio popolo, cosi come una fervida orazione di gloria va a quei partigiani che rischiarono o finirono in fondo alle foibe titine nell’ardito tentativo di non permettere ad un slavo di calpestare il suolo italiano. una volta scoppiata la guerra civile richiese le conseguenze che le sono proprie e vi furono atti di eccessiva repressione da parte tedesca, nonostante gli interventi di Mussolini che con tutta la volontà possibile non poteva assolutamente giustificare i sabotaggi, le imboscate le azioni di disturbo dei partigiani e pretendere che questi venissero rimandati indietro ad attuare altre imboscate. Pur nella difficile situazione dei rapporti egli non volle mai esasperare la lotta o la repressione e migliaia e migliaia di partigiani furono strappati alla condanna tedesca personalmente Mussolini non esclusi alcuni capi partigiani che dopo lo ringraziarono fucilandolo e lordando il suo nome col fango peggiore.
Ma tutto ciò non muta per niente la sostanza di gloria della Repubblica né il valore di quegli uomini che la ressero e la formarono, uomini che affrontarono i sacrifici e i rischi di una ultima disperata battaglia con le lacrime agli occhi e l’angoscia nel cuore ma con nell’anima una grande incommensurabile fede, la fede nella fratellanza degli italiani, la quale ancora, in avvenire, forgerà gli alti destini d’Italia e la collocherà nel posto che spetta alla Nazione che mai ammainò la bandiera dell’onore e della gloria.

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