Finalmente Giorgio Bocca è morto.

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Finalmente Giorgio Bocca è morto.

Messaggio  Admin il Mar 27 Dic 2011, 15:26


Milano, 25 dicembre 2011.
Finalmente Giorgio Valentino Bocca è morto.

Bocca, un infame che muore sconfitto, pervaso dal pessimismo sulla capacità dell’Italia di rialzare la testa e riconquistare il perduto pudore a cui lo stesso aveva contribuito asservendosi (1943-1945) all’aggressore americano, ora, evidenziava la sua contrarietà alle politiche statunitenze, si dichiarava critico persino nei confronti della globalizzazione (riscoprendo i valori nazionali) mentre il capo della repubblica antifascista Napolitano, chiama al governo del paese un servo del mundialismo economico, a pochi mesi dalla dipartita, ritrova la vena razzista non più contro gli ebrei, ma il popolo italiano, quello meridionale, ribadendo: "c'e sempre questo contrasto tra paesaggi meravigliosi e gente orrenda, un'umanità repellente". Ormai profondamente conscio dei suoi misfatti, affermava: «Sono certo che morirò avendo fallito il mio programma di vita: non vedrò l’emancipazione civile dell’Italia. Sono passato per alcuni innamoramenti, la resistenza e il miracolo economico, invece mi trovo un paese in condominio con la mafia. E il successo di chi elogia i vizi».

Noi fascisti, riteniamo che, ogni uomo è libero di cambiare idea: idea politica, fede religiosa, amore di donna. Lungi pertanto da noi il desiderio di rinfacciare, all’uomo, i suoi trascorsi politici, se questi non fossero indirizzati ad edificare fortune, politiche, finanziarie o letterarie, per garantirsi una vita molto più comoda. Questo ha fatto Giorgio Bocca, un vile che ha vissuto nel privilegio sia da fascista che d’antifascista.

Il compagno presidente Giorgio Napolitano, lo ricorda agli italiani per l’attività partigiana.
Noi fascisti lo ricordiamo per gli agevoli voltafaccia e il suo spietato razzismo.

I suoi genitori, organici all’istituzione fascista, quali insegnanti nella città torinese, godevano della certezza di un’entrata mensile da spendere o risparmiare a piacimento, al contrario di tanta gente che non godevano di un impiego pubblico.
Bocca, nato a Cuneo il 18 agosto 1920 è cresciuto nell’era fascista, studiò d’avvocato nell’università di Torino; si scrisse al G.U.F., l’organizzazione fascista dei giovani universitari, mettendosi da subito in evidenza per il suo attivismo a livello provinciale.
Dalla seconda metà degli anni trenta, scrisse su periodici a diffusione locale, dal 1938 al 1943 scriveva per la testata cuneese La Provincia Grande, Sentinella d’Italia. Il 4 agosto 1942 firmò sullo stesso periodico un articolo nel quale imputava - sua convinzione -, il disastro della guerra alla “congiura ebraica (-), del resto già nel 1938 aveva sottoscritto il Manifesto della Razza.

Giorgio Bocca, certo della disfatta dell’Italia, dopo l’8 settembre, giorno dell’ignobile firma dell’armistizio senza condizioni, del governo badogliano, si vende allo straniero.
Divenuto responsabile del tribunale antifascisti, a guerra conclusa, si rende responsabile
delle atroci torture al Tenente Adriano Adami (Pavan) della Divisione Alpina Monterosa, a cui inflisse la condanna a morte, unitamente ai sottoufficiali Mario Frison, Guglielmo Lanza, Giorgio Geminiani, Alberto Alonghi, tutti e quattro (aggregati alla Divisione Monterosa) dell'esercito della REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA.

Lo stesso Bocca, che, sapeva bene indirizzare l’opinione pubblica in favore dei poteri forti nel 1975, scrisse che l’esistenza delle Brigate Rosse (organizzazione terroristica comunista), era una favola raccontata agli italiani dagli inquirenti e dai servizi segreti.

Nel 1983 il giornalaio Bocca, palesa la sua continua ed inconfutabile ricerca di privilegi, tanto da vivere l’esperienza televisiva, ideando e conducendo una serie di trasmissioni per le reti Fininvest: (reti di proprietà di Silvio Berlusconi, un massone che, nel 1994 entra in politica in nome di un falso anticomunismo, dando in seguito, nelle sue opere una lettura del tutto negativa di quella ascesa politica) Prima pagina, Protagonisti, 2000 e dintorni, Il cittadino e il potere. In seguito è stato anche opinionista per i programmi Dovere di cronaca e Dentro la notizia. Nel 1989 conduce un'inchiesta sul terrorismo italiano e internazionale degli anni Settanta e Ottanta dal titolo «Il mondo del terrore». Terrore che Giorgio Bocca ha usato come clava per tutta una vita.
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