Infiammiamo il popolo europeo!

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Infiammiamo il popolo europeo!

Messaggio  Admin il Gio 16 Feb 2012, 07:25

Segue uno dei protocolli, pubblicato 110 anni fa, “Liberapresenza” non l’ha commentato per lasciare ad ogh’uno dei visitatori la possibilità di riflettere sul momento che l’Europa vive. Sperando nel risveglio dei Popoli.


Protocollo 20 – Nuovi orientamenti in materia finanziaria. Riforme dei criteri di imposizione fiscale. Il bilancio dello Stato. Il capitalismo e le crisi economiche. La moneta. Il debito pubblico. I prestiti all’estero. L’intervento del nuovo Stato nell’economia.

Mi occuperò oggi del nostro programma finanziario, argomento che ho riservato per la fine della mia relazione, in quanto esso rappresenta il problema più difficile ed anche perché si pone come clausola finale dei nostri piani. Prima di comunicarvelo, vorrei ricordare quel che vi ho già accennato, e cioè che tutta la nostra politica si esaurisce in una questione di cifre.
Quando assumeremo il potere, il nostro governo autocritico eviterà, mirando al proprio interesse, di gravare il popolo con pesanti imposizioni fiscali, tenendo sempre presente il ruolo che esso deve sostenere: quello, cioè, di un padre, di un protettore. Ma siccome l’organizzazione statale comporterà notevoli impegni finanziari, sarà tanto più necessario procurare i mezzi necessari per garantirne l’efficienza. Dovremmo quindi analizzare e risolvere tale questione con la massima cura, mirando a un’equa distribuzione del carico fiscale.
Mediante una finzione legale il nostro sovrano diverrà proprietario di tutti i beni dello Stato (ciò si ottiene con la massima facilità). Egli potrà attingere il denaro necessario per regolare la circolazione monetaria del Paese. Quindi, il gettito fiscale necessario a finanziare le spese pubbliche sarà offerto dalla imposta progressiva sul patrimonio. Le imposte in tal modo graveranno senza opprimere e mandare in rovina il popolo, e le aliquote relative saranno subordinate al valore di ciascuna proprietà individuale. I ricchi dovranno rendersi conto che essi hanno il dovere di cedere una frazione della loro ricchezza allo Stato, perché questo assicura loro il possesso sicuro della residua, garantendo inoltre la facoltà di guadagnare denaro onestamente. Preciso: onestamente, perché il controllo della comunità preverrà i furti mediante dispositivi legali.
Questa riforma fiscale deve costituire il primo e più importante punto del nostro programma: ponendosi come la garanzia principale della pace sociale, essa non ammette indugi di sorta.
La tassazione dei poveri è all’origine di tutte le rivoluzioni e si rivela sempre gravemente pregiudizievole al governo, perché questo, sforzandosi di estorcere denaro al popolo, si priva della possibilità di ottenerlo dai ricchi. La tassazione del capitale comporterà invece la riduzione delle ricchezze dei privati – nelle cui mani le abbiamo di proposito lasciate accumulare sino ad ora – affinché i plutocrati fungessero da equilibrio ai governi dei Gentili e alle loro finanze. La tassazione progressiva ottenuta applicando un’aliquota che cresce con l’aumentare delle fortune individuali, produrrà un gettito assai più abbondante rispetto al sistema attuale di tassazione con aliquota costante. Quest’ultimo criterio è attualmente essenziale per noi, perché determina il malcontento fra i Gentili.
Il potere del nostro sovrano si fonderà principalmente sul fatto che egli sarà garante dell’equilibrio del potere e della pace perpetua universale. Per godere questa pace, i capitalisti dovranno allora rinunciare ad una frazione delle loro ricchezze, appoggiando in tal modo l’operato del governo. Le spese dello Stato devono essere pagate da coloro che più sono in grado do sostenerle, e mediante il denaro che essi potranno sborsare.
Questo provvedimento farà cessare l’odio delle classi popolari verso i ricchi, perché esse vedranno in quest’ultimi i necessari supporti finanziari del governo, riconoscendo, inoltre, la loro funzione di garanti della pace e del benessere pubblico. La classi povere comprenderanno, cioè, che sono i ricchi a fornire i mezzi per i servizi sociali.
Per evitare che le classi ricche, vale a dire i contribuenti, si lamentino eccessivamente del nuovo sistema tributario, forniremo loro rendiconti analitici in cui saranno chiaramente indicati i criteri di impiego del loro denaro – ad eccezione, è ovvio, dei fondi destinati ai bisogni privti del Sovrano e alle esigenze dell’amministrazione.
Il Sovrano non godrà di alcuna proprietà privata, perché tutto quel che si trova nello Stato gli apparterà. Se al Sovrano fosse permesso di possedere singoli beni a titolo privato, sorgerebbe l’impressione che non rientri nella sua proprietà tutto ciò che si trova nello Stato.
I congiunti del sovrano, ad eccezione del suo erede che verrà anche mantenuto a spese dello Stato dovranno prestare servizio come funzionari governativi, oppure lavorare per proprio conto, allo scopo di conservare il diritto di possedere: il privilegio di essere di sangue reale, infatti, non attribuirà loro il diritto di vivere alle spalle dello Stato.
Il nostro sistema tributario prevederà una tassa di bollo progressiva su tutti gli atti di compravendita, nonché imposte di successioni. Per qualunque contratto privo del bollo necessario sarà fatto obbligo di pagare al Governo una maggiorazione di tassi dal momento della vendita. Ogni documento che comprovi il trasferimento di un diritto, di una proprietà ecc. da una persona all’altra, dovrà essere trasmesso ogni settimana all’ispettorato locale delle tasse, assieme alla dichiarazione indicativa del nome e cognome dei contraenti e del domicilio di entrambi.
Tale procedura si renderà necessaria per i trasferimento eccedente un certo valore: tali cioè da superare l’ammontare della spesa media giornaliere. La vendita dei beni più necessari verrà assoggettata solo all’applicazione di una marca da bollo di valore determinato. Calcolare ora di quanto il gettito di una simile tassazione stiperà le entrate tributarie dei governi Gentili.
Lo Stato dovrà tenere a riserva una certa quota di capitale, e nel caso che il gettito delle entrate tributarie riuscisse a superare questo importo determinato, la somma eccedente dovrà essere rimessa in circolazione. Queste somme eccedenti saranno impegnate per l’esecuzione di lavori pubblici d’ogni sorta. A questi lavori sovrintenderà un ufficio governativo, e quindi gli interessi delle classi operaie saranno saldamente ancorati a quelli del governo e del loro Sovrano. Una parte di questo denaro in eccedenza verrà destinato a premiare l’attività inventiva e produttiva.
Assume primaria importanza impedire che la moneta giaccia inattiva nelle banche dello Stato, al di là di un importo che possa essere destinato a qualche scopo particolare. Il denaro, in realtà, è fatto per circolare, e qualsiasi congestione di denaro determina sempre effetti disastrosi sul corso degli affari dello Stato, giacché la moneta agisce quale lubrificante del meccanismo statale, e se il lubrificante si condensa, il funzionamento della macchina per conseguenza si arresta. Il fatto che le cartelle di rendita abbiano in gran parte sostituito la moneta, ha determinato una congestione simili a quella ora indicata. Le conseguenze di questo fatto sono abbastanza evidenti.
Istituiremo pure un ministero per la revisione dei conti, affinché il Sovrano possa in qualunque momento ricevere una rappresentazione completa delle spese e delle entrate dello Stato. Ogni rendiconto sarà tenuto rigorosamente aggiornato, fuorché per il periodo del mese in corso e del precedente. L’unica persona che non avrebbe alcun interesse a derubare la banca di Stato è il suo proprietario – il Sovrano -: per questa ragione il suo controllo impedirà qualsiasi eventualità di perdite o di spese non necessarie.
Verranno aboliti i ricevimenti ufficiali, che sciupano il tempo prezioso del sovrano – e ciò per dargli maggiore possibilità di dedicarsi agli affari dello Stato. Sotto il nostro governo il Sovrano non sarà attorniato da cortigiani, i quali generalmente si pavoneggiano dinanzi alla sua persona solo per vanità, preoccupandosi esclusivamente dei propri interessi e trascurano di solito il benessere dello Stato.
Tutte le crisi economiche da noi congegnate con tanta astuzia nei paesi gentili, sono state ritirando il denaro dalla circolazione. Lo Stato si è trovato per i suoi prestiti nella necessità di fare appello alle grandi fortune che risultano congestionate dal fatto che la moneta è stata ritirata dal governo. Questi prestiti hanno imposto agli Stati dei pesanti oneri, costringendoli a pagare interessi, e vincolandoli cosi mani e piedi.
La concentrazione della produzione nelle mani del capitalismo ha assorbito tutta la forza produttrice del popolo insieme alle ricchezze dello Stato. La moneta, al momento attuale, non può soddisfare i bisogni della classe operaia, perché non è sufficiente per tutti.
L’emissione della moneta deve corrispondere all’aumento della popolazione, e occorre considerare i bambini come consumatori di moneta fin dal giorno della loro nascita. Una verifica della quantità di moneta è una questione di vitale importanza per il mondo intero.
Credo sappiate come la moneta aurea abbia provocato la distruzione di tutti gli stati che l’hanno adottata, perché essa non poteva soddisfare i bisogni della popolazione – tanto più che noi abbiamo fatto del nostro meglio, perché essa risultasse congestionata e venisse tolta dalla circolazione.
Il nostro governo emetterà una moneta basata sul valore della forza di lavoro del paese: essa sarà di carta, e magari anche di legno. Emetteremo una qualità di moneta sufficiente per ogni suddito, aumentandone la qualità alla nascita di ogni bambino e diminuendola per la morte di ogni individuo.
I bilanci governativi saranno tenuti da amministratori locali separate e da uffici provinciali. Per evitare ritardi nei pagamenti delle spese governative, il Sovrano in persona emetterà ordini regolanti i termini di pagamento di tali somme, ponendo cosi termine ai favoritismi usati qualche volta dai ministri delle finanze nei riguardi di alcuni enti.
I bilanci delle entrate e delle spese dello Stato saranno tenuti insieme perché si sia sempre in grado di porli a confronto.
I piani che elaboreremo per la riforma delle finanze dei Gentili saranno realizzati in modo tale che costoro non se ne accorgeranno. Porremo in evidenza la necessità di riforme, giustificandole con lo stato di disordine raggiunto dalle finanze dei Gentili. Dimostreremo che la causa principale di questa negativa situazione finanziaria, risiede nel fatto che essi iniziano il loro anno finanziario facendo un calcolo approssimativo del bilancio statale annuale, il cui importo subisce un incremento di anno in anno. Ciò comporta che si riesca a stento a far durare le somme assegnate al bilancio statale annuale sino alla metà dell’anno; si presenta quindi un nuovo bilancia statale ritoccato e la somma relativa viene spesa generalmente in tre mesi. Dopo questo viene approvato un bilancio supplementare, e alla fine dell’anno sono sistemati mediante un bilancio di liquidazione.
Il bilancio di un anno si basa sulla spesa totale dell’anno precedente, quindi ogni anno interviene un incremento di circa il 50% sulla somma nominale, ed il bilancio annuo alla fine di un decennio risulta triplicato.
Proprio grazie a simili procedure, negligentemente tollerata dai Gentili,
le loro riserve sono state prosciugate. Quando perciò è sopravvenuta la fase dei prestiti, questa necessità ha vuotato le banche statali, trascinandole sull’orlo del fallimento.
Potete facilmente comprendere come un’amministrazione finanziaria di questo tipi – che noi abbiamo persuaso i Gentili ad applicare – non possa essere adottata dal nostro governo. Ogni prestito rivela la debolezza del governo e la sua incapacità a operare secondo i propri diritti. Ogni prestito, pende, come la spada di Damocle, sulla testa dei governanti, i quali, invece di prelevare certe somme direttamente dalla nazione mediante una imposta straordinaria, si rivolgono col cappello in mano ai nostri banchieri.
I prestiti all’estero sono come delle sanguisughe che non si possono distaccare dal corpo dello Stato finché non cadano da sole, o finché lo Stato non riesca a liberarsene. Ma i governi dei Gentili non desiderano togliersi di dosso queste sanguisughe: al contrario, essi ne accrescono il numero, ed è questa la ragione per cui il loro Stato è portato alla morte per dissanguamento e per colpa loro. Cos’è infatti un prestito all’estero se non una sanguisuga? Un prestito rappresenta una emissione di cambiale governativa implicante l’impegno di pagare un interesse che corrisponde ad una determinata percentuale sulla somma totale di denaro preso a prestito. Se un prestito è al cinque percento, in venti anni il governo avrà inutilmente pagato, solo a titolo di interessi, una somma equivalente a quella del prestito. In 40 anni esso avrà pagato due volte ed in 60 anni tre volte la somma iniziale – ma il prestito resterà sempre un debito non pagato –

Risulta evidente da questo che simili prestiti, dato il sistema fiscale vigente (1901), priveranno persino dell’ultimo centesimo il povero contribuente allo scopo di pagare gli interessi ai capitalisti stranieri., con cui lo stato ha contratto il prestito – invece di raccogliere dalla nazione, per mezzo di imposte, la necessaria somma libera da interessi.
Sino a che i prestiti erano interni, i Gentili non facevano che trasferire il denaro dalle tasche dei poveri a quelli dei ricchi; ma da quando noi riuscimmo, corrompendo chi di ragione, a sostituire i prestiti all’interno con quelli all’estero, tutte le ricchezze degli Stati affluirono nelle nostre casseforti, e tutti i Gentili iniziarono a pagarci quel che si può chiamare un tributo.
A causa della loro negligenza nella scienza del governo, o a causa della corruzione dei loro ministri, o della loro ignoranza in materia finanziaria, i sovrani Gentili hanno indebitato a tal punto i loro paesi col le nostre banche che le loro ipoteche non potranno essere mai affrancate.
Dovete comprendere quante fatiche e quante pene abbiamo sopportato per riuscire a produrre una simile situazione debitoria.
Nel nostro Stato porremo invece grande cura a che non intervenga una congestione di danaro, per cui vi saranno prestiti di Stato, ad eccezione dei buoni del tesoro all’uno per cento, allo scopo appunto di impedire che il pagamento degli interessi esponga il paese a venir succhiato dalle sanguisughe.
Il diritto di emettere obbligazioni sarà riconosciuto esclusivamente alle società commerciali, le quali non avranno alcuna difficoltà a pagare gli interressi mediante i loro profitti, perché esse contraggono i mutui per attività commerciali. Ma lo Stato non potrà trarre profitto dal denaro preso in prestito, perché esso assume la veste di debitore unicamente al fine di spendere ciò che si è fatto imprestare.
Il nostro stato acquisterà anche azioni commerciali, trasformandosi così in creditore, invece di rimanere, come avviene attualmente, un debitore a pagatore di interessi. Questa misura potrà terrà termine alla pigrizia w alla negligenza, che se ci furono utili fino a che i Gentili rimasero indipendenti, si rivelerebbero invece pregiudizievoli al nostro governo. La vanità del cervello affatto bestiale dei Gentili è dimostrata dal fatto che, mentre prendevano da noi denaro a prestito mediante interesse, essi non riuscivano a comprendere che ogni somma in tal modo ottenuta-assieme ai corrispondenti interessi – avrebbero dovuto in ultima analisi farla saltar fuori dalle risorse del proprio paese. Molto più semplice sarebbe risultato prelevare tale denaro senz’altro dal popolo, evitando di versare gli interessi ad altri. Ciò vale a dimostrare appunto il nostro genio, ed il fatto che il nostro è il popolo eletto da Dio:noi siamo riusciti a prospettare ai Gentili la questione dei prestiti sotto un profilo tanto favorevole, che essi hanno creduto persino di ricavare un vantaggio.
Al momento opportuno saranno esibiti i nostri bilanci preventivi perfezionati colla esperienza dei secoli, che noi elaboravamo mentre i Gentili governavano: essi si differenziano dai bilanci di questi ultimi per la loro eccezione lucidità e confermeranno il rigore e l’efficacia dei nostri progetti. Questi porranno termine ad abusi come quelli con cui noi siamo diventati i padroni dei Gentili, e che non possono certo essere tollerati nel nostro regno. Il nostro bilancio statale sarà articolato in modo che nessuno, dal sovrano in persona all’impiegato più insignificante, possa senza venir scoperto, distrarre la più piccola somma e utilizzarla per qualsiasi altro scopo, diverso da quello originariamente previsto. E’ impossibile governare con successo senza un piano precisato e predeterminato: persino i cavalieri e gli eroi muoiono, quando iniziano una strada senza sapere dove essa conduce, e quando partono per un viaggio senza essere bene equipaggiati.
I sovrani dei Gentili, sollecitati – anche col nostro aiuto – a trascurare l’osservanza dei loro doveri di governo, da rappresentazioni, divertimenti, cerimonie sfarzose ed altri svaghi, non furono altro che dei paraventi per nascondere i nostri intrighi.
Le relazioni dei nostri seguaci, che venivano destinati in rappresentanza del Governo a pubblici incarichi, furono redatte dai nostri agenti.
In ogni occasione queste relazioni risultarono gradite alle menti poco accorte dei Sovrani, poiché esse comprendevano sempre i vari suggerimenti per future economie di spesa. Questi ultimi avrebbero ben potuto richiederci come fosse possibile realizzare delle economie imponendo nuove tasse – ma essi non domandarono mai nulla.
Ebbene, voi sapete in quale situazione di caos finanziario si siano ridotti per colpa loro, con la loro negligenza, giungendo alla rovina nonostante gli ardui sforzi dei loro sudditi.

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