Fascisti? il potere, cambia.

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Fascisti? il potere, cambia.

Messaggio  Admin il Lun 27 Feb 2012, 22:54

Riportiamo l’intervista del sinistro giornalaio de “ il Fatto Quotidiano “ rilasciata da Giuliana dè Medici, una donna schifata dal comportamento di ex camerati del MSI-DN, in particolare dall’attuale sindaco di Roma, il quale al pari dei traditori finiani, oltre a rinnegare il proprio passato, si fa promotore di valori e vecchi comportamenti che, negli anni passati ha combattuto sentendosi fortemente lontano.

Seguono, due lettere della moglie del Capo del Fascismo inviate al senatore Turchi, fondatore de “Il Secolo d’Italia” e all’on Michelini, segretario Nazionale del MSI.

Valutando l’intervista Medici e le lettere di Donna Rachele, si può notare come, molti figli, raggiunto il potere, hanno rinnegato i loro padri.



“ ALEMANNO? NON C’ENTRA NIENTE CON MIO PADRE”
La figlia di Almirante: “Per riparare mi ha offerto un cda. Ho detto no. La politica è altro”


Di Luca Telese

Guardi, se c’è una cosa che ho imparato da mio padre è questa: nella mia famiglia per le poltrone e le prebende garantite della politica proviamo solo disgusto. Mi spiace che il sindaco Alemanno non lo abbia capito. Per tutta la vita Giuliana de’ Medici ha vissuto con grande discrezione, malgrado l’appartenenza e una delle famiglie più importanti della politica italiana. Perché la de’ Medici è figlia di Giorgio Almirante e di sua moglie, “Donna Assunta.
L’uno e l’altra abituati a stare sotto i riflettori in epoche vicine e lontane. Lei a vivere senza Clamore: giornalista, ex capoufficio stampa del Policlinico, madre. Giuliana non porta il cognome di Almirante perché per la morale pubblica dell’epoca una moglie divorziata e risposata non poteva avere figli al di fuori del primo matrimonio. E forse anche per questo Giuliana si è molto offesa per il giro di valzer che l’ha portata per giorni sulle pagine delle cronache romane: prima come potenziale assessore, poi come destinataria di una carica “risarcitoria” a cui ha opposto un orgoglioso “no”. Alla fine scritto sul sito della fondazione intitolata al padre una lettera di fuoco al sindaco e sul suo rapporto con Almirante.
Perché un gesto cosi duro?
Non conosco i codici di mediazione e di contrattazione della politica. Ho scritto quello che credevo fosse giusto dire.
Come è cominciata?
La giunta doveva essere allargata alla Destra e alle donne: Storace mi ha chiesto se ero disposta a fare l’assessore.
E lei?
Con una dose di ingenuità, di cui poi mi sono pentita, ho accettato. Storace è stato correttissimo. Non lo stesso si può dire di altri.
Di che incarico si parlava?
Assessorato al patrimonio.
Cosa è successo poi?
Il mio nome, da un giorno all’altro è entrato nel toto-assessori dei giornali. E’ stato in qualche modo speso, assieme a quello della mia famiglia.
Perché?
So come funzionano i giornali: visto che io non ne avevo fatto parola a nessuno, era evidente che la notizia fosse avvalorata dall’entourage del sindaco.
Che cosa l’ha ferita?
Mi sono meravigliata che, solo un’ora prima dell’annuncio del nuovo assessore, il sindaco mi chiamasse per dirmi che c’era una preclusione sul mio nome.
Di che tipo?
Prima di tutto politica, perché l’ex azzurro Antoniozzi chiedeva che per liberare il posto fosse nominato uno della sua corrente. Si rende Conto?
Capisco e lei?
Gli ho detto che ero molto dispiaciuta, non solo per questo, ma anche per la discriminazione che si sta attuando a Roma nei confronti di Almirante.
A cos’altro si riferiva?
All’opposizione, per l’intitolazione di una strada in suo nome, sostenuta per esempio dalla comunità ebraica.
Cosa ha risposto lui?
Mi ha detto di voler dimostrare la sua assoluta buona fede proponendomi un posto in un cda di una municipalizzata.
Un gesto offensivo?
Be si! Entrare con il peso della mia storia in Giunta avrebbe avuto un senso e sarebbe utile alla città a quel mondo di destra che si ritrova in questa politica.
Mentre il posto nella municipalizzata?
Utile solo a me. E solo sul piano economico. Ma io, grazie a Dio, non ho bisogno di stipendi…
Perché si è arrabbiata?
E’ l’ennesimo segnale del rapporto errato che i colonnelli della ex An hanno con la propria storia.
Quale?
Un complesso di Edipo.
Cioè?
Usano il nome di Almirante per strappare l’applauso nelle piazze, quando serve. Ma poi lo considerano un peccato originale di cui emendarsi, nelle istituzioni!
Lei ha avuto parole critiche anche per Pacifici.
Con molto rispetto ho voluto dire che la comunità ebraica condanna mio padre per un articolo scritto su la difesa della razza negli anni Quaranta…
Era un loro diritto.
Per carità. Lo rispetto. Ma volevo informarlo che mio padre chiese scusa. E che avendo vissuto una guerra civile si è sempre battuto per la Pacificazione nazionale.
E poi?
Che se volessero essere intransigenti con Almirante, e lo considero un loro diritto, devono esserlo anche con Alemanno.
Dice?
Era rautiano. Me li ricordo a piazza del popolo con fiaccole!
Fiaccole?
Si, certo. Per disturbare i comizi di mio padre.
Addirittura …
Lo consideravano un pericoloso filo-israeliano, mentre loro erano anti-sionisti e filo-palestinesi. Questa è storia.
In che senso?
Fino a poco tempo fa Alemanno portava la croce celtica. Ora non so, ma è un fatto noto.
Lei andava ai comizi già negli anni Settanta?
Sa cosa diceva lui a casa? Dovete venire tutti. Se non venite perché dovrebbero farlo gli altri?
Lei e i suoi fratellastri.
Per lui non ci sono mai state distinzioni di sorta: tutti uguali. Le racconto una cosa: il giorno in cui mio padre decise di andare a omaggiare Enrico Belinguer, nel 1984 quando la salma fu esposta a Botteghe Oscure…
Sua madre era preoccupata?
Lo eravamo tutti. E se il gesto non fosse stato capito?
Lei cosa fece?
Dissi: “Ti accompagno. Anche solo per farti da autista”.
E lui?
Rispose: “Non se ne parla” Ando con la 126, guidandola lui, assieme al portavoce Magliaro. Altro che auto blu!
Perché mi dice questo?
La storia di mio padre, qualsiasi cosa si pensi di lui, è storia di passione politica non di poltrone.
Per questo la municipalizzata non la interessava?
Posso dirglielo? E’ una proposta che mi ha lasciato molto delusa. Anche perché il Msi è l’unico partito che non è entrato in Tangentopoli. E io lo votavo anche per questo.
Magari l’offerta era pensata come gesto di riguardo…
Non è un modo di trattare la gente, usare e bruciare. Non porto il cognome di mio padre ma ho avuto tutto l’affetto e l’insegnamento che un figlio sogna.
E’ triste?
No, felice. Perché oggi Pacifici ha annunciato di voler dialogare partecipando a un convegno su Almirante.
Cosa accadrà?
Non lo so. Ma ne usciremo tutti più ricchi.
Cosa direbbe a chi Almirante lo considera un nemico?
Che per lui non esistevano nemici, solo avversari. Scrisse Montanelli: “E’ l’unico politico a cui puoi stringere la mano senza sporcartela”.
Non ha mai pensato di recuperare il suo cognome?
Mai avuto questi problemi. Sono serena. E ho una forma di rispetto sacrale per il padre anagrafico che all’epoca mi riconobbe.

Settembre 1958:Due lettere di donna Rachele
Perdura vasta l’eco della commossa manifestazione di devoto omaggio reso alla salma del Duce a S. Cassiano. Innumerevoli lettere sono arrivate e continuano ad arrivare al <<Secolo d’Italia>> che ha organizzato il pellegrinaggio raccogliendo un voto popolare che centinaia di migliaia di persone aveva formulato.
Donna Rachele Mussolini, che ha presenziato al mesto rito, ha voluto interpretare la riconoscenza degli italiani non immemori, inviando al senatore Truchi, che ha promosso la manifestazione, e all’on.le Michelini, che ha portato l’adesione del Movimento Sociale Italiano, due affettuose lettere che integralmente riportiamo:

All’Ill.mo Senatore Franz Turchi – Redazione <<Il Secolo d’Italia>> - Roma

<<Egregio Senatore, la commovente cerimonia al Cimitero di San Cassiano ha voluto esprimere la viva devozione e il ricordo di tanti giovani e vecchi camerati al mio Benito.
Ringrazio lei, Senatore, attivo coordinatore del rito e nel contempo esprimo la mia soddisfazione per l’ordine regnato prima, durante e dopo la cerimonia.
Dopo tanti dolori conforta vedere onorare pubblicamente con rito cristiano il Duce che dedicò tutta la Sua vita al Paese e al bene del popolo italiano. Anche a nome dei miei, esprimo i sentimenti della nostra gratitudine>>.

On. Arturo Michelini – Segretario del MSI – Roma <<Caro Onorevole, ho ancora nel cuore il conforto delle espressioni di affetto raccolte da molti giovani e vecchi camerati durante la cerimonia di Predappio.
A Lei desidero manifestare tutta la mia gratitudine per l’ordine veramente spontaneo regnato durante il cerimoniale.
Sono certa che lo spirito del mio indimenticabile Benito avrà gioito nel vedere tanta spontanea e ordinata testimonianza d’affetto. Lei conosce i miei sentimenti.
Io ho sempre vissuto nella semplicità degli affetti familiari. L’omaggio reso al Duce mi ha profondamente commossa e mi fa sperare che nell’avvenire le passioni politiche, siano esclusivamente dedicate all’avvenire del nostro Paese e al bene morale e materiale del popolo.
Ringrazio Lei per il consenso dato dal Partito e La prego di gradire i sentimenti di gratitudine i sentimenti di gratitudine di tutti i miei familiari>>.

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