Bentivegna: l'asservito allo straniero.

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Bentivegna: l'asservito allo straniero.

Messaggio  Admin il Mer 04 Apr 2012, 03:22


2 aprile 2012: E’ morto Bentivegna, un dei 12 attentatori di via Rasella.

Un vile attentato contro l’XI compagnia del III battaglione Tedesco Bozen di stanza a Roma, la quale per consuetudine percorreva le stesse strade di Roma, ogni giorno, verso le 14 risaliva per via Rasella.
Il 23 marzo del 1944, Bentivegna, ha compiuto uno dei più efferati e sanguinosi attentati, travestito da spazzino spinse sino al luogo fissato un carretto per la spazzatura urbana, carico con una bomba di 18 chilogrammi di tritolo misto a spezzoni di ferro, per accendere la miccia ad alto potenziale il Bentivegna, aveva riempito la pipa di tabacco e per tre volte l’aveva accesa ritenendo imminente l’arrivo dei soldati tedeschi. L’attesa durò quasi due ore, finché un quarto d’ora prima delle 16:00 si udirono i passi cadenzati e il canto dei tedeschi. Quando i soldati furono vicini, accese la miccia e a passo deciso raggiunse via del Tritone dove lo aspettava con un impermeabile la sua futura moglie. I 12, nell’immediato non contenti d’aver troncato 32 giovani vite, in quel caos, lanciarono alcune bombe a mano; un altro soldato morì il giorno successivo, altri nove morirono giorni dopo. Nell’esplosione perirono due civili, uno degli attentatore, e l’innocente tredicenne Piero Zuccheretti.

Anche se la convenzione dell’Aia del 1907 non faceva un esplicito riferimento alla rappresaglia, dal punto di vista internazionale l'argomento rappresaglia era contemplato nei codici di diritto bellico nazionali, in cui si faceva riferimento ai criteri della proporzionalità rispetto all'entità dell'offesa subita, il comando tedesco decise di uccidere dieci italiani per ogni soldato tedesco caduto, se entro 24ore non si sarebbero consegnati gli attentatori. L’invito agli attentatori restò inascoltato, a differenza del valoroso Salvo D’Aquisto, Bentivegna, prima si nascose in città e poi si diete alla macchia, scappato in quella che fu l’Jugoslavia, rientro in Italia solo dopo la conclusione del conflitto.

La fretta del Comando Tedesco di mettere in atto un’immediata rappresaglia salvo la vita 85 uomini. In quell’attentato i giovani tedeschi che persero la vita furono complessivamente 42, ma la rappresaglia fu meno grave del previsto. A pagare furono 335, perlopiù antitaliani, prelevati dal carcere romano di Regina Coeli. Fu una difficile consegna, le autorità carcerarie romane frapposero ostacoli di ordine burocratico, nella speranza che gli autori dell'attentato si consegnassero entro le 24 ore. Non fu cosi, e la sentenza venne eseguita alle Fosse Ardeatine, dalle salme identificate si deduce che circa 39 erano ufficiali, sottoufficiali e soldati appartenenti alle formazioni clandestine militari, circa 52 erano gli aderenti alle formazioni del Partito d’Azione e di Giustizia e Libertà, circa 68 alla formazione trockijsta estranea al Cnl, circa 75 erano ebrei, il restante era gente comune.

Bentivegna, non ha mai sentito rimorso per quei 379 morti, provocati da quell’azione terroristica, cosi, come nulla gli importa al compagno, presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, il quale alla sua riverente età, in un messaggio ha espresso la profonda partecipazione al cordoglio per la scomparsa di Bentivegna. <<Egli fu protagonista di una delle azioni gappiste più audaci e dure contro l'occupazione tedesca di Roma>>. Dichiarazione dello stesso tenore è venuta in merito alla morte di Bentivegna dal presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, "E' morto un eroe. Un eroe soprattutto per noi ebrei della seconda generazione, figli di sopravvissuti. Un uomo coraggioso che con poche armi in mano ha impaurito l'occupante nazista".
"E' triste - sottolinea - aver saputo che negli anni la sua figura, in certi ambienti, sia stata associata a quella dei vigliacchi; che alcuni abbiano sottolineato che dopo l'attentato di via Rasella avrebbe dovuto costituirsi; che altri, ancora più malignamente, sostengano che il non essersi costituito sia costato la vita a 335 italiani. La versione dei fatti fu un'altra: non ci fu il tempo per costituirsi perché la furia nazista colpì senza preavviso". La comunità ebraica, conclude, si impegna "in accordo con la famiglia ad organizzare una serata per ricordare l'opera del partigiano Bentivegna, a cui dedicheremo la piantumazione di alberi come da tradizione ebraica".

Anche il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, da traditore, dice: « Bentivegna sarà ricordato con tutti i nostri onori».

A smentire questa ipocrisia negli anni una parte degli intellettuale con a capo il filosofo Norberto Bobbio (un non fascista) che definì l’azione di via Rasella un «attentato terroristico» la stessa accusa mossa ai combattenti afgani contro le forze d’occupazione già dal lontano 2004, mentre, senza alcun imbarazzo, le azioni svolte dai partigiani italiani, continuano ad essere definite legittime azioni di civili contro l’occupante in armi.

Noi da avversari, ma anche alcuni della parte politica di Bentivegna, ripetiamo che lui e i suoi compagni avevano il dovere di consegnarsi. Anche se secondo la versione comunista dura a morire, a Roma non sarebbero stati affissi manifesti in cui si invitavano gli attentatori a consegnarsi per risparmiare le vite di innocenti.

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