Togliatti: il fuoriuscito assassino di italiani

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Togliatti: il fuoriuscito assassino di italiani

Messaggio  Admin il Ven 13 Apr 2012, 19:53


L’entità Fascista, costituzionalmente, nelle nazioni capitalistiche non è concepibile, specie in Italia, dove gli ideali del fascismo sono negati, ancora prima che dalla costituzione, dai trattati di pace, responsabile la vile ressa senza condizioni al nemico anglo-americano.
Questo, negli ultimi 67 anni ha garantito ai servi dell’antifascismo di sbraitare contro i Fascisti, occultando la verità, ma il loro tempo stà per concludersi. La “democrazia” capitalista è in fase discendente, il suo fallimento è ormai prossimo, per questo il Popolo sente la necessità di trovare un nuovo ordine economico.

Questo nuovo ordine non può essere espresso che da un governo Fascista, ricordiamo che, il capitalismo marxista dell'Urss è caduto per le stesse ragioni dell’ormai prossima sconfitta del capitalismo “democratico liberista” americano, mentre il Fascismo è stato fermato con le armi, perché contrario a queste due forme di sfruttamento dell'essere umano.

Noi facciamo un ulteriore appello a tutti i Fascisti pantofolai, o peggio ducetti di condominio. Questo è il momento di uscire dal guscio per indicare al Popolo la strada che conduce alla Terza Via. La costituzione dello Stato del Lavoro, dove il lavoro è un dovere sociale, e le industrie non si smantellano ma si ristrutturano, e attraverso la cogestione puntino a produrre e fare utili da distribuire tra lavoro e capitale.

Camerati, il nostro obbiettivo è da sempre la creazione di uno Stato Socializzato, a Democrazia Corporativa. Per questo senza paure, gridiamo al mondo quello che fù l’Italia Proletaria e Fascista, a cominciare dalla difesa del valore della Vita del suo Popolo, dove la condanna a morte non era contemplata, mentre era in uso sia nello Stato sovietico che in quello americano, in Italia fu introdotta per responsabilità dalle violenti e distorte idee del social-comunismo, solo dopo il quarto attentato a B. Mussolini. Il Gran Consiglio fu obbligato, da questi sovversivi, ad istituire il Tribunale Speciale, considerato che la magistratura ordinaria non intendeva vigilare contro gli attacchi allo Stato Fascista. Comunque le condanne a morte furono ben poche, e inflitte solo nei casi indubbi, mentre negli Stati Uniti le condanne venivano utilizzate per motivi d'ordine pubblico e nella Russia Sovietica, soprattutto per reprimere avversari politici e no, come decisamente alcuni anni fa, riassumeva Ugo Finetti, nel volume “La resistenza cancellata”.

Da adesso non noi ma gli antifascisti dovranno dimostrare se è vero o falso che nelle loro vene score sangue assassino? Ne discutano, se hanno argomenti inconfutabili su questa affermazione.
Non permetteremo più che si rimuova un fatto così clamoroso.
Non è più accettabile una falsa “democrazia” che ufficialmente sopravvive opponendo fascisti e antifascisti, con lo specifico intento di occultare le responsabilità in campo economico-sociale di quest’anni.
I comunisti prendendo esempio dal regime sovietico hanno massacrato i fascisti, e lo stesso hanno fatto con gli antifascisti.
Perché il "fattore K" non è mai entrato nel "discorso pubblico" e tanto meno nei libri degli storici "ufficiali" e nella manualistica? In questi 67 anni gli antifascisti si sono autocelebrati. Lo scritto di Finetti deve spingere, tutti noi, alla riflessione su la macelleria rossa e cercarne gli (indicibili) moventi.
I Fatti più terribili, ebbero luogo: nell’Urss e nella Spagna. Si svolsero soprattutto a partire dal 1936. Ma già negli anni precedenti gli antifascisti italiani riparati a Mosca erano entrati nel tritacarne.
Citiamo solo un caso fra quelli ricordati da Finetti: l'anarchico Francesco Ghezzi. arrestato nel 1929, perché, secondo il regime comunista, egli avrebbe organizzato attentati. Gli anarchici europei non credono alle accuse e chiedono al Cremlino le prove. A ribattere beffardamente è Togliatti che - come sempre - si schiera con Stalin. Togliatti risponde a questa richiesta di "prove" con una circolare ai comunisti all'estero che spiega una volta per sempre la concezione della giustizia che ha il capo del Pci: "per noi comunisti, la questione delle ‘prove' è una questione che non si pone: è, anzi, una questione sciocca (...). Chiedere le prove della condanna del Ghezzi vuol dire sostenere che ogni singolo atto del governo dei soviet deve essere sottoposto a un controllo pubblico. E' evidente che a una richiesta di questo genere non possono essere favorevoli che i nemici del regime dei soviet e della dittatura proletaria". Ghezzi sparisce nelle tenebre del Gulag siberiano dove muore nel 1941. Questo è solo uno dei tanti casi.
Nel 1935, gli antifascisti esuli in Urss rimpiangono la civiltà dello Stato Fascista, quell’anno ebbe inizio la stagione del grande Terrore, è moltissimi di essi venero schiacciati da Stalin. Finetti (non certo fascista), nel volume sopra citato (uscito in libreria nel settembre 2003), ricostruisce il ruolo avuto da Togliatti in questa tragedia, riportando una drammatica lettera aperta che Victor Serge (anch'egli era stato in Urss, poi arrestato dal regime comunista e rilasciato solo grazie alla protesta internazionale) gli scrisse nel 1945, quando Togliatti era diventato ministro della Giustizia italiano: "Signor Ministro, che ne è degli antifascisti rifugiati in Urss?".
"Nel 1964" scrive Finetti "Guelfo Zaccaria pubblica la prima documentazione su 200 antifascisti giustiziati in Urss. Il Pci nega e ci vorranno trent'anni perché la cifra sia riconosciuta veritiera da Alessandro Natta" allora dirigente comunista. Un’altra delle grandi rimozioni dei fatti del terrore scatenato dai comunisti su ordine di Stalin, fra gli antifascisti, fù lo scenario spagnolo. Nel maggio 1937, "i comunisti, tramite la Nkvd, procedettero alla eliminazione, nella sola città di Barcellona, di 350 persone ‘nemiche', cioè trotzkiste, ferendone 2.600". Fra gli uomini di Stalin in Spagna vi furono in primo piano Orlov, protagonista delle "purghe", e - di nuovo - Togliatti, "che dirigeva le forze militari comuniste per conto di Mosca".
Particolarmente clamorose (e crudeli) le eliminazioni - da parte dei sovietici - di antifascisti importanti come Nin, Berneri e Barbieri. Tutti amici di Rosselli anch'egli eliminato in quei giorni col fratello a Parigi da una fantomatica organizzazione, oggi sospettata da ricercatori scrupolosi di aver agito per conto dei sovietici (con cui i Rosselli erano allo scontro).
D'altronde, dopo la vittoria franchista in Spagna, "Stalin elimino 5 mila combattenti spagnoli antifascisti, rifugiati in Urss". A spiegare lo scopo di una tale carneficina di antifascisti, fu proprio Togliatti su "L'Internazionale comunista" dove scriveva delle purghe staliniane. Secondo Togliatti occorreva "liberare definitivamente il movimento operaio internazionale dal lerciume trotzkista", per questo le organizzazioni operaie dovevano essere "epurate, radicalmente e per sempre, una disumana lotta, trascinata nel falso alveo del fascismo.
Una accusa manifestamente irreale, considerato la diversa concezione del socia-comunismo che si impregna nel materialismo assoluto, mentre il Fascismo rappresenta la spiritualità, un contro senso che divenne provocazione, quando proprio in quello stesso periodo del 1936 Togliatti e il suo Pci fà "Appello ai fratelli in camicia nera", comincia con queste parole: "I Comunisti fanno proprio il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori. Lottiamo uniti per la realizzazione di questo programma. Fascisti della vecchia guardia! Giovani fascisti! Noi proclamiamo che siamo disposti a combattere assieme a voi... Noi non vogliamo prestarci al gioco dell'imperialismo inglese...".
Questo documento non fù un incidente, ma esprime esattamente la strategia staliniana. Stalin perseguiva ossessivamente un obiettivo: l'eliminazione di tutte le possibili fonti di contagio del capitalismo liberale, E per questo voleva un accordo strategico con Hitler e Mussolini contro l’Inghilterra.

Finetti ricorda il caso di uno dei fondatori del Pci a cui ripugnava l'alleanza col nazismo antisemita, l’ebreo, Umberto Terracini, al confino in Italia, viene espulso dal partito per aver criticato la scelta di Stalin". Fosse stato in Urss che fine avrebbe fatto?

Il fascismo, fermo nel fare grande l’Italia non adoperò strumenti di barbarie contro gli oppositori interni, per lo più vigliaccamente occultatosi, ma strumenti di prevenzione quali ad esempio il confino e l’olio di ricino. Questa fù la riecheggiante violenza Fascista.

BASTA CON L’APOLOGIA DELLA MENZOGNE! BASTA CON IL LIBERISMO!

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