Monti:Il servo dello straniero, venditore di fumo

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Monti:Il servo dello straniero, venditore di fumo

Messaggio  Admin il Ven 13 Apr 2012, 20:57


Un altro Capo di governo, antitaliano, si è recato in Israele per denigrare il popolo che non lo ha mai legittimato in quel ruolo. Dopo la vista in un museo, in Israele, l’uomo delle banche incontra gli italiani, non italiani, che godono del grande privilegio del doppio passaporto, e rivolgendosi a loro, incapace di parlare del futuro, apre la bocca per insultare quella parte del Popolo italiano che aveva sofferto e continua a soffrire la presenza degli antitaliani. Dinnanzi a quella platea definisce le leggi razziali una “scelta atroce” frase attesa, ma non ad effetto considerato che è ripetuta in ogni dove.
In vero la penisola italiana ha avuto sin dai suo albori una presenza giudaica, infatti furono i romani ad introdurli in Italia, decaduto l’impero, con la nascita dei nuovi staterelli i giudei per acquistare potere si ghettizzarono dove più forte erano gli scambi del commercio, imponendosi nel campo dei prestiti ad usura.
La nascita dello Stato italiano al popolo giudaico dopo la ricchezza ha dato sempre più potere, un potere tale che consegna nelle loro mani le istituzioni più importanti (Istruzione, banche, esercito, informazione).
Monti ha detto: “l'infame scelta di introdurre quelle leggi razziali che ha brutalmente interrotto questa simbiosi, condannando migliaia di ebrei italiani all'esclusione e infine allo sterminio".
Frasi irripetibili da uomini liberi in un’Italia senza padroni. Definire il ventennio Fascista un periodo buio della nostra storia nazionale è falsificare la contemporaneità della storia.

Furono infatti gli ebrei attraverso il sionismo, messosi al servizio dell’Inghilterra, nazione che, appena due anni prima aveva chiesto ed ottenuto le sanzioni contro il Popolo italiano dalla Società delle Nazioni.
Come poteva il Fascismo lasciare nelle mani dei giudei (piccolissima minoranza), messosi a servizio di quella che fù una nazione nemica, il destino degli italiani. Quelle leggi furono il frutto del comportamento dei sioniste e dei paesi ad economia capitalista, che isolarono ed attaccarono l’Italia Fascista.

Infami furono i dieci campi di concentramento negli Usa, imposti nel febbraio 1942, dal Presidente Franklin D. Roosevelt con la firma dell’ Executive Order 9066, che autorizzava il Segretario di Guerra nel designare i comandanti militari a trovare settori militari per internare “tutte le persone giapponesi”. Giapponesi imprigionati (donne,uomini, bambini ed anziani) per il solo sospetto di un improbabile spionaggio. Ricordiamo che più di due Terzi erano nativi cittadini americani. Quella comunità non fece dichiarazioni o dette sostegno al Giappone in guerra, mentre gli ebrei attraverso il sionismo misero già prima della seconda guerra mondiale finanza e uomini (La Brigata Ebraica, composta da ebrei della Palestina, viene incorporata nell'esercito inglese) in favore degli inglesi.
Se di quei campi di prigionia si conosce poco lo si deve, al fatto che la guerra non tocco il continente americano, e alla vittoria della stessa.

E’ tempo di finirla col ricordare le ormai desuete leggi razziali, considerato che Ogni fatto storico va studiato nel contesto dell'epoca in cui accadde. Usi ed istituti che oggi ci sembrano anacronistici, erano normalissimi in quell’epoca. Uno stato come gli Stati Uniti d'America ancora negli anni sessanta dello scorso secolo in alcuni stati del Sud applicava una legislazioni che permetteva discriminazioni razziali, sicché il governo di Washington si trovò a dover imporre con le baionette dei soldati l'integrazione degli studenti negri nelle scuole "riservate ai bianchi".

Negli anni 30 del trascorso secolo i concetti di libertà ed eguaglianza erano fortemente contaminati (non solo in Italia ) dal razzismo. L'Europa della prima metà del Novecento vedeva i maggiori Stati, e primo fra tutti il Regno Unito, praticare il colonialismo come pratica economica nell’assoluta normalità. Il colonialismo portava in sé, inevitabilmente, il concetto di razzismo,

Il fascismo, comunque pur agendo in un contesto sociale e culturale che era quello della prima metà del XX secolo, si pose come innovatore, considerato che subito dopo la conquista dell’Impero bandì da quei luoghi lo schiavismo fin allora agevolato dal governo inglese.
Solo dopo la conquista dell’Impero il Gran Consiglio del Fascismo, dichiara l'attualità e l’urgenza dei problemi razziali e la necessità di una coscienza razziale, intesa come tutela dell’italianità, che poteva essere gravemente compromessa, con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci e imbastardimenti.

Il problema ebraico non fù che l'aspetto metropolitano di un problema di carattere generale. Questa precisazione è estremamente importante, perché la comunità ebraiche in Italia, a differenza della comunità giapponesi in America, non venne imprigionata ma solo esclusa d’alcuni diritti previsti dallo Statuto Albertino, anche se gli ebrei ancor prima dell’emanazione del Regio Decreto Legge 17.11.1938 n. 1728, erano gli l'animatore dell'antifascismo in tutti i campi e l'ebraismo estero o italiano fuoruscito è stato - in taluni periodi culminanti come nel 1924-25 e durante la guerra etiopica unanimemente ostile al Fascismo. L'immigrazione di elementi stranieri - accentuatasi fortemente dal 1933 in poi - ha peggiorato lo stato d'animo degli ebrei italiani, nei confronti del Regime, non accettato sinceramente, poiché antitetico a quella che era la psicologia, la politica, l'internazionalismo d'Israele. Tutte le forze antifasciste facevano capo ad elementi ebrei; l'ebraismo mondiale durante la guerra di Spagna, senza alcuna esclusione, si schierò dalla parte dei bolscevichi, e nonostante questo in Italia non esistevano sentimenti antisemiti, tant’è che a differenza delle leggi razziali tedeschi, nella politica razziale "all'italiana" non esisteva anzitutto la discriminazione "assoluta" dell'ebreo. La "dichiarazione sulla razza" votata dal Gran consiglio del Fascismo era ricca di eccezioni circa gli ebrei "non discriminabili", contenendo anche un'eccezione che potremmo definire "generale", ossia quella indicata al punto 7 del capitolo "ebrei di cittadinanza italiana", che potenzialmente permetteva molte vie d'uscita. La garanzia della libertà di culto, l'autorizzazione a istituire scuole ebraiche, erano provvedimenti che sarebbero stati impensabili nella Germania nazista.
Non sembra insomma improprio affermare che il fascismo adottò una politica antisemita non potendo farne a meno, per il vincolo sempre più stretto che si andava consolidando con la Germania nazista, ma adottò una normativa "a maglie larghe", che lasciava ampio spazio alle eccezioni.
In verità furono pochi i fascisti che applicarono le disposizioni antisemita stabiliti dal Gran Consiglio, di fatto, pur nei disagi che la comunità ebraica italiana patì non si verificarono nel nostro Paese i tragici episodi che sconvolsero la vita degli ebrei tedeschi.

l Fascisti furono e restano contrari a un qualsiasi insediamento ebraico in Palestina e per questo non esclusero la possibilità di concedere, anche per deviare la immigrazione dalla Palestina, una controllata immigrazione di ebrei europei in Etiopia.

Solo dopo i tradimenti del 25 luglio e 08 settembre 1943, gli ebrei italiani, conobbero gli arresti di massa e le deportazioni che mai avevano subito in precedenza.
Queste azioni tedesche nulla hanno a che vedere con l’applicazione delle leggi razziali fascista.

A distanza di 67anni della fine del Fascismo noi fascisti possiamo affermare che infame è M. Monti, che ha spinto l’Italia nel baratro, per il suo servile e ben remunerato asservimento al capitalismo straniero.
Il fascismo, fermo nel voler grande l’Italia, non adoperò strumenti di barbarie contro i semiti, scelse la strada meno disastrata per difendersi dagli attacchi del sionismo internazionale, compromesso con l’ormai nemico dichiarato anglosassone. Questo fù il terribile ed infame razzismo Fascista.

BASTA CON L’APOLOGIA DELLA MENZOGNE! BASTA CON IL LIBERISMO!
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