25 aprile 2012: Un altro giorno di dolore

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25 aprile 2012: Un altro giorno di dolore

Messaggio  Admin il Sab 28 Apr 2012, 01:07


Un altro 25 aprile è trascorso, tante le scampagnate fuori porta e qualche manifestazione. Questa per i traditori asserviti allo straniero è la 67° giornata, questi vili, hanno manifestato per la “democrazia” riconquistata, la stessa “democrazia” difesa dal compagno presidente Giorgio Napoletano, il quale come altri hanno fatto in precedenza, ammette che: "C'è del marcio da estirpare, ma difende i partiti, gli stessi partiti che da 69 anni derubano gli italiani con finte riforme, garantendosi, potere, clientelismo e massimi profitti economici. Questa falsa “democrazia” è corrotta perché corrotto è il principio che l'ha aspirata.

È venuto il tempo di fermare questi partiti, e la “democrazia” rappresentativa di cui essi sono espressione, per restituire al nostro popolo una vera democrazia partecipata, attraverso le categorie della produzione e del lavoro. Oggi ci sono le condizioni per fermare questa distruttiva legislatura, che vede in palamento un’armata Brancaleone, che impoverisce il popolo per arricchirsi, e nel contempo arricchire il sistema
economico - bancario internazionale.

Pur nel rispetto della carica che ricopre il compagno presidente, non intendiamo prendere in considerazione nessuno dei suoi dettami, il popolo vede e lo vedrà ancor meglio col passare dei giorni, che i loro nemici sono i partiti e gli uomini che né detengono la rappresentanza.

Additando gli ispiratori di un vero cambiamento, quali demagoghi, il compagno presidente, insulta l’intera nazione, e ancor più la parte sana di essa che non ritiene più tollerabile l’attuale stato delle cose. Al presidente diciamo che all’acuirsi dell’antipolitica e del qualunquismo ha contribuito e molto con il suo (quasi al termine) settennato, impaurendo il popolo ed evocando crisi economiche, permanenti, per derubarli del frutto del proprio lavoro attraverso l’esoso sistema finanziario e ancor più fiscale.

Ci annunciate che come nazione siamo vicinissimi al fallimento, ma finanziate con decine di miliardi il Fondo Monetario Mondiale, la Grecia e tante altre nazioni, ricche di materie prime, che voi dite in povertà, mentre lasciate centinaia di migliaia di cittadini senza lavoro e senza dignità, in molti casi costretti per disperazione al suicidio, atto che nessun politico di questa falsa “democrazia” ad oggi ha preso in considerazione.

Fu proprio la caduta del fascismo, la resa incondizionata, l’approvazione della costituzione dettata dalla nazione occupante che a fatto della Nazione Italia una nazione servile. Sappiamo bene sig. presidente che per raggiungere questo risultato la sua parte politica ha lottato strenuamente, ma, da oggi il popolo italiano intende riconquistare la propria sovranità.

Si è chiesto: rifiutare i partiti in quanto tali, dove può portare? Affermando che nulla li può sostituire, sa bene che questa sua affermazione è una falsità.

Se 20 anni di Fascismo, come dite, furono troppi, 69 anni sono una eternità, presidente si rassegni la sua fine e quella dei partiti che sponsorizza è vicina. E questa volta al vostro 25 aprile seguirà, in quanto a pulizia morale, un 28 ottobre che non userà la stessa benevolenza del 1922.

Compagno presidente, Il vostro 25 aprile non è la festa della riunificazione, come lei afferma, è il giorno che rinvigorisce l’odio, fu la vostra partigianeria, asservita ad un esercito invasore che impose i suoi dettami, a dividere e svendere l’Italia.
Ma i vili si sa, stanno sempre dalla parte del vincitore.

Per i fascisti il 25 aprile è il giorno dell’Italia sconfitta, consegnata allo straniero (poco importa a quale blocco d’appartenenza), è il giorno del ricordo dei Caduti e dei Dispersi della Repubblica Sociale Italiana: è il giorno di tante famiglie infelici, che hanno perso un loro caro, fucilato a guerra finita per festeggiare la <<vittoria>> dei nemici dell’Italia sopra gli italiani, è il giorno dedicato a tenere unite le Famiglie dei superstiti, ancora oggi ansiose di dare una tomba ai loro cari e di rivendicarne la memoria al culto dei buoni Italiani.

In questi anni si sono ricomposti, in molti casi, le poche ossa infrante, e ravvisato in esse le reliquie dei nostri cari. Con uguale devozione negli anni abbiamo raccolto e ordinato i resti di altri giovani di sventura.

Questi i contatti che ci hanno purificato e resi degni di parlare in nome dei nostri Martiri.

Dopo lo scempio dei loro corpi si è tentato e tuttora si tenta di coprire di fango la loro memoria o comunque di stendere un velo di finto pietoso oblio sulla loro tragica fine, da parte dei molti responsabili della loro soppressione che non si identificano soltanto con i materiali assassinati.

Venne ad Essi imputato di aver servito una tirannide, mentre l’unico loro amore era la Patria e semmai un Uomo che sopra ogni cosa amava la Patria; tutti loro avevano reagito contro l’infamia che ora e sempre sarà rinfacciata all’Italia come il più grande tradimento della storia.

Per Essi e solo per Essi l’Italia di domani potrà rispondere all’oltraggiante straniero che il grande tradimento fu ordito e compiuto da non veri italiani; ma che gli Italiani della Repubblica Sociale salvarono l’onore della Patria da quell’onta. Per salvare dall’oblio la purezza dei sentimenti che animavano i nostri Martiri, infiammati dall’amore per la Patria che Essi sognavano grande e rispettata, e vedevano calpestata e derisa dal perfido straniero, pronti a combattere pur conoscendo la gravità del rischio che affrontavano, pronti a morire anche per mano di altri italiani, perché la storia non potesse dire che gli italiani non avevano difeso fino all’ultimo lembo la loro terra, non potesse dire che gli italiani avevano tradito il loro alleato sul campo di battaglia.

In questi 69 anni, siamo stati e tuttora siamo impegnati a raccogliere in un Albo tutti i nomi dei Caduti o Disperati per la R. S. I.: ma tale assunto, facile in apparenza, è stato ed è tuttora reso straordinariamente arduo dal gran numero di combattenti e di civile che non hanno un atto di morte, perché per questa “democrazia” risultano <<dispersi>> un eufemismo che copre ancora oggi tante spaventose immolazioni. Se non potremo forse mai noverare tutti i nomi dei Caduti al servizio della R. S. I., abbiate rispetto almeno per il sacrificio di tante migliaia di vittime note e ignote, sepolte e insepolte, in quella luce che addita alla venerazione dei viventi coloro che caddero per l’ideale dei supremi valori morali che costituiscono ancora oggi il più geloso patrimonio della nostra comunità, e di un popolo che fu difeso dai nostri Caduti fino al previsto e non paventato finale sacrificio.

Siamo certi che oltre ad esigere giustizia per la suprema testimonianza dell’amore di Patria. Aspettano la nostra vendetta!

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