La “Primavera Araba” ha prodotto solo profughi e clandestini.

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La “Primavera Araba” ha prodotto solo profughi e clandestini.

Messaggio  Admin il Sab 16 Giu 2012, 20:27


Da 16 mesi i governanti occidentali, asserviti alle autorità americane supportate da pomposi annunci degli organi d’informazione, ci parlano della “Primavera araba” promossa da Obama, con la non nascosta speranza di acquisire ulteriore spazzi di potere e condizionamento di quelle società.

Ma quella che, era stata annunciata ai popoli asserviti al governo americano come “Primavera araba”, a pochi mesi dalle “democratiche” elezioni si è trasformata in un vero e proprio inferno, per il popolo.

A questo proposito liberapresenza condivide a pieno il pensiero di mons. Paul Dahdad, vicario apostolico dei Latini in Libano, che afferma: «Primavera araba» è uno dei tanti slogan inventati dai governanti e dai media occidentali come: «scontro di civiltà», «asse del bene e asse del male», «caos creativo»… Uno slogan inventato e non frutto di realtà. Non mi pare che si tratti di una primavera, ma di un inverno cupo. Con la primavera la natura si risveglia, rifiorisce. Sinora i bei fiori profumati non si son visti.

In realtà, in quelle nazioni si sono sacrificati (anziani governanti) vecchi servi, per insediarne di più giovani e maggiormente servili, questa è la “democrazia” che l’America esporta, con la prepotenza delle bombe o dei dollari. Come si può accettare la scelta del popolo se non corrisponde agli interresi del padrone.
Gli americani abituati a derubare i popoli del mondo, pensavano che i popoli arabi una volta liberatosi di capi che per decenni hanno rappresentato il potere, avrebbero dato la vittoria ai movimenti liberali, purtroppo per loro il popolo ha liberamente scelto i partiti islamici, costringendo gli americani a cambiare strategia. Non sapendo che si avvicina il momento della resa dei conti. Prima o poi il sangue vincerà contro l’oro.

Aver imposto, come è accaduto in Egitto, all’alta corte di dichiarare illegittimo il provvedimento che esclude dalla vita politica gli esponenti dell’ex regime, (esattamente il contrario di quanto sessantasei anni fa è stato imposto ai costituenti italiani, contro i Fascisti e il Fascismo) è un atto d’arroganza che ha un solo intento, quello di mantenere al potere le stesse strutture politico militari che il popolo pensava liquidate per sempre, questo è il senso della candidatura alla presidenza di Ahmed Shafiq, uomo forte negli anni di Mubarak, che al ballottaggio del 16 giugno 2012 sfiderà Mohammed Mursi, il candidato dei Fratelli Musulmani.
Ancora più grave è la contemporanea sentenza che stabilisce illegittimità dell’elezione di un terzo del Parlamento dominato dai fratelli musulmani, con la scusante che i partiti hanno invaso i seggi destinati a candidati indipendenti, candidati che il popolo non ha voluto, e non ha votato.

Sentenze che riportano indietro di 16 mesi l'Egitto. Che fanno gridare al colpo di Stato, al golpe, i fratelli musulmani e gli attivisti appartenenti a diversi partiti, laici e moderati.
Colpo di Stato ben collaudato negli anni, dalla C.I.A. (vedi la Grecia dei colonnelli, e il Cile di Pinochet, o gli aiuti alla guerriglia antiregime del Nicaragua), anche in Egitto con la scusa della “Primavera araba” i militari hanno costituito il Consiglio Supremo Militare, sostituendosi in tutto ai politici, tanto da dichiarare che la sentenza dell’alta corte, oltre a rendere necessario lo scioglimento dell’intera Assemblea del Popolo, riporta "il controllo del potere legislativo" nelle loro mani, restituendo alla polizia militare il potere di arrestare i civili. dichiarazione contestate dal portavoce dei Fratelli Musulmani, Mahmoud Ghazalan, che ha detto: Le sentenze dell’alta corte come "tutto in Egitto sono politicamente orientate”. "E' noto che in Egitto è tutto politicizzato, non capisco come sia possibile che noi abbiamo avviato una causa davanti alla Corte nel 1995 per la quale siamo ancora in attesa di una sentenza, mentre oggi sono state emesse due sentenze per questioni presentate meno di due mesi fa.

Anche il filo americano Mohamed ElBaradei, ex presidente dell'Agenzia internazionale per l'Energia atomica (Aiea) e punto di riferimento di una parte dell'opposizione egiziana, ha evidenziato l’eccesso nell’elezione del nuovo presidente senza una costituzione e senza un parlamento, consegnandogli un potere enorme, che neanche la più buia delle dittature ha mai conosciuto.
La popolazione egiziana si aspettava maggiore libertà e una via araba alla “democrazia”, illudendosi che la “democrazia” fosse una merce che si compra o si vende, come pensano gli americani si importa o si esporta, la “democrazia” può essere un valore, ma bisogna educare i popoli, i quali insieme debbono farsi carico del sistema, senza delegare le decisioni da prendere ad una casta. Ad alcuni non conviene e non fa comodo. Le popolazioni si ribellano, ma sono altri che colgono i frutti di questa ribellione. I popoli, sono pecore senza pastore, destinate al macello.

Questo è il destino dei popoli asserviti alla “democrazia liberale”

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