Carla Verbano, il regime l'ha santificata.

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Carla Verbano, il regime l'ha santificata.

Messaggio  Admin il Mar 19 Giu 2012, 21:35


Il 6 giugno 2012, è morta Carla Zampilli in Verbano, mamma di Valerio, un ignobile marxista (fabbricatore di bombe incendiarie e accoltellatore di giovani di destra) uno dei più attivi nel Collettivo Autonomo del suo Istituto scolastico, situato nel quartiere romano di Nuovo Salario, partecipava alle attività del Comitato di Lotta Valmelaina, emanazione territoriale di Autonomia Operaia, un bastardo rosso che il 20 febbraio 1979 poco più diciottenne finisce nelle patrie galere per aver svolto attività paraterroristica, quando la polizia perquisisce la sua abitazione trova una pistola non denunziata, di cui i suoi genitori non seppero giustificare il possesso.

Dinanzi alla morte tutti gli esseri umani sono uguali, ma, Carla Zappelli in Verbano, deceduta a 88 anni, stroncata da un tumore per gli organi d’informazione (Stampa e TV) è una morta speciale una morta da santificare, per aver chiesto per 32 anni giustizia per il figlio, un giovane bastardo, ucciso da killer rimasti sconosciuti.

Era stata lei il 22 febbraio 1980, in via Monte Bianco (quartiere Montesacro a Roma), ad aprire la porta a tre giovani che spacciandosi per amici del figlio entrano in casa in sua assenza. Due di essi al momento dell’irruzione indossavano il passamontagna mentre il terzo lo ha indossato successivamente, consentendo alla sig. Carla, da subito di descriverne i tratti: <<un giovane alto con riccioli biondi>>.
I tre spingono marito e moglie nella camera da letto dove l’immobilizzano, e restano in attesa da mezzogiorno e mezza alle due meno un quarto ad attenderlo, quando arriva, Valerio, visti gli assalitori, tentò di fuggire verso il salone ma viene colpito da un colpo di pistola col silenziatore, Morirà nell'ambulanza che lo stava trasportando all'ospedale.
Gli assalitori scomparvero nel nulla senza torcere un capello ai suo genitori, comunisti come il figlio.

Alle 20:00 del giorno dell’assassinio arriva una prima rivendicazione di un gruppo dell’estrema sinistra (Gruppo Proletario Organizzato Armato) ritenuta inattendibile dalla magistratura, alle 21.00 giunge una seconda telefonicamente a firma dei NAR, è quella attesa, a cui i magistrati danno immediatamente credito.
Alle 12:00 del giorno dopo sempre a nome dei NAR giunge persino un volantino, in cui confusamente si parla dell’omicidio, a questo punto i NAR con un proprio volantino fatto rinvenire dieci giorni dopo a Padova smentiscono il proprio coinvolgimento nel delitto Verbano, ma, agli inquirenti fa comodo escludere la veridicità di quel volantino, dando conferma alla rivendicazione telefonica, fatta a nome dei NAR, in quella occasione l’interlocutore telefonico aveva fatto riferimento al calibro della pistola usata per l'assassinio, calibro 38, effettivamente usato per l'agguato e ribadito in seguito dal bollettino ufficiale dell'autopsia del medico legale.
Nonostante che la compagna Carla, aprendo la porta di casa agli assassini del figlio ne abbia potuto vedere in faccia uno, non ha mai riconosciuto nelle tante foto segnaletiche che la polizia di regime le ha mostrato, uno solo dei Camerati che in quegli anni da eroi contrastavano le azioni dei tantissimi Valerio, rischiando in prima persona, e per questo sono morti o sono finiti in galera senza che un giornale o una televisione di regime li ricordasse come hanno fatto vergognosamente per Valerio in questi giorni con la scussa della morte delle sig. Carla.
I magistrati, all’epoca impegnati a sostenere i marxisti, senza alcun elemento certo, allo scopo di sorreggere le forze sinistre dell’antifascismo, rinviano a giudizio per quell’azione giovani vicini al gruppo dei Fioravanti. Per incriminarli si sono avvalsi persino di denigratori e assassini, nel 1981, Laura Lauricella, ha detto che il suo uomo, Egidio Giuliani, avrebbe dato un silenziatore all’assassino di Verbano, Giuliani avrebbe costruito il silenziatore e lo avrebbe dato a Roberto Nistri, membro di Terza Posizione. Nel 1982 Walter Sordi, riporta le confidenze di un esponente dei NAR, Pasquale Belsito, il quale le avrebbe detto che gli autore dell’omicidio Verbano erano da identificarsi nei fratelli Claudio e Stefano Bracci e in Massimo Carminati.
Angelo Izzo, un assassino che nulla a che fare con l’ideali Fascista, racconta le confidenze di Liugi Ciavardini, il quale le avrebbe confidato che il mandante era Nanni De Angelis, e per quanto riguardava gli esecutori, sicuramente si trattava dei componenti del gruppo capeggiato da Fabrizio Zani. Ma dopo lunghi e penosi processi tutti gli indiziati vennero alla fine assolti.

Questa repubblica ha perseguitato e processato per gli stessi accadimenti decine di fascisti sin quanto non ha trovato il modo di incastrarli per quello o quell’atro reato, nonostante questo siamo ancora qui, saldamente presenti a combattere le loro falsità, schifati da questa falsa “democrazia” che ha imprigionato gli esseri liberi.

Le merde rosse, espressione della più cupa soprafazione, continuano la guerra delle parole, sostenuti in questo dagli organi dell’informazione, trasformando, ieri come oggi tutto ciò che non è antifascismo in fascismo specie se si tratta della morte di un loro compagnio, il passaggio del gatto nero o una disumana strage. Questa l’imbecillità antifascista che il buonismo del ventennio fascista non ha voluto estirpare.

Alla santificazione che, stampa e televisione ha promosso nei giorni successivi alla morte, della comunista Carla Zappelli in Verbano, madre di quel delinquente di Valerio, che negli anni di piombo aggrediva ignari Camerati, contrapponendosi ad ogni attività politica che questi ultimi intendevano svolgere, si è unito il sindaco di Roma Gianni Alemanno, un camerata “TRADITORE”, il quale immemore di quegli anni ha detto di lei: “una donna gentile e tenace che ho conosciuto e ammirato per la sua coerenza e la sua energia. Una madre che ha vissuto, quando Valerio fu ucciso davanti ai suoi occhi, il dolore forse più grande, sopravvivere alla morte violenta del proprio figlio, e che ha avuto la forza, per tutta la vita, di non arrendersi, di continuare a cercare la verità, di insegnare democrazia, di rappresentare un pezzo della coscienza civica di questa città”. Lo stesso cordoglio le è stato espresso dal governatore della regione Lazio Renata Polverini, due ex fascisti che hanno raggiunto la vetta salendo i tanti scalini impregnati dal sangue di tanti Camerati.

Se la sig. Carla, dopo 32 anni non ha avuto giustizia, lo deve alla procura di Roma che ha indagato in una sola direzione escludendo qualsiasi altra ipotesi, tant’è che dopo 31 anni ha riaperto le indagini scrivendo nel registro degli indagato con l’accusa di omicidio volontario due uomini ormai cinquantenni che in passato erano simpatizzanti del gruppo Trerza Posizione.
Altri due Camerati da perseguitare senza alcuna prova certa.

La memoria di Valerio Verbano, un probabile, futuro, terrorista delle B.R., viene onorata da questo regime corrotto:
- il 25 febbraio del 2006 su iniziativa del, compagno, sindaco Walter Veltroni, con l’intitolazione di una strada, di Roma, nel parco delle Valli
- nel 2008, con l’intitolazione della Palestra Popolare di via delle Isole Curzolane, 133 al Tufello,
- nel gennaio 2009, con l’istituzione da parte della Provincia di Roma del "Premio Valerio Verbano" , concorso aperto ai ragazzi di cinque centri provinciali di formazione professionale tra i 14 e i 18 anni che prevede la presentazione di cortometraggi e progetti multimediali autoprodotti, per l'aggiudicazione di una borsa di studio;
- il 21 novembre 2009 con è l’intitolazione di una via a Scampia (Napoli), come se fosse stato un grande eroe del passato, mentre era solo un accoltellatore di CAMERATI


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