25 luglio 1943 – 25 luglio 2012, continua l’attesa!!!

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25 luglio 1943 – 25 luglio 2012, continua l’attesa!!!

Messaggio  Admin il Mer 25 Lug 2012, 07:40

Storia d’una condanna.
25 luglio 1943 – 11 gennaio 1944, ci vollero sei mesi d’attesa per giustiziare alcuni dei traditori. Il processo di Verona pose a giudizio i traditori dell’Italia Fascista, quando il presidente chiuse l’ultima cartella di appunti, i giudici rimasero in silenzio, i loro pensieri seguirono la falsariga dell’esposizione fatta dall’avv. Aldo Vecchini, traendone le conseguenze. Carlo Riva, un operaio torinese al quale i servi dello straniero avevano ucciso un figlio, apparve appesantito dal compito affidatogli, nel volto del gen. Renzo Montagna si legge una espressione addolorata. L’avvocato Enrico Vezzalini che assieme al professore Franz Pagliani, rappresentava fra i giudici le gerarchie del fascio repubblicano: rilevava soddisfazione per l’atto di giustizia. Vito Casalinuovo, Domenico Mittica, Otello Gaddi e Giambatista Raggio non appaiono minimamente turbati. Essi, tutti consoli o generali, sono i ragionieri del dovere: nella loro coscienza militaresca è matematico che chi tradisce deve essere fucilato.

Il Presidente Vecchini, dice se non vi sono altri punti da chiarire, possiamo procedere alla votazione, questo consesso deve attenere il suo giudizio, agli addebiti contenute nelle imputazioni ed ai fatti emersi dal dibattimento.
Alzandosi Franz Pagliani, afferma come medico devo richiamare all’attenzione dei giudici sulle condizioni fisiche di Marinelli. Non si può procedere contro un uomo menomato nell’udito e nella mente, praticamente incapace di intendere e di volere.
Risulta che Marinelli era già malato quando partecipò al Gran Consiglio.

Vecchini domanda nessun’altra osservazione? I giudici non accennano a voler parlare. Procediamo alle votazioni. Come sapete, siamo chiamati ad esprimere il nostro giudizio mediante voto segreto. La sentenza sarà emessa a maggioranza semplice. Prima voteremo sulla colpevolezza di ciascuno scrivendo sul foglio un <<si>> o un <<no>>, a seconda che si ritenga colpevole o innocente l’imputato chiamato a turno. Successivamente metteremo in votazione, per coloro i quali saranno riconosciuti colpevoli, la concessione delle attenuanti. Propongo di iniziare dagli imputati latitanti, giudicandoli in blocco. È superflua la votazione segreta; ci pronunceremo verbalmente, tanto più che per ciascuno di essi il processo sarà ripetuto qualora venissero catturati.
Vecchini si alza e chiede solennemente:
- Cesare Maria De Vecchi, Dino Grandi, Alfredo De Marsico, Giacomo Acerbo, Luigi Federzoni, Giovanni Balella, Annio Bignardi, Alberto De Stefani, Edmondo Rossoni, Giuseppe Bottai, Dino Alfieri, Umberto Albini, Giuseppe Bastianini: colpevoli o innocenti?
- Colpevoli – rispondono i giudici all’unisono.
Vecchini prende nota del risultato sull’apposito verbale, quindi prosegue, seguendo l’ordine col quale gli imputati sono indicati nel decreto di citazione a giudizio:
De Bono Emilio.
I giudici scrivono il loro voto, Vecchini apre le schede una ad una, quindi annuncia: nove si. De Bono è riconosciuto colpevole all’unanimità, seguono Carlo Pareschi, Tulio Cianetti, Luciano Gottardi, Giovanni Marinelli e, per ultimo Galeazzo Ciano, segnato al diciassettesimo posto sul decreto.
Per ciascuno di essi i giudici esprimono nove <<si>>.
Nella seconda votazione – spiega il presidente – questo consesso deve giudicare se i colpevoli sono ritenuti meritevoli di alcuna fra le attenuanti previste, oppure no:
- De Bono Emilio, Vecchini scrutina i risultati della votazione, i Si sono quattro i No cinque;
- Carlo Pareschi, i Si quattro i No cinque;
- Luciano Gottardi, i Si quattro i No cinque;
- Giovanni Marinelli, i Si quattro i no cinque;
- Galeazzo Ciano, i Si dei giudici sono unanimi.
Tutti e cinque gli imputati vengono condannati a morte, solo Tulio Cianetti, ottiene un voto favorevole alla concessione delle attenuanti con cinque Si e quattro No.

Alle ore 13:40 del 10 gennaio 1944, i giudici passano attraverso la porticina, in fila, e raggiungono o loro posti, al tavolo dell’aula del Tribunale restando in piedi.
Il Presidente comincia: letti gli atti a carico…. Visti gli articoli 1 lettera a), 4 e 7 del decreto 11 novembre 1943, in relazione all’articolo 241 Codice penale ordinario ed altresì gli articoli 19 e 21 stesso codice, e gli articoli 474, 477, 483, 484, 488… <<i morituri, ignari degli articoli della legge, non comprendono>>.
Dichiara gli imputati predetti colpevoli dei reati loro ascritti secondo il combinato disposto degli articoli 1 lettera a) del citato decreto e 241 Codice Penale, ritenendo cosi ( e all’uopo modificando la rubrica) assorbito il delitto di cui all’articolo 51 Codice penale militare di guerra; ed in conseguenza condanna De Bono, Ciano, Pareschi, Marinelli, Gottardi, Bottai, Bignardi, Baletta Federzoni, Acerbo,, Grandi, Alfieri, De Vecchi e De Marsico alla pena di morte con le conseguenze di legge…

Il nome di Cianetti non era stato fatto. Egli muta una angosciosa domanda… visto l’articolo 62 comma 6 del Codice penale… condanna Cianetti Tullio, per il concorso della ora detta attenuante, alla pena della reclusione per la durata di anni trenta, con la interdizione perpetua dai pubblici uffici… i giudici escono; la sala è percorsa da lunghi mormorii. I condannati, circondati dalla <<guardia repubblicana>>, vengono riportati nelle stanzette al pianterreno. In attesa che l’esterno del Castelvecchio venga sgombrato dai curiosi. La notizia della condanna è risaputa immediatamente in tutta la città; molti accorrono per vedere i sei ex componenti del Gran Consiglio quando saranno condotti via.

11 gennaio 1944, alle ore 9, davanti al carcere degli Scalzi si ferma il torpedine grigio-verde della <<guardia repubblicana>>, balzano a terra una ventina di militi, impugnano il mitra ed hanno il centurione guarnito di bombe a mano, da due auto scendono il prefetto Cosmis, il pubblico accusatore avv. Fortunato e numerosi funzionari. L’avv. Fortunato sale le scale, per recarsi ad informare i cinque traditori che le loro domande di grazia sono state respinte, i condannati vengono fatti uscire, scendono al pianterreno, giunti nel cortile, quelli che il 25 luglio 1943 erano degli arroganti gerarchi, si dimostravano scossi da uno spaventoso tremolio alla mascella inferiore.
Dentro lo spiazzo del tiro a segno già le guardie repubblicane del plotone di esecuzione. Trenta militi: sei per ciascun condannato, agli ordini di un capitano. Lungo il terrapieno sono disposte le cinque sedie, alle quali vengono condotti Ciano, De Bono, Pareschi, Gottardi e Marinelli, un agente lega loro le mani; un altro si avvicina per bendarli.
All’ordine del capitano, i trenta militari alzano i moschetti <<modello 91>>, prendono la mira e all’ordine fanno fuoco, il cappellano chiude con l’olio santo gli occhi dei condannati.
Il loro tradimento aveva consegnato inconsciamente l’Italia all’esercito nemico, spingendo gli ignaro popolo nelle mani di una falsa “democrazia” strumento di divisione e impoverimento.

Il conto con i nemici dell’Italia non è ancora chiuso, ma quel giorno ormai è sempre più vicino.

A questo punto è necessario ricordare gli imputati latitanti ed in particolare il promotore dell’ordine del giorno, il vile Dino Grandi – già Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, già Ministro e prima sottosegretario per gli Affari Esteri, Ministro di Grazia e Giustizia, ambasciatore, conte e cavaliere della SS. Annunziata per designazione, come per tutto il resto, da Mussolini, che fino all’ultimo non aveva ragione di ritenerlo, qual fu in realtà il massimo promotore ed organizzatore della cooperazione degli altri 19 nel gravissimo reato – rilevare che egli condusse con estrema abilità di dissimulatore l’opera ed i discorsi al fine che s’era proposto, sino all’ultimo tentando accreditare nell’animo di Mussolini la sua devozione all’uomo e al Capo, ma in pari tempo resistendo, con tempestivo intervento, al proposto da alcuni rinvio della seduta e quindi della nota deliberazione del Gran Consiglio. La sua responsabilità è conclamata da tutto l’insieme delle prove raccolte. Egli, durante i sette anni della sua carica d’ambasciatore a Londra si è formato sull’esempio della flemmatica ipocrisia inglese. Quale cospiratore con il beneplacito dei nemici della nostra Patria, fuggi in territorio straniero.
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