Pino Rauti, ricordo di un Capo.

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Pino Rauti, ricordo di un Capo.

Messaggio  Admin il Lun 05 Nov 2012, 19:50


Rauti, all'anagrafe Giuseppe Umberto Rauti, nato a Cardinale (nel profondo Sud), in provincia di Catanzaro, il 19 novembre 1926 è morto a Roma il 2 novembre 2012.

Pino RAUTI, aveva preso l’abitudine di affermare: « Non mi sento un neofascista, il fascismo non è più ripetibile. È solo un giacimento della memoria al quale penso che si possa ancora attingere». Noi, in quel giacimento intendiamo attingere a fondo, oggi, domani, dopodomani, e …..

Liberapresenza, non lo ricorda per l’impegno che ha profuso tutti i giorni da Camerata, o per il fascino delle sue idee, o ancora per la capace dialettica rivolta verso la Gioventù Nazionale, o per tutti i suoi scritti lasciati ai posteri:
• La democrazia, ecco il nemico!, Roma, Asso di bastoni, 1952.
• Benito Mussolini, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1957; Roma, Il settimo sigillo, 1989;
• Vite di donne, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1957;
• Volto di un'epoca, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1957;
• 1915-1945. Storia d'Italia nei discorsi di Mussolini, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1960;
• Le idee che mossero il mondo, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1963;
• Storia d'Italia nei discorsi di Mussolini, 1915-1945, come Umberto Giusti, 2 voll., Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1965;
• L'immane conflitto. Mussolini, Roosevelt, Stalin, Churchill, Hitler, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1965;
• Le mani rosse sulle forze armate, con Guido Giannettini, a cura della Commissione PID di Lotta Continua, Roma, Savelli, 1975;
• La conquista del potere, con Rutilio Sermonti, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1976;
• Le interpretazioni e le origini, con Rutilio Sermonti, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1976;
• Perché 'no' all'aborto. Discorso pronunciato alla Camera dei deputati nella seduta del 2 marzo 1976, Roma!, Stabilimenti Tipografici Carlo Colombo, 1976.
• Storia del fascismo, con Rutilio Sermonti, 6 voll., Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1976-1978:
o I, Le interpretazioni e le origini, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1976.
o II, Verso il governo, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1976;
o III, La conquista del potere, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1976;
o IV, Nascita di una nazione, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1977;
o V, L'espansione e l'Asse, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1977;
o VI, Nel grande conflitto, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1978;
• Andare oltre. Intervento al Congresso nazionale del MSI, Sorrento, 12 dicembre 1987, Palermo, Romano, 1988;
• La crisi del marxismo, Barrafranca, La piramide, 1989;
• L'eredità culturale e linguistica dell'Europa, Barrafranca, La piramide, 1989;
• Fascismo e Mezzogiorno, con Rutilio Sermonti, Roma, Settimo Sigillo, 1990;
• Prefazione a Francesco Foti, "... Sarà il sangue a far la storia!" Martirologio dei polesani che dopo l'8 settembre 1943 aderirono alla Repubblica Sociale Italiana, Roma,Nuove Idee;


Lo ricorda per le persecuzioni che questo regime gli ha fatto patire, incarcerandolo, e processandolo, già a partire dall’inizio degli anni 50, per finire nel 2010 quando (a 84 anni), ormai, per l’ultima volta è stato assolto (come sempre) per non aver commesso i fatti che il regime “democratico” gli contestava.


Ed ancora per quella indimenticabile frase che, già nel 1995, segnava per sempre il destino di un “traditore”, l’attuale presidente della Camera.
Rauti disse: « Gianfranco Fini a Fiuggi non ha deviato di una virgola dalle sue idee di sempre. Fini ha semplicemente ammesso pubblicamente quello che noi abbiamo sempre sostenuto, e cioè che il "fascismo di destra" non è fascismo, e non lo è mai stato ».


Ma soprattutto per il programma politico che profuse durate la difficile campagna elettorale delle amministrative e della regione Sicilia 1991. Un’elezione che vide molte Federazione del partito e tutta la deputazione, ostacolare la svolta che il Segretario del movimento (eletto da meno di un anno) RAUTI, volle dare all’allora M.S.I. – D.N., per costringerlo, come accade, a lasciare l’incarico a colui che da lì a poco tradirà l’intera comunità.

Di seguito riportiamo il programma che doveva essere diffuso per le elezioni amministrative, e che, in moltissimi casi rimase all’interno delle federazioni, rimaste chiuse per tutto il periodo della campagna elettorale.

Il programma elettorale del MSI-DN per le amministrative
Il 6 maggio 1991, finalmente e per la prima volta, gli italiani andranno a votare con le mani libere.
Il grande inganno è finito, la grande menzogna è caduta, e nessuno può tentare più di far credere che sotto il simbolo del Pci – un simbolo che appare per l’ultima volta sulle schede, perché i suoi stessi sostenitori hanno già deciso di abbandonarlo – si possano trovare la difesa del lavoro, la fine dello sfruttamento, la giustizia sociale: travolti dalla portata universale del loro fallimento, i comunisti stessi non osano più parlarne. Ma insieme alla menzogna si è dissolta anche la paura.
Questa volta non ha senso andare a votare per la DC <<turandosi il naso>>, come i falsi e interessati consiglieri hanno suggerito per anni. Il <<male maggiore>> non è più una minaccia, e non c’è motivo di rifugiarsi nel <<male minore>>: si può guardare in faccia il male senza aggettivi, e combatterlo in tutte le sue forme.
Ed è tempo di farlo. Durante il lungo regno della menzogna e della paura, la caduta morale e politica della società italiana ha toccato livelli che solo pochi anni fa sarebbero stati impensabili. Da tempo, ormai, l’Italia non va più verso sinistra, dove per vent’anni si era cercato di trascinarla, ma non va nemmeno verso il centro: va verso il basso. I segni del degrado sono sotto gli occhi di tutti, ed è appena il caso di rilevarli, in un paese dominato per quasi metà del suo territorio dalla malavita organizzata, intossicato dalla droga, insidiato da un’immigrazione senza freno né controllo, infestato dai <<corvi>> e dalle <<talpe>>, taglieggiato dal fisco e dall’inflazione, paralizzato dalla corruzione e dall’inefficienza. Non è tardi per frenare la caduta, ma non c’è altro tempo da perdere. Con le mani finalmente liberi, gli elettori possono cominciare a prenderne coscienza.
Questa presa di coscienza porta le grandi masse elettorali, finalmente libere dalla menzogna e dalla paura, a guardare verso l’altra faccia della politica, a scoprire che un’altra faccia della politica c’è sempre stata. Lungo i decenni trascorsi, mentre i partiti di regime provocavano la caduta verticale della società italiana, il Msi – Dn ha rappresentato e rappresenta l’alternativa al sistema istituzionale e politico dominante, ed ha mantenuto intatta una grande riserva di energie e di idee, con ferma coerenza e senza cedere a contaminazioni e compromessi. Questa linea di alternativa, il Msi – Dn la rivendica e conferma anche oggi, mentre si appresta a scendere in campo per mettere a disposizione dei cittadini il patrimonio ideale, storico, morale e politico che ha finora intransigentemente difeso. Cadute le condizioni che tanto a lungo hanno distorto il corso della vita pubblica e falsato l’esito delle prove elettorali, questo patrimonio non deve più essere soltanto tutelato e protetto: va realizzato nei fatti con la necessaria gradualità che le circostanze impongono, ma anche con la lungimirante tenacia che consente, fase per fase, di mantenere la rotta.
Nelle circostanze psicologiche e politiche del tutto nuove in cui le elezioni del 6 maggio si svolgono, il Msi – Dn conferma dunque il suo fondamentale ruolo di interprete del paese reale di fronte al paese legale, e nello stesso tempo si prepara a proiettarlo nelle forme dinamiche di una strategia di intervento nelle vicende politiche, di attiva partecipazione alle lotte, alle decisioni e alle scelte. Un ruolo non da spettatore ma da protagonista. Un ruolo che, mentre il Msi – Dn si cala nel vivo delle contese e si appresta ad affrontare le responsabilità, anche inedite, che questa strada presenta, gli consente di assumersi la cura dei pubblici interessi, di tutelarli con nuova e maggiore efficacia, di agire come difensore civico degli italiani contro le sopraffazioni e usurpazioni del potere partitico. E’ l’altra faccia della politica, esposta alla luce del sole. Nel momento in cui il Msi – Dn può dire alle grandi schiere degli elettori: nella libertà di decisione finalmente acquistata, votate come sempre avreste voluto votare.

Per un voto diretto, per una scelta personale
La CRISI del rapporto tra cittadini e Stato assume un carattere particolarmente grave negli Enti locali, dove l’inefficienza della pubblica amministrazione e la corruttela della classe politica ha ormai spezzato quel legame fiduciario che è essenziale per l’ordinato sviluppo della società civile. Vere e proprie <<bande d’affari>> trasversali spesso alle maggioranze e all’opposizione di sinistra, hanno occupato il potere nei Comuni, nelle Province e nelle Regioni, a tal punto che tutti si rendono conto che una consistente parte delle risorse viene saccheggiata dalla tangentocrazia, mentre il resto troppo spesso viene investito male, disordinatamente, senza un progetto organico di soluzione del problemi della città e del territorio.
Il Msi – Dn vuole riportare l’uomo e la comunità al centro della vita dell’Ente locale, interpretando l’esigenza di partecipazione che urge nell’anima profonda del popolo italiano. Tra l’alternativa al sistema indicata dal Msi – Dn e questa istanza di partecipazione c’è uno stretto rapporto che, nella società contemporanea ormai quasi depurata dalle demonizzazioni del dopoguerra, deve essere chiaro fino in fondo. Bisogna dunque riformare lo Stato, erigendo la partecipazione a criterio informativo del cambiamento delle istituzioni e dei meccanismi di formazione delle decisioni e di selezione delle classi dirigenti.
Il 6 maggio gli elettori avranno il modo di esprimere un solo voto politicamente e psicologicamente libero, ma non avranno invece la possibilità di votare secondo il metodo che in grande maggioranza preferiscono. Tutti i sondaggi d’opinione hanno dimostrato che gli italiani vorrebbero poter eleggere direttamente il Capo dello Stato, il sindaco e comunque, ad ogni livello governativo o amministrativo, l’uomo che dovrà rivestire le massime responsabilità esecutive. Questa convinzione non viene certamente dal nulla, ma nasce da una larga e ben motivata sfiducia verso l’attuale metodo indiretto, per cui l’esecutivo (governo o giunta) viene eletto in una seconda fase dall’assemblea (Parlamento o consiglio) eletta dal popolo, e può essere dall’assemblea rovesciato.
Con piena ragione, una larga maggioranza di cittadini fa risalire proprio a questo metodo la responsabilità delle gravissime disfunzioni che travagliano la vita pubblica: dalla fragilità dei governi centrali alla ingovernabilità delle amministrazioni locali. Ma questa chiara esigenza popolare, più volte manifestata in modo inequivoco, non ha trovato eco nelle aule parlamentari, dove tutte le proposte avanzate dal Msi – Dn per l’elezione diretta del sindaco sono state bocciate o accantonate: a ulteriore dimostrazione di quanto sia grande il divario tra la volontà degli elettori e quella della classe politica che dovrebbe rappresentarli.
Come sempre, anche in questa circostanza il sistema dei partiti ha badato a difendere se stesso e le proprie possibilità di egemonia di controllo sulla massa dei cittadini: che viene costretta a passare ancora una volta attraverso i canali delle liste partitiche, mentre le viene nuovamente sottratto il diritto di scegliere direttamente e personalmente gli uomini che dovranno governarla.
Nel metodo, siamo dunque ancora di fronte ad una consultazione non libera, di cui i partiti di regime hanno tenuto a conservare ben strette le redini. E se non si verificheranno fatti nuovi non sarà l’ultima, perché anche dalla nuova legge sulle autonomie locali è stato escluso ogni riferimento all’elezione diretta, ed è stato sostanzialmente confermato il metodo attuale, di natura non popolare ma partitica. Il rifiuto dell’elezione diretta si presenta quindi come uno dei sostegni che servono a puntellare il sistema partitocratrico. E la consultazione del 6 maggio, sotto questo aspetto, viene ancora organizzata e condotta nei canali di quel sistema, malgrado la volontà di modificarlo espressa dalla maggioranza dei cittadini.
Il Msi – Dn chiede dunque agli elettori di pronunciarsi contro il metodo con il quale vengono costretti ancora una volta a votare: partecipando al voto per esprimere le proprie scelte negli ampi spazi psicologici e politici che si sono aperti, ma nello stesso tempo manifestando una ferma protesta per l’ennesima sopraffazione che devono ancora una volta subire. Allo scopo, il Msi – Dn promuove una petizione popolare rivolta al Parlamento, affinché – approvando la nuova legge sulle autonomie locali, o integrandola con altra legge – introduca il principio dell’elezione diretta per i presidenti delle giunte regionali, per i presidenti delle province e per i sindaci. Il Msi – Dn si rivolge a tutti i cittadini che condividono questo principio, a qualunque partito appartengano e qualunque lista siano orientati a votare. Non chiede in questa sede un voto ma una firma. Affinché da una sfera più vasta possibile dell’elettorato si levi una ferma condanna per il sistema partitico, ed una chiara manifestazione di volontà: sia questa l’ultima volta che ci viene negato il diritto di eleggere personalmente che dovrà amministrarci.
Nel momento in cui l’idea del presidenzialismo comincia a farsi strada, il Msi – Dn richiama l’attenzione degli italiani sul fatto che per garantire efficienza e tempestività di decisioni non può essere sufficiente sottrarre gli esecutivi al ricatto dei partiti; occorre altresì far irrompere le competenza nelle amministrazioni attraverso democratici meccanismi di elezione delle rappresentanze delle categorie sociali, economiche, culturali e morali, per raggiungere quella sintesi tra politica e competenza dalla quale soltanto può venire il bene delle comunità amministrate. Premessa per l’efficienza degli Enti locali è la creazione delle condizioni, anche giuridiche e statutarie, perché sia imposto quel massimo di responsabilità che il Msi – Dn giudica complementare all’esistenza del massimo di partecipazione popolare.
Non si tratta solo di un richiamo severo alla moralizzazione della vita pubblica, ma di una sfida che fin dalla campagna elettorale il Msi – Dn lancia alle forze concorrenti per la conquista delle amministrazioni: è necessario smantellare e recidere i collegamenti esistenti, dal massimo livello alle giunte municipali, tra potere economico e potere politico, legami che trovano sbocco concreto nel cancro della pubblica amministrazione, cioè negli appalti. Oggi si progettano opere pubbliche non tanto in funzione della loro utilità generale e sociale, quanto perché esse sono fonte diretta di tangenti, di incarichi professionali lottizzati, di appalti vinti con ribassi incredibili, cui seguono molteplici varianti suppletive nel corso d’opera e nuovi affidamenti a trattativa privata sui quali si intrecciano i rapporti tra le imprese, sempre le stesse, ed i partiti di maggioranza e di opposizione di regime. Sottrarre le decisioni relative alla fase esecutiva delle opere pubbliche alle giunte comunali, e demandare l’affidamento degli appalti ad un organo svincolato dalla classe politica formato da magistrati ordinari e della corte dei Conti, potrebbe radicalmente colpire la malavita politica e sottrarre le imprese dai ricatti da essa esercitati. Il Msi – Dn è stato e resta l’opposizione al degrado morale e sociale, forza politica che continuerà a proporre una grande riforma dello Stato, interpretando con serietà l’esigenza di radicale cambiamento che emerge dalla società civile.

Il cambiamento è a portata di mano
Che il sistema politico-istituzionale sia giunto alla stazione d’arrivo si vede anche dal fatto che il governo e la maggioranza in carica sono nuovamente in preda alle stesse convulsioni che già l’anno scorso fecero andare gli italiani alle urne per le elezioni europee a crisi di governo aperta. In questa situazione, gli elettori possono rendersi conto che l’assetto attuale frana, che soluzioni valide o almeno possibili non si intravedono, che tutti i rimedi proposti sono peggiori del male. La svolta è nei fatti e ci sarà comunque.
Per una fortunata circostanza, gli elettori vi giungono col la scheda nelle mani, per una consultazione regionale e amministrativa che assume quindi un valore politico più rilevante e risolutivo del solito. Una grande opportunità è alla loro portata. E dall’uso che ne faranno dipenderà in gran parte la direzione che la vita pubblica prenderà all’indomani del voto. Questi i dati della situazione, cosi come si presenta al loro giudizio:
Andreotti: un anno perduto. Le cose tornano al punto in cui erano la caduta di De Mita. Il pentapartito non funzionava più, e Andreotti non l’ha fatto funzionare. Della riforma istituzionale non si è parlato. Nessuna legge importante è stata approvata. E non abbiamo nemmeno la stabilità, perché il governo è di nuovo in causa.

Dove Andreotti ha fallito nessun altro dc potrà riuscire. Con De Mita, la Dc aveva giocato l’ultima carta politicamente valida. Con Andreotti ha giocato l’ultima carta del prestigio e dell’esperienza. Ora non resta più altro. La fase storica del pentapartito è durata dieci anni, ma ormai ha esaurito tutte le sue possibilità. Nessuno ha i numeri per tentare di prolungarla.

Il futuro non è dei travestiti. Cambiando nome e faccia al Pci, Occhetto tenta di farne un <<secondo partito>> da <<alternativa>> alla Dc nella guida del governo. La fine del pentapartito gli apre la strada, e l’Italia rischia di cadere nelle mani di chi per quarant’anni ha tentato di imporre lo stesso tipo di regime che oggi frana in tutti i paesi dell’Est.
Ma la crisi del comunismo è irreversibile, qualunque nome prenda. E l’Italia non può affidare la sua sorte ad un partito di pentiti e di travestiti.

Craxi, ruota di scorta per due automobili. Se non tenta di scuotere radicalmente l’attuale quadro politico, Craxi non ha altra prospettiva che quella di puntellare l’attuale potere democristiano o il futuro potere comunista. La scelta di fronte a cui si trova, in realtà, è solo quella dell’auto a cui fare da ruota di scorta.

Laici e altri nella tenaglia. I tre <<intermedi>> dell’attuale coalizione, come anche i radicali, i <<verdi>> e gli altri minori, sono destinati a scomparire nella tenaglie <<bipartitica>> che si prepara.
Per loro non c’è nemmeno un futuro da ruota di scorta.

Per cambiare, bisogna cambiare repubblica. L’anno andreottiano non è passato senza lasciare traccia. Oggi abbiamo più inflazione, più disordine, più mafia, più droga, più immigrazione, le università sono in rivolta, la giustizia è ferma, il potere economico sovrasta quello politico, si allarga e si concentra. Ma la colpa non è solo di Andreotti: come il Msi-Dn avverte da anni, fino a quando non si cambia il sistema istituzionale, nessun governo potrà fare di più.

Cambiare il gioco e cambiare le regole. Prima di Andreotti tutti sapevano che le istituzioni erano in crisi, e riconoscevano la necessità di rinnovarle. Durante Andreotti tutti, tranne il Msi-Dn, lo hanno dimenticato. Dopo Andreotti bisogna riprenderne coscienza, e riallacciare il discorso dove si è interrotto. Le regole del gioco si possono cambiare, non in un imprecisato futuro, ma subito. Votando per il Msi-Dn, gli elettori possono dare una spinta decisiva a cambiarle.

Per le riforme, il Msi-Dn farà la sua parte.
Se dalle urne uscirà un voto che segnerà la condanna definitiva del pentapartito e la sconfessione del tentativo comunista di mutare panni per sostituirlo, la trasformazione del sistema istituzionale non si potrà più eludere né rinviare. E’ questo il risultato politico che il Msi-Dn chiede alle urne del 6 maggio, il risultato che gli elettori possono determinare con il loro voto. Se questo avverrà, il Msi-Dn non si tirerà indietro, si assumerà le sue responsabilità e farà la sua parte.
E’ evidente che la riforma delle istituzioni non si può affidare a una maggioranza qualunque, né simile a quella attuale né diversa solo perché formata da altri partiti. Poiché il problema è quello di stabilire nuove norme generali che regolino l’attività politica e siano valide per tutti, tutti devono essere garantiti sul modo in cui queste norme vengono stabilite. I partiti di regime non hanno il diritto di ripetere l’impresa del 1946, quando vararono una Costituzione fatta su misura per favorire i loro interessi, e per indebolire i poteri dello Stato fino al punto da esporli senza difesa alla loro sopraffazione. Per un nuovo patto costituzionale occorre un governo che sia realmente al di sopra delle parti.

Il Msi-Dn propone pertanto:

1) Formazione di un governo di garanzia che promuova e conduca la trasformazione del sistema istituzionale, libero dalle pressioni e dal condizionamento dei partiti che sorreggono l’attuale sistema. A questo fine, il governo dovrà essere formato da ministri non lottizzati e scelti in base a principi di capacità e competenza.

2) Riforma istituzionale fondata su pochi punti, tali da imprimere una reale trasformazione alla vita pubblica. Tra questi punti, in primo luogo:
elezione diretta del Capo dello Stato;
incompatibilità tra la carica parlamentare e quella di membro del governo;
netta separazione di competenze legislative tra le due Camere;
stato giuridico di partiti e sindacati;
forme di rappresentanza delle categorie sociali, economiche, sindacali, culturali, nelle assemblee elettive, dal Parlamento agli Enti Locali;
introduzione del referendum propositivo, quale strumento di democrazia diretta;
abrogazione del terzo comma dell’articolo 138 della Costituzione, che esclude il referendum per le leggi costituzionali approvate dal Parlamento con maggioranza di due terzi, e le rimette quindi all’arbitrio dei grandi partiti.

3) radicale riforma strutturale delle Regioni che non hanno saputo adempiere ai loro compiti fondamentali, hanno dato vita a strutture elefantiache e clientelistiche, hanno disperso o non hanno saputo investire in grande opere le non poche risorse.

4) revisione immediata del servizio sanitario nazionale fondato su:
attribuzione alle categorie mediche di responsabilità primarie nella gestione del servizio;
spoliticizzazione delle USL;
semplificazione delle procedure burocratiche;
restituzione dell’assistenza sanitaria alle singole associazioni di categorie che siano in grado di gestirla.

5) radicale revisione del sistema fiscale e in particolare dell’imposizione diretta, fondata su:
ritorno all’originario e mai applicato principio di un’imposta unica sul redito;
indicizzazione automatica annuale delle aliquote, su base Istat;
esenzione delle prime case dall’Irpef e dall’ilor;
esenzione dal prelievo fiscale degli interessi per i primi 30 milioni di depositi bancari, azioni e titoli di Stato.

6) Accelerazione del processo di modernizzazione dello Stato, dei servizi essenziali dai trasporti alle poste, all’adeguamento dell’assistenza alle imprese, alla razionalizzazione della ricerca scientifica, per mettere l’azienda Italia in grado di giungere preparata all’appuntamento del 1993, e favorire i ceti medi produttivi, lo sviluppo dell’agricoltura, dell’artigianato, del commercio e del terziario.

Perché le città vivano.
Sia che la riforma delle istituzioni venga avviata, sia che ristagni ancora, dopo le elezioni si aprirà, per tutti gli Enti locali, una fase inevitabilmente difficile. L’incertezza politica generale e lo stato fluido degli equilibri politici renderanno ancora più precarie e meno credibili sul piano locale sia le maggioranze pentapartito che quelle di sinistra. Questo stato di cose aggraverà fatalmente l’ingovernabilità che già da molti anni è il male più diffuso e ricorrente delle amministrazioni locali, ed è anche il più sentito e sofferto dai cittadini. Nei Consigli regionali, provinciali e comunali, quando e dove si produrranno condizioni di ingovernabilità permanente, il Msi-Dn promuoverà e proporrà alle altre forze politiche la costituzione di giunte di programma e di partecipazione sociale che abbiano il fine esclusivo di assicurare la vivibilità dei centri urbani e di assicurare la tutela degli elementari bisogni dei cittadini.
Giunte sganciate dalla lottizzazione partitocratrica e dalla logica degli schieramenti, formate da personalità scelte in base al principio della idoneità e competenza, e alla cui designazione contribuiscano gli ordini professionali e le associazioni di categoria. Giunte, volte alla realizzazione di programmi realistici e concreti, liberi da pregiudiziali ideologiche, e in grado di affrontare pochi e urgenti problemi. Alla base di questi programmi il Msi-Dn Porrà:

1)Un riesame generale del territorio, delle città e degli insediamenti, che consenta di individuarne lo stato attuale, di metterne a fuoco i problemi, e di formulare a breve termine piani di intervento e di riassetto.

2)Una generale revisione dei piani regolatori comunali e delle cornici normative e vincolative regionali e provinciali, per consentire una organica e razionale ripresa dell’attività edilizia che non devasti l’ambiente ma nello stesso tempo avvii a soluzione la crisi degli alloggi.

3)Una revisione della spesa corrente, che riduca l’indebitamento e liberi risorse per le emergenze e per le necessità sociali.

4)L’istituzione di assessorati alla trasparenza, che controllino la regolarità di appalti, transazioni, cessioni, acquisti, concorsi e assunzioni, e siano affidati a persone estranee ai rispettivi Consigli e dotati di qualità morali e professionali ineccepibili.

5)L’istituzione della <<guardia ecologica>>, e di nuclei di impatto ambientale, che seguano costantemente l’evoluzione del territorio e dei centri urbani, e ne segnalino tempestivamente i problemi.

6)Un’azione volta a sostenere le tipiche attività locali, ed a risvegliare ovunque il senso delle culture e delle tradizioni civiche e rurali, l’amore per la propria gente e la propria terra.

7)Difesa e valorizzazione del patrimonio storico e artistico, colpito da un degrado che minaccia di diventare irreversibile.

8)La riqualificazione – mediante istituzione di apposito assessorato – dell’assistenza sociale, sia individuale che collettiva, soprattutto nelle fasce nevralgiche dell’adolescenza e della terza età.

9)Iniziative urgenti e idonee per contribuire a debellare il fenomeno della droga, sostenendo concretamente l’azione delle strutture di prevenzione e recupero, con particolare riferimento alle comunità terapeutiche nel territorio.

10) La formazione, in ogni Comune, di <<forum giovanili>>, composti dai rappresentanti di tutti gli organismi che operano tra le nuove generazioni.

In Parlamento per la funzionalità e la pulizia.
Per i problemi che investono gli Enti locali, ma non si possono risolvere in quella sede perché vengono regolate per legge, il Msi-Dn. Si impegna a prendere l’iniziativa di presentare – in proprio o, se possibile, d’intesa con altre forze politiche – disegni di legge o emendamenti a provvedimenti già in discussione, che tendano a:

1)Istituire norme di silenzio – assenso di trenta o al massimo sessanta giorni per tutte le pratiche amministrative conformi alla legge in materia di autorizzazioni, licenze, concessioni e registrazioni di competenza regionali, provinciale e comunale.

2)eliminare per tutte le pratiche i molteplici passaggi attraverso i quattro gradi dell’amministrazione – Comune, Provincia, Regione, Stato – riducendoli al massimo a due.

3)Stabilire l’ineleggibilità alla carica di assessore, sindaco o presidente di giunta per chi abbia subito condanne penali, o sia sottoposto a procedimenti giudiziari che abbiano già comportato il rinvio a giudizio.

4) Sopprimere il principio dell’autonomia impositiva degli Enti locali, e in particolare abolire l’Iciap.

5) rendere tassativo il principio del pareggio del bilancio come requisito fondamentale per la sua approvazione, pena lo scioglimento del Consiglio che non lo rispetti.

Il dramma dell’immigrazione.
Tra i problemi più drammatici che stanno vivendo le nostre città, emerge quello dei crescenti ed incontrollati flussi migratori che giungono da Terzo Mondo.
Sulla pelle di questi uomini sradicati dalla propria terra, si sta giocando l’ultima e più grave truffa della cultura radical – progressista. Mentre nei salotti buoni del Psi, tra i miglioristi di Occhetto (che già organizzano l’uso elettorale ed attivistico degli immigrati), tra le parrocchie democristiane e nella sede della confindustria si esaltano le prospettive della <<società multirazziale>> - che comporterebbe disagi inaccettabili per il popolo italiano – e si accusa di razzismo chi vorrebbe affrontare realisticamente il problema, l’unica prospettiva che si offre agli immigrati è il lavoro nero gestito dalla camorra, l’accattonaggio per i centri urbani, il reclutamento tra le file della microcriminalità.
In linea con le proprie tradizioni di grande civiltà il Msi-Dn denuncia quali autentici razzisti coloro che fingono di ignorare le condizioni di disperazione e di sfruttamento in cui si trovano gli immigrati, partorendo periodiche quanto inutili <<sanatorie>> che servono solo a ribadire a livello mondiale la condizione di <<porto franco>> in cui si trova l’Italia.
Il Msi-Dn, in nome dei propri valori di solidarietà umana e comunitaria, si pone il problema di incidere profondamente sulle cause che generano il fenomeno dell’immigrazione, indicando una politica di cooperazione con i paesi del Terzo Mondo al fine di aiutarli a realizzare nuovi posti di lavoro e uno sviluppo equilibrato all’interno della propria terra.
Sul piano interno il Msi-Dn ritiene che a governare l’entità dei flussi migratori debba essere lo Stato e non le leggi del mercato. Per questo ribadisce la propria contrarietà a provvedimenti legislativi quali il decreto Martelli che non risolveranno i problemi dell’immigrazione clandestina e ritiene che l’obiettivo ultimo deve rimanere quello di aiutare tutti a ritornare a casa reinserendosi nel proprio Paese.
Per quanto riguarda gli enti locali il Msi-Dn spingerà gli amministratori ad una piena assunzione di responsabilità per tutti i problemi connessi alla presenza di vaste sacche di emarginazione – tra cui quelle indotte dalla immigrazione selvaggia – sia in ordine alla bonifica di qualsiasi situazione degradante che favorisca lo sviluppo di attività criminali.
Gli italiani devono essere certi che di fronte a tentativi che il Pci e la triplice sindacale faranno per riconoscere diritto di voto agli immigrati, il Msi-Destra Nazionale attuerà tutte le forme di opposizione utili a stroncare questa ipotesi inaccettabile.

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