Americanate: Questo sono state le elezioni presidenziali del 2012

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Americanate: Questo sono state le elezioni presidenziali del 2012

Messaggio  Admin il Sab 10 Nov 2012, 21:17


Nessuna sorpresa è venuta in noi per la vittoria di Barack Obama, era più che prevedibile, anche se per mesi le ormai inutili fonti dell’informazione predicavano la parità dei due candidati, di fatto il loro compito era quello di distrarci dalla realtà, giornali e televisioni dovevano restare fortemente al centro dell’attenzione, il loro era un modo per vendere cartastraccia e tenere fissi d’innanzi allo schermo televisivo, milioni di ingenui occidentali, che vivono una terribile crisi economico finanziaria.

Il presidente “nero” degli Stati Uniti, per essere riconfermato per i prossimi quattro anni ha svenduto le tradizioni dell’occidente ad una folla di minoranze, promettendo loro quanto si aspettavano gli fosse promesso. Per questo la riconferma di Obama, rappresenta la fine del modello di democrazia che l’America ha imposto all’occidente, da oggi in poi basta fare delle promesse ad una o più comunità che compongono una razza o una casta, vedi gli asessuati, per raggiungere il massimo del potere, a discapito di quanti per generazioni hanno contribuito a costruire l’identità di una Nazione.

La decadenza dell’Impero romano ebbe inizio in questo modo. E non portò nulla di buono.

A noi Fascisti non interresa la vittoria del “nero” Obama sul bianco Romney, ambedue rappresentavano un solo interesse, quello del capitalismo americano. Obama del resto rappresenta l’antirazzismo al nostro stesso modo. Lui nel costruirsi la famiglia ha scelto di rifuggire dal meticciato, cioè dall’incrocio con altra razza, noi percorriamo la sua stessa via.

Le elezioni presidenziali 2012, come detto, oltre ad aver segnato il massimo dell’ipocrisia ha prodotto un vero scandalo, quello delle folli spese, in un momento di grave crisi, a cui si sono dati i due sfidanti, dall'inizio della campagna elettorale hanno sperperato secondo l'ultima stima dell'istituto di ricerca indipendente Center for Responsive Politics, oltre sei miliardi di dollari. Una cifra che supera di ben 700 milioni i 5,3 miliardi spesi per le elezioni del 2008. Allora Obama, fu il primo candidato presidenziale a rinunciare al finanziamento pubblico, il suo rivale John McCain, no, il risultato fu che Obama fu in grado di spendere il doppio rispetto al candidato repubblicano, così quest'anno entrambi i candidati hanno deciso di rinunciare al finanziamento pubblico, che in teoria serviva a fissare un tetto di spesa. Un quadro che già ad agosto ha indotto il settimanale Time a pubblicare una copertina choc, con una foto in cui si vede un cartello piantato sul giardino davanti alla residenza presidenziale di 1600 Pennsylvania Ave di Washington con su scritto: ''For Sale'', in vendita. E poi, aggiunto sotto a penna, ''asking 2,5 billion'', prezzo richiesto due miliardi e mezzo di dollari. Quindi il titolo: '''Come comprare la CasaBianca'' Questa è la “democrazia” occidentale.

Il tutto per conquistare, Obama 332 e Romney 206, grandi elettori (delegati) assegnati secondo norme ultracentenarie, più che superate se si giungesse ad una vera e moderna democrazia partecipativa, a confermarlo le percentuale di voti ottenuti da Barack Obama 50% 52,650,683 e da Mitt Romney 49% 52,118,275 una differenza nel voto popolare di appena un punto percentuale.
La demo-dittatura dei furbi sui poveri da sfruttare, visto che anche in questa occasione l’affluenza ai seggi degli aventi diritto al voto è stata inferiore al 50% Obama risulta essere il presidente del 50%, del 50% ,degli aventi diritto al voto..

Il voto richiesto da Romney, agli americani aveva l’acre odore della arretratezza, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, promosso da sempre dal sistema americano al mercantilismo globalizzato. Ma visto gli egoismi degli americani, il suo programma, ai conservatori, appariva del tutto giustificato.


Il “nero” Obama, anche in queste elezioni poteva contare sulle comunità minoritarie, ma unite. Se poniamo agli ispanici una domanda circa la loro identità, in moltissimi, risponderanno di sentirsi anche blacks, neri, stabilendo così evidentemente un legame con la comunità afroamericani che, similmente agli ispanici, possiedono una tradizione essenzialmente comunitaria, una concezione relazionale della persona nella propria comunità. Comunità concepita a sua volta come “beloved community”, secondo la definizione del filosofo Josiah Royce (1855-1916), un’interdipendenza che nell’elezioni ha avuto un grande valore positivo. Gli ispanici inoltre portano con sé anche una storia e una cultura densa di relazioni con il mondo ebraico e islamico.

Nell’ultimo U.S. Census (censimento della popolazione statunitense) su una popolazione di 298.4 milioni, si è constatato che neri, ispanici e asiatici sono oltre 100 milioni, voti chiaramente destinati al “nero” Obama, al quale è stato facile spezzettare il corrotto elettorato bianco, contrapponendo al candidato conservatore, promesse per il libero aborto, matrimoni ed adozioni per gli esseri con tendenze omosessuali, liberalizzazione delle droghe - sepur leggere - insomma, tutta un’orgia (di idiozie)

Quattro anni fa Obama, si era proposto quale paladino dell’ambiente e delle energie pulite, invece non ha fatto altro che aumentare la produzione di petrolio, (queste le sue parole: “Stiamo producendo più petrolio e gas della precedente amministrazione guidata da un petroliere”), per ottenere l’agognata “indipendenza energetica”. Doveva essere l’uomo della pace, (e per questo gli hanno dato pure il Nobel), ma è stato pur sempre il presidente che ha (tele)comandato le azioni di guerra nel Nord Africa e nel Vicino Oriente. Si era proposto e continua a proporsi come il difensore delle classi più disagiate, ma la povertà in America non è calata affatto, cosa resta, dunque, delle promesse dell’ulteriore servo del liberal-capitalismo Semplice: nulla.
Difatti, resta il nulla politico e “materiale” del tanto esaltato “Yes, we can”; residuano solo il nulla delle idee e l’ipocrisia dei tanti, troppi, per la gioia dei ricchi finanziatori della campagna elettorale di Obama, (gli stessi di quella di Romney), ossia dei capitalisti che continuano a strozzare il mondo intero; procurando grande sofferenza soprattutto alla parte più debole del popolo europeo, suddito colonizzato da sua inconsistenza, gli Stati Uniti d’America.

A questo nulla contrapponiamo, lo Stato Sociale promosso dal Fascismo, con l’istituzione di una significativa assistenza sanitaria, un sistema di istruzione accessibile a tutti, obbligatorio fino a 14 anni, la lotta alla povertà con programmi che non miravano a rendere più poveri i ricchi ma, arricchire i più poveri, affrontando per essi la mancanza di case, con l’assegnazione di vere case popolari.
Questo è, in altri termini, il tema dell’inclusione, che l’elezioni americane continuano a negare nonostante il presidente “nero” che doveva assicurare la prosperità dei mercati con la sua rielezione ed invece le borse sono andate a picco, con Moody’s che addirittura minaccia un prossimo declassamento dell’economia americana

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