Onu: la Palestina ottiene il riconoscimento quale Stato osservatore. Per Israele un atto di <<terrorismo diplomatico>>.

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Onu: la Palestina ottiene il riconoscimento quale Stato osservatore. Per Israele un atto di <<terrorismo diplomatico>>.

Messaggio  Admin il Lun 03 Dic 2012, 21:26


L’Onu riacquista la sua funzione istituzionale solo nell’espressione dell’Assemblea Generale, considerato che Mahmoud Abbas (Abu Mazen), già il 23 settembre 2011 aveva chiesto il riconoscimento di Paese membro dello Stato di Palestina. Richiesta che si è infranta per il mancato via libera dei Quindici Paesi che compongono il Consiglio di Sicurezza, di cui occorreva il voto favorevole di almeno nove membri oltre ai pareri favorevoli dei cinque membri permanenti (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Russia e Cina). In quella occasione il riconoscimento si arenò a causa degli Stati uniti che minacciarono di imporre il proprio veto se il Consiglio si sarebbe espresso favorevolmente.

Questo 29 novembre, già carico di significato quale giorno della solidarietà internazionale con il popolo palestinese, ha dato un'altra occasione che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite non ha voluto perdere per riconoscere al popolo palestinese l’autodeterminazione, nel rispetto della risoluzione del 1947 che, malgrado le resistenze arabe, approvò il piano di spartizione della Palestina, in uno Stato ebraico e in uno Stato palestinese che invece non è mai nato.

Quando i 193 Paesi membri dell’Onu sono stati chiamati a promuovere l’Autorità Palestinese da Entità Osservatrice non membra a Stato Osservatore non-membro, uno status che non dà diritto di voto, ma concede di far richiesta di ammissione ad altri enti internazionali, come il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, 138 Paesi hanno detto si, 41 si sono astenuti e solo 9 hanno detto no (Usa, Canada, Israele, Repubblica Ceca e qualche altro Stato oceanico). Una maggioranza scacciante pari a oltre due terzi dei Paesi votanti, che ha dato uno scacco all’America la quale fino all’ultimo ha cercato di impedire il voto. Il vile governo americano il giorno prima aveva provato con il vicesegretario di Stato William Burns e l’inviato speciale per il Medio Oriente, David Hale, con forti pressioni su Abbas, direttamente presso l’alloggio di New York, esigendo il ritiro della richiesta.

I signori del mondo questa volta hanno perso, anche se, a dire il vero il riconoscimento quale Osservatore non-membro, dello Stato di Palestina, al popolo palestinese non servirà a molto, se i 138 paesi che hanno detto si non isoleranno anche attraverso sanzioni economico-militari (anche unilaterali) lo Stato sionista d’Israele. Infatti l’arroganza di americani e israeliani non ha confine, hanno fatto di un riconoscimento simbolico, un ulteriore occasione per imporre paletti in favore di Israele:

- l’ambasciatrice americana Susan Rice ha insistito che l’unica vera speranza di creare uno Stato palestinese con tanto di confini ufficiali e riconosciuti internazionalmente «è attraverso un negoziato diretto fra palestinesi e israeliani» e a suo dire la risoluzione è solo «controproducente» e «metterà nuovi ostacoli al processo di pace;
- Ancor più netta l'opinione del segretario di Stato americano Hillary Clinton, secondo cui il voto "pone nuovi ostacoli sul cammino della pace";
- Il premier israeliano, Benyanim Netanyahu, ha avvertito: «Sul terreno non cambierà nulla anzi, questo voto allontanerà la nascita di uno Stato palestinese», Netanyahu ha voluto riaffermare le condizioni alle quali non rinuncerà mai. «Non sarà costituito uno stato palestinese - ha detto - senza il riconoscimento di Israele come Stato del popolo ebraico; non sarà costituito uno Stato palestinese senza la proclamazione della fine del conflitto; non sarà costituito uno Stato palestinese senza provvedimenti di sicurezza reali che difendano lo Stato di Israele e i suoi abitanti... Concludendo: Nessuna forza al mondo potrà obbligarmi a fare compromessi sulla sicurezza di Israele».

Queste dichiarazioni da oggi debbono essere contrastate da tutto il popolo palestinese, non basta lo sventolio delle bandiere verdi di Hamas, assieme a quelle gialle di Fatah, e rosse del Fronte popolare da Ramallah a Gaza, non basta che il leader del movimento islamico Khaled Mashaal, e i sui sostenitori ritornino a manifestare a Gaza City, contro Israele, è necessaria una forte unità del popolo, se quello palestinese dovrà essere una Stato vero, non solo un inno e una bandiera su un pennone. La conquista storica della diplomazia palestinese, deve continuare mantenendo intorno alla sua causa l’enorme consenso internazionale avuto in questa occasione.

Dopo l’accoglimento della Palestina nell’Unesco, i palestinesi, hanno richiesto il certificato di nascita all’Onu, ora c’è l’hanno, lo tirino fuori per chiedere nell’immediato l’accesso ad altre agenzie specializzate dell’Onu, a partire dalla Corte internazionale di Giustizia, principale organo giurisdizionale mondiale, senza escludere di chiedere alla Corte Penale Internazionale di procedere all’incriminazione d’Israele per le sue politiche di occupazione e aggressione, a partire dalla colonizzazione di Cisgiordania e Gerusalemme est, accettandone "la giurisdizione per reati commessi sul proprio territorio" da altri Paesi.
Così facendo, si potrebbe far strada l'ipotesi di una eventuale incriminazione di Israele per crimini di guerra o per la colonizzazione illegale (in base al diritto internazionale) dei Territori occupati, infine, non certo per importanza debbono chiedere la piena applicazione della risoluzione dell'Onu 194 che sancisce il diritto al ritorno dei profughi del 1948 nella loro terra d'origine (oggi in buona parte territorio israeliano), e aprire la strada a provvedimenti tendenti a restituire diritti ora l’imitati alla minoranza palestinese in Israele (1,6 milioni sono gli arabi israeliani).
In sostanza il popolo palestinese deve essere pienamente consapevole che lo Stato di Palestina <<osservatore>> non potrà più piangersi a dosso, dovrà avviare un progetto nazionale di opposizione alla politica e alla strategia di tensione, colonizzazione ed annessione territoriale che i sionisti portano avanti da anni.

Non ci vuole tanta fantasia per immaginare che i sionisti faranno di tutto per impedire ai palestinesi un futuro di Stato indipendente e sovrano, con il controllo delle frontiere e del proprio spazio aereo, istituendo servizi di sicurezza, da troppi anni delegati agli israeliani.
Indugiare in questo, darebbe agli Stati uniti e anche ai paesi europei, compresa l’Italia, che hanno votato favorevolmente, un motivo in più per schierarsi apertamente ancora una volta con Netanyahu sul riconoscimento di Israele quale Stato ebraico, dando voce ai sostenitori della soluzione dello Stato unico sionista, che inglobi i palestinesi escludendo definitivamente il ritorno dei loro profughi su quella terra.



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