NESSUNA DIFESA: …… IL RAZZISMO IMPERVERSAVA IN TUTTO IL MONDO

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NESSUNA DIFESA: …… IL RAZZISMO IMPERVERSAVA IN TUTTO IL MONDO

Messaggio  Admin il Lun 17 Nov 2008, 10:43

17 novembre 1938 – 17 novembre 2008-  70 anni sono trascorsi dalla emanazione del R.D.L. a firma del Capo della Monarchia.

Si continua a parlare e scrivere contro il fascismo, lo stesso fascismo che il capitalismo internazionale il 18 novembre 1935  volle umiliare con le sanzioni economiche, costringendo il popolo italiano ad una strenua sperimentazione dell’autarchia, lo stesso fascismo costretto a chiedere aiuto ad una nazione nemica quale era stata  pochi anni prima la Germania (vedi guerra 1915-1918), lo stesso fascismo che in quel momento storico temeva di subire un attacco militare sia dagli anglo- americani ex alleati che dalla irragionevole furia Hitleriana.
Sorte questa, 65 anni dopo, toccata al popolo iracheno, il quale a seguito delle sanzioni economiche durate 12 anni (1991- 2003) subisce la definitiva aggressione degli   anglo-americani, che concludono la loro occupazione con l’impiccagione del Capo dello Stato, Sadam Husein.

Le leggi razziali furono la conseguenza dell’isterico comportamento avuto dalle nazioni ex amiche nei confronti del popolo italiano.
 
Considerando che la notizia apparsa sui giornali italiani dell’epoca (17 novembre 1938) potesse ritenersi di parte, riporto il quadro offerto dalla stampa della Svizzera italiana, che spero, riteniate sostanzialmente libera nonostante le indubbie pressioni di Berna per imporle uno spirito adeguato alla politica di neutralità praticata dal governo elvetico.

Per questo motivo è difficile valutare globalmente quale “vero” effetto suscitarono in Ticino le notizie sulla approvazione del R.D.L. 17 novembre 1938, Provvedimenti per la razza italiana.
    .
Sull’argomento specifico si esposero “Il Corriere del Ticino e Gazzetta ticinese”, essi manifestarono soprattutto comprensione e giustificarono il nuovo corso.
Il Corriere del Ticino annotò che si trattava di: una azione di vasta portata, a carattere demografico e sociale, che deve tendere principalmente alla difesa della razza. Sotto questo punto di vista, essa si collega con le direttive già seguite dal governo fascista in vari campi, dalla educazione fisica all’incremento della natalità ai premi nuziali all’opera per la protezione della maternità e dell’infanzia. […] L’Italia non farà dell’anti-semitismo, e cioè si asterrà da ogni persecuzione vera e propria degli ebrei.
Il Corriere del Ticino riteneva la legislazione razzista una reazione del fascismo contro la "violenta ostilità" dell’ebraismo internazionale verso "le idee fondamentali del regime che si sforza di assicurare l’espansione e la grandezza dell’Italia" per cui "impedire qualsiasi ulteriore invadenza dell’ebraismo" altro non era se non una legittima difesa.
Tanto il Corriere, quanto la Gazzetta si industriarono a riportare sulle loro pagine le copiose notizie che imperversavano sulla stampa del limitrofo regno per dimostrare quanto ricchi, invadenti e infidi fossero gli ebrei.

Anche la stampa più prettamente cattolica volle rassicurare i propri lettori, scrivendo che il proclama fascista "non conteneva nulla di contrario ai principi cristiani", ne  poteva venire meno la fiducia in Mussolini ritenuto un valoroso combattente per il cattolicesimo nella guerra di Spagna nonché colui che, firmando i Patti Lateranensi, aveva "ridonato l’Italia a Dio".

Il Concilio Vaticano II era di là da venire e l’antigiudaismo della Chiesa era ancora stabile  nelle menti.
Così, il “Giornale del Popolo” scrisse:
Non è ammissibile ed è inumano decretare una proscrizione generale contro una parte della popolazione dello Stato e che vive sul territorio nazionale magari da secoli, a causa della sua origine.
Ma si affrettò anche a specificare:
In merito più specificamente al problema ebraico, se questo viene posto sotto l’aspetto della necessità di difesa contro un’eccessiva e sproporzionata influenza degli israeliti in certi campi d’attività, non contestiamo allo Stato il diritto di prendere delle misure restrittive in caso di bisogno, come si è fatto per esempio in Ungheria.
Mentre per quanto riguardava i "Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista", si spinse fino al punto da dichiarare testualmente:
La stampa italiana giustifica i provvedimenti presi in materia scolastica con la necessità di bonificare la scuola dagli elementi giudaici ai quali non si poteva in alcun modo riconoscere il diritto e la capacità di educare italianamente e fascisticamente la gioventù.
Nessuno ci vorrà negare il diritto di stupirci per la lentezza veramente inesplicabile del Fascismo a riconoscere questo pericolo, così indubbiamente grave.
Sul settimanale “La Famiglia” ciò veniva espresso in questi termini:
Noi abbiamo tanta fiducia nel genio latino e nella sua sensibilità cristiana. Roma non si presterà a seguire i nordici nei loro grossolani errori! Ma se, per immensa sventura, questo avvenisse, la vera Roma, cioè la Roma onde Cristo è Romano, sarà sempre presente a porgere la luce infallibile della verità.
Al contrario molto severo fu il giornale “Avanguardia”, che scrisse:
Il razzismo nella pratica nazista e in quella che sta per instaurare il fascismo, non vuol dire altro che antisemitismo, spoliazione delle fortune ebree e sostituzione di elementi fascisti e hitleriani nelle professioni, cariche, negozi dove più sensibile è la concorrenza ebrea. […] la combinazione vuole che proprio siano i così detti intellettuali fascisti, loro concorrenti, in testa alla crociata antisemita.

Gli italiani e il Fascismo non hanno avuto e non avranno mai volontà  razziste.  
OGNIUNO TRAGGA LE PROPRIE CONCLUSIONI, PERCHE’ CIO’ NON SI RIPETI.


Il testo del Manifesto della Razza
Il 5 agosto 1938 sulla rivista La difesa della razza viene pubblicato il seguente manifesto:
« Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.
1. LE RAZZE UMANE ESISTONO.
La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.
2. ESISTONO GRANDI RAZZE E PICCOLE RAZZE.
Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.
3. IL CONCETTO DI RAZZA È CONCETTO PURAMENTE BIOLOGICO.
Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.
4. LA POPOLAZIONE DELL'ITALIA ATTUALE È NELLA MAGGIORANZA DI ORIGINE ARIANA E LA SUA CIVILTÀ ARIANA.
Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L'origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell'Europa.
5. È UNA LEGGENDA L'APPORTO DI MASSE INGENTI DI UOMINI IN TEMPI STORICI.
Dopo l'invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l'Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d'Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l'Italia da almeno un millennio.
6. ESISTE ORMAI UNA PURA "RAZZA ITALIANA".
Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.
7. È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI. Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l'italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.
8. È NECESSARIO FARE UNA NETTA DISTINZIONE FRA I MEDITERRANEI D'EUROPA (OCCIDENTALI) DA UNA PARTE E GLI ORIENTALI E GLI AFRICANI DALL'ALTRA.
Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l'origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.
9. GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA.
Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.
10. I CARATTERI FISICI E PSICOLOGICI PURAMENTE EUROPEI DEGLI ITALIANI NON DEVONO ESSERE ALTERATI IN NESSUN MODO.
L'unione è ammissibile solo nell'ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani. »


Elenco dei 10 scienziati italiani firmatari del manifesto della razza Lino Businco, Assistente alla cattedra di Patologia Generale all'Università di Roma
• Lidio Cipriani, Professore incaricato di Antropologia all'Università di Firenze
• Arturo Donaggio, Direttore della Clinica Neuropsichiatrica dell'Università di Bologna, Presidente della Società Italiana di Psichiatria
• Leone Franzi, Assistente nella Clinica Pediatrica dell'Università di Milano
• Guido Landra, Assistente alla cattedra di Antropologia all'Università di Roma
• Nicola Pende, Direttore dell'Istituto di Patologia Speciale Medica dell'Università di Roma
• Marcello Ricci, Assistente alla cattedra di Zoologia all'Università di Roma
• Franco Savorgnan, Professore Ordinario di Demografia all'Università di Roma, Presidente dell'Istituto Centrale di Statistica
• Sabato Visco, Direttore dell'Istituto di Fisiologia Generale dell'Università di Roma, Direttore dell'Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche
• Edoardo Zavattari, Direttore dell'Istituto di Zoologia dell'Università di Roma.

Intellettuali e personalità che pubblicamente sostennero le leggi razziali
Chi erano gli scienziati italiani firmatari del manifesto della razza, che aderirono ufficialmente al manifesto oppure sostennero pubblicamente le leggi razziali fasciste. I più noti sono:
• Giacomo Acerbo
• Dino Alfieri
• Giorgio Almirante
• Ermanno Amicucci
• Mario Appelius
• Gaetano Azzariti
• Pietro Badoglio
• Piero Bargellini
• Giorgio Bocca
• Gino Boccasile
• Carlo Borsani
• Giuseppe Bottai
• Guido Buffarini Guidi
• Luigi Cabrini
• Emilio Canevari (Maurizio Claremoris)
• Aldo Capasso
• Giovanni Cazzani
• Luigi Chiarini
• Tullio Cianetti
• Galeazzo Ciano
• Giuseppe Cocchiara
• Gioacchino Colizzi (Attalo)
• Carlo Cossio
• Carlo Costamagna
• Alfredo Cucco
• Pier Lorenzo De Vita
• Ludovico di Caporiacco
• Julius Evola
• Amintore Fanfani
• Roberto Farinacci
• Cesare Frugoni
• Luigi Gedda
• Agostino Gemelli
• Giovanni Gentile
• Alessandro Ghigi
• Niccolò Giani
• Domenico Giuliotti
• Ezio Maria Gray
• Rodolfo Graziani
• Giovannino Guareschi
• Telesio Interlandi
• Ugo Lanza
• Paolo Lorenzini
• Giuseppe Maggiore
• Mario Missiroli
• Walter Molino
• Romolo Murri
• Benito Mussolini
• Umberto Notari
• Biagio Pace
• Antonino Pagliaro
• Domenico Paolella
• Giovanni Papini
• Alessandro Pavolini
• Federico Pedrocchi
• Nicola Pende
• Raffaele Pettazzoni
• Concetto Pettinato
• Angelo Piccioli
• Giovanni Preziosi
• Massimo Scaligero
• Furio Scarpelli
• Sergio Sergi
• Ardengo Soffici
• Arrigo Solmi
• Achille Starace
• Giuseppe Tucci
• Emilio Villa
• Paolo Zerbino


Elenco dei principali documenti e regi decreti legge in chiave antisemita:
°        R.D.L. 5 settembre 1938, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista
• R.D.L. 7 settembre 1938, Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri
• R.D.L. 23 settembre 1938, Istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica
• R.D.L. 15 novembre 1938, Integrazione e coordinamento in testo unico delle norme già emanate per la difesa della razza nella Scuola Italiana
• R.D.L. 17 novembre 1938, Provvedimenti per la razza italiana
• R.D.L. 29 giugno 1939, Disciplina per l'esercizio delle professioni da parte dei cittadini di razza ebraica
• Manifesto della razza o Manifesto degli Scienziati Razzisti, testo pubblicato il 14 luglio 1938 sul quotidiano Giornale d'Italia
• Manifesto della razza o Manifesto degli Scienziati Razzisti, testo pubblicato il 5 agosto 1938 sulla rivista La difesa della razza

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