Io non voto, io ho altro da fare, io mi astengo..

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Io non voto, io ho altro da fare, io mi astengo..

Messaggio  Admin il Dom 10 Feb 2013, 20:17

CAMERATI! I traditori della FIAMMA MISSINA si presentano divisi, grazie all’attivismo di tanti militanti che, ancora oggi si lasciano illudere.


Camerati con la nostra ASTENSIONE le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 chiuderanno definitivamente la diaspora tra i traditori del Fascismo, considerato che quasi tutti resteranno fuori dalle aule parlamentari. A salvarsi saranno soltanto alcuni di essi che, oltre ad abiurare sul passato, si sono messi a servizio di Capi, imbroglioni, da sempre in cerca dei voti fascisti in nome dello scontro politico.

I FASCISTI non possono riconoscersi in nessuno di questi partiti, e per questo l’ordine categorico è quello di ASTENERSI DAL VOTO.

Il M.S.I., non fu mai come gli altri partiti. La sua Storia, che fu una parte cospicua della Storia civile e politica della Italia, lo ha dimostrato. Tanto radicato in una parte della società quanto estraneo al <<palazzo>>.
Il Movimento Sociale rappresentava idee, valori e proposte che non potevano trovare altrove un coerente strumento di rappresentanza politica. D’altra parte ebbe un ruolo di anticipatore sul piano delle tesi programmatiche e degli indirizzi da perseguire per fare dell’Italia una Nazione moderna e forte, dimostrando ampiamente che si era calato profondamente, nel suo tempo. Il retroscena storico, culturale, umano, politico ideale, in una parola i retroterra civili, di un partito che aveva capito per quel che è stato, e doveva essere: un partito fortemente differente.
Quando si è dimenticato questo si è perso. Nell’Italia perennemente in crisi e trasformista questa diversità è stata una forza, e una garanzia della propria specificità e della proprie ragioni esistenziali.
Gli anni del M.S.I. furono finalizzati alla restaurazione dell’autorità dello Stato (che, escludevano una qualsiasi collaborazioni con movimenti e partiti autonomisti o peggio secessionisti) ed all’elaborazione di un progetto di Civiltà per l’Italia e l’Europa. In estrema sintesi è stato questo il ruolo che il M.S.I. ha svolto nel difficile immediato dopoguerra fino al tradimento dell’on. Fini, adempimenti dignitosi e coerenti che il movimento si era prefissato nel corso di una lunga e sperimentata milizia in difesa dei valori civili, tradizionali, storici e politici degli italiani, un elemento di equilibrio dell’intero nostro vigente sistema protagonista, come tale, improntando battaglie politico-parlamentari, a pieno titolo inserito nella società civile della quale ha interpretato istanze, umori, valori, interessi e prospettive.
Come i fatti hanno eloquentemente dimostrato, il M.S.I. fu anche protagonista dello sviluppo civile della comunità nazionale essendo esso l’incarnazione dei più autentici valori nazional-popolari italiani.

La vocazione di un gruppo di uomini che nelle proprie carni aveva vissuto l’onta della sconfitta militare dell’Italia e dell’intera Europa offri, sessantasette anni fa, l’occasione per la ricomposizione di un “Fronte degli Italiani” che, vedeva nell’unità nazionale il bene comune da proporre alle generazioni del dopoguerra, nella riscoperta di tutti gli uomini di buona volontà nello sforzo unanime di ridare un volto all’Italia e di ricomporre le macerie provocate dai traditori durante la seconda guerra mondiale.
Con questo scopo nacque il Movimento Sociale Italiano: esso costituiva il punto d’arrivo degli entusiasmi generosi e fattivi di buona parte del <<fronte dei vinti>>.

Fin dai primi mesi del 1946, la Penisola pullulava di gruppi e gruppuscoli che nell’ansia di superare lo spirito di frazioni si erano dati alla riorganizzazione, e alla diffusione, del sentimento nazionale attraverso pubblicazioni che all’epoca fecero parte a buon diritto della storia Fascista. Giornali come <<Rataplan>>, <<Rosso e Nero>>, <<Centomila>>, <<La più bella pagina>>, dissociandosi dal <<cinismo qualunquista>>, cercarono faticosamente una precisazione ideologica ed ideale del proprio esistere fra le rovine, una collocazione esistenziale e politica, nonostante e contro la sconfitta.

L’11 aprile 1946 uscì a Roma il primo numero di un settimanale che consolidò il vagheggiato <<Fronte dell’Italiano>>. Si chiamava <<La rivolta Ideale>> ed era diretto da Giovanni Tonelli. Nel programma di fondazione di tale <<Fronte>>, animato fra gli altri da un giurista di grande valore, Carlo Costamogna, era espressamente detto: Noi vogliamo riconciliare gli italiani al di sopra dei Partiti; promuovere la collaborazione delle classi nell’amore della Patria, difendendo ad ogni costo i valori civili, morali, religiosi, culturale e militari della nostra stirpe.
Tale assunto un nutrito gruppo di combattenti <<dell’onore e della fedeltà>> - come si diceva a quel tempo – lo trasferì nel programma del movimento politico organizzato che prese forma e consistenza il 26 dicembre 1946 a Roma, con il nome di Movimento Sociale Italiano, il cui emblema fu la Fiamma Tricolore.
I fondatori rivolsero agli italiani un appello che era anche un programma dettagliato e preciso, articolato in dieci punti programmatici.

Nell’allora <<appello>>, il MSI indicava la via che avrebbe seguito.
In politica estera rivendicava l’indipendenza e la integrità nazionale auspicando al tempo stesso la formazione di una unità europea che garantisse parità e giustizia.

In politica interna chiedeva il ristabilente dell’autorità dello Stato, il referendum nei riguardi della Costituzione e del trattato di Pace, la soppressione della legislazione eccezionale, il rispetto dei Patti Lateranensi che poi sarebbero stati recepiti nella Carta fondamentale.

Sul piano economico e sociale proponeva il riconoscimento della proprietà individuale vista in funzione sociale, affermava il principio della collaborazione dei fattori di produzione, della giuridicità dei sindacati, l’effettiva partecipazione dei lavoratori alla gestione ed agli utili delle aziende.

All’appello risposero da ogni parte d’Italia
In tale quadro s’innestò la presenza politica del MSI che, dovette sfidare la violenza degli avversari, la minaccia del carcere, la prospettiva della disoccupazione e della fame per molti suoi militanti.
Nonostante ciò, in brevissimo tempo, grazie ad uno spirito volontaristico travolgente, il Partito si diede una organizzazione totale da poter affrontare le prime prove elettorali.

Per quarantotto anni (nonostante Fini) il movimento, di lotta politica, ha visto parte della classe dirigente del partito, e tutto il partito fino all’ultimo iscritto, conquistarsi e riconquistarsi ogni giorno il proprio diritto all’esistenza fisica, contro tutte le prepotenze, le violenze teppistiche, le violenze ammantate di rigore poliziesco, le montature, le mistificazioni, la sicumera becera di un regime sedicente democratico e sostanzialmente sempre concorde su un unico punto: rifiutare la libertà, negare ogni diritto al MSI quale unica forza politica organizzata in grado di esercitare a destra una funzione di strenua opposizione nel pieno rispetto delle leggi dello Stato.
Ma è dimostrato che la nobiltà delle idee portate avanti da generazioni di giovani che si sono avvicendate nei ranghi e nei quadri del MSI ha avuto sempre la meglio sulle manovre, sulle bene orchestrate congiure di regime, sulla forza soverchiante degli avversari, e fu così anche negli anni, attraverso l’infame legge Scelba, i Governi aiutavano le sinistre nella loro azione di intimidazione, nonostante le persecuzioni il partito si andava sempre più affermando; le sezioni si moltiplicavano, le organizzazioni giovanili e studentesche mettevano a punto programmi, attività ed entusiasmanti campagne propagandistiche sui grandi temi di lotta del partito, mantenendo l’iniziativa nelle scuole, nelle università ed anche nelle piazze.

L’impegno era dare risposta alla richiesta la svolta che garantisse ORDINE e SOCIALITA’ CORPORATIVA in continuità del MSI.
Eletto Leone, a Presidente della repubblica, con i voti missini, giunse in parlamento l’atto d’accusa che porto, poi alla richiesta in Parlamento dell’autorizzazione a procedere conto Almirante per il reato di ricostituzione del PARTITO NAZIONALE FASCISTA, firmato dal Procuratore generale della Repubblica di Milano, Bianchi d’Espinosa, impunto di morte, nel deliquio agitato dai tanti fantasmi delle trame ordite da gruppi di potere preoccupati soltanto del successo di una forte e moderna Forza politica.

La sfida, voluta da avversari rozzi e infantili, ma sommamente pericolosi non in ragione della loro forza ma delle complicità, tolleranze, viltà che consentono loro di praticare la legge della giungla anche nel cuore dell’Italia civile, falli clamorosamente, rendendo impossibile ai partiti dell’<<arco costituzionale>>, come sempre capeggiati dai comunisti. L’opinione pubblica italiana e mondiale fu posta dinanzi ad un significativo raffronto, in linea di principio e in linea di fatto: da un lato la giovinezza politica, avanguardia sociale, dignità di Nazione, autorità di Stato, libertà di popolo; dall’altro, la sinistra, tutta la sinistra, nelle sue implicazioni e complicità, come custode della oppressione politica, della discriminazione civile, della ingiustizia sociale; da un lato una comunità di credenti nella Nazione, nello Stato, nel lavoro, come valori permanenti e trascendenti di civiltà: dall’altro, una classe dirigente politica di detentori e pretesi proprietari del potere a tutti i livelli, fra loro divisi da antiche antinomie, ma tuttavia solidali e complici in una gestione chiusa, egoistica, clientelare, e per giunta scandalosamente scorretta, della cosa pubblica. E tutto ciò in una gestione partitocratrica del potere, politicamente espressa nella formula di un arco sedicente <<costituzionale>>, cioè nel vergognoso tentativo di far passare sotto l’arco della Costituzione proprio il contrario di ciò che la Costituzione vorrebbe garantire, e cioè la discriminazione fra i cittadini in ragione del loro sentimenti politici.

La lotta missina fu, alternativa al sistema è l’alternativa corporativa, illuminata da una concezione spiritualista della vita che, riconoscendo i valori etici dello Stato, non tendente ad identificarsi nelle categorie, ma, al contrario, esaltando, nel conseguimento armonioso della giustizia sociale, tutti i valori della personalità umana che si esprime nel lavoro, nello studio, nella ricerca, nella produzione, nella vita quotidiana.

Questo era il M.S.I., un movimento compatto in un unico corpo, che combatté per sostituire un regime corrotto nato dal tradimento, distrutto da un verme, quel’è G. Fini, e dai suoi seguaci, per questo tutti i Camerati hanno il categorico dovere di ASTENERSI DAL VOTO, non avendo alcunché da dividere con questi TRADITORI, ORMAI SENZA POTERE.


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