Camerati, ritorniamo ad essere forti!

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Camerati, ritorniamo ad essere forti!

Messaggio  Admin il Mer 13 Mar 2013, 21:30


Le elezioni del 24/25 febbraio 2013, hanno segnato per molti italiani l’illusione di un irrinunciabile cambiamento, questo doveva essere secondo coloro che hanno elevato il fenomeno del grillismo a prima forza politica italiana, la quale forza, secondo chi l’ha votato doveva rappresentare un radicale cambiamento.
Un cambiamento impossibile, in quanto il fenomeno del grillismo è stato costruito ad hoc dalle stesse forze occulte che da sempre gestiscono il potere delle false “democrazie”.
Conosciuti gli eletti si scopre che per lo più sono esseri alla ricerca di un non lavoro, e quello di politico offre un comodo vivere. Mentre quanti lì hanno votati, al contrario, vedranno aggravarsi il loro libero vivere.

Il vero guaio è che, esaminato il risultato elettorale si evidenzia che sono rimasti fuori gli uomini provenienti dalla “vecchia” Fiamma missina, portatori essi si, della cultura antisistema, (anche se molti si sono arresi sotto le pressioni del dualismo capitalista-finanziario), che in questi ultimi decenni ha preso forme di vita e di realizzazioni storica, balzano agli occhi due fasi attraversate e una terza iniziatasi oggi e causa dell’attuale crisi.
La prima fase è quella che si svolge ancora nell’orbita dell’influenza cristiana.
Il nostro antisistema, se pur necessario, è ormai divinazione di poche menti elette, incapace di divenire necessità coordinatrice di un’azione pratica e positiva – dato il rapporto sociale dell’economia contemporanea, e il periodo dell’utopia.
Owen credeva che era possibile togliere le cause della miseria riformando l’ambiente e correggendo i costumi del popolo, altri s’affidavano all’ideale etico e allo spirito cristiano; Fourier che fu pure un’anima rivoluzionaria, aspettava ingenuamente da un capitalista la somma necessaria per la costruzione del primo falansterio, l’utopismo delle vecchie dottrine sociali deriva – direbbe Werner - <<da una sconfinata sottovalutazione della forza avversaria, originata dalla credenza che i detentori della ricchezza potessero cedere davanti alla semplice e pura predicazione del bene>>.

Negli anni i poteri occulti hanno costellato con svariate forme di “democrazia” il loro potere, dalla fallimentare società borghese a quella comunista ambe due asservite ad un identico sistema. L’affermazione da una parte della borghesia e dall’altra del comunismo, portano entrambe all’abolizione del rapporto economico corporativista, creando un profondo dualismo fra i detentori degli strumenti di produzione e i produttori, una nuova concezione del mondo che ci ha spinti nell’attuale realtà economica.

Si è voluto, prima, imperniare la società sul materialismo e sulla lotta di classe. Divenuta inutile la cortina comunista, si è concepita quella che viene chiamata –globalizzazione- la quale ha volutamente spinto il popolo occidentale verso una povertà sempre più irreversibile; una nuova vita che si impernia sull’insicurezza costante del domani, fecondata a sua volta da nuovi bisogni.

La seconda fase riflette e generalizza i principii della “democrazia” che si è affretta a dare al vecchio servo della gleba un titolo che lo conforti (quando l’ottiene) nella sua posizione di salariato, e lo chiama <<cittadino>>. A questo si è ridotta la puerile formula della <<metà più uno>>, e la mania leggiferatrice degli eletti del popolo. Gli occhi si affissano ai <<Politicanti>>, la scheda è rappresentata come l’arma formidabile del riscatto popolare, per questo tutte le migliori energie vengono assorbite e sperdute dalla lotta elettorale. In questo periodo d’illusione, non ancora tramontata, si riscontra come <<epifenomeni >> in alcuni caratteri del <<grillismo>>, la sua azione prende stimoli distintivi del <<populismo di classe >>; sono gli identici motivi di ordine pietistico quelli che spingono a preoccuparsi della loro condizione. Esso muove all’assalto dello Stato attuale – non per abolirne il principio – ma a conquistarne le <<funzioni >>.
La finalità del grillismo diventa un nebuloso regime di giustizia che mai si definirà, considerata
l’aspirazione stanca della domanda d’interventi legislativi che attualmente restano sul vacodelle mani libere.

Il grillismo, sfogatoio di turno, non potrà garantire a lungo ulteriore pace sociale, spingendo il popolo a chiudere questo periodo di privilegi per la casta economico-politica come avvenne nel 1848 con Robespierre che ghigliottinava i ricchi perché non potevano essere virtuosi uomini della natura, finendo con le fucilate di giugno.

Questa “democrazia” al massimo potrà autoalimentarsi senza alcuna possibilità di riformarsi. Essa tenterà la conciliazione temporanea di interessi contradditori, preoccupandosi esclusivamente dei suffragi al proprio movimento, in difesa delle poltrone, più che, difendere le idee che avrebbe dovuto rappresentare. Non più quindi la politica di sviluppo sociale, ma una politica di sopravivenza, tutto passa di turno nel girone legislativo successivo, mentre una gran parte dei cittadini come dei pezzenti agli angoli delle strade, mostrano le rispettive infermità nell’attesa di un’eventuale elemosina governativa.

A partire da quest’ulteriore incapacità del sistema liberale, però, si avverte una nuova concezione della politica, concezione profondamente <<antiliberale>> che spinge verso la Democrazia Fascista delle Corporazioni, ormai divenuta necessità economica del nostro popolo, sacrificato ad un’Europa che, come il macigno, staccatosi dalla roccia, precipita nel vuoto ed obbedisce alla legge di gravitazione senza curarsi se nell’urto della caduta schiaccerà una rana o una formica, cosi il popolo – che obbedisce alle leggi del suo fatale andare – non può né deve preoccuparsi se dovrà eliminare interessi antagonisti, sopprimere ceti e classi intermedie, rovesciare con la violenza della tempesta insurrezionale, gli istituti che ribadiscono la catena della sua schiavitù. La meta deve essere la socializzazione dei mezzi di produzione, l’espropriazione delle ricchezze illecite. Noi Fascisti rinunciamo ad antivedere più lungi, poiché non si può fissare oggi quali saranno nella loro crescente complessità le forme della produzione economica avvenire, però, sarà necessaria la comunalizzazione di tutti i servizi pubblici, la collettivizzazione delle grandi industrie e la necessità di garantire con ogni mezzo la sopravvivenza delle piccole aziende agricole, commerciale e artigiane.

Solo noi Fascisti possiamo risolvere l’attuale crisi che trae l’origine da due premesse. Prima: la sostituzione del capitalismo-finanziario che marcia verso la sua decadenza; secondo: Il popolo che riacquista le attitudini necessarie per sostituirsi nel dominio della produzione economica e nella direzione morale della società. L’azione Fascista allora si risolve in duplice processo di differenziazione e di integrazione fin da oggi nei rapporti e nella vita delle nostre comunità scavando acor più profondo il solco fra le nostre concezioni e quelle che uniformano la società liberale; noi <<integriamo>> nella futura comunità – le capacità tecniche, intellettuali e morali, onde poter degnamente racchiudere il patrimonio materiale del sistema capitalista-finanziario, portando alle estreme conseguenze la Rivoluzione Sociale.

UNIRE LA NOSTRA COMUNITA’ è una necessità per partecipare alla lotta elettorale che pur resta, un incidente nella nostra vita, un semplice mezzo di agitazione politica per ottenere dalla società falsamente democratica il <<divenire progressivo della Socializzazione>>
E’ tempo dunque di svecchiare la nozione del Fascismo, di chiarire il concetto, di precipitare gli elementi eterogenei, di precisarne i contorni e le finalità. Delle due, l’una: o il Fascismo sarà popolo e allora <<sarà>> anche nella realizzazione storica; - o il Fascismo non trarrà direttamente l’ispirazione della sua tattica dalle progressive necessità del popolo e allora resterà un movimento ideologico, una moda politica e letteraria, come lo fu nella prima metà del secolo scorso il liberalismo. Soverchiato dagli avvenimenti, (del ventennio) esso è vissuto, ma sui libri e le riviste dei suoi dottori.

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